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venerdì 4 ottobre 2013

Aumentando l'IVA calano i consumi e il gettito: ecco le prove

  
Per maggiori info sui temi affrontati nel video leggi gli approfondimenti elencati in questo articolo


La tabella esposta in seguito rappresenta il gettito IVA, per ciascun mese, dal 2011 fino a luglio del 2013.
E' facile osservare che, da ottobre 2011, come conseguenza dell'aumento dell'aliquota ordinaria IVA - passata dal 20 al 21%- e della recessione che ha colpito il paese in questo periodo,  si assiste ad una diminuzione del gettito tributario rispetto all'anno precedente (2011), quando l'aliquota ordinaria era al 20% (fino a settembre).





Questo perché:

1) aumenta l'imposta,
2) i consumi si contraggono
3) cala la domanda interna
4) contrariamente alle previsione, diminuisce il gettito di imposta.

Questo è tanto più vero se si considera che, in un momento di recessione come quello attuale che determina una forte contrazione dei redditi, inasprire un'imposta che colpisce il consumo di beni, in mancanza di misure compensative tale da incrementare  il reddito disponibile (es: diminuzione Irpef), non può che produrre un effetto dissuasivo nei confronti del consumatore, che sarà ben disposto a rinunciare all'acquisto di quei beni che scontano un'imposta maggiore. Soprattutto di quei beni di valore non trascurabile (ad esempio beni durevoli: elettrodomestici, auto ecc) in cui l'impatto dell'imposta costituisce un fattore di predominante per il consumatore finale.  Tutto ciò, i questi anni, risulta ampiamente confermato proprio dal crollo vertiginoso dei consumi riferiti ai beni durevoli.

http://www.nocensura.com/#_

sabato 28 settembre 2013

OH, COME E' BELLO PAGARE LE TASSE...

 
Mi sbaglierò, ma mi pare che questo Stato viva solo spremendo i cittadini e solo quelli che si fanno spremere (la maggior parte, chiaramente). Siamo il Paese più tartassato in Europa (e forse nel mondo) e malgrado ciò continuano a pensare a nuovi tributi, nuove imposte, nuove accise (accidenti a loro!).
Benzina, sigarette, alcol, gioco sono i bersagli più ambiti e, a parte la prima, dove tutti dobbiamo attingere, gli altri sono solo vizi. Ma non per questo lo Stato si deve arrogare il diritto di ”castigare”, visto che ha già il monopolio del fumo, delle distillerie e delle bische e vi lucra abbondantemente. Ora se la prende anche con le sigarette elettroniche che, almeno in teoria dovrebbero pian piano fare scemare la voglia di nicotina, fino ad eliminarne la dipendenza. O forse è proprio per questo che si accaniscono... Io non fumo, non vado a spendere una lira per i vari giochi e sono quasi astemio, ma malgrado ciò, per senso di giustizia mi si ribolle il sangue scorgendo la volontà statale non di aiutare a smettere, ma solo di lucrare... Ma allora riaprano le Case Chiuse e tassino le prostitute: almeno farà cassa, tutelando nel contempo la salute delle “professioniste” e dei loro clienti. Oppure il perbenismo ipocrita glielo impedisce? Ma come, per il fumo, per l'alcol e per il gioco sì, per le “lucciole” no? Non è che tema che procedere su questa via abbia un costo iniziale molto pesante (anche se dopo recupererebbe oltre ogni aspettativa)?
Lo so, non è questo il maggiore problema. Gli italiani pensano all'IVA, all'IMU, alla TARES e a tutto il resto, pensano a come sbarcare il lunario. Ma pensano anche a dove vanno a finire tutte queste tasse, miliardi e miliardi di euro, che però non bastano mai. Altrove almeno ti costruiscono strade, scuole, ospedali, metropolitane, linee ferroviarie, ecc. ecc., ma qui al massimo rabberciano le strutture esistenti, cadenti ed obsolete, con lavori in economia (solo di materiale di infima qualità, non quanto lo fanno pagare) che durano molto meno di quanto costano...
Ma l'Europa (il “Dio lo vuole” della prima Crociata) ci impone di “raffreddare” il debito pubblico ed allora non ci sono tagli alla spesa pubblica che possano bastare... Tagli alle spese mediche, scolastiche, di assistenza (un discorso a parte per gli extracomunitari) questo sì, un “po' meno” a quelle degli apparati pubblici ed ai numerosi sprechi della “casta”... Un po' meno per dire quasi nulla...
Ma poi, se non mi sbaglio le tasse raccolte riescono a pagare solo UNA PARTE MINIMA DEGLI INTERESSI del debito pubblico: Ma di che cosa stiamo parlando?
E poi ci spieghino chiaramente come è nato, quando e chi è il colpevole di questo stramaledetto debito pubblico!!! In quanto sembra sorto dal nulla ed improvvisamente si è catapultato nella nostra società. Ma soprattutto mi preme sapere: Chi l'ha stabilito che noi cittadini, risparmiatori e quindi vittime innocenti di questo debito, dobbiamo pagare e continuare a versare in questo pozzo senza fondo i nostri beni?


lunedì 3 giugno 2013

DATI UNIMPRESA Tasse, in tre anni sugli italiani stangata da 15 miliardi di euro Accise sui carburanti, bolli e assicurazioni. Mentre tutti parlano di tagli fiscali, fino al 2015 scontiamo passate finanziare e decreti come il montiano SalvaItalia

Ecco le tasse nascoste: 
in tre anni sugli italiani
stangata da 15 miliardi
Qual è il tuo stato d'animo?
0
Letta e persino Monti. Tutti a dire che bisogna ridurre le tasse sul lavoro. Poi c'è l'Imu, per ora solo sospesa fino a settembre. E l'Iva, che si vorrebbe non far scattare al 22%. Quisquiglie. Bazzecole. Perchè tanto, quella che attende gli italiani nei prossimi tre anni è una stangata da 15 miliardi di euro. Lo dice un'analisi del Centro studi Unimpresa su dati della Banca d'Italia e del ministero dell'Economia e delle Finanze.
Da Unimpresa spiegano che ai 4,5 miliardi di maggiori entrate tributarie previste per quest'anno si aggiungono i 5,4 miliardi del 2014 e i 4,9 miliardi dell'anno successivo. La voce maggiore di questo gettito aggiuntivo è rappresentata dall'imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, in totale 3,4 miliardi nel triennio, e dalleaccise sui carburanti, che frutteranno 3,3 miliardi in più. Vale 1,3 miliardi, poi, l'inasprimento sulle assicurazioni (acconti su riserve tecniche). La riduzioni delle agevolazioni fiscali per le auto aziendaligarantirà invece un gettito aggiuntivo di 1,4 miliardi. Ulteriori 1,4 miliardi sono assicurati dal mancato differimento di alcune imposte sostitutive. I restanti 3,8 miliardi sono derivanti da altri interventi su diversi balzelli e tributi. In totale, dunque, entro il 2015 le famiglie e le imprese devono fare i conti con un giro di vite sulle tasse da 14,957 miliardi di euro.
Il mertito di tutto ciò si deve alle manovre finanziarie 2010 e 2011 (governo Berlusconi) e a interventi successivi attuati dai tecnici di Monti (come il decreto Salva Italia). Norme varate durante l'emergenza finanziaria per contenere gli effetti della recessione. Unimpresa lancia un appello al Governo: "Basta agire sulla pressione fiscale, che va assolutamente abbassata a non può essere ulteriormente aumentata. La nostra analisi non tiene conto dell'imminente inasprimento dell'Iva che tra 30 giorni, salvo miracoli, salirà dal 21% al 22%. Noi diciamo basta. Alle imprese e alle famiglie serve un segnale forte e questo segnale deve arrivare proprio dall'approvazione di un piano serio per la riduzione del carico tributario. Se ne parla tanto, ma per ora mancano i fatti" dice il presidente Paolo Longobardi.

sabato 24 novembre 2012

I FURBI DELL'E-COMMERCE La rivolta contro Google: "Paghi le tasse in Italia"


Il colosso del web ha un giro d'affari da 500 milioni di euro, ma non paga né Ires, né Iva, né Irap. La sede della società è in Irlanda

La rivolta contro Google: "Paghi
le tasse in Italia"

L'Unione Europea muove la "crociata fiscale" ai grandi marchi dell'e-commerce, e anche l'Italia si arruola. L'ultima a entrare nel mirino dei paesi dell'Ue è Google, il colosso americano del web che ha chiuso il 2011 con 12,5 miliardi di ricavi e 8 milioni di tasse pagate nel vecchio continente. Si muove la Francia, che vuole imporre un nuovo regime di imposta sul meccanismo di ripartizione pubblicitaria del provider, si inquieta il governo inglese, comincia a svagliarsi anche il Parlamento italiano: Google nel Belpaese ha un giro d'affari da 500 milioni di euro, ma non paga né Ires, né Irap, né Iva, senza violare alcuna legge. Perché nell'Unione Europea un'azienda ha il diritto di stabilire la propria sede nel  paese col regime fiscale che preferisce, e Google ha posto le proprie basi in Irlanda dove paga solo il 12,5 per cento di tasse sui proventi fatturati dalle pubblicità. Per questo il governo francese del socialista Francois Hollande spinge per una risposta comunitaria alla questione.
Italia - "Alcune imprese si sottraggono al pagamento delle imposte - riporta una denuncia della Guardia di Finanza - in misura adeguata alla loro capacità contributiva", e su queste basi il deputato PdStefano Graziano ha mosso una interrogazione al ministro Grilli. Tra le aziende c'è Google, ma ci sono anche Amazon e Apple. I primi provvedimenti approvati sono quelli definiti anti-Ryanair: la compagnia aerea low cost sfruttava lo stesso meccanismo per assumere i dipendenti italiani con il regime contributivo irlandese, più vantaggioso. Nel decreto Sviluppo in discussione al Senato c'è la "redifinizione" di base aerea, norma che dovrebbe costringere Ryanair a pagare i dipendenti secondo le leggi italiane.
http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1128584/La-rivolta-contro-Google---Paghi-le-tasse-in-Italia-.html

venerdì 12 ottobre 2012

Monti giurava: “niente più aumenti IVA” e invece l’IVA sale al 22%


Mario MontiRicordate quante volte nell’anno il Premier Monti e i suoi Ministri ci hanno ripetuto la pappardella a memoria (come si diceva un tempo) che “l’aumento dell’Iva è stato scongiurato dai tagli della spending review?”. Noi non ci abbiamo mai creduto e abbiamo scritto in alcuni nostri articoli dei mesi scorsi che ad ottobre ci sarebbe stata la resa dei conti e l’IVA sarebbe aumentata. Siamo stati facili profeti, perché i tagli fatti da Monti, Berlusconi, Bersani e Casini non sono bastati per garantire lo sviluppo e il taglio delle tasse. Dal 2013, dunque, secondo quanto approvato dal Consiglio dei Ministri, ci sarà la riduzione di un punto dell’Irpef sulle aliquote più basse, ma si alza di un punto l’Iva che da metà anno salirà dal 21 al 22% (anziché al 23% come previsto).
Il cetriolo alla fine va sempre a finire nel didietro dell’ortolano, dunque anziché avviare una reale spending review della politica partendo magari i costi della Presidenza della Repubblica (oltre 230 milioni di euro annui contro i circa 90 milioni della Regina d’Inghilterra)
e passando per la restituzione dei rimborsi elettorali (nella loro interezza), del recupero delle cifre rubate dai vari consiglieri e assessori regionali fin qui presi con le mani nella marmellata… Si aumenta ancora una volta l’Iva che non avrà altro che il risultato di alzare ulteriormente i prezzi dei beni e diminuire i consumi. D’altronde c’è anche da recuperare il mancato introito dell’Imu della Chiesa: dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, la norma verrà ripresentata. Questa volta ce la farà?


fonte: controcopertina.com

mercoledì 5 settembre 2012

Tassa rifiuti, si può chiedere il rimborso dell’iva

La Cassazione ha stabilito nuovamente che la Tia (tassa rifiuti) è un tributo e come tale non è soggetto ad Iva
di Laura Muzzi

Hai pagato l’Iva sulla Tariffa di igiene ambientale (Tia)? Puoi farti rimborsare.
Un cumulo di rifiuti a Napoli
Una volta tanto una buona notizia che riguarda le tasse. Con la sentenza 3756 del 9 marzo 2012,i nfatti, la Corte di Cassazione ha stabilito nuovamente che la Tia (tassa rifiuti) è un tributo e come tale non è soggetto ad Iva. In altre parole è come se avessimo pagato una tassa sulla tassa. La notizia in sé non è nuova ma nonostante la prima sentenza con la quale la Corte Costituzionale aveva prospettato ai contribuenti la possibilità di ottenere il rimborso risale al 2009, ancora pochissimi cittadini hanno chiesto indietro i propri soldi. Sono oltre 6 milioni le famiglie (pari a circa 17 milioni di cittadini) residenti in ben 1182 comuni italiani, che, dal 1999 al 2008, hanno dovuto pagare l’Iva di troppo sulla tassa sui rifiuti, e che oggi devono avere indietro quanto versato in più del dovuto. La stima di tale spesa non è affatto di poco conto: secondo quanto indicato dall’ANCI si stima che i rimborsi per le famiglie ammontino a 993 milioni di Euro. Ad esempio: per una famiglia che paga 250 Euro all’anno di Tia, quindi, la restituzione corrisponderebbe a 25 Euro l’anno, che vanno moltiplicati per il numero di anni in cui si è pagata la Tia.
“Solo nel Comune di Roma – spiega Stefano Conti, vicepresidente Federconsumatori Lazio – parliamo di milioni di utenze. L’importo medio che devono avere i cittadini va da un minimo di 80 euro ad un massimo di 300 euro quindi è facile capire l’importanza di questa restituzione, soprattutto in questo periodo di carenza di mezzi finanziari per tutte le famiglie. Il Comune di Roma – ha continuato Conti - ha introdotto la Tia in sostituzione della precedente tassa nel 2003 e solo dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2009 ha smesso di trattenere l’iva, aumentando, tra l’altro, la tariffa di un importo corrispondente”. Il Comune di Roma quindi deve restituire l’iva trattenuta indebitamente a tutti i cittadini che hanno pagato la Tia dal 2003 al 2009. Non serve certo una calcolatrice per capire che si tratta di una somma davvero importante.

Cosa fare per riavere i soldi

Prima di tutto bisogna controllare che nel proprio comune sia stata adottata la Tia al posto della Tarsu. Nel caso fosse così è necessario accertarsi di avere tutte le ricevute di pagamento relative alla Tia, facendo attenzione che, nelle relative fatture, sia stata effettivamente addebitata l’Iva. Dopo di che ci si può rivolgere ad un’associazione dei consumatori. In particolare, Federconsumatori e Altroconsumo si occupano della vicenda già da tempo. Altrimenti è possibile scaricare il modulo (scarica qui) di richiesta rimborso della Tia per poi spedirlo all’azienda o comune che emette le bollette.
Gli scenari variano da Comune a Comune. Alcuni esempi concreti: a Firenze, in un appartamento di 90 metri quadri abitato da quattro persone, il rimborso sarebbe di circa 100 euro considerando che questo Comune è passato alla Tia nel 2005. La stessa situazione darebbe diritto a un rimborso di 86 euro a Bolzano per gli ultimi cinque anni e di 78 euro a Trento per gli ultimi quattro anni.  C’è chi non è ancora passato dalla vecchia TARSU alla TIA (Bari, Milano, Napoli, Nuoro, Torino, Trieste sono ancora in vecchio regime); alcuni Comuni si sono preoccupati di informare i cittadini, chiedendo di pazientare in attesa di un’applicazione chiara della decisione della Corte Costituzionale.
“È importante – spiega Altroconsumo - che tutti i consumatori in Italia abbiano le stesse opportunità di recupero delle somme versate: per la nostra associazione la soluzione consiste nell’introdurre una voce all’interno del modello di dichiarazione dei redditi 730 e Unico dove indicare l’ammontare dell’Iva pagata (documentata dal contribuente con le fatture in suo possesso) per procedere al rimborso, anche dilazionato nei tempi e modi previsti per i crediti Irpef”.

venerdì 27 luglio 2012

L'importanza della sovranità monetaria: Giappone, debito 240% e nessun problema!


Editoriale a cura dello staff di nocensura.com


Di seguito un breve articolo pubblicato da "Il Sole 24 ore" in data 5 Giugno 2012:


"Alla fine di giugno il tasso sul decennale giapponese (i titoli di stato, ndr) potrebbe scendere allo 0,74% mettendo a segno il maggior calo trimestrale da due anni a questa parte. Questo almeno è l'orientamento medio di 14 investitori istituzionali sentiti da Bloomberg. Ad oggi solo il titolo decennale svizzero ha un rendimento più basso di quello giapponese che dai mercati viene considerato a tutti gli effetti un "bene rifugio". E questo nonostante Tokyo abbia un debito pubblico colossale che ha raggiunto quasi il 240% del Pil a fine 2011. Fitch ha recentemente declassato il debito giapponese a livello A+, non tanto distante dalle disastrate Italia e Spagna. A differenza di questi due paesi Tokyo ha sovranità monetaria, cioè ha facoltà di stampare moneta. La stragrande maggioranza del debito pubblico giapponese poi è detenuta da investitori locali. Insomma una serie di elementi hanno tenuto la bomba del debito giapponese disinnescata. I rendimenti poi continuano a calare. Da inizio anno quelli sul decennale sono scesi del 24,3%, quelli sul quinquennale del 45% e quelli sul biennale del 31 per cento stando a S&P Capital IQ." - fonte

ECCO SVELATO L'ARCANO: LA QUESTIONE CENTRALE E' IL TASSO DI INTERESSE SUI TITOLI DI STATO CHE SIAMO COSTRETTI A PAGARE A CAUSA DELLA MANCANZA DI SOVRANITA' MONETARIA!!!


L'Italia, come sappiamo bene, con l'attuale immotivato spread elevatissimo che si aggira a quota 500 è costretta, per avere liquidità, a pagare OLTRE IL 6% DI INTERESSI: la Spagna persino di più. Il Giappone invece deve corrispondere un tasso di interesse INFERIORE all'1%

Nota per chi non capisce di cosa stiamo parlando: Le nazioni non emettono moneta, ma titoli di stato, che vengono "acquistati" dalle banche, che forniscono liquidità in cambio di un tasso di interesse. Per ottenere 100 miliardi di euro, l'Italia ne deve restituire 107, mentre la Germania 101, il Giappone persino meno. Questo perché l'Italia, privata della sovranità monetaria, deve sottostare alla speculazione delle banche...


Approfondimenti circa il debito giapponese e la situazione economica solida:
  • Il paradosso del debito La domanda è questa: perché Usa e Giappone continuano a indebitarsi tranquillamente a costo zero e le loro monete si rafforzano, mentre l’intera Europa, pur meno indebitata, sta affondando?
  • Giappone: debito a 235% e 241% nel 2012 e 2013. Ma il paese campa Livello record tra le nazioni G8. Il Fmi spinge Tokyo ad alzare l'Iva che al momento è appena al 5%, per creare inflazione. Ma il debito e' quasi tutto in mani giapponesi e il paese stampa la propria moneta.

A proposito: Rivolgiamo una domanda a coloro che non hanno ancora capito che il debito pubblico è una truffaovvero la logica conseguenza di questo sistema monetarioBASATO sul debito (tutta la moneta circolante è emessa a debito... lo spiega a chiare lettere anche Magdi Allam in un recente articolo pubblicato su Il Giornale) e credono che il debito pubblico sia dovuto alle spese pazze dei governi: (che hanno sicuramente fatto spese folli e sprechi di tutti i tipi, ma li hanno "coperti" aumentando esponenzialmente la pressione fiscale fino ai livelli di oggi: il debito pubblico non c'entra niente) Come mai un paese virtuoso come il Giappone ha un debito pubblico così alto? Come mai tutte le nazioni del mondo hanno debito pubblicoSe sei tra coloro che - a causa della disinformazione mediatica - credono che il debito pubblico sia dovuto agli sprechi, informatevi sul funzionamento del sistema monetario... leggi qui oppure cerca: "sistema monetario a debito" - "sovranità monetaria" - "signoraggio bancario"...


Staff nocensura.com

giovedì 14 giugno 2012

La medicina non funziona


Paghiamo 50 miliardi per aiutare la Spagna ma il Pil e la Borsa calano e lo spread sale ancora. Allarme delle Ferrovie dello Stato: senza finanziamenti aboliremo i treni locali

Accadono cose bizzarre, incomprensibili. Il cittadino si alza la mattina, compra il giornale e scopre con raccapriccio che pagando più tasse si riduce il cespite fiscale.
Ingrandisci immagine
E si domanda: perché non facciamo il contrario? Paghiamo meno tasse cosicché lo Stato incasserà di più. Rispondono i professori: non si può. Perché? Perché no, l’Europa non vuole.
La mattina dopo lo stesso cittadino ricompra il giornale e ne scopre un’altra mica male: bisogna aiutare la Spagna, altrimenti salta in aria l’Unione. Lui pensa: magari. Infatti, si dà il caso che la quota a carico del nostro Paese per il suddetto salvataggio sia di circa 50 miliardi. E dove andiamo a raccattarli che siamo in bolletta? I tecnici rassicurano: cari compatrioti, trattasi di sacrificio utile, noi sganciamo volentieri denaro perché, se non ne sganciassimo, sarebbe peggio, crollerebbe l’Ue e usciremmo dall’euro.Discorso per noi profani senza senso, ma spacciato come teoria scientifica; pertanto, nessuno osa contestarlo nel timore di apparire ignorante e perfino antieuropeo.Già,l’Europa ha sostituito Garibaldi nella lista degli intoccabili, dei miti inviolabili.
La gente, tuttavia, sottovoce, parlando con gli amici esprime quantomeno delle perplessità. Come è possibile che noi si vada in soccorso della Spagna se siamo costretti ad aumentare l’Iva per non fallire? Non sarebbe più opportuno che ci tenessimo i 50 miliardi destinati a tappare i buchi delle banche iberiche piene di debiti? Dato che tutti i Paesi sono indebitati, facciamo una bella cosa: ciascuno di essi provveda al proprio portafogli, e che Dio ce la mandi buona. Casca l’impalcatura comunitaria? Va a farsi benedire la moneta unica? Pazienza, ce ne faremo una ragione. Se non altro saremo padroni in casa nostra e, se ci rotoleremo nel fango, rimprovereremo noi stessi e non Angela Merkel, la quale, in fondo, si fa gli affari suoi e non ha mica torto.
Questa faccenda dell’euro è un rebus. Ci è costato entrarci, ci è costato da pazzi rimanerci e ci costerebbe ancor di più uscirne? Come il matrimonio: spendi per celebrarlo, spendi per mantenerlo e, se divorzi, sei rovinato, però riconquisti la tua libertà, fosse anche solo quella di fuggire. Tra l’altro, si dice che la Spagna abbia bisogno di una cifra superiore a 300 miliardi complessivi. Se fosse vero, significherebbe che tra qualche mese essa busserebbe di nuovo a soldi.
Ci stiamo intorcinando. La Bce ha prestato una valanga di miliardi anche alle banche italiane, che li hanno usati allo scopo di comperare Bot per tamponare il rischio default dello Stato; e gli imprenditori continuano ad avere difficoltà di credito. Adesso dobbiamo versare 50 miliardi per dare ossigeno a Madrid. Scusate, ma non ci siamo cacciati nella classica situazione del cane che si morde la coda?
Il governo Monti ha delle soluzioni un po’ più brillanti di quelle fasulle adottate finora? Non sarà che è considerato zero nelle alte sfere europee, le quali pretendono da noi ciò che non abbiamo? Ridursi al ruolo di gregari, di sudditi di Bruxelles non è neppure dignitoso. È troppo auspicare un soprassalto di orgoglio dei nostri luminari? Coraggio, rimettiamoci inproprio:soffriremo un po’, ma almeno saremo responsabili e autonomi, non più ossessionati dallo spread (salito a livelli folli) e dalla Borsa (giù a picco, nonostante tutto). Dobbiamo crepare? Ricordiamo che è preferibile morire in piedi che tirare a campare in ginocchio.

giovedì 12 aprile 2012

Il Parlamento scopre che l’Imu è fuorilegge


Per gli esperti di Montecitorio l’imposta sulla casa approvata dal Senato viola l’articolo 23 della Costituzione

Roma - Gli esperti della Camera lanciano l’allarme: forte rischio incostituzionalità per il provvedimento sull’Imu. Sono pesanti le osservazioni del Servizio Studi di Montecitorio: il nuovo meccanismo di pagamento della tassa sulla casa non rispetterebbe la «riserva di legge» assegnata dall’articolo 23 della Costituzione alle imposizioni fiscali.
L'Imu

Il testo approvato dal Senato probabilmente subirà modifiche a Montecitorio, dove ieri la Commissione Finanze si è trovata sul tavolo il critico dossier dell’Ufficio Studi. Si parla di rateizzazione in due-tre tranche dell’acconto Imu sulla prima abitazione, di soluzione per gli anziani ospitati nelle case di riposo che devono pagare l’aliquota più alta su quella che viene ritenuta seconda abitazione e di agevolazioni per gli appartamenti affittati a canone concordato.
Che il decreto sulle semplificazioni fiscali in cui sono state inserite le norme sull’Imu non sia «blindato» lo conferma l’azzurro Gianfranco Conte, relatore e presidente della stessa Commissione.
E il Pdl presenta i suoi emendamenti per rendere la tassa «rateizzabile e una tantum», come ha detto il segretario Angelino Alfano che forse già oggi incontrerà il premier Monti per discutere di fisco.
I tecnici della Camera sottolineano che le modifiche dell’importo delle aliquote di base e della detrazione sulla prima abitazione non sono contenute nel decreto fiscale, ma si prevede che siano introdotte da Palazzo Chigi con uno o più Dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) da emanare entro il 10 dicembre.
La modifica è dovuta ad un emendamento dei relatori nelle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato, poi recepito nel maxi-emendamento del governo sul quale è stata votata la fiducia a Palazzo Madama.
Ma nel dossier dell’Ufficio Studi sono forti le critiche al fatto che le previsioni del gettito dell’Imu non facciano parte di un provvedimento di legge, ma solo di una relazione tecnica. Le entrate attese saranno la base sulla quale riparametrare le aliquote dopo l’acconto di giugno.
Gli esperti della Camera osservano che il decreto-legge 201 del 2011, il cosiddetto «Salva-Italia», non ha esplicitamente quantificato le stime del gettito ma rinvia, appunto, alla relazione tecnica allegata al provvedimento.
Il Pdl intanto preme per ottenere le modifiche al testo di cui ha parlato Alfano: rendere l’acconto Imu rateizzabile e la tassa «una tantum».
In via dell’Umiltà si è riunito ieri un tavolo ad hoc per presentare una serie di emendamenti in questo senso. Il termine in Commissione è scaduto alle 16 e ora solo governo e relatore potranno presentare le loro proposte di modifica. Il segretario del Pdl Alfano insiste per ottenere un faccia a faccia con il presidente del Consiglio al rientro dal viaggio in Medio Oriente, per discutere di come deve cambiare l’Imu, oltre che di legge sul mercato del lavoro e di delega fiscale del governo. Potrebbe essere oggi ma dipende molto sulle trattative sul mercato del lavoro.
Pierluigi Bersani intanto precisa che le tasse di Monti sono colpa del Cavaliere e che il suo partito non ha colpe. «Ora affrontiamo questioni come Imu e Iva - dice il segretario del Pd - non per scelta di Monti, ma perchè stiamo scontando anni di non governo e di favole da parte di Berlusconi». Per Bersani, il premier «sta disinnescando le bombe ad orologeria innescate» dal centrodestra. Ma «queste misure rischiano di aggravare l’andamento recessivo». 
Frasi che provocano la reazione del vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli: «L’abuso di metafore ardite e del lessico scanzonato stanno mettendo il segretario del Pd sempre più in confusione. Per difendere il governo Monti, Bersani sostiene che se l’Imu è tornata e l’Iva aumentata è colpa di Berlusconi. Salvo poi criticare Monti per aver esagerato con le tasse».di Anna Maria Greco

domenica 25 marzo 2012

Dove vanno a finire gli introiti dell'IVA aumentata? A Morgan Stanley!



Il Tesoro paga a Morgan Stanley 3,4 mld per smontare un derivato




Metà degli introiti dell'aumento dell'IVA deciso da Monti finisce direttamente a pagare Morgan Stanley. I nostri governi di metà anni '90 s'erano messi a giocare in derivati con la mega-banca statunitense per ridurre i costi dell'indebitamento.  (fonte)
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Quando Morgan Stanley disse in gennaio di aver tagliato la sua esposizione netta all'Italia di 3,4 miliardi di dollari, non disse agli investitori che il Paese aveva pagato quell'intera cifra alla banca per smontare una scommessa che aveva fatto sui tassi di interesse, più precisamente per smontare dei derivati sui tassi di interesse. 

Queste le parole con cui ha aperto il sito web di Bloomberg, rilanciando come nuova una notizia in realtà già apparsa sulla stampa italiana e internazionale nelle scorse settimane, che a sua volta aveva dato il via a un Atto di sindacato ispettivo al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministero dell'Economia da parte del senatore e presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti, e a un'interrogazione parlamentare da parte dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca allo stesso Ministro dell'Economia.

Sebbene la cifra, che equivale a oltre 2,5 miliardi di euro, sia di per sé alta, così come in assoluto sembra alta la cifra di 31 miliardi di euro di fair value negativo delle posizioni in derivati che si sostiene siano attualmente in portafoglio al Governo italiano, in fondo si tratta di percentuali modeste su uno stock di debito che ha quasi raggiunto i due mila miliardi e la cui vita media è stata allungata nel tempo sino a quasi sette anni con un'abile gestione da parte della responsabile del Debito Pubblico, Maria Cannata, e della sua squadra.

Gestire in maniera adeguata un debito pubblico così importante richiede quindi anche un adeguato ricorso agli strumenti derivati. Così, secondo le ricostruzioni più accreditate poiché il Tesoro non vuole commentare, sembra che il derivato smontato fosse uno swap sui tassi a scadenza 30 anni, messo in piedi a metà degli anni '90 quando i tassi swap a 30 anni quotavano tra il 4% e il 5% contro il 2,5% di oggi. Allora il Tesoro, che per titoli a scadenza 10 anni pagava anche il 10% all'anno, sceglieva di spalmare quella spesa su un periodo più ampio, anche appunto di 30 anni, entrando in uno swap con delle banche d'affari come Morgan Stanley alle quali pagava il tasso swap a 30 anni per i successivi 30 anni.

Considerato che aumentare la vita media del debito ha un costo, il Tesoro nel tempo è ricorso anche alle cosiddette swaptions, cioè a opzioni sui tassi swap. In particolare, precisa Bloomberg, il Tesoro italiano ha venduto opzioni sui tassi incassando il relativo premio, con il quale è andata a pagare il servizio del debito. Ma, per definizione, chi vende opzioni si mette in una posizione più rischiosa di chi compra, perchè il venditore dell'opzione è obbligato a fare quello che gli chiede l'acquirente dell'opzione quando decide di esercitarla. Così, il venditore dell'opzione può soffrire danni significativi se il mercato si comporta diversamente da quanto previsto.

In ogni caso smontare il derivato in questione ha portato a Morgan Stanley un incasso di 3,4 miliardi di dollari, che si sono tradotti in 600 milioni di dollari di utili per il settore fixed income nel quarto trimestre 2011. Quanto al Tesoro italiano, non è chiaro se contestualmente abbia montato poi con un'altra controparte un derivato simile a condizioni diverse, in modo tale da andare a compensare almeno in parte l'esborso dei 2,5 miliardi di euro.

Contattata da milanofinanza.it, BancaImi smentisce di essere entrata in alcun modo nell'operazione. Il nome della banca d'affari di IntesaSanpaolo era stato indicato sul mercato come quello dell'istituto di credito che era subentrato a Morgan Stanley nella posizione sul derivato. (
fonte)


fonte 

sabato 3 marzo 2012

Sono 53 le nuove tasse di Monti, in soli 100 giorni di governo

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Dall’Imu all’incremento delle rendite catastali, dall’aumento dell’addizionale regionale Irpef al bollo sui conti, dalle imposte sulle attività finanziarie detenute all’estero all’imposta di bollo sulle attività finanziarie “scudate”, dall’addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale alle tasse sulle barche e sugli aerei, dall’aumento delle accise su gasolio, benzina e gpl all’aumento dell’Iva. E ancora: l’aumento della tassa sui rifiuti, la tassa sul Tfr, l’aumento delle accise sul tabacco trinciato, il rincaro del canone Rai, il rincaro dei pedaggi autostradali, l’aumento delle bollette di luce e gas. Fino alle ultime tre gabelle: l’Imu sugli immobili commerciali della Chiesa, lo sblocco del tetto sulle aliquote delle imposte locali, il bollo dell’uno per mille sui conti di deposito bancari e postali e i certificati di deposito che erano rimasti esenti dal pagamento nella precedente manovra finanziaria di dicembre.
In tutto sono 53 le nuove tasse introdotte dal governo Monti. Le ha elencate tutte il giornalista Franco Bechis in un suo articolo pubblicato sul quotidiano Libero.
Sul totale, particolarmente elevato, pesa il fatto che nell’elenco sono riportate tutte le autostrade che hanno aumentato il pedaggio: in tutto sono 20.
In ogni caso, in soli 100 giorni di governo resta un numero di tasse introdotte o aumentare particolarmente elevato. Una vera stangata.
Lo stesso Franco Bechis scrive:

Così le 50 stangate di Monti che erano contenute nella manovra di dicembre sono già diventate 53, e si pecca per difetto. Perché nell’ultimo decreto legge varato dal consiglio dei ministri venerdì scorso sono decine gli articoli che prevedono un inasprimento del prelievo fiscale sui cittadini. Una ventina incrementano sanzioni amministrative e decrementano agevolazioni fiscali (cioè aumentano le tasse) in una lunga casistica esaminata a cavallo fra evasione ed elusione, dai confini assai estesi e un pizzico labili.
E ancora:
Come maggiori tasse sono anche quelle che d’ora in avanti potranno mettere gli enti locali su imprese e cittadini del proprio territorio. A dicembre il governo aveva regalato alle Regioni (punendo i contribuenti) un innalzamento dell’Irpef di propria competenza, portando l’ali – quota minima prevista dallo 0,9% all’1,23%. Caso clamoroso di violazione delle norme dello Statuto del contribuente, perché quella tassa che è andata a colpire anche redditi assai bassi è stata retroattiva al primo gennaio 2011. Così il prelievo è già scattato sulle buste paga nel mese di gennaio o al più tardi in questo mese di febbraio. Ora arrivano due novità dal fisco locale: la prima è sulla Tares, per cui si affida alla Agenzia del Territorio la valutazione della superficie catastale su cui applicare il nuovo tributo comprensivo di tassa sui rifiuti e vari servizi locali. La seconda novità è quella dello «sblocco» dei tributi comunali e regionali, perché tutte le tasse territoriali erano state congelate fino alla piena attuazione del federalismo fiscale, anche per non fare confusione con i nuovi tributi lì previsti. Con lo sblocco possono aumentare tutte le aliquote delle imposte locali, meno quelle- relative al 2012- che erano già state formalizzate in decisioni pubblicate fra il primo di gennaio e la data del decreto legge sulla semplificazione fiscale.