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giovedì 12 aprile 2012

Il Parlamento scopre che l’Imu è fuorilegge


Per gli esperti di Montecitorio l’imposta sulla casa approvata dal Senato viola l’articolo 23 della Costituzione

Roma - Gli esperti della Camera lanciano l’allarme: forte rischio incostituzionalità per il provvedimento sull’Imu. Sono pesanti le osservazioni del Servizio Studi di Montecitorio: il nuovo meccanismo di pagamento della tassa sulla casa non rispetterebbe la «riserva di legge» assegnata dall’articolo 23 della Costituzione alle imposizioni fiscali.
L'Imu

Il testo approvato dal Senato probabilmente subirà modifiche a Montecitorio, dove ieri la Commissione Finanze si è trovata sul tavolo il critico dossier dell’Ufficio Studi. Si parla di rateizzazione in due-tre tranche dell’acconto Imu sulla prima abitazione, di soluzione per gli anziani ospitati nelle case di riposo che devono pagare l’aliquota più alta su quella che viene ritenuta seconda abitazione e di agevolazioni per gli appartamenti affittati a canone concordato.
Che il decreto sulle semplificazioni fiscali in cui sono state inserite le norme sull’Imu non sia «blindato» lo conferma l’azzurro Gianfranco Conte, relatore e presidente della stessa Commissione.
E il Pdl presenta i suoi emendamenti per rendere la tassa «rateizzabile e una tantum», come ha detto il segretario Angelino Alfano che forse già oggi incontrerà il premier Monti per discutere di fisco.
I tecnici della Camera sottolineano che le modifiche dell’importo delle aliquote di base e della detrazione sulla prima abitazione non sono contenute nel decreto fiscale, ma si prevede che siano introdotte da Palazzo Chigi con uno o più Dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) da emanare entro il 10 dicembre.
La modifica è dovuta ad un emendamento dei relatori nelle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato, poi recepito nel maxi-emendamento del governo sul quale è stata votata la fiducia a Palazzo Madama.
Ma nel dossier dell’Ufficio Studi sono forti le critiche al fatto che le previsioni del gettito dell’Imu non facciano parte di un provvedimento di legge, ma solo di una relazione tecnica. Le entrate attese saranno la base sulla quale riparametrare le aliquote dopo l’acconto di giugno.
Gli esperti della Camera osservano che il decreto-legge 201 del 2011, il cosiddetto «Salva-Italia», non ha esplicitamente quantificato le stime del gettito ma rinvia, appunto, alla relazione tecnica allegata al provvedimento.
Il Pdl intanto preme per ottenere le modifiche al testo di cui ha parlato Alfano: rendere l’acconto Imu rateizzabile e la tassa «una tantum».
In via dell’Umiltà si è riunito ieri un tavolo ad hoc per presentare una serie di emendamenti in questo senso. Il termine in Commissione è scaduto alle 16 e ora solo governo e relatore potranno presentare le loro proposte di modifica. Il segretario del Pdl Alfano insiste per ottenere un faccia a faccia con il presidente del Consiglio al rientro dal viaggio in Medio Oriente, per discutere di come deve cambiare l’Imu, oltre che di legge sul mercato del lavoro e di delega fiscale del governo. Potrebbe essere oggi ma dipende molto sulle trattative sul mercato del lavoro.
Pierluigi Bersani intanto precisa che le tasse di Monti sono colpa del Cavaliere e che il suo partito non ha colpe. «Ora affrontiamo questioni come Imu e Iva - dice il segretario del Pd - non per scelta di Monti, ma perchè stiamo scontando anni di non governo e di favole da parte di Berlusconi». Per Bersani, il premier «sta disinnescando le bombe ad orologeria innescate» dal centrodestra. Ma «queste misure rischiano di aggravare l’andamento recessivo». 
Frasi che provocano la reazione del vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli: «L’abuso di metafore ardite e del lessico scanzonato stanno mettendo il segretario del Pd sempre più in confusione. Per difendere il governo Monti, Bersani sostiene che se l’Imu è tornata e l’Iva aumentata è colpa di Berlusconi. Salvo poi criticare Monti per aver esagerato con le tasse».di Anna Maria Greco

martedì 10 aprile 2012

Spunta l'accordo tra i partiti per fregarci 2 miliardi di euro


Spunta l'accordo tra i partiti per fregarci 2 miliardi di euro

Intesa sul finanziamento, ma contributi non si toccano. E nel 2011 forze politiche hanno preso 200 mln dagli sgravi fiscali

""Si accelera sulla trasparenza del finanziamento dei partiti: controlli dei bilanci e certificazione. L’entità del malloppo, invece, per ora resta quello. Tagli rinviati. Sulla prima parte del problema, però, i partiti sembrano voler fare in fretta. Preoccupati dall’effetto negativo che la vicenda della Lega, seguita a quella della Margherita, ha su tutti i partiti, indistintamente", spiega Elisa Calessi su Libero in edicola oggi. Il punto è che i partiti non rinunciano ai soldi dello Stato. C'è stato un primo accordo tra i tre leader dei principali partiti (Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini): è stata stretta un'intesa sulla trasparenza, ma per ora i contributi non si toccano. Per capirsi, dal 1994 i partiti hanno ricevuto 2,7 miliardi di rimborsi e ne hanno speso solo 700 mila euro. E le forze politiche sono tutte già d'accordo: un'intesa per tenersi i soldi. La proposta di legge verrà presentata alle altre forze parlamentari giovedì: ancora non si è deciso se si utilizzerà un decreto (caldeggiato dal Pd) o un disegno di legge (preferito dal Pdl).
Sgravi e fondi - Per quel che riguarda il solo 2011, i partiti hanno ricevuto 200 milioni in rimborsi elettorali: la soglia richiesta per accedervi è pari all'1 per cento. Ma non è tutto: altri 200 milioni sono arrivati alle formazioni politiche tramite sgravi e fondi ai giornali. Così altri 75 milioni li abbiamo pagati per i contributi ai gruppi consiliari delle 20 regioni. E ancora, altri 75 milioni di euro, sono arrivati per i contributi ai gruppi parlamentari. Cinquanta milioni, infine, per i finanziamenti ai giornali di partito. Dai privati, nel 2010, i partiti hanno ricevuto 49 milioni di euro.