sabato 9 aprile 2011

"Da 30 anni sogniamo una casa popolare"

Mille euro di pensione e 750 euro di affitto: eppure la famiglia Del Medico non riesce a scalare le liste di assegnazione delle case popolari. Da anni sono ormai fissi al 304esimo posto della graduatoria

Sesto San Giovanni, 9 aprile 2011 - La prima volta ci hanno provato trent’anni fa. Nonostante tre figli, tutti stipati in un monolocale con cucina, avevano racimolato appena nove punti in graduatoria. Per una casa popolare, a quei tempi, ne occorrevano almeno quattordici: niente da fare. Si sono rimboccati le maniche e hanno fatto tutto da soli.

Tra mille sacrifici, sono passati nell’appartamento di fianco: due locali e cucina abitabile, il salotto trasformato nella stanza dei bambini. Ma quell’affitto che, complice anche il passaggio dalla lire all’euro, di rinnovo in rinnovo è praticamente raddoppiato, fino a toccare i 750 euro al mese, non lo possono reggere più. Soprattutto da quando riescono a contare solamente sulla pensione: mille euro al mese e qualche spicciolo.

Così, tre anni fa, ci hanno riprovato: domanda per un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Ancora niente da fare. A giugno scorso, di nuovo la domanda. Su quella montagna infinita di richieste, che sfiora quota 900, hanno scalato ben poche posizioni: 304° posto, con un punteggio di 4.707. La vetta, a 8.105, sembra irraggiungibile.

Per Luigi Del Medico e la moglie Lina Tenace, la casa popolare è un miraggio, più che un sogno. «Ogni tanto faccio un salto in via Benedetto Croce, dove c’è l’ufficio Casa, e controllo la graduatoria: siamo sempre là» dice Luigi, pensionato settantenne, una vita da muratore.

«Hanno detto che non ho diritto alla pensione sociale — aggiunge Lina, che ha da poco compiuto i 65 anni —. Il nostro reddito risulta troppo alto. Ma se ai mille euro di pensione ne togliamo 750 di affitto, cosa ci rimane?». Poco o nulla. E così, tra una richiesta di contributo all’affitto e il buono energia, poche decine di euro se va bene, non rimane che cercare una casa più economica.

«Siamo qui da una vita, ma nostra figlia ci sta aiutando a cercarne un’altra — racconta Lina, dal salotto del suo bilocale, in fondo al viale Casiraghi —. Solo che è praticamente impossibile trovare qualcosa di dignitoso, a meno. Ne aveva vista una a Monza, 500 euro al mese spese escluse. Era un buco, dovevamo cambiare i mobili, riscaldamento e acquano era troppo alti». Fatti due conti, non conveniva proprio.

«Ricordo ancora trent’anni fa — prosegue Lina, non senza amarezza —: quando ho chiesto se potevo fare ricorso, per avere più punteggio, mi sono sentita dire “certo, se ha un figlio handicappato”». Una risposta da gelare il sangue. Ma che in fondo nasconde una triste verità. Allora come oggi, con una tale mole di domande, nonostante le grosse difficoltà economiche, è difficile ottenere una casa popolare se non si ha qualche accidente: una soglia di reddito da povertà, una malattia, una disabilità, o magari la perdita del lavoro e il conseguente sfratto esecutivo.

«Conosciamo una famiglia che era in difficoltà, come noi — raccontano Lina e Luigi —. Consapevolmente, ha smesso di pagare l’affitto. Nel giro di tre mesi, ha ricevuto lo sfratto esecutivo. E ora ha da poco traslocato in una casa comunale, in centro. Lina e Luigi, però, non ci vogliono nemmeno pensare.

«Non è nelle mie corde — rimarca Lina, con giusto orgoglio —. E poi avrei troppa paura: e se la casa non arrivasse lo stesso? Finiamo in mezzo alla strada?». Augurandosi ogni bene, non rimane che cercare un affitto a meno di 750 euro al mese: di questi tempi, servirebbe un piccolo miracolo.

di Patrizia Longo

http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2011/04/09/487434-anni_sogniamo.shtml

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