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domenica 12 gennaio 2014

Caro Monti, li ha sulla coscienza

I professori sono responsabili della sorte dei nostri marò ma se ne lavano le mani. Ora si muove l'Ue ma non l'Italia

Il collega Riccardo Pelliccetti già ieri ha commentato in modo impeccabile la storia dei marò sequestrati dagli indiani e che ora rischiano (sul serio) di essere condannati a morte.
I due marò italiani prigionieri in India dal febbraio 2012
A me non rimane che aggiungere qualche considerazione sulla conclamata stupidità delle nostre istituzioni, buone a nulla ma capaci di compiere impunemente qualsiasi nefandezza.

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Quando spararono ad alcuni pirati (o pescatori: il loro mestiere è un'opinione), i due militari non erano in crociera, ma in servizio, cioè comandati di proteggere con le armi una nave italiana. La sparatoria non avvenne in acque indiane, bensì internazionali, dove le autorità col turbante non avevano e non hanno alcuna giurisdizione. Ciononostante, il comandante della nostra imbarcazione ubbidì a un ordine straniero illegittimo: attraccare in India e consegnare i cecchini alla polizia locale. E questa è la prima assurdità, che non ha mai avuto una spiegazione logica. Amen.
I marò, manco a dirlo, furono immediatamente fermati e sottoposti a indagini. Lo scopo era chiaro: processarli e condannarli. Perché? L'India è un Paese come tutti gli altri: quando si tratta di andare a votare, i candidati cercano di dimostrare di essere dei duri e di meritare il voto dei bischeri che si recano alle urne.
Il nostro ministero degli Esteri ne era consapevole, ma, non sapendo come gestire la grana, finse di fidarsi degli indiani. I quali fecero appunto gli indiani. Trattennero i militari e buona notte. Quando ormai tutto sembrava compromesso, gli stessi indiani si resero conto di averla fatta grossa e concessero ai marò di rientrare in patria per le feste: licenze premio. Paradossale.
Ma andiamo avanti nel racconto surreale. I soldati, a vacanza conclusa, si riconsegnarono ai loro aguzzini, perché i patti sono patti. E ricominciò il tormentone: che ne sarà di loro? Il nostro governo se ne sbatté totalmente. Non intervenne, non fece pressioni, non brigò.
Trascorse qualche tempo, e i soliti indiani del menga, verificato che gli italiani (i governanti) sono tonti, non esitarono a concedere ai marò la seconda licenza in occasione di altre feste religiose. I quali marò, pertanto, si fecero 15 giorni a casa loro, tra familiari, amici e parenti. A questo punto, l'unico ministro intelligente del nostro governo di professori (premier Mario Monti) e bidelli, Giulio Terzi di Sant'Agata, responsabile della Farnesina, fu folgorato da un'idea: tratteniamo in Italia i due soldati e che gli indiani vadano all'inferno.
La sua proposta venne accolta con entusiasmo a Palazzo Chigi, tant'è che il suddetto Monti, giulivo, si fece fotografare accanto ai militari «graziati» da Terzi per sottolineare la felice conclusione della vicenda dovuta al proprio illuminato esecutivo. Ma eravamo su Scherzi a parte. Alcuni giorni dopo, infatti, lo stesso Monti dichiarò che i marò sarebbero stati rispediti in India per essere massacrati. Però, che bella trovata! I soldati piegarono la testa (mannaggia a loro) e dissero signorsì. Roba da matti, da ubriachi, da fessi.
Non è finita. Giulio Terzi di Sant'Agata (Dio mio che cognome complicato) fu pubblicamente deplorato: come si permette questo qui di risolvere un problema? Puniamolo. Come? Costringiamolo a dimettersi dal governo. Sembrava una barzelletta, invece era la realtà. Infatti Terzi fu reintegrato nel ruolo di ambasciatore, cioè declassato: non sei degno di essere ministro. Castigato anziché premiato. Roba da chiodi.
Adesso si scopre ciò che era ovvio: i militari espulsi dall'Italia e ricacciati in India sono in procinto di essere bastonati in base a una legge che contempla la pena capitale. Ma vi rendete conto, cari lettori, di quanto siamo idioti? Prendiamo due soldati, ordiniamo loro di difendere una nostra nave, costoro eseguono il mandato e sparano in acque internazionali. Quindi dovrebbero risponderne al loro Paese. Il quale viceversa li impacchetta e li «recapita» illecitamente ai pazzi indiani (in campagna elettorale e assetati di sangue) e se ne lava le mani, dopo averli illusi che sarebbero rimasti qui da noi per venire giudicati, eventualmente, dalla magistratura italiana.
Una domanda a Monti, contro il quale non abbiamo nulla di personale: scusi, professore, perché ha combinato 'sto casino? Prima si è dichiarato d'accordo con Terzi per trattenere i marò, poi ha cambiato opinione e li ha rispediti in India. Poniamo il caso che i due povericristi siano giustiziati, lei che fa? Va in chiesa a confessarsi o si butta dal sesto piano per fare pari e patta? Ci comunichi le sue intenzioni. Noi siamo fuori dalla grazia di Dio. Vogliamo giustizia.
fonte

giovedì 14 giugno 2012

La medicina non funziona


Paghiamo 50 miliardi per aiutare la Spagna ma il Pil e la Borsa calano e lo spread sale ancora. Allarme delle Ferrovie dello Stato: senza finanziamenti aboliremo i treni locali

Accadono cose bizzarre, incomprensibili. Il cittadino si alza la mattina, compra il giornale e scopre con raccapriccio che pagando più tasse si riduce il cespite fiscale.
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E si domanda: perché non facciamo il contrario? Paghiamo meno tasse cosicché lo Stato incasserà di più. Rispondono i professori: non si può. Perché? Perché no, l’Europa non vuole.
La mattina dopo lo stesso cittadino ricompra il giornale e ne scopre un’altra mica male: bisogna aiutare la Spagna, altrimenti salta in aria l’Unione. Lui pensa: magari. Infatti, si dà il caso che la quota a carico del nostro Paese per il suddetto salvataggio sia di circa 50 miliardi. E dove andiamo a raccattarli che siamo in bolletta? I tecnici rassicurano: cari compatrioti, trattasi di sacrificio utile, noi sganciamo volentieri denaro perché, se non ne sganciassimo, sarebbe peggio, crollerebbe l’Ue e usciremmo dall’euro.Discorso per noi profani senza senso, ma spacciato come teoria scientifica; pertanto, nessuno osa contestarlo nel timore di apparire ignorante e perfino antieuropeo.Già,l’Europa ha sostituito Garibaldi nella lista degli intoccabili, dei miti inviolabili.
La gente, tuttavia, sottovoce, parlando con gli amici esprime quantomeno delle perplessità. Come è possibile che noi si vada in soccorso della Spagna se siamo costretti ad aumentare l’Iva per non fallire? Non sarebbe più opportuno che ci tenessimo i 50 miliardi destinati a tappare i buchi delle banche iberiche piene di debiti? Dato che tutti i Paesi sono indebitati, facciamo una bella cosa: ciascuno di essi provveda al proprio portafogli, e che Dio ce la mandi buona. Casca l’impalcatura comunitaria? Va a farsi benedire la moneta unica? Pazienza, ce ne faremo una ragione. Se non altro saremo padroni in casa nostra e, se ci rotoleremo nel fango, rimprovereremo noi stessi e non Angela Merkel, la quale, in fondo, si fa gli affari suoi e non ha mica torto.
Questa faccenda dell’euro è un rebus. Ci è costato entrarci, ci è costato da pazzi rimanerci e ci costerebbe ancor di più uscirne? Come il matrimonio: spendi per celebrarlo, spendi per mantenerlo e, se divorzi, sei rovinato, però riconquisti la tua libertà, fosse anche solo quella di fuggire. Tra l’altro, si dice che la Spagna abbia bisogno di una cifra superiore a 300 miliardi complessivi. Se fosse vero, significherebbe che tra qualche mese essa busserebbe di nuovo a soldi.
Ci stiamo intorcinando. La Bce ha prestato una valanga di miliardi anche alle banche italiane, che li hanno usati allo scopo di comperare Bot per tamponare il rischio default dello Stato; e gli imprenditori continuano ad avere difficoltà di credito. Adesso dobbiamo versare 50 miliardi per dare ossigeno a Madrid. Scusate, ma non ci siamo cacciati nella classica situazione del cane che si morde la coda?
Il governo Monti ha delle soluzioni un po’ più brillanti di quelle fasulle adottate finora? Non sarà che è considerato zero nelle alte sfere europee, le quali pretendono da noi ciò che non abbiamo? Ridursi al ruolo di gregari, di sudditi di Bruxelles non è neppure dignitoso. È troppo auspicare un soprassalto di orgoglio dei nostri luminari? Coraggio, rimettiamoci inproprio:soffriremo un po’, ma almeno saremo responsabili e autonomi, non più ossessionati dallo spread (salito a livelli folli) e dalla Borsa (giù a picco, nonostante tutto). Dobbiamo crepare? Ricordiamo che è preferibile morire in piedi che tirare a campare in ginocchio.