giovedì 31 maggio 2012

L’evasione di Banca Intesa arriva in Procura. Ma nel 2006 l’AD era il ministro Passera…


Guai in vista per Corrado Passera? Eh sì, a giudicare da quello che sta succedendo non è difficile pronosticare guai in vista per il ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture. Guai seri, mica cosette da ridere. E’ accaduto che l’agenzia delle Entrate avesse accertato l’evasione da parte di Banca Intesa di 1.150 milioni di euro durante la caotica e per molti versi oscura fase che ha portato alla fusione col gruppo San Paolo di Torino. Il contenzioso con il fisco è stato risolto con una transazione con la quale Banca Intesa ha accettato di pagare 270 milioni di euro. Tuttavia il problema non si è chiuso lì perchè il Fisco ha passato la pratica alla procure interessate per competenza, stando a quanto riferito dal quotidiano La Stampa. Questa non è una buona notizia per Passera perché i fatti contestati risalgono al 2006, epoca nella quale l’attuale Ministro dello Svilippo era amministratore delegato dell’istituto bancario, nonchè artefice e regista della fusione con la Sanpaolo.
Al centro della contestazione dell’Agenzia delle Entrate un lungo elenco di operazioni finanziarie “girate” ad una serie di controllate del gruppo; nello specifico, “i contratti di pronti contro termine su titoli obbligazionari emessi da La Defense II Plc (una public limited company di diritto britannico interamente controllata da Crédit Suisse, n.d.r.), scrive Gianluca Paolucci su La Stampa, sottoscritti da Banca Intesa e da questa girati alle banche controllate, così producendo a favore di ciascuna di queste, e quindi al gruppo nel suo insieme, un credito fiscale sulle imposte pagate all’estero”. Manovra approvata dagli uffici legali di Banca Intesa, ma che secondo l’Agenzia ha 
permesso un’elusione fiscale simile a quella di Unicredit con l’operazione Brontos, per la quale è iscritto nel registro degli indagati Alessandro Profumo, fratello di Francesco Profumo ministro dell’Istruzione e quindi collega di Passera. Alessandro Profumo, del quale la GdF indagando nel suo ufficio ha trovato un foglio con scrittura olografa in cui spiegava come frodare il fisco ai suoi sottoposti, in attesa di giudizio è stato “punito” con la nomina ad AD della banca rossa Montepaschi di Siena, a sua volta al centro di un’indagine della magistratura per la “dabbenaggine” con la quale ha acquistato per 9,3 miliardi dagli spagnoli del Santander la Banca Antonveneta, valore di mercato di 2,3 miliardi di euro.
Anzi, sembrandogli pochi i 9,3 miliardi, in epoca successiva ne ha aggiunto un altro di miliardo arrivando a 10,3. La Antonveneta, ricordiamo a chi se lo fosse dimenticato, è la banca oggetto delle mire espansionistiche finanziarie del PD, che tramite l’Unipol di Consorte, condannato per aggiotaggio, ha tentato di accaparrarsi con manovre truffaldine e fraudolente che furono oggetto di strane telefonate tra Fassino e Consorte stesso, con ripetuti interessamenti di D’Alema. Fu in quelle circostanze che avvenne la famosa intercettazione di Fassino : “Allora abbiamo una banca?” che ha fatto scattare la denuncia non per Fassino, ma per Paolo e Silvio Berlusconi per aver diffuso una 
registrazione segretata. La Repubblica ne ha diffuse 103.978 di intercettazioni segretate di Berlusconi, ma quello evidentemente non è un reato grave come diffonderne una, non richiesta, ma fatta appositamente pervenire dai corridoi della procura milanese per incastrare i suddetti. Monti è riuscito ad evadere 600.000 euro di ICI da rettore della Bocconi, poi Malinconico con le ferie pagate a 5 stelle, poi Patroni Griffi con la casa INPS del Colosseo, adesso Passera già chiacchierato per il brindisi delle Cinque Terre ospite di un condannato, attualmente indagato anche per dieci abusi edilizi. In questo quadro di galantuomini, Monti si aspetta le dimissioni di Catriacalà perchè ha osato proporre che i giudici in malafede siano chiamati a pagare per i propri misfatti.
Bella gente, Grande Italia.

di Caelsius Mars © 2012 Qelsi



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