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domenica 22 dicembre 2013
martedì 3 settembre 2013
CRITERI "SINISTRI" Senatori a vita, gli "alti meriti" della Cattaneo: 440° posto tra gli scienziati italiani Secondo la graduatoria stilata dalla Via-Academy l'esperta di staminali è preceduta anche da altre 45 donne. Sono contati di più le sue preferenze politiche?
Sugli alti meriti scientifici di Elena Cattaneo discuteranno, forse, coloro che assegnano il Premio Nobel, Per ora, l'esperta di cellule staminali si accontenterà della poltrona da neo senatrice assegnatale dal presidente della Repubblica, che le regalerà 232 mila euro all'anno. Considerando che la Cattaneo ha 51 anni, un bel gruzzolo. Ma la domanda è: quali sono gli altri "alti meriti" che hanno spinto Giorgio Napolitano a sceglierla per Palazzo Madama?
Indietro in classifica - Domanda lecita, visto che a giudicare dalle classifiche di "rendimento" degli scienziati italiani e il loro giudizio all'estero la neo senatrice non spicca granchè. Come riporta Fabrizio De Feo sul Giornale, la graduatoria Top Italian Scientists (Tis) della Via-Academy, legata all'Università di Manchester, la Cattaneo è appena al 66° posto. Senza gli ex aequo, è addirittura 440esima. Davanti a lei, tra l'altro, 45 donne. Certo, si dirà, anche l'altro neosenatore a vita Carlo Rubbia non spicca: è 42esimo. Ma almeno lui il Nobel l'ha già vinto. La classifica tiene in considerazione produttività, impatto delle proprie ricerche e pubblicazioni, citazioni.
I criteri "sinistri" - Forse, allora, a colpire il Colle saranno state le citazioni in altri ambiti. Per esempio, quando la Cattaneo si espose pubblicamente contro il divieto di utilizzo delle cellule staminali embrionali deciso dal governo Berlusconi: "Vietare l’uso degli embrioni congelati, così come prevede la legge 40, è sbagliato, anzi è anti-scientifico". Lottò anche per il referendum di abrogazione del 2005, poi fallito. Un impegno che, sussurrano i maligni, non era solo "etico" e "scientifico" ma pure "politico". La Cattaneo non ha mai negato le sue simpatie per il Pd ("Cosa voto? La scienza è un cavallo di battaglia della sinistra", diceva subito dopo la nomina) e nel 2009 votò anche alle primarie del Partito democratico. Criterio probabilmente non preso in considerazione dal Quirinale, ma che ora potrebbe far decisamente comodo in Senato.
Indietro in classifica - Domanda lecita, visto che a giudicare dalle classifiche di "rendimento" degli scienziati italiani e il loro giudizio all'estero la neo senatrice non spicca granchè. Come riporta Fabrizio De Feo sul Giornale, la graduatoria Top Italian Scientists (Tis) della Via-Academy, legata all'Università di Manchester, la Cattaneo è appena al 66° posto. Senza gli ex aequo, è addirittura 440esima. Davanti a lei, tra l'altro, 45 donne. Certo, si dirà, anche l'altro neosenatore a vita Carlo Rubbia non spicca: è 42esimo. Ma almeno lui il Nobel l'ha già vinto. La classifica tiene in considerazione produttività, impatto delle proprie ricerche e pubblicazioni, citazioni.
I criteri "sinistri" - Forse, allora, a colpire il Colle saranno state le citazioni in altri ambiti. Per esempio, quando la Cattaneo si espose pubblicamente contro il divieto di utilizzo delle cellule staminali embrionali deciso dal governo Berlusconi: "Vietare l’uso degli embrioni congelati, così come prevede la legge 40, è sbagliato, anzi è anti-scientifico". Lottò anche per il referendum di abrogazione del 2005, poi fallito. Un impegno che, sussurrano i maligni, non era solo "etico" e "scientifico" ma pure "politico". La Cattaneo non ha mai negato le sue simpatie per il Pd ("Cosa voto? La scienza è un cavallo di battaglia della sinistra", diceva subito dopo la nomina) e nel 2009 votò anche alle primarie del Partito democratico. Criterio probabilmente non preso in considerazione dal Quirinale, ma che ora potrebbe far decisamente comodo in Senato.
sabato 10 agosto 2013
Meno iscritti e spese al rialzo: Sesto, il Pd chiude due circoli
I democratici rinunciano a via Fermi e via Podgora, in attesa della festa provinciale con Matteo Renzi e Gianni Cuperlo
di Laura Lana
Pd, Partito Democratico (foto Lapresse)
di Laura Lana
Sesto San Giovanni, 8 agosto 2013 - In via Podgora e in via Fermi non sventoleranno più le bandiere del Pd. In tempo di crisi bisogna risparmiare. Anche sui circoli, che ormai pesano sempre più sul bilancio del partito. Un partito che in questi anni, nonostante il crollo verticale degli iscritti, aveva mantenuto i cinque circoli, uno per quartiere, oltre alla sede di via Fiorani. Visti i conti, l’assemblea cittadina ha deciso di abbassare la saracinesca in centro e alla Rondinella, rione storicamente a destra. Cala il sipario al circolo «Turoldo» per «la richiesta di un canone di affitto al di fuori delle nostre possibilità», come spiega il segretario Carlo Rapetti. Al «Picardi», invece, il problema è logistico. «Siamo in un seminterrato con un accesso poco sicuro. È questione di civiltà». Ottomila euro il totale a disposizione per l’affitto dei circoli, che ha rischiato quasi di raddoppiarsi.
«Lo sforzo sarà continuare a esserci anche nei rioni dove fisicamente non avremo sede. Soprattutto alla Rondinella». Intanto, si parla di rotazione nei diversi punti della città per incontrare i sestesi, usando bar, associazioni, gazebo. Un ripensamento reso indispensabile dalla presentazione del bilancio, che ha registrato aumento dei costi e calo degli iscritti: dai 474 del 2008 ai 353 del 2012, cifra oggi confermata al 90 per cento. Un documento sottolinea poi la perdita alle ultime elezioni «dei due senatori (Fiorenza Bassoli e Luigi Vimercati, ndr) che hanno sempre contribuito alle necessità economiche del partito».
Intanto, si aspetta la festa democratica al Carroponte che vedrà la sfilata di guest star pronte per il congresso autunnale: da Matteo Renzi — grande assente dello scorso anno — a Gianni Cuperlo. Il Pd locale sarà presente con lo storico ristorante Valtellina: agli evergreen cassoeula e pizzoccheri, si aggiunge la new entry dell’impepata di cozze, piatto già gustato al Carroponte dal ministro Cecile Kyenge. Un menù per tutti i gusti, proprio come il congresso. Che già entra nella direzione cittadina con le dimissioni del renziano Mauro Bernardi «congelate» da Rapetti.
laura.lana@ilgiorno.net
VIDEO - TI POTREBBE INTERESSAREvenerdì 31 maggio 2013
sabato 25 maggio 2013
CASTA DEMOCRATICA
CASTA DEMOCRATICA
Bersani si tiene l'auto blu
Fuoco amico de L'Espresso
contro l'ex segretario Pd
Il settimanale di De Benedetti fa le pulci a Pier: ora è un "semplice" deputato, perchè allora si tiene vettura e scorta?
lunedì 1 aprile 2013
Il golpe di Napolitano
Il golpe di Napolitano
S’inventa due gruppi di esperti per prendere tempo e lascia il Paese in mano a Monti: stracciata la Costituzione
S’inventa due gruppi di esperti per prendere tempo e lascia il Paese in mano a Monti: stracciata la Costituzione
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S’inventa due gruppi di esperti per prendere tempo e lascia il Paese in mano a Monti: stracciata la Costituzione. Berlusconi: quelle commissioni non ci rappresentano. E nessuno ci ha chiesto l’ok
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domenica 24 marzo 2013
LA TRATTATIVA-FARSA COI GRILLINI
LA TRATTATIVA-FARSA COI GRILLINI
"Se ci date la fiducia
non facciamo la Tav"
Un video sputtana il Pd
L'Italia va a rotoli ma l'M5S ha altre priorità: va in Valsusa a gridare "Stop alla Tav". Ma gli antifascisti contestano Crimi
lunedì 18 marzo 2013
mercoledì 13 marzo 2013
Il Pd ha un grosso vizietto: le banche. Dopo Mps, scoppia lo scandalo Banco di Sardegna
“Abbiamo una banca” come stile di vita. Non bastava il disastro di Mps. Il Pd vuole mettere mano a un’altra banca. L’obiettivo è Fondazione Banco di Sardegna, azionista al 49% del Banco di Sardegna, prima banca sarda anche grazie al controllo di un altro istituto molto radicato, il Banco di Sassari, posseduto al 79%. Nomina in arrivo, infatti, per il bersaniano Cabras (senatore uscente), uomo forte nell’isola. Nulla di così strano visto che già in passato la fondazione ha avuto democratici alla guida.
Ma in questo momento una nuova lottizzazione così sfacciata è vergognosa… E il tutto viene ovviamente silenziato da stampa (e dal partito, figuriamoci). Tra l’altro Cabras, tramite una sua società, si è persino occupato in passato della ristrutturazione della sede del Banco.
Politica e affari, un connubio che il Pd non vuole assolutamente perdere…
http://www.ilfazioso.com
lunedì 4 marzo 2013
Ridiamo la parola agli elettori Meno tasse, non facce nuove
È che in democrazia, quando non c'è una chiara maggioranza politica la parola va data subito agli elettori
È che in democrazia, quando non c'è una chiara maggioranza politica la parola va data subito agli elettori
Alessandro Sallusti - Sab, 02/03/2013 - 16:30
Nel novembre di due anni fa, quando Berlusconi gettò la spugna, siamo stati tra i pochi, forse i soli, a sostenere che bisognava andare subito a votare.
Non perché avevamo la sfera magica, né per particolare competenza. È che in democrazia, quando non c'è una chiara maggioranza politica la parola va data subito agli elettori. Non siamo stati ascoltati. Dopo un anno e passa di governo tecnico spacciato per salva Italia, la situazione è questa (aggiornata a ieri): la pressione fiscale è arrivata al record del 44 per cento, il Pil è sceso a -2,4%, i consumi delle famiglie sono crollati, il debito ha raggiunto il 127%.
E adesso che dovremmo fare? Ripetere l'esperimento di un finto accordo Pd-Pdl? Insediare un governo, fosse pure quello di Grillo, privo di maggioranza politica? Vedere il comico alle prese con la realtà sarebbe anche divertente, se non ci fosse di mezzo il nostro portafoglio, e non solo quello.
Ognuno fa i suoi calcoli, ma vorrei che qualcuno facesse i nostri. E mi rivolgo soprattutto al Pdl, che molti di noi hanno votato perché ci aveva promesso meno Stato, meno fisco e più libertà. Sprecare mesi per vedere che effetto fa Grillo a Palazzo Chigi non mi sembra utile. Perdere tempo a stare appresso al morto Bersani per fare cosa? Una bella legge sul conflitto di interessi, tanto cara anche ai grillini?
E adesso che dovremmo fare? Ripetere l'esperimento di un finto accordo Pd-Pdl? Insediare un governo, fosse pure quello di Grillo, privo di maggioranza politica? Vedere il comico alle prese con la realtà sarebbe anche divertente, se non ci fosse di mezzo il nostro portafoglio, e non solo quello.
Ognuno fa i suoi calcoli, ma vorrei che qualcuno facesse i nostri. E mi rivolgo soprattutto al Pdl, che molti di noi hanno votato perché ci aveva promesso meno Stato, meno fisco e più libertà. Sprecare mesi per vedere che effetto fa Grillo a Palazzo Chigi non mi sembra utile. Perdere tempo a stare appresso al morto Bersani per fare cosa? Una bella legge sul conflitto di interessi, tanto cara anche ai grillini?
Sai che roba, le nostre imprese saranno felici: restano Imu e Irap, ma abbiamo una bella legge sulle proprietà delle tv, con la quale camperemo meglio e rilanceremo consumi ed economia alla grande. Che cosa potrà uscire da una nuova tornata elettorale, con questa o altra legge, non lo sappiamo. C'è chi mette in guardia: occhio che così Grillo raddoppierà i consensi. Vuole dire che a quel punto comanderà lui ma senza la nostra complicità. Noi siamo per la Tav, gli inceneritori e le grandi opere, siamo sì per eliminare la casta ma soprattutto per togliere l'Imu e restituire quella versata. Anche perché, attenzione, non credo proprio che Monti e soci vogliano ripetere il flop. I loro voti sono sul mercato, così come Renzi, che dopo aver fatto rottamare Bersani dagli elettori è pronto a scendere in campo. Difficile che dalle urne-bis esca un altro pari e patta. Aspettiamo che sbollisca l'isteria e teniamoci pronti. Tornare a votare non sarebbe un dramma.
giovedì 28 febbraio 2013
FINI, 450MILA A FORMIGONI. RIMBORSI: 45,8 MILIONI AL PD, 38 AL PDL. SCUSATE, MA NON DOVEVA CAMBIARE TUTTO?
Scusate, mi ero distratto un attimo. Stavo aspettando che cambiasse il mondo. Mi risveglio nella nuova era e scopro che Fini, per il servizio reso al paese, prende una buonuscita da 250mila euro, Formigoni da 450mila, Franco Marini da 174mila, Italo Bocchino da 141mila euro, Maurizio Paniz 100mila euro, Gianfranco Micciché da 158mila euro, D’Antoni 111mila euro, più un vitalizio di 3.300 euro netti che andrà a sommare alla pensione Inpdap da ex docente universitario (?!) di 5.233 euro netti. Teodoro Buontempo incasserà doppio vitalizio (ex parlamentare ed ex consigliere regionale come anche l’ex capogruppo Pd in Regione Lazio Esterino Montino. E sui partiti arriva una pioggia di rimborsi: 159 milioni di euro, di cui 45,8 milioni al Pd, 42,7 al Movimento 5 Stelle, 38 milioni al Pdl, 15 milioni alla Lista Monti (Senato più Scelta Civica alla Camera), 7,3 milioni alla Leg, 5 milioni al Sel, 1,6 a Fratelli d’Italia e 1,5 all’Udc. Scusare, mi ero distratto un attimo. Ma non doveva cambiare il mondo?
mercoledì 27 febbraio 2013
Germania con un grosso problema: un'Italia non più filotedesca
Una commedia italiana che si trasforma in una tragedia greca. Con questa battuta gli analisti di Mediobanca Securities hanno commentato l'esito delle elezioni politiche italiane. "Ci sono più incertezze dopo le elezioni che prima", rilevano gli analisti all'indomani di "una notte di passione".
Una grossa coalizione tra Pd e Pdl viene data come "inevitabile", al 70% in termini percentuali, ma gli analisti rimandano la quadratura del cerchio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ricordano che l'Italia non è la Germania. L'ipotesi di nuove elezioni a breve è data dagli analisti di Mediobanca Securities al 10%, quella di tornare al voto solo per il Senato appena al 5%.
Poco probabile (15%) l'ipotesi che il Movimento 5 Stelle trovi un'intesa con la coalizione di centrosinistra. "E' altamente inverosimile che Grillo possa andare contro il suo dogma, che è attaccare i partiti tradizionali, per associarsi con loro al governo", si legge nel report a firma di Antonio Guglielmi.
A sostegno dell'idea di una grande coalizione, gli analisti spiegano invece che appare difficile che vengano indette nuove elezioni senza cambiare la legge elettorale e che sicuramente non ci saranno prima della nomina del nuovo presidente della Repubblica.
Una grossa coalizione tra Pd e Pdl viene data come "inevitabile", al 70% in termini percentuali, ma gli analisti rimandano la quadratura del cerchio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ricordano che l'Italia non è la Germania. L'ipotesi di nuove elezioni a breve è data dagli analisti di Mediobanca Securities al 10%, quella di tornare al voto solo per il Senato appena al 5%.
Poco probabile (15%) l'ipotesi che il Movimento 5 Stelle trovi un'intesa con la coalizione di centrosinistra. "E' altamente inverosimile che Grillo possa andare contro il suo dogma, che è attaccare i partiti tradizionali, per associarsi con loro al governo", si legge nel report a firma di Antonio Guglielmi.
A sostegno dell'idea di una grande coalizione, gli analisti spiegano invece che appare difficile che vengano indette nuove elezioni senza cambiare la legge elettorale e che sicuramente non ci saranno prima della nomina del nuovo presidente della Repubblica.
Inoltre gli analisti sospettano che questo porterebbe ancora più voti al Movimento Cinque Stelle, andando contro l'interesse dei partiti tradizionali. Insomma, sintetizza Mediobanca Securities, una "tempesta perfetta". L'Italia si è svegliata questa mattina con più punti interrogativi di quanti ne avesse prima delle elezioni. Il risultato appare anche più confuso di quanto i medesimi analisti avessero paventato nel report diffuso settimana scorsa.
Quanto all'Europa, se dall'Italia era attesa maggiore chiarezza, l'esito è che ha fallito miseramente. "Sarebbe scorretto dire che un italiano su due ha votato contro l'euro, ma possiamo affermare che un italiano su due ha votato contro l'austerità imposta dall'Europa. Questo significa che la Germania oggi ha un grosso problema perché l'Italia difficilmente manterrà l'atteggiamento filotedesco dettato finora da Mario Monti".
Fonte: Milanofinanza.it
giovedì 21 febbraio 2013
Il giardino passa alla parrocchia: il "regalo" vale mezzo milione
Il sindaco Chittò spazza i dubbi su nuovi edifici o speculazioni; "Questo è un progetto sociale"
di Patrizia Longo
Il giardino di via Menotti a Sesto San Giovanni (Spf)
Sesto San Giovanni, 20 febbraio 2013 - Il giardino di via Menotti con gazebo e bocciodromo per gli anziani, da sacrificare all’oratorio per un secondo campo da calcio, non era costato «solo» 380mila euro. Carte alla mano, con l’acquisizione dell’area, il Comune ne aveva spesi ben 650mila. Tuttavia le ragioni della parrocchia di San Giuseppe, pronta a investire altri 200mila euro (150mila da parte di benefattori e 50mila ricevuti dalla Curia) per favorire l’aggregazione di bambini e adolescenti, anche stranieri e di altre religioni, hanno avuto la meglio su un mero calcolo economico: il consiglio comunale ha approvato la cessione trentennale di quell’area di duemila metri quadrati, con lo smantellamento del giardino a carico delle casse municipali.
A favore ha votato tutta la maggioranza (Pd, Sel, Idv), tranne la Federazione della Sinistra: «Il giardino è utilizzato da una trentina di adolescenti, dagli anziani, per le feste di compleanno: preferisco uno spazio per tutti, non il solito campo da calcio che per di più discrimina maschi e femmine. L’integrazione non deve essere lasciata solo al volontariato», ha detto Michele Foggetta.
E via libera anche da una parte dell’opposizione. «Sì» dalla lista civica Sesto nel cuore, a partire da Angela Tittaferrante, coordinatrice della Caritas parrocchiale: «L’oratorio è costretto ad accogliere solo bambini, perché non c’è spazio anche per gli adolescenti. Si potrà fare prevenzione attraverso lo sport, per ragazzi tra i 12 e i 18 anni. Che valore economico ha la prevenzione?». Prima di lei, l’ex assessore ai Giovani, Lucia Teormino (Pd), ha snocciolato i numeri dell’oratorio: 350 iscritti agli ultimi centri estivi, 70 in lista d’attesa; 270 tesserati nelle 12 squadre di calcio e una di pallavolo, con una ventina di stranieri.
Contrari i Grillini, spaccato il Pdl: con Roberto Di Stefano favorevole e l’altro consigliere Antonio Lamiranda deciso invece a rivolgersi alla Corte dei Conti: «Soldi che si buttano nel cestino, quel giardino non è degradato». Non ha votato, uscendo dall’aula (e dal Pdl), Franca Landucci che sulla questione avanza dubbi: «Se quello che possiamo offrire contro marginalità e droga è il calcetto, siamo messi male. L’oratorio può usare il giardino così com’è. Mi chiedo cosa ci sia sotto». E se in quartiere circolano voci su nuove costruzioni all’interno della parrocchia, a smentirle categoricamente ci hanno pensato prima il sindaco Monica Chittò - «dietro questa delibera c’è solo una politica di sussidiarietà» - e poi il parroco don Angelo Cairati: «Noi abbiamo solo chiesto uno spazio per i nostri ragazzi. Mi sa che siamo finiti in mezzo a qualcosa più grande di noi».
di Patrizia Longo
mercoledì 20 febbraio 2013
IL BALLETTO DEI PARLAMENTARI
Il partito dei voltagabbana: in 5 anni sono 180 le poltrone che hanno cambiato padrone
Bersani annuncia la "caccia ai grillini" dopo le elezioni. E visto quanto è accaduto dal 2008 può essere ottimista
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venerdì 15 febbraio 2013
TOGHE Il giudice che ha assolto Vendola è amica della sorella di Nichi Panorama rivela le relazioni pericolose tra Patrizia Vendola e il gup Susanna De Felice. Il leader di Sel querela
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Patrizia Vendola, sorella di Nichi, è stata sentita dai giudici in merito alla sua amicizia con Susanna De Felice, il giudice che nell’ottobre scorso ha assolto il governatore pugliese dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio. A rivelarlo è un articolo del settimanale Panorama, che racconta il giro di frequentazioni della sorella del leader di Sel, vicina a molti magistrati della procura di Bari, che poi ha assolto il governatore. Vendola, dal canto suo, smentisce e querela il settimanale della Mondadori.
Ma vediamo i fatti. Il 31 ottobre dello scorso anno Nichi Vendola viene assolto con formula piena dal tribunale di Bari «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di abuso d’ufficio in merito alla nomina di un primario dell’ospedale San Paolo. A puntare il dito contro il governatore era stata un’ex dirigente dell’Asl del capoluogo pugliese, Lea Cosentino, a suo tempo sollevata dal suo incarico proprio da Vendola. La richiesta dell’accusa nei confronti di Nichi è pesante: 20 mesi di reclusione. Vendola, che ha appena dato vita all’alleanza di centrosinistra insieme al Pd, però afferma con forza la sua innocenza: «Se verrò condannato, lascerò la politica», disse Nichi, prima di essere assolto.
A dicembre, però, il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, apre un fascicolo proprio sulla De Felice, il giudice che ha assolto il governatore. Lo spunto arriva proprio dai due pm che hanno indagato Vendola: Desirèe Di Geronimo e Francesco Bertone. La Di Geronimo, tra l’altro, è stata per anni anche lei molto amica della sorella del governatore, come testimoniano alcune immagini su Facebook. E il 31 gennaio Patrizia Vendola viene convocata in procura per dare spiegazioni sulla sua amicizia con la De Felice. Quello che vogliono capire è se tra le due donne, la sorella di Vendola e il giudice, esistesse un’amicizia che possa gettare ombre sulla sentenza di assoluzione del governatore. E davanti ai pm la sorella dei Vendola avrebbe ammesso la conoscenza con la De Felice, specialmente nel periodo dal 2004 al 2009, in seguito alle frequentazioni con Carofiglio e sua moglie, Francesca Pirrelli, altra pm del capoluogo pugliese. «Ho condiviso amici e feste con De Felice per diversi anni, con una cadenza di circa una volta al mese, fino al 2009. Dopo ci saremmo viste cinque o sei volte, non di più», ha detto Patrizia Vendola ai magistrati. Insomma, la frequentazione c’era, anche con il compagno della De Felice, il magistrato Achille Bianchi, anch’egli amico di Carofiglio e della moglie.
Nulla di male, per carità. Il problema, però, si pone se si viene a scoprire che un giudice che assolve una determinata persona è amica di colui che ha assolto o di un suo stretto familiare. E nell’inchiesta sarebbero saltate fuori anche delle fotografie che ritraggono allo stesso tavolo Vendola e, appunto, De Felice. «E’ possibile, ma si tratta di occasioni o episodi avvenuti molto tempo prima il processo nei confronti di mio fratello», ha spiegato la sorella di Vendola ai pm. Un intreccio che rischia di gettare un’ombra di sospetto sull’assoluzione del governatore pugliese ora impegnato nella campagna elettorale per le Politiche al fianco di Pier Luigi Bersani. Ma Vendola fermamente smentisce e querela Panorama. «Ho dato mandato ai miei legali di sporgere denuncia nei confronti del settimanale Panorama, per il piccolo concentrato di fango, con cui, in linea con l'informazione berlusconiana, ha inteso colpirmi», afferma il governatore, annunciando il ricorso alle vie legali.
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TELEFONATE SHOCK! VOTO ESTERO, PATRONATI E PD
Telefonate fatte a febbraio 2013 in campagna elettorale ai patronati in Europa. I patronati sono strutture che dipendono dal ministero del lavoro, finanziate con i soldi pubblici che assistono soprattutto pensionati italiani all'estero. In teoria, per legge, non possono fare campagna elettorale. La telefonata sembra dimostrare il contrario e confermare voci che da anni girano in proposito. PD, ti piace vincere facile?
giovedì 14 febbraio 2013
Goldman Sachs vota per il Pd Antonio Satta - Milano Finanza
RASSEGNA STAMPA
Goldman Sachs vota per il Pd
Antonio Satta - Milano Finanza
pubblicato il 21 settembre 2012 , 30683 letture
Le polemiche saranno inevitabili. Per le prossime elezioni Goldman Sachs scommette sul Pd. Il colosso finanziario americano, a sette mesi dalle elezioni politiche italiane, ha pubblicato un report che farà rumore, nel quale si sostengono le chanche di una maggioranza di centro sinistra incentrata sul Pd. E questa maggioranza molto probabilmente manterrebbe la linea Monti, anche se non è chiaro se riconfermerebbe Mario Monti a capo del governo. In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l'idea di garantire una coalizione centrista a favore di una conferma di Monti».
Ora non si può dire che a Goldman Sachs non conoscano la politica e gli effetti che una dichiarazione del genere può scatenare. Se c'è una banca d'affari che con la politica e i governi, in patria e all'estero, ha avuto relazioni strettissime è proprio GS. In America hanno tirato in ballo le revolving doors (le porte girevoli) per definire il fenomeno tipico in Goldman di un dirigente di primo piano che lascia il suo incarico per passare al governo, e magari, finito il mandato, torna tranquillamente alla casa madre. Per limitarci all'Italia, Mario Draghi è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005, ma tra i consulenti della banca d'affari ci sono stati anche Gianni Letta, Romano Prodi e Mario Monti.
Ebbene, ora gli analisti di Goldman Sachs, peraltro molto attiva nella vendita di Btp nei momenti in cui lo spread era salito alle stelle e grande sostenitrice di un governo Monti post-Berlusconi nelle fasi calde del novembre scorso, scrivono che il tempo del governo tecnico del loro autorevole ex collega, «sta per finire» e «l'Italia potrebbe risentire dell'incertezza politica collegata alle future elezioni politiche in agenda ad aprile 2013». 11 maggior rischio per il Paese, secondo la banca d'affari, verrebbe da una vittoria delle forze euroscettiche e tra queste colloca il Pdl di Silvio Berlusconi e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Del resto, scrivono gli analisti, «le riforme impopolari del governo Monti, ad esempio l'Imu dal valore di 20 miliardi di euro all'anno, hanno favorito campagne politiche anti-europee e anti-euro di vari partiti». Non va nemmeno sottovalutato l' appeal politico di Grillo, perché «ha buone opportunità di guadagnare un gran numero di seggi in Parlamento, riflettendo la di saffezione degli italiani all'esistente establishment politico».
GS rimane cauta, ma comunque «costruttiva», sulle dinamiche di mercato dei titoli di Stato italiani che potrebbero soffrire se la credibilità del nuovo programma di acquisto della Bce fosse messa in discussione, soprattutto in considerazione del debole scenario macroeconomìco. Ma pesa anche l'incertezza sugli esiti delle prossime elezioni, tanto che gli analisti arrivano a delineare tre possibili scenari che potrebbero portare l'Italia a ricorrere al programma di aiuti Efsf/Esm, così ribattezzati: il vincolato, il tattico e il mani-legate». Nei primo scenario («il meno probabile») l'Italia potrebbe essere obbligata a ricorrere ai fondi per il riemergere «delle tensioni sull'obbligazionario» che potrebbero rendere «illiquido il mercato dei Btp»; un'ipotesi possibile con «una vittoria dei partiti anti-europei». Nel secondo scenario, il governo italiano potrebbe «tatticamente» vincolarsi al Fondo salva Stati prima delle elezioni, «senza in realtà averne bisogno», annullando il rischio contagio dalla Spagna. Il terzo e ultimo scenario prevede che la richiesta di sostegno possa essere avanzata da Monti stesso, prima delle elezioni, per «legare le mani al suo successore».
Fonte: Milano Finanza
http://www.partitodemocratico.it/doc/243468/goldman-sachs-vota-per-il-pd-htm
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