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martedì 19 novembre 2013

La svolta Rc auto, arrivano le rate mensili per le assicurazioni Diverse compagnie hanno offerto ai clienti la delazione del pagamento per la polizza. Ma i soldi finiranno in mano alle finanziarie...con gli interessi

19/11/2013
RIVOLUZIONE RC AUTO
Si potranno pagare a rate
ma occhio alle fregature...

In tempi di crisi rateizzare conviene. Così anche le società assicurative cominciano a preparare i pagamenti a rate per i loro clienti. Le aziende del settore pensano di agevolare il pagamento dei premi prevedendo rateizzazioni mensili, molto più affrontabili del pagamento in un’unica soluzione. Nel mese d’ottobre sono partite le prime campagne da parte di aziende come Unipol o Direct Line che hanno offerto pacchetti rateali. Attenzione però, prima di tutto è importante sgombrare il campo da qualsiasi dubbio. In caso di pagamento mensile, i soldi non verranno pagati direttamente all’assicurazione ma alla finanziaria alla quale provvederete a saldare ogni conto. Ed è su questo punto che si rischia di più. La compagnia assicurativa si accorda con una società di crediti, l’utente pagherà le rate mentre la società in questione al momento della stipula riconoscerà il premio corrispondente all’assicurazione, mentre le rate sono dieci o dodici, a seconda del contratto.

I rischi -
 A questo punto è fondamentale confrontare le varie offerte garantite dal mercato anche perché sono sopratutto i costi legati agli interessi a far lievitare il premio mensile. Per questo è opportuno verificare il tasso corrispondente per poter poi scegliere quello più conveniente. Insomma la rateizzazione ha i suoi aspetti positivi. Alleggerisce l'esborso per le casse delle famiglie, ma ha anche aspetti negativi. Gli interessi delle finanziarie potrebbero portare alle stelle il premio assicurativo. Quindi l'unico modo per difendersi dai "trucchi" è quello di confrontare per bene tutte le offerte sul mercato, anche sulle rateizzazioni. 

fonte

lunedì 3 giugno 2013

DATI UNIMPRESA Tasse, in tre anni sugli italiani stangata da 15 miliardi di euro Accise sui carburanti, bolli e assicurazioni. Mentre tutti parlano di tagli fiscali, fino al 2015 scontiamo passate finanziare e decreti come il montiano SalvaItalia

Ecco le tasse nascoste: 
in tre anni sugli italiani
stangata da 15 miliardi
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Letta e persino Monti. Tutti a dire che bisogna ridurre le tasse sul lavoro. Poi c'è l'Imu, per ora solo sospesa fino a settembre. E l'Iva, che si vorrebbe non far scattare al 22%. Quisquiglie. Bazzecole. Perchè tanto, quella che attende gli italiani nei prossimi tre anni è una stangata da 15 miliardi di euro. Lo dice un'analisi del Centro studi Unimpresa su dati della Banca d'Italia e del ministero dell'Economia e delle Finanze.
Da Unimpresa spiegano che ai 4,5 miliardi di maggiori entrate tributarie previste per quest'anno si aggiungono i 5,4 miliardi del 2014 e i 4,9 miliardi dell'anno successivo. La voce maggiore di questo gettito aggiuntivo è rappresentata dall'imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, in totale 3,4 miliardi nel triennio, e dalleaccise sui carburanti, che frutteranno 3,3 miliardi in più. Vale 1,3 miliardi, poi, l'inasprimento sulle assicurazioni (acconti su riserve tecniche). La riduzioni delle agevolazioni fiscali per le auto aziendaligarantirà invece un gettito aggiuntivo di 1,4 miliardi. Ulteriori 1,4 miliardi sono assicurati dal mancato differimento di alcune imposte sostitutive. I restanti 3,8 miliardi sono derivanti da altri interventi su diversi balzelli e tributi. In totale, dunque, entro il 2015 le famiglie e le imprese devono fare i conti con un giro di vite sulle tasse da 14,957 miliardi di euro.
Il mertito di tutto ciò si deve alle manovre finanziarie 2010 e 2011 (governo Berlusconi) e a interventi successivi attuati dai tecnici di Monti (come il decreto Salva Italia). Norme varate durante l'emergenza finanziaria per contenere gli effetti della recessione. Unimpresa lancia un appello al Governo: "Basta agire sulla pressione fiscale, che va assolutamente abbassata a non può essere ulteriormente aumentata. La nostra analisi non tiene conto dell'imminente inasprimento dell'Iva che tra 30 giorni, salvo miracoli, salirà dal 21% al 22%. Noi diciamo basta. Alle imprese e alle famiglie serve un segnale forte e questo segnale deve arrivare proprio dall'approvazione di un piano serio per la riduzione del carico tributario. Se ne parla tanto, ma per ora mancano i fatti" dice il presidente Paolo Longobardi.