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lunedì 2 giugno 2014

Tasi a Sesto San Giovanni: come si calcola e gli aiuti del Comune



giovedì 30 gennaio 2014

La riforma di Bankitalia Ecco i tre regali che Letta ha fatto alle banche Il decreto alza la fetta di utili riservata agli istituti, rivaluta le loro quote e porterà denaro fresco in cassa grazie al tetto del 3%


Ecco i tre super-regali 
che Letta ha fatto alle bancheUn triplo vantaggio per le banche e una fregatura secca per le casse pubbliche. La riforma della Banca d’Italia, alla fine, è diventata legge dello Stato. Seppur sofferto, è arrivato, in serata, il via libera definitivo della Camera al decreto legge Imu che, tra altro, conteneva il blitz sulle quote di Bankitalia. Un abbinamento, quello tra le norme relative alla  tassa sulla casa e quelle sul riassetto patrimoniale di via Nazionale, architettato dal governo di Enrico Letta per  blindare il regalo agli istituti di credito. E il ricatto, nonostante l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle cui si è aggiunta la levata di scudi di Fratelli d’Italia, ha avuto l’effetto sperato. C’è voluta la «ghigliottina» di Laura Boldrini (il presidente della Camera ha infatti tagliato gli interventi in aula a Montecitorio, accelerando il voto) per assicurare il cadeau dell’esecutivo alle banche. 

Per le finanze dello Stato, come accennato, c’è la beffa. Con la perdita di gettito da 750 milioni di euro. A certificare il buco nei conti pubblici sono stati i tecnici della Camera. Le nuove norme cambiano gli equilibri e per gli istituti sale a 450 milioni la fetta di utili garantita. Si riduce, gioco forza, quella dello Stato che negli ultimi anni ha incassato da via Nazionale rispettivamente 1 miliardo (2009), 511 milioni (2010), 677 milioni (2011) e 1,5 miliardi (2012). La riforma è sostanzialmente retroattiva e perciò vale anche per lo scorso anno. Secondo gli esperti di Montecitorio   «nel bilancio dello Stato per il 2014 risulta ridotto di 750 milioni rispetto alle previsioni per il 2013». Ovviamente la sforbiciata vale anche per il futuro: la dieta per lo Stato è strutturale, cioè permanente.
Tutto ciò a fronte di un gettito una tantum (900 milioni) derivante dalla tassa (12%) applicata alla plusvalenza tra valore originario del capitale di Bankitalia (156mila euro) e quello aggiornato col decreto, cioè  7,5 miliardi di euro. I vantaggi per gli istituti, comunque, non si esauriscono coi dividendi. Grazie a quella  montagna di quattrini nuova di zecca, gli istituti rafforzano il loro patrimonio (secondo regalo) in vista delle verifiche europee e, soprattutto, in vista di Basilea3, il nuovo meccanismo che regolerà l’erogazione di prestiti alle imprese. In qualche modo, dunque, si fa pagare alla collettività  - in termini di rinuncia dello Stato a una fetta di dividendo di Bankitalia - le conseguenze dei guasti del sistema bancario. Un pasticcio clamoroso, insomma. E la conferma, nonostante gli strali a orologeria della lobby bancaria contro i presunti inasprimenti fiscali (vale la pena ricordare che la legge di stablità ha tagliato 20 miliardi di tasse sulle svalutazioni), che a palazzo Chigi i banchieri sono di casa. 
Il terzo regalo arriverà tra un po’. La riforma di Bankitalia pone un tetto alla partecipazione al capitale: 3%. Limite oggi violato da quasi da tutti gli «azionisti», in particolare IntesaSanpaolo e Unicredit che insieme hanno più del 50% delle quote. Entro tre anni, bisogna scendere al 3% e, al momento della cessione,  gli istituti avranno denaro fresco in cassa. Per Intesa e Unicredit si tratta di circa 4 miliardi, stando ad alcune stime preliminari. Potrà essere la stessa Bankitalia a comprare temporaneamente le azioni extra.
Il Tesoro nega l’esistenza di favori, ma la riforma grida vendetta. Di qui le proteste a Montecitorio, dove si è cercato di bloccare il decreto. Certo, il quadro   sarebbe stato altrettanto caotico qualora il «sì» di Montecitorio non fosse arrivato entro la mezzanotte di ieri. Anzi, per certi versi sarebbe stato peggio, specie se si guarda la faccenda dal punto di vista del cittadino. La mancata conversione del provvedimento d’urgenza avrebbe fatto decadere l’intero pacchetto normativo e per i contribuenti sarebbe tornato lo spettro  della seconda rata Imu.  A fronte del triplo regalo alle banche, dunque, il pericolo è stato scongiurato. Il balzello sugli immobili realtivo al 2013 (con l’eccezione della mini Imu pagata il 24 gennaio) è andato in soffitta: il decreto prevede che il mancato gettito della rata Imu di dicembre sia «coperto» dall’aumento dell’Ires a carico degli istituti di credito.
Un «sacrificio» che le banche hanno sopportato proprio in cambio dell’operazione Bankitalia. Ecco: anche il Quirinale, nel trovare il necessario collegamento tra le norme sull’Imu e quelle sull’istituto centrale, deve aver guardato tra le pieghe dell’accordo sottobanco tra palazzo Chigi e i banchieri. I quali parlano di riforma «sacrosanta» e toccano le corde del confronto europeo. Eppure, nel Vecchio continente non esiste altra banca centrale in mano ai privati come quella della Penisola. Né, soprattutto, esiste un board indicato dagli istituti. Quelli italiani continueranno  a nominare il consiglio superiore di palazzo Koch. Sia chiaro: non avranno alcuna facoltà di intervenire sull’attività di vigilanza: la questione «controllato azionista del controllore» resta una formalità. Tuttavia, il consiglio superiore è l’organismo che decide sulla distribuzione dell’utile e sulla gestione delle riserve auree oltre che sulle riserve valutarie. E qualche interferenza con la politica, in questo terreno, non è da escludere a priori.     
di Francesco De Dominicis
twitter@DeDominicisF


Ecco i tre super-regali 
che Letta ha fatto alle banche

giovedì 26 dicembre 2013

La Camusso rivuoleva l'IMU: tanto la CGIL non lo paga...

A cura di Alessandro Raffa per Nocensura.com
La signora Camusso, numero 1 della CGIL, a fine Novembre chiese a gran voce la reintroduzione dell'IMU: (che a quel punto si sarebbe sommata alle nuove tasse inventate per sostituire l'imposta sulla casa) e visto com'è andata a finire - con alcune migliaia di comuni che hanno fatto pagare l'IMU - sembra proprio che sia stata ascoltata...
Sarebbe bello, oltre che giusto e doveroso, che il sindacato lottasse per l'abolizione del signoraggio bancario ed il ripristino della Sovranità Monetaria: la cui mancanza ci è costata qualcosa come 3.100 miliardi di euro negli ultimi 30 anni e continua a costarcene 80-100 all'anno, che a partire dal 2014 e per 20 anni andranno a sommarsi con i 50 miliardi all'anno di "Fiscal Compact"
Ma senza scomodare il signoraggio bancario, argomento di importanza CRUCIALE, censurato da tutti i mass media e da tutti i partiti (compreso M5S, che a parte un - 1 - intervento del deputato Sibilia rimasto confinato sul web non ha fatto niente per affrontare la questione)
Anziché chiedere chiedere il ripristino dell'IMU il sindacato - o meglio, un Sindacato degno di questo nome - avrebbe potuto chiedere TAGLI AGLI SPRECHI; avrebbe potuto chiedere la riduzione della spesa per gli armamenti, che negli ultimi anni ha toccato livelli record: non solo F35, il governo italiano ha acquistato armi di tutti i tipi...
E' inutile dilungarsi nell'elenco delle numerose alternative per fare cassa preferibili all'IMU, che sono davvero tante... e il fatto che il sindacato "partorisca" proposte come questa, lascia molto su cui pensare...
I sindacati ormai sono diventati un'altra casta, non più utile e non meno parassitaria della "casta originale". Hanno ben 3.000 sedi sparse per il territorio e non pagano un'euro di IMU. Per non parlare degli scandali che hanno investito le sigle sindacali più "famose": dai lavoratori assunti con contratto a progetto (vedi: LA CGIL CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO. DEGLI ALTRI) fino alla prestigiosa casa comprata da Bonanni a un prezzo 4 volte inferiore al valore di mercato, o il cospicuo aumento dello stipendio del 20% ricevuto da Epifani quando era leader della CGIL... a sua insaputa, ovviamente!
La cosa che fa tristezza, è pensare che qualche milione di lavoratori continua a versare ai sindacati una parte del proprio stipendio: risparmiate quei soldi!

Alessandro Raffa - nocensura.com

giovedì 3 ottobre 2013

GOVERNO DEL FARE (dire e baciare) II puntata


 
IL GOVERNO DEL DIRE ED IL GOVERNO DEL FARE
Checché ne dica il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo è il governo delle buone intenzioni e quindi delle promesse non mantenute. Mi piacerebbe fare finta di prendere il suo posto per il tempo di scrivere questo mio e forse, potrei interpretare la voce della stragrande maggioranza degli italiani.
Promesse del Governo Letta: diminuzioni delle tasse in generale, aiuti ai giovani, cancellazione dell'IMU sulla prima casa (se non è una reggia o un castello), incentivi per il lavoro, sostegno alla piccola imprenditoria;
Promesse del mio ipotetico governo: IDEM COME SOPRA...
Realizzazioni del Governo Letta: aiuto ai giovani con meno di trenta anni, purché sprovvisti di diploma e di laurea e con almeno sei mesi di cassa integrazione, aumento dell'IVA di un punto (e al diavolo le famiglie e le imprese), istituzione della TARES (che stangata, gente!) - però mantiene (per il momento, almeno) la soppressione dell'IMU sulla prima casa (reggia o castello a parte) – e a conti fatti ci abbiamo rimesso il doppio degli altri anni -... LA SCUSA CHE PORTA PER IL SUO FALLIMENTO (ma medianicamente è il suo successo, non si sa bene come mai e perché) E' (al solito) CHE E' L'EUROPA CHE LO VUOLE, INSIEME ALLA STABILITA' DEL GOVERNO.
Come avrebbe agito il mio ipotetico governo: Intanto a muso duro il ministro del tesoro si sarebbe dovuto recare alla prima riunione della Unione Europea (siamo tra i fondatori, mi pare e tra poco c'è il semestre a guida italiana) col compito di obbligare chi di dovere a ripatteggiare il valore dell'Euro, a consentire almeno un parziale conio da parte nostra e dei paesi in difficoltà, un inferiore interesse da parte delle Banche Europee e tutto questo per diminuire drasticamente il debito pubblico e poi vedere di trovare qualche modo per controllarlo od estinguerlo. Naturalmente i Paesi padroni si sarebbero messi a ridere, ed allora avremmo minacciato la nostra uscita e dall'Euro e dall'Unione Europea (temendo una ripercussione sugli altri stati mediterranei quelli di sicuro riderebbero meno). Poi si poteva finalmente pensare a risolvere i guai italiani. Essendosi dunque allargata di tanto la famosa coperta finalmente si sarebbero potuti sbloccare i contratti dei lavoratori, fermi da tanti anni e ridare così fiato all'economia ed al consumo. Su questa via (avendo disponibilità monetaria e potendocene fregare dello spread e di altri vincoli) si dovrebbe diminuire l'IVA gradatamente fino ad arrivare al 10 % ed eliminare le accise più obsolete dai carburanti. Poi, visto che questo ipotetico governo si potrebbe definire Governo Forte un ultimo sassolino: gli immigrati che sciamano con usi e costumi loro (che non intendono adeguare alle leggi italiane)... Per loro non ci sarebbe più spazio, ne abbiamo già tante di risorse, ora che ne approfitti anche il resto dell'Europa e degli altri continenti... Finalmente si potrebbero attuare certe riforme ferme da troppo: l'istruzione, il lavoro, la sanità.
Ed ora i lati spiacevoli non in linea col politicamente corretto: la riforma della giustizia, per lasciare alla magistratura SOLO il potere giudiziario, la riconquista della Famiglia, lasciando poco spazio pubblico a chi ritiene la stessa diversa da quella che è nella tradizione della nostra civiltà, incentivi a chi fa figli italiani (e per italiani intendo proprio dire italiani, senza ius soli), ed infine, dulcis in fundo, la ricostruzione dei quadri del nostro esercito e l'ammodernamento delle armi. Non per guerrafondare, bensì per difenderci dai Poteri Forti che certamente non gradirebbero la resurrezione dell'Italia...

sabato 28 settembre 2013

OH, COME E' BELLO PAGARE LE TASSE...

 
Mi sbaglierò, ma mi pare che questo Stato viva solo spremendo i cittadini e solo quelli che si fanno spremere (la maggior parte, chiaramente). Siamo il Paese più tartassato in Europa (e forse nel mondo) e malgrado ciò continuano a pensare a nuovi tributi, nuove imposte, nuove accise (accidenti a loro!).
Benzina, sigarette, alcol, gioco sono i bersagli più ambiti e, a parte la prima, dove tutti dobbiamo attingere, gli altri sono solo vizi. Ma non per questo lo Stato si deve arrogare il diritto di ”castigare”, visto che ha già il monopolio del fumo, delle distillerie e delle bische e vi lucra abbondantemente. Ora se la prende anche con le sigarette elettroniche che, almeno in teoria dovrebbero pian piano fare scemare la voglia di nicotina, fino ad eliminarne la dipendenza. O forse è proprio per questo che si accaniscono... Io non fumo, non vado a spendere una lira per i vari giochi e sono quasi astemio, ma malgrado ciò, per senso di giustizia mi si ribolle il sangue scorgendo la volontà statale non di aiutare a smettere, ma solo di lucrare... Ma allora riaprano le Case Chiuse e tassino le prostitute: almeno farà cassa, tutelando nel contempo la salute delle “professioniste” e dei loro clienti. Oppure il perbenismo ipocrita glielo impedisce? Ma come, per il fumo, per l'alcol e per il gioco sì, per le “lucciole” no? Non è che tema che procedere su questa via abbia un costo iniziale molto pesante (anche se dopo recupererebbe oltre ogni aspettativa)?
Lo so, non è questo il maggiore problema. Gli italiani pensano all'IVA, all'IMU, alla TARES e a tutto il resto, pensano a come sbarcare il lunario. Ma pensano anche a dove vanno a finire tutte queste tasse, miliardi e miliardi di euro, che però non bastano mai. Altrove almeno ti costruiscono strade, scuole, ospedali, metropolitane, linee ferroviarie, ecc. ecc., ma qui al massimo rabberciano le strutture esistenti, cadenti ed obsolete, con lavori in economia (solo di materiale di infima qualità, non quanto lo fanno pagare) che durano molto meno di quanto costano...
Ma l'Europa (il “Dio lo vuole” della prima Crociata) ci impone di “raffreddare” il debito pubblico ed allora non ci sono tagli alla spesa pubblica che possano bastare... Tagli alle spese mediche, scolastiche, di assistenza (un discorso a parte per gli extracomunitari) questo sì, un “po' meno” a quelle degli apparati pubblici ed ai numerosi sprechi della “casta”... Un po' meno per dire quasi nulla...
Ma poi, se non mi sbaglio le tasse raccolte riescono a pagare solo UNA PARTE MINIMA DEGLI INTERESSI del debito pubblico: Ma di che cosa stiamo parlando?
E poi ci spieghino chiaramente come è nato, quando e chi è il colpevole di questo stramaledetto debito pubblico!!! In quanto sembra sorto dal nulla ed improvvisamente si è catapultato nella nostra società. Ma soprattutto mi preme sapere: Chi l'ha stabilito che noi cittadini, risparmiatori e quindi vittime innocenti di questo debito, dobbiamo pagare e continuare a versare in questo pozzo senza fondo i nostri beni?


venerdì 30 agosto 2013

UN';ALTRA MAZZATA Service Tax, il balzello comunale che ci faràrimpiangere l'Imu

Service Tax,
tassa che fa 
rimpiangere
l'odiata Imu 
Qual è il tuo stato d'animo?
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Abolita l'Imu, arriva laService Tax.  Ma che cos'è questo nuovo balzello che adesso fa tremare gli italiani? Un'imposta che ingloberà anche la tassa sui rifiuti. Sarà riscossa dai Comuni e sarà costituita da due componenti: gestione dei rifiuti urbani e copertura dei servivi indivisibili. La prima parte, che si chiamerà Tari, (e prenderà il posto della Tares sarà pagata da chi occupa a qualunque titolo, locali o aree che producono rifiuti urbani. Le aliquote, legate alla metratura, saranno parametrate dal Comune nel rispetto del principio secondo cui "chi inquina paga". La seconda componente, detta Tasi, sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia dell'inquilino che del proprietario. Lo Strato fisserà un limite verso l'alto per le aliquote per evitare di accrescere il carico sui contribuenti. Solo con l'introduzione della tassa di servizio, cioè dal 2014, arriverà per le imprese l'attesa deducibilità dell'imposta sui beni strumentali, come i capannoni o sui locali utiizzati dagli enti no profit. 

La protesta degli inquilini - La Sevice Tax, dunque, si abbatterà anche sugli inquilini. "Scaricare, anche parzialmente, i costi dell’operazione Imu sugli inquilini è inaccettabile. Questa   misura, se attuata, avrebbe un effetto moltiplicatore del costo   dell’abitazione con il risultato di aumentare in maniera esponenziale  gli sfratti per morosità che lo stesso decreto tenta di arginare”. Ad affermarlo in una nota congiunta sono Sunia, Sicet e Uniat   annunciando che avvieranno incontri con il Governo e gruppi   parlamentari con l’obiettivo “di adeguare le risorse alle effettive   necessità; rendere semplici ed immediate le misure a favore di  cittadini con sfratto per morosità incolpevole ed inquilini a basso   reddito; accentuare il vantaggio fiscale per i contratti concordati   per contribuire ad abbassare il livello insopportabile degli attuali   affitti; rilanciare l’offerta di edilizia in affitto, sia pubblica che  in partenariato. Unica risposta ai lavoratori precari, ai giovani,   alle famiglie a basso reddito”.   Sunia, Sicet e Uniat, comunque, valutano “positivamente”   alcune delle misure adottate dal Governo “sugli sfratti per morosità  incolpevole, sul fondo di sostegno all’affitto e sulle agevolazioni ai  contratti concordati. Sono interventi che, seppur troppo limitati   nelle risorse messe a disposizione, rispondono all’esigenza di   affrontare le gravi emergenze del sistema abitativo. Rimane l’esigenza  di affrontare in maniera strutturale la politica abitativa   abbandonando l’illusione, confermata da altre misure presenti nel   decreto, che sia la proprietà della casa la linea con la quale   affrontare il disagio abitativo”

lunedì 3 giugno 2013

DATI UNIMPRESA Tasse, in tre anni sugli italiani stangata da 15 miliardi di euro Accise sui carburanti, bolli e assicurazioni. Mentre tutti parlano di tagli fiscali, fino al 2015 scontiamo passate finanziare e decreti come il montiano SalvaItalia

Ecco le tasse nascoste: 
in tre anni sugli italiani
stangata da 15 miliardi
Qual è il tuo stato d'animo?
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Letta e persino Monti. Tutti a dire che bisogna ridurre le tasse sul lavoro. Poi c'è l'Imu, per ora solo sospesa fino a settembre. E l'Iva, che si vorrebbe non far scattare al 22%. Quisquiglie. Bazzecole. Perchè tanto, quella che attende gli italiani nei prossimi tre anni è una stangata da 15 miliardi di euro. Lo dice un'analisi del Centro studi Unimpresa su dati della Banca d'Italia e del ministero dell'Economia e delle Finanze.
Da Unimpresa spiegano che ai 4,5 miliardi di maggiori entrate tributarie previste per quest'anno si aggiungono i 5,4 miliardi del 2014 e i 4,9 miliardi dell'anno successivo. La voce maggiore di questo gettito aggiuntivo è rappresentata dall'imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, in totale 3,4 miliardi nel triennio, e dalleaccise sui carburanti, che frutteranno 3,3 miliardi in più. Vale 1,3 miliardi, poi, l'inasprimento sulle assicurazioni (acconti su riserve tecniche). La riduzioni delle agevolazioni fiscali per le auto aziendaligarantirà invece un gettito aggiuntivo di 1,4 miliardi. Ulteriori 1,4 miliardi sono assicurati dal mancato differimento di alcune imposte sostitutive. I restanti 3,8 miliardi sono derivanti da altri interventi su diversi balzelli e tributi. In totale, dunque, entro il 2015 le famiglie e le imprese devono fare i conti con un giro di vite sulle tasse da 14,957 miliardi di euro.
Il mertito di tutto ciò si deve alle manovre finanziarie 2010 e 2011 (governo Berlusconi) e a interventi successivi attuati dai tecnici di Monti (come il decreto Salva Italia). Norme varate durante l'emergenza finanziaria per contenere gli effetti della recessione. Unimpresa lancia un appello al Governo: "Basta agire sulla pressione fiscale, che va assolutamente abbassata a non può essere ulteriormente aumentata. La nostra analisi non tiene conto dell'imminente inasprimento dell'Iva che tra 30 giorni, salvo miracoli, salirà dal 21% al 22%. Noi diciamo basta. Alle imprese e alle famiglie serve un segnale forte e questo segnale deve arrivare proprio dall'approvazione di un piano serio per la riduzione del carico tributario. Se ne parla tanto, ma per ora mancano i fatti" dice il presidente Paolo Longobardi.

giovedì 30 maggio 2013

Sospesa l’IMU per l’abitazione principale



Il decreto legge 54 approvato dal Governo lo scorso venerdì ha sospeso il versamento della prima rata IMU, prevista il 17 giugno prossimo, per gli immobili destinati ad abitazione principale e pertinenze, per gli immobili delle cooperative a proprietà indivisa, per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per immobili e terreni agricoli.
Non abolizione definitiva dell’imposta, ma semplice sospensione, finalizzata ad una revisione della tassazione sulla casa che dovrà vedere la luce entro il 31 agosto.
Per i moltissimi italiani che possiedono solo la casa di abitazione, il decreto comporta un risparmio che in media è 112 euro, se confrontato con l’acconto 2012 (Fonte Osservatorio UIL su dati MEF).
Se il governo non riuscirà ad effettuare la riforma, la prima rata ora sospesa potrebbe però essere richiesta ai contribuenti entro il 16 settembre.
Dunque in attesa di una riforma complessiva della intera disciplina dell’imposta municipale propria, il servizio di conteggi IMU inviati a domicilio resta sospeso.
E’ possibile effettuare il calcolo dell’imposta on-line e stampare il relativo modello di versamento F24 sul sito comunale www.comune.cinisello-balsamo… nella sezione pagare le tasse IMU 2013.
Il Settore Entrate (Vicolo del Gallo, 10) è a disposizione dei cittadini per ogni informazione e per un aiuto al calcolo dell’IMU nei seguenti giorni ed orari: lunedì e venerdì dalle 9.00 alle 12.00; mercoledì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.20. Orari di ricevimento telefonico: lunedì: dalle 14.30 alle 16.30; martedì e giovedì: dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 16.30 Telefoni:02/66023402-408-459-476-827-456-458-806-468-469-471-807-441-465

lunedì 4 marzo 2013

Ridiamo la parola agli elettori Meno tasse, non facce nuove


È che in democrazia, quando non c'è una chiara maggioranza politica la parola va data subito agli elettori

Nel novembre di due anni fa, quando Berlusconi gettò la spugna, siamo stati tra i pochi, forse i soli, a sostenere che bisognava andare subito a votare.







Non perché avevamo la sfera magica, né per particolare competenza. È che in democrazia, quando non c'è una chiara maggioranza politica la parola va data subito agli elettori. Non siamo stati ascoltati. Dopo un anno e passa di governo tecnico spacciato per salva Italia, la situazione è questa (aggiornata a ieri): la pressione fiscale è arrivata al record del 44 per cento, il Pil è sceso a -2,4%, i consumi delle famiglie sono crollati, il debito ha raggiunto il 127%.
E adesso che dovremmo fare? Ripetere l'esperimento di un finto accordo Pd-Pdl? Insediare un governo, fosse pure quello di Grillo, privo di maggioranza politica? Vedere il comico alle prese con la realtà sarebbe anche divertente, se non ci fosse di mezzo il nostro portafoglio, e non solo quello.
Ognuno fa i suoi calcoli, ma vorrei che qualcuno facesse i nostri. E mi rivolgo soprattutto al Pdl, che molti di noi hanno votato perché ci aveva promesso meno Stato, meno fisco e più libertà. Sprecare mesi per vedere che effetto fa Grillo a Palazzo Chigi non mi sembra utile. Perdere tempo a stare appresso al morto Bersani per fare cosa? Una bella legge sul conflitto di interessi, tanto cara anche ai grillini?
Sai che roba, le nostre imprese saranno felici: restano Imu e Irap, ma abbiamo una bella legge sulle proprietà delle tv, con la quale camperemo meglio e rilanceremo consumi ed economia alla grande. Che cosa potrà uscire da una nuova tornata elettorale, con questa o altra legge, non lo sappiamo. C'è chi mette in guardia: occhio che così Grillo raddoppierà i consensi. Vuole dire che a quel punto comanderà lui ma senza la nostra complicità. Noi siamo per la Tav, gli inceneritori e le grandi opere, siamo sì per eliminare la casta ma soprattutto per togliere l'Imu e restituire quella versata. Anche perché, attenzione, non credo proprio che Monti e soci vogliano ripetere il flop. I loro voti sono sul mercato, così come Renzi, che dopo aver fatto rottamare Bersani dagli elettori è pronto a scendere in campo. Difficile che dalle urne-bis esca un altro pari e patta. Aspettiamo che sbollisca l'isteria e teniamoci pronti. Tornare a votare non sarebbe un dramma.

martedì 8 gennaio 2013

Rischio povertà per l'Italia


Rapporto Commissione Ue su occupazione e sviluppi sociali: gravi rischi per l'Italia. Colpa anche dell'Imu

commenti 

14:0508 Gen
Allarme da Bruxelles: con il peggiorare della crisi in Italia c’è un rischio elevato di cadere in una "enorme trappola della povertà": una volta che una persona entra in difficoltà, è molto difficile che riesca ad uscirne

lunedì 24 dicembre 2012

Monti fa pagare 89mila euro di Imu a chi combatte la leucemia dei bimbi


LO SCANDALO

Monti fa pagare 89mila euro di Imu a chi combatte la leucemia dei bimbi

Il balzello, inesorabile, si abbatte sulla struttura d'eccellenza di Padova: "Siamo un Onlus, non facciamo alcun profitto. Con quei soldi avremmo finanziato un progetto triennale"

Monti fa pagare 89mila € di Imu
al centro anti-leucemia dei bimbi
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1150519/Monti-fa-pagare-89mila-euro-di-Imu--a-chi-combatte-la-leucemia-dei-bimbi.html

martedì 11 dicembre 2012

L'Italia è prima in Europa... ...per le tasse sulla casa


Con l’Imu l’Italia scala la classifica nel confronto delle imposte sugli immobili. In apparenza Parigi ci precede, ma in Francia e Inghilterra il prelievo sul mattone assorbe molti altri tributi

L'Italia è prima in Europa...
ma solo per le tasse sulla casa

giovedì 25 ottobre 2012

A Sesto si vota l'Imu e una manovra da 7,1 milioni Stangata su case e negozi sfitti


La polemica sulle barricate. Tittaferrante: "Non si incentiva il canone concordato". Franca Landucci sulle case in comodato d'uso gratuito: "Il Comune ha scelto l'opzione più costosa per il contribuente"
di Laura Lana
Cartelli per la ricerca di una casa in affitto
Cartelli per la ricerca di una casa in affitto
di Laura Lana
Sesto San Giovanni, 25 ottobre 2012 - È una manovra da 7,1 milioni di euro quella che stasera e domani approderà sui banchi del consiglio comunale. Si vota la variazione di bilancio e la modifica delle aliquote Imu. La Giunta porterà la sua proposta: invariata allo 0,4 per cento l'imposta sulla prima casa e allo 0,76 per cento l'imposta sulle attività commerciali e artigianali, su quelle innovative e tecnologiche e sulle start-up.
Una decisione per "rilanciare e non pesare ancora di più sul mondo del lavoro, che è stato il più colpito dalla crisi", ha spiegato l'assessore alle Politiche economiche e produttive Virginia Montrasio. Il Comune, lasciando le aliquote base per queste categorie, rinuncia a mettere in cassa un milione di euro.La stangata si ha così sulle case e sui negozi sfitti: l'Imu schizza all'1,06 per cento. Questione di equità, dice l'amministrazione. Eppure la minoranza ha sollevato più di una questione, durante la commissione consiliare dei giorni scorsi.
non tornare sono le cifre per le aliquote sulle case in affitto. Perché chi decide di mettere in locazione la seconda casa si ritrova un'imposta dell'1 per cento, mentre chi fa lo stesso ma a canone concordato si becca comunque l'aliquota allo 0,96. "In questo modo non si incentiva il canone concordato, che a Sesto andrà di fatto a sparire", denunciano Angela Tittaferrante (Sesto nel Cuore) e Antonio Lamiranda (Pdl). "Se ho una casa da affittare mi conviene andare sul mercato libero – commentano i due consiglieri della minoranza -. Con il canone concordato, perdo dei soldi sulla locazione e non ho neanche troppi vantaggi fiscali per poter pareggiare".
A rischio, ci sarebbe il progetto Lo.Care, che vedeva i proprietari dare in affitto appartamenti a canone concordato a cittadini bisognosi, con il Comune a fare da garante e intermediario. "Era giàmolto difficile prima, quando l'aliquota era allo 0,76 – racconta Tittaferrante, impegnata nel programma come operatrice Caritas -. Figuriamoci adesso. Andiamo a mettere in bilico un piano di intervento in un momento difficile come questo. Dove il bisogno di casa aumenta a livelli esponenziali". Insomma, uno sconto infinitesimale che non soddisferà gli operatori e non renderà appetibile il canone moderato, pronostica l'opposizione e anche una parte della maggioranza, come Sel. Che stasera potrebbe presentare un emendamento durante il dibattito in consiglio.
"Gli sfratti sono in aumento. Le graduatorie per un alloggio pubblico sono lunghe – ricorda Lamiranda -. Stiamo attenti al costo sociale come effetto collaterale di queste modifiche alle aliquote". A far saltare sulla sedia la capogruppo Pdl è invece la percentuale scelta per le case in comodato d'uso gratuito. Quelle spesso date dai genitori ai figli, per intenderci. Che non vengono assimilate alla prima casa.
"Si paga l'1,06 per cento come se fosse sfitta – lamenta Franca Landucci -. Non essendoci una prescrizione ad hoc, il Comune ha scelto l'opzione più costosa per il contribuente. Trovo tutta questa manovra profondamente iniqua: dato che mancavano dei soldi per pareggiare gli equilibri di bilancio, si è deciso di prenderli dai cittadini che stanno vivendo una crisi epocale. Si doveva rimettere mano alla spesa interna in modo più rigoroso, invece sono riusciti a recuperare poco più di 500mila euro".