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lunedì 11 novembre 2013

Il male del secolo - I puntata

Oggi 11 novembre finiscono i giorni della ricerca promossa dall'AIRC,Associazione Italiana per la ricerca sul cancro,iniziativa iniziata il 2 novembre che si svolge da ben sedici anni.
Vediamo in tutte le emittenti televisive tutti col simbolo dell'Airc,un telescopio,che chiedono di inviare aiuti economici tramite telefono usando anche la carta di credito.
Oltre ad essere curioso di sapere quanto dei soldi rimangono nelle mani delle banche pagando con carta di credito,reputo l'iniziativa non buona ma ottima e che serve a portare a conoscenza della cittadinanza Italiana che si muore anche di cancro e che non siamo immortali...
Anche se …
Dovrebbero anche dire che il tumore non è una cosa o persona che ti assale solo se fumi ti droghi o bevi,comportamenti che non giovano alla salute ma nessuno dice in televisione che l'inquinamento e cosa mangiamo influisce molto sulla malattia.
Nessuno dice che si sacrifica la salute per un posto di lavoro o per la messa in opera di una raffineria,di una centrale elettrica o inceneritore dentro o nei pressi di centri abitati.
Il tumore è una bestia,brutta bestia,che può risvegliarsi e colpire ancora chi a già sofferto,il cancro non è la rosolia,il morbillo che presa una volta basta non torna più...
Nessuno dice che lo stato aiuta poco o niente visto il mondo associazionistico si deve alzare le maniche per coprire le mancanze dello Stato,perché il tumore non finisce con la prevenzione,la diagnosi ed eventuale operazione che può seguire cicli di radio terapia o chemioterapia terapia. Un operazione che può essere più o meno invasiva che colpisce anche se non lo ammettono tutti colpisce anche la persona nel suo modo di vivere e di pensare.
Bisogna dire che prevenire non è soltanto non bere,non fumare e non drogarsi seguita da una sana alimentazione,devono dire che ci fanno respirare aria inquinata o pieno d'amianto per fare un esempio.
Amianto che era piena l'Italia e che non è stato smaltito o smaltito male anche se sanno che l'amianto non ti colpisce subito perché un tumore causato dall'amianto ha anche 40 anni di incubazione.
Questa è la prima parte di un dossier che ci porterà in giro per tutta l'Italia e magari dopo anche in Europa e nel mondo dove si lotta contro il cancro provocato forse anche dalle stesse ditte o enti comunali,regionali o statali che donano poco o tanto alle varie associazione stile AIRC.


giovedì 26 luglio 2012

ALLA FACCIA DEL MERITO Il Molise dà 13mila euro di bonus al dirigente in galera

Il Molise dà 13mila euro di bonus al dirigente ladro finito in galera

Il paradosso del Molise che premia un dirigente che gli ha rubato fondi e che si trova da sei mesi in cella.

Tre mesi fa Elvio Carugno è finito in galera con l’accusa di peculato aggravato e continuato per aver sottratto soldi regionali. Ma la Regione Molise gli ha dato un bonus di 13.099 euro “per merito” in aggiunta allo stipendio.
Lo scandalo è stato raccontato oggi dal Corriere della Sera. Il 6 luglio viene inviata al Servizio di gestione risorse umane una lettera della Direzione generale della Regione Molise. L’oggetto è: “Erogazione indennità di risultato dirigenza anno 2011”. Il totale dei premi - che fa inorridire in questi tempi di crisi e di disoccupazione - è 805.046 euro e 57 centesimi da dividere tra 68 dirigenti, tutti quelli della Regione. E quale sarebbe il “merito”? L’”organizzazione degli uffici”. Poco importa se uno di questi dirigenti, sia in carcere per peculato. 

domenica 22 luglio 2012

Province, ecco la nuova mappa d'Italia

Utilizziamo il loro silenzio contro di loro! Far conoscere il MES imperativo morale



FAR CONOSCERE IL "MES" UN IMPERATIVO MORALE... il loro silenzio dobbiamo usarlo contro di loro: PER FARE CAPIRE CHI SONO UNA VOLTA PER TUTTE... Come si giustificheranno del loro silenzio partiti e giornali? 


E' un'ottima occasione... cittadini, blogger: DATE GAS, DIVULGARE DIVULGARE DIVULGARE!!!

Le cose negative trasformiamole in positive: la loro CENSURA usiamola contro di loro... ci hanno preso per pecore, ma le pecore si stanno svegliando, cari "pastori" da 4 soldi (con tutto il rispetto per i veri pastori, che sono Signori...)

LA TRAPPOLA NASCOSTA DEL MES: P A S S A P A R O L A ! ! !
http://www.nocensura.com/2012/07/la-trappola-nascosta-del-mes-p-s-s-p-r.html


Staff nocensura.com

martedì 17 luglio 2012

Le tovagliette di McDonald’s? “Non per alimenti”. Ma entrano in contatto col cibo


di Luca Foltran e Roberto La Pira
Nei fast food il vassoio viene coperto da un foglio di carta che è strumento di marketing. E viene realizzato con inchiostri che per legge non devono toccare panini e patatine. Ma spesso i clienti gli rovesciano sopra per comodità il contenuto delle loro vaschette
A causa del grande caldo decidete di entrare in un fast food per un pranzo veloce. Al banco delle ordinazioni c’è un vassoio vuoto su cui è accuratamente disposta una tovaglietta di carta colorata piena di informazioni, che attira la vostra attenzione. Il testo riporta i valori nutrizionali delle specialità, le offerte promozionali e ci sono anche le immagini dei personaggi dei cartoni animanti che sorridenti invitano a gustare le novità. Scegliete di ordinare un menu completo, per voi e il vostro bimbo che sta già pensando alla sorpresa abbinata al pasto.
Osservate come vengono disposti sul vassoio il bicchiere della bibita, il panino e anche la patatine fumanti che spuntano dalla scatoletta in cartone. Alla fine il commesso posiziona un tovagliolo bianco tra le patatine e la tovaglietta di carta che ricopre il vassoio. L’igiene è un grande valore all’interno di un fast food. Arrivati al tavolo lo sguardo cade sul simbolo ben visibile sul bicchiere, che attesta l’impiego di materiali adatti ad essere usati per alimenti e ci sentiamo ancora più tranquilli. Niente sembra essere lasciato al caso.
A fianco del nostro tavolo c’è un gruppo di ragazzi che ha versato le patatine sulla tovaglietta di carta per mangiarle liberamente, senza l’ingombro del contenitore. Anche il bambino fa la stessa cosa e la porzione di patatine finisce subito sul vassoio. Niente di male, c’è la carta che protegge gli alimenti dal contatto con il vassoio maneggiato da chissà quante persone. A un certo punto però l’attenzione viene focalizzata dalla scritta “Non per alimenti” riportata con caratteri minuscoli e colori meno accesi rispetto ai disegni su un lato della tovaglietta.
Com’è possibile che in un fast food si usi carta non adatta ad essere impiegata a contatto con alimenti? Pensate al vostro bambino, alle patatine che hanno toccato quella tovaglia, ai ragazzi che le avevano sparse senza curarsi (o senza aver notato) quella scritta. Che fare? Gettare tutto nel cestino? Mangiare senza problemi? Il dubbio sorge dopo avere letto l’indicazione “Non per alimenti” e viene in mente il gesto del personale che non mette il cibo direttamente sulla tovaglietta, ma posiziona un tovagliolo bianco tra il contenitore delle patatine e la carta. L’intento è apprezzabile ma è difficile pensare che durante un normale pranzo, un bambino riesca sempre a evitare il contatto diretto tra le patatine, il panino e la carta colorata sul vassoio.
La questione non interessa solo McDonald’s, ma anche altri fast-food abituati a usare materiale cartaceo “non idoneo”. C’è un altro motivo su cui vale la pena riflettere, le tovagliette di carta per alimenti non possono essere stampate. La legge italiana (il decreto ministeriale 21.3.1973) non ammette che la carta a contatto con il cibo sia stampata, perché gli inchiostri possono cedere sostanze nocive (esiste solo un tipo di inchiostro autorizzato dal ministero della Salute che però viene utilizzato da pochissime aziende e non certo dalle catene di fast-food). I disegni, i colori e le fotografie sulle tovagliette sono quindi belli ma “fuori legge”. Uno dei principi cardine del regolamento europeo 1935/2004 prevede che anche articoli “di cui si prevede ragionevolmente che possano essere messi a contatto con prodotti alimentari o che trasferiscano i propri componenti ai prodotti alimentari nelle condizioni d’impiego normali o prevedibili” debbano essere sicuri per i consumatori. In questo caso la precauzione non sembra essere applicata.
Il problema è stabilire se la patatina che finisce sul vassoio, si può intendere come un comportamento improprio da parte del consumatore, oppure se si tratta di un evento normale ma soprattutto prevedibile. Un altro elemento da considerare è che le tovagliette di carta devono essere ricavate da cellulosa vergine e non riciclata, perché il contatto avviene con patatine fritte ricche di grassi e ancora bollenti. La questione è che il foglio di carta con immagini e scritte colorate rappresenta uno strumento di marketing per ingentilire il pasto e veicolare notizie, ma le norme di legge vanno rispettate. La regola è molto semplice: utilizzare materiale cartaceo ottenuto da cellulosa vergine che reca la scritta “per alimenti” e non stampare alcunché di colorato.



fonte: ilfattoquotidiano.it

giovedì 12 luglio 2012

Morti sul lavoro in calo? Ecco perchè non è vero


di Carmine Tomeo


Anche quest’anno il rapporto annuale dell’Inail non regala sorprese. Il numero degli infortuni mortali occorsi sul lavoro è dato in forte calo. Inutile stare a sottolineare le rituali frasi di pacato entusiasmo (si parla pur sempre di infortuni e morti), la retorica istituzionale e l’ipocrisia ad essa sottesa. Si penserà che il rapporto Inail non regala sorprese perché come ogni anno si registrano infortuni in calo, specie mortali? 
No, l’esatto contrario: nessuna sorpresa perché il calo degli infortuni mortali è solo apparente; perché la lettura dei dati che in genere viene fatta rimane superficiale; perché il lavoro in Italia rimane troppo insicuro, per la salute e sicurezza dei lavoratori. Oltre agli infortuni, un altro dato preoccupante che sottolinea l'insicurezza dei luoghi di lavoro, è l'aumento costante del numero delle malattie professionali denunciate all'Inail. Ma in questo caso l'impatto del dato nudo e crudo è immediato; più subdola è la presentazione dei dati relativi agli infortuni.

La superficialità con i quali vengono diffusi non consente di notare come il calo degli infortuni mortali sia solo apparente. Oggi si mostra come nel 2011 gli infortuni mortali siano diminuiti rispetto all’anno precedente, fino a toccare il minimo storico di 920 morti sul lavoro (contro i 973 dell’anno precedente). Come ogni anno si potrebbe sottolineare lo scostamento tra i dati forniti dall’Inail e dall’Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro di Bologna, che registra 1170 morti sul lavoro nel 2011. Quel che è soprattutto interessante notare, però, è che i numeri assoluti non forniscono alcuna indicazione sull’andamento infortunistico. Ormai viene sottolineato da più parti: a determinare il calo degli infortuni sul lavoro contribuisce molto la crisi economica. In effetti, per capire se miglioramenti ci sono stati, occorre mettere in rapporto gli infortuni con il numero di occupati e soprattutto con le ore effettivamente lavorate, specie di questi tempi che la cassa integrazione incide in maniera pesante sul monte ore di lavoro totale. Così facendo si nota subito quel che si diceva sopra: la riduzione del numero degli infortuni mortali è solo apparente.

Può apparire cinica la fredda statistica mentre si parla di morti sul lavoro, ma lascia ben intendere l’effettiva condizione di sicurezza (o insicurezza) nei luoghi di lavoro. Ed a leggere i dati forniti da Inail e Istat mostrano come il numero di morti sul lavoro rispetto al totale degli occupati sia variato di poco: se nel 2010 sono morti sul lavoro 4,3 lavoratori (mi si perdoni la freddezza dei numeri) ogni centomila occupati, il rapporto non cambia di molto nel 2010 (4 morti ogni centomila occupati). Ma più interessante ancora, e soprattutto più efficace considerato l’elevato numero di ore di cassa integrazione erogate in questi anni, è mettere in rapporto gli infortuni mortali con le ore effettivamente lavorate. Si scopre così che ogni centomila ore effettivamente lavorate (quindi al netto delle ore di Cig, delle ore di sciopero, delle ferie, ecc.) si sono verificati 2,5 infortuni mortali nel 2011, contro i 2,6 del 2011. Sostanzialmente non ci sono stati miglioramenti. Né si notato variazioni nel rapporto tra infortuni mortali ed il totale degli incidenti sul lavoro: ogni 1000 infortuni occorsi, 1,3 ha avuto conseguenza mortali nel 2010 come nel 2011.

Questi numeri mostrano come in Italia si continui a morire sul lavoro con la stessa frequenza oggi come ieri, ed al netto delle ipocrisie istituzionali si continua a morire da paese che non ha civiltà del lavoro.
Ma per stare a considerazioni più dirette, quei dati impongono di indagare meglio il fenomeno infortunistico nel suo complesso. La drastica riduzione del numero totale di infortuni sul lavoro legittima più di una ipotesi. Nel migliore dei casi si dovrebbe considerare che a diminuire sono gli infortuni minori. Ma ciò significherebbe che i livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro non sarebbero granché migliorati; nella peggiore, e pure non peregrina, ipotesi si dovrebbe considerare il fenomeno della mancata denuncia dell’infortunio. Questa seconda ipotesi è tanto più sostenibile quanto più sono ricattabili i lavoratori. Oggi, tenendo conto della grave crisi economica e dei timori crescenti dei lavoratori di rimanere disoccupati, e quindi delle pesanti condizioni di ricattabilità a cui i lavoratori sono sottoposti, non si può non tenere in considerazione la possibilità di un forte “sommerso” nella denuncia degli infortuni sul lavoro. E già da oggi, con l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori così brutalmente manomesso dal governo e con il servile sostegno di PD, PDL e Terzo polo, chissà quanto ancora diminuirà il numero degli infortuni nei luoghi di lavoro nei prossimi mesi e anni…




fonte: andreainforma.blogspot.it

mercoledì 11 luglio 2012

L’INTEGRAZIONE A SPESE NOSTRE Ecco come spende la rossa Emilia: più soldi ai rom che ai terremotati


Dalla giunta Errani un milione di euro per i nomadi. E il governo finanzia la lotta alle discriminazioni fino al 2020

Ecco come spende la rossa Emilia 
Più soldi a rom che ai terremotatiDopo il terremoto ogni nomade ha diritto a 661 euro per non aver perduto la casa e il lavoro

"Arriva un regalino post-terremoto per i rom. Ma solo per loro. Anche se non hanno perduto la casa e il lavoro per effetto dei recenti eventi sismici, c’è una sommetta di 611 euro, subito a disposizione di ogni nomade che girovaga per il territorio dell’Emilia Romagna. Mica li hanno confusi con coloro che abitano provvisoriamente nelle tendopoli. A loro ci pensa già la Protezione civile oppure se la cavano da soli. Del resto, l’equivoco sarebbe stato impossibile in quanto la dicitura riportava: 'Contributi in conto capitale a comuni per l’acquisto e la realizzazione di infrastrutture volte alla creazione di aree di sosta e di transito per le minoranze nomadi'. E poi ci sono alcuni bisognosi di serie A e altri di serie B", spiega Andrea Morigi su Libero in edicola oggi. Ma il fatto non sorprende, poiché l'Emila Romagna aveva già stanziato 6 milioni di euro per il miglioramento dei campi rom. La sostanza? La Regione guidata da Vasco Errani dà più soldi ai rom che ai terremotati.
fonte

martedì 26 giugno 2012

TAGLIANO I FARMACI, NON LE PENSIONI D’ORO



Aspettavamo con ansia la spending review. Ma in realtà la spending review rischia di trasformarsi in un’altra beffa: l’unica cosa che per il momento sembrano in grado di tagliare, infatti, è la spesa per farmaci. Ergo: un’altra tassa occulta a caricio dei cittadini. In compenso le pensioni d’oro rimangono intonse: c’era un emendamento per tagliare tutte quelle superiori ai 6mila euro, e inevitabilmente è stato bocciato. Così le sanguisughe continueranno a prendere le loro pensioni d’oro (ricordate? C’è anche quello che prende dall’Inps 90mila euro al mese…), e i cittadini pagheranno la tassa occulta sui farmaci. Alla faccia della spending review.
Sanguisughe, di Mario Giordano

sabato 23 giugno 2012

Benzina a un euro: Altroconsumo smaschera la promozione Fiat


fiat 1euro
di Francesca Mancuso
Costo del carburante a un euro per tre anni. Lo spot di Fiat spopola in TV e sulla stampa, incuriosendo i consumatori, flagellati dai continui rincari dei prezzi di benzina e gasolio. Ma nell'offerta della casa torinese qualcosa non torna. Secondo un'indagine di Altroconsumo, il trucco c'è e lo sconto sul carburante in realtà non comporta grossi sgravi.
Come funziona l'offerta? Acquistando un'auto col marchio Fiat è possibile, ma non obbligatorio aderire all'iniziativa. Insieme al veicolo verrà assegnata una tessera da presentare alla cassa ogni volta che si fa rifornimento. Ma attenzione, la card è valida solo per i distributori IP e solo quando il distributore è aperto, non quando è in funzione il self service. La card è precaricata con un numero di litri di carburante che di volta involta vengono scalati e la sua validità è fino al 31 dicembre 2015.
E qui viene il bello. Una volta finiti i litri a disposizione automaticamente anche lo sconto finisce e viceversa: se si arriva al 2015 senza aver consumato i litri a disposizione quelli restanti andrano perduti. Secondo Altroconsumo, come compare in caratteri microscopici anche nello spot, questa offerta non è cumulabile con altri possibili sconti sull’auto di cui si può usufruire in concessionaria.
E gli esperti di Altroconsumo hanno anche visitato qualche punto vendita Fiat, scoprendo in molti casi che tutti erano disposti a fare degli sconti sull’acquisto dell’auto piuttosto consistenti a patto di rinunciare alla promozione: "Qualcuno dei venditori si è anche lasciato sfuggire che per un guidatore medio si tratta di un’offerta davvero poco conveniente: di fatto si acquista un’auto a pressappoco il prezzo di listino e si beneficia (si fa per dire) dello sconto ogni volta che si fa benzina. Ma quanto ammonta questo “sconto” dilazionato in tre anni? Meglio lo sconto del concessionario".
fiat spot altroconsumo
La promozione non ha convinto l'associazione che ha deciso di ricorrere all'Antitrust"Reputiamo questa promozione di Fiat tutt’altro che conveniente e soprattutto a nostro parere la sua pubblicità presenta gli estremi dell’ingannevolezza. Per questo motivo abbiamo deciso di fare ricorso all’Agcm per chiedere che venga bloccata la messa in onda degli spot e che fiat venga sanzionata".



fonte: greenme.it

mercoledì 20 giugno 2012

New York Times: "molti padri separati a Milano diventano homeless"




Uno che guadagna 1.400 euro al mese (molti stipendi sono persino inferiori...) e deve darne 6-700 alla moglie e perde la casa secondo te non ha problemi ?

Sul NY Times di questa settimana c'è un inchiesta sui padri separati a Milano che vivono in macchina o in ricoveri di fortuna della Caritas o CroceRossa o dormono nei parchi o all'aereporto di Linate, cioè sono diventati "homeless", come a New York o Philadelphia che sono famose perchè hai tutti questi uomini che dormono per strada. "In Europe, Divorce and Separation Become a Burden for Struggling Fathers" ("... i volontari sono sorpresi di notare che una volta chi viveva in strada erano vagabondi con problemi di droga o alcool, oggi trovano gente che vive senza casa per problemi economici... non ti dicono che sono padri di famiglia, perchè non vogliono che la loro famiglia e i loro figlia sappiano che abitano negli ostelli...L'Italia è il paese in cui questo fenomeno dei padri separati rimasti senza casa è più acuto in Europa...")

Al New York Times si vede che li ha colpiti che questo fenomeno ora avvenga in Italia. Non so, tu dici che se lo inventano ? Questa è gente con un lavoro, che avendo ceduto la casa alla ex-moglie e dovendo pagare alimenti pari al 30 o 40% dello stipendio non possono più permettersi una casa. Non avendo una ditta come te, quelli che hanno ancora gli anziani genitori vanno ad abitare con loro, ma quelli che li hanno magari in un altra città non possono materialmente pagarsi casa e vivono quindi in ostelli di qualche carità o croce rossa, all'aereporto, nei parchi o se sono poliziotti in caserma oppure in auto...

vedi il sito: PapaSeparatiLombardia

martedì 19 giugno 2012

Terremoto Abruzzo, i soldi degli Sms imboscati dalle banche da nocensura.com


Ne avevamo parlato i primi di Giugno con l'articolo "Scandaloso:i soldi degli sms ai terremotati finiscono in fondi per concedere prestiti" i soldi degli SMS che i cittadini hanno devoluto in favore dei terremotati abruzzesi, anziché essere impiegati nella ricostruzione, sono finiti nelle casse di una BANCA, che li ha utilizzati per concedere PRESTITI a tasso agevolato (ma nemmeno troppo). I cittadini REGALANO i propri soldi ai terremotati, e questi finiscono per essere REGALATI alle banche, che li PRESTANO ai terremotati, decurtando elevatissime spese di gestione (quasi 500.000€) e ricavandone persino gli interessi. Se ne è occupato anche "Il Fatto Quotidiano"

Di seguito l'articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 16 giugno 2012

I circa cinque milioni di euro donati dagli italiani per "dare una mano" alla ricostruzione dei luoghi colpiti dal sisma del 2009, sono fermi nei forzieri degli istituti di credito. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato e spiega come li ha spesi

Gira e rigira sono finiti alle banche i 5 milioni di euro arrivati via sms dopo il terremoto dell’Aquila sotto forma di donazione. E la loro gestione è stata quella prevista da qualsiasi rapporto bancario: non è bastata la condizione di “terremotato” per ricevere un prestito con cui rimettere in piedi casa o riprendere un’attività commerciale distrutta dal sisma. Per ottenerlo occorreva – occorre ancora oggi – soddisfare anche criteri di “solvibilità”, come ogni prestito. Criteri che, se giudicati abbastanza solidi, hanno consentito l’accesso al credito, da restituire con annessi interessi. I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati. Anche se quei soldi erano stati donati a loro. Il metodo Bertolasocomprendeva anche questo. È accaduto in Abruzzo, appunto, all’indomani del sisma del 2009. Mentre Silvio Berlusconi prometteva casette e “new town”, l’ex numero uno della Protezione civile aveva già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggini dal cellulare non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti. E così è stato. Le donazioni sono confluite in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni. Un fondo che dalla Protezione civile, due mesi fa, è stato trasferito alla ragioneria dello Stato. La quale, a sua volta, lo girerà alla Regione Abruzzo. E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo. Qualcuno ha ottenuto prestiti grazie a quel fondo utilizzato come garanzia, ma ha pagato fior di interessi e continuerà a pagarne. Altri il credito se lo sono visto rifiutare.
L’emergenza
Bertolaso
, allora, aveva pieni poteri. Come capo della Protezione civile, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma soprattutto nella veste di uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi. I primi soldi che Bertolaso si trovò a gestire furono proprio i quasi 5 milioni donati dagli italiani con un semplice messaggio del cellulare. Ma lui, “moderno” nella sua concezione di Protezione civile, decise che i milioni arrivati da tutta la penisola sarebbero stati destinati al post emergenza e alle banche, non all’emergenza. Questo aspetto non venne specificato al momento della raccolta, ma Bertolaso avevailpoteredidecidere a prescindere. Spedì poi un suo emissario alla Etimos di Padova, consorzio finanziario specializzato nel microcredito, che raccoglie al suo interno, attraverso una fondazione, molti soggetti di tutti i colori, da Caritas a Unipol.
I numeriQuello che è successo in questi 3 anni è molto trasparente, al contrario della richiesta di donazione via sms che non precisò a nessuno dove sarebbero finiti i soldi. Nemmeno a un ente, la Regione Abruzzo che, paradossalmente, domani potrebbe usare quei soldi per elicotteri o auto blu. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato, ma non fatica ad ammettere come sono stati usati i soldi: dei 5 milioni di fondi pubblici messi a disposizione del progetto dal dipartimento della Protezione civile, 470 mila euro sono stati destinati alle spese di start-up e di gestione del progetto, per un periodo di almeno 9 anni; 4 milioni e 530 mila euro invece la cifra utilizzata come fondo patrimoniale e progressivamente impiegata a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli istituti di credito aderenti. Intanto sono state 606 le domande di credito ricevute (206 famiglie, 385 imprese, 15 cooperative). Di queste 246 sono state respinte (85 famiglie, 158 imprese, 3 cooperative) mentre 251 sono i crediti erogati da gennaio 2011 a oggi per un totale di 5.126.500 euro (famiglie 89/551mila euro, imprese 153/4 milioni 233mila e 500 euro, cooperative 9/342mila euro). Infine 99 domande sono in valutazione (68 famiglie, 28 imprese, 3 coop).
Gli aiuti e le bancheAl termine dell’operazione quello che è successo è semplice: i soldi che le persone hanno donato sono serviti a poco o a niente. Non sono stati un aiuto per l’emergenza, ma – per decisione diBertolaso – la fase cosiddetta della post emergenza. Che vuol dire aiuti sì, ma pagati a caro prezzo. Le persone si sono rivolte alle banche (consigliate da Etimos, ovviamente) e qui hanno contrattato il credito. Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Non è stato in grado neppure di prendere il prestito perché giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro.
Che fine han fatto gli sms?I terremotati sono stati praticamente esclusi. Se qualcosa hanno avuto lo hanno restituito con un tasso d’interesse inferiore rispetto agli altri, ma pur sempre pagando gli interessi. Chi ha guadagnato sono le banche, sicuramente, e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più. Vincolati? Questo non lo sappiamo. Ne disporrà come meglio crede, sono soldi che entreranno nel bilancio.
La posizione di EtimosFino a oggi, scoperto il metodo Bertolaso, il consorzio finanziario Etimos si è preso le accuse. Ma il presidente dell’azienda padovana al Fatto Quotidiano spiega che il loro è stato un lavoro pulito e trasparente. “Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”.