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martedì 25 giugno 2013

Allarme dell’Agenzia delle Entrate: “Circolano false comunicazioni sulle anomalie tra reddito dichiarato e spese sostenute” -

Una lettera in bianco e nero, anziché coi colori dell’agenzia e un 2012 in più nella mail. Dettagli che non possono essere notati da chi si trova sul tavolo una comunicazione “apparentemente” ufficiale dell’Agenzia delle entrate la quale contesta il reddito rispetto alle spese sostenute.
Dettagli importanti, però, perché queste comunicazioni sono false, anche se del tutto simili a quelle vere. A lanciare l’allarme è la direzione della Lombardia dell’Agenzia delle entrate, dopo che alcuni cittadini avevano ricevuto delle false comunicazioni di anomalia tra spese sostenute e reddito dichiarato
La Direzione Regionale della Lombardia ha già provveduto a denunciare il fatto alla Procura della Repubblica. I cittadini che dovessero risultare destinatari delle false comunicazioni sono invitati a prestare la massima attenzione e informare gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. L’elenco degli uffici della Lombardia, con indirizzi e numeri di telefono, è disponibile sul sito Internet all’indirizzo http://lombardia.agenziaentrate.it  nella sezione “Indirizzi utili”.

Clicca sulle immagini per vedere le differenze tra falsa comunicazione e vera comunicazione

domenica 10 marzo 2013

Il paese è in ginocchio, ma Equitalia aumenta gli interessi di mora


Equitalia: aumentano interessi di mora sui pagamenti in ritardo

Di Erik Lasiola - laveracronaca.com

C’è chi vorrebbe cancellarla definitivamente, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo; chi vorrebbe ampiamente riformarla, vedi Partito Democratico il cui leader Bersani ha inserito questo intendimento nei famosi otto punti programmatici, o Berlusconi che più volte ha affermato di volerla cambiare; e ci sono i cittadini che spesso sono vittime dei suoi modi poco gentili ed ortodossi.
Stiamo parlando naturalmente di Equitalia, la società pubblica italiana incaricata della riscossione nazionale dei tributi sull’intero territorio nazionale. Che quello con i cittadini non sia un idillio è un fatto ormai acclarato; come abbiamo ampiamente descritto dalle pagine del nostro giornale (Il funzionamento di Equitalia: quali novità in futuro? ), Equitalia è vista come un vero e proprio spauracchio ed averci a che fare non è mai piacevole.
Ciò è ingigantito da fenomeni peculiari che la caratterizzano, come quello delle cartelle pazze, ovvero notifiche fantasma o cartelle piene di errori, avvisi che invitano i contribuenti a chiudere le controversie in corso con il Fisco e relative a situazioni già concluse da tempo o mai notificate.
Se a tutto ciò aggiungiamo la questione dell’aggio, vale a dire il compenso che spetta per legge all’agente della riscossione e che, nel caso di Equitalia, è estremamente alto (9%) e contribuisce in caso di mancato pagamento entro i 60 giorni a far accrescere in maniera consistente la cifra, possiamo avere un quadro più dettagliato del perché Equitalia sia così invisa ai cittadini. 

Ebbene, nelle prossime settimane le cartelle esattoriali inviate da Equitalia per esigere pagamenti per conto dell’Agenzia delle Entrate, dei Comuni o dell’Inps subiranno un ulteriore aumento; chi non salderà entro i termini previsti infatti, sarà obbligato a pagare più interessi di mora, dall’attuale 4,55% al 5,22%. 
In sostanza un’ulteriore aggravio per le tasche dei contribuenti che hanno pagamenti pendenti con il fisco o che li avranno in futuro; a decretare questo aggravio, il primo dall’esplodere della crisi ad oggi (il tasso di interesse applicato sugli interessi di mora negli ultimi anni era andato via via calando; viceversa adesso aumenterà), una disposizione dell’ Agenzia delle Entrate a firma del direttore Attilio Befera. A partire dal prossimo primo maggio, il tasso di mora sui ritardati pagamenti delle cartelle esattoriali subirà quindi un incremento.

Ricordiamo che una cartella esattoriale arriva ad un cittadino a seguito di un accertamento dell’ Agenzia delle Entrate dal quale emerga che il pagamento di una tassa, di una multa, di un’imposta comunale, di un contributo previdenziale o di un qualunque altro versamento non sia stato effettuato. Il Fisco si rivolge ad un ente esattore (Equitalia, in questo caso), che si incarica della riscossione dei tributi dovuti.
Una volta che un cittadino riceve una cartella esattoriale ha 60 giorni di tempo (dalla data della notifica) per pagare la cifra indicata (salvo richiedere, sempre entro questi 60 giorni, la rateazione); se i 60 giorni trascorrono ed il pagamento non è stato ancora effettuato, l’importo da pagare aumenta conaddebiti ulteriori che comprendono varie voci: si va dalle spese inerenti le procedure di riscossione coattiva, ai compensi di riscossione aggiuntivi ed appunto agli interessi di mora. Che vengono calcolati giorno per giorno dalla data di notifica della cartella. 
Ebbene, proprio questi interessi di mora che scattano a partire dall’ultimo giorno utile per il pagamento, subiranno un rialzo a partire dal prossimo 1 maggio 2013; rialzo che, come detto, andrà probabilmente a colpire persone in difficoltà economiche con situazioni pendenti nei confronti del fisco in un momento in cui non ce ne era proprio bisogno.
Gli interessi di mora contribuiscono infatti a far lievitare in maniera sostanziale le cifre da pagare al Fisco, e l’aumento dall’attuale 4,55% al 5,22% significa ulteriori aggravi a carico del destinatario della cartella. Il tutto in un momento in cui Equitalia è più che mai invisa ai cittadini e crescono azioni dimostrative nei suoi riguardi; sempre attendendo una riforma, come molti partiti politici hanno promesso (forse in vista della campagna elettorale) negli ultimi mesi.



Fonte: http://www.laveracronaca.com/index.php/archivio/1187-equitalia-aumentano-interessi-di-mora-sui-pagamenti-in-ritardo

martedì 20 novembre 2012

Redditest, ecco come funziona

In attesa che cominci il vero controllo da parte dell'Agenzia delle Entrate, i contribuenti italiani possono autocontrollarsi e verificare la congruità tra il reddito familiare dichiarato e le spese annuali.
Come? Col redditest, un software scaricabile dal sito dell'Agenzia delle Entrate, che rispettando la privacy permette di capire se c'è il rischio di essere considerati evasori fiscali o meno. Lo strumento verrà presentato oggi alla stampa e si baserà su cento voci riconducibili a sette diversi gruppi (abitazioni, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero e cura della persona, investimenti mobiliari e immobiliari netti e altre spese significative).
Il misuratore del reddito valuterà la capacità di esborso per risalire ai ricavi, non ci saranno più i vecchi coefficienti, per esempio la barca non peserà più del camper, ma il sistema si baserà appunto su queste 100 voci. Dalle auto alle barche, dal possesso di cavalli al risparmio e ai movimenti bancari, dai contributi versati alle assicurazioni, ai mutui e ai lavori immobiliari, gallerie d’arte e tour operator. Il controllo incrociato con le dichiarazioni permetterà di misurare la coerenza tra uscite ed entrate. Se il risultato è un evidente discostamento il contribuente sarà innanzitutto chiamato a dare spiegazioni.
Uno degli elementi d’innovazione, infatti, sta nella richiesta di dati e notizie per la ricostruzione sintetica del reddito, prima ancora di avviare il procedimento di accertamento ai fini della lotta all’evasione fiscale.  Il redditest è figlio dell’operazioneredditometro, ma non ha alcun valor di autodenuncia.
Se il risultato del test sarà una luce verde c’è la prova della congruità, altrimenti si accende un semaforo rosso, segno di una discrepanza tra reddito e tenore di vita. Una spia che indica a rivedere bene la propria dichiarazione per evitare di cadere sotto la lente del fisco. La verifica avviene sulla base delle spese più rilevanti, facilmente individuabili. I dati inseriti rimangono noti solo al  contribuente e non ne rimane traccia sul web.
"Il nuovo redditometro è già pronto, e siamo in fase di approvazione del relativo decreto ministeriale e quindi sicuramente a gennaio sarà utilizzabile", ha dichiarato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel giorno di presentazione del redditest, aggiungendo che "noi lo adopereremo con la
massima cautela e soltanto per differenze eclatanti" tra le spese e i redditi dichiarati. Intanto però Befera avverte di aver ravvisato dichiarazioni dei redditi incoerenti in oltre il 20 per cento dei casi. "Da una simulazione sull'intera platea delle famiglie, oltre 4,3 milioni (circa il 20%)" delle dichiarazioni dei redditi "risultano non coerenti", ha detto Befera. Che poi ha aggiunto che circa un milione di famiglie spende molto, ma non dichiara nulla o quasi.

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giovedì 31 maggio 2012

L’evasione di Banca Intesa arriva in Procura. Ma nel 2006 l’AD era il ministro Passera…


Guai in vista per Corrado Passera? Eh sì, a giudicare da quello che sta succedendo non è difficile pronosticare guai in vista per il ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture. Guai seri, mica cosette da ridere. E’ accaduto che l’agenzia delle Entrate avesse accertato l’evasione da parte di Banca Intesa di 1.150 milioni di euro durante la caotica e per molti versi oscura fase che ha portato alla fusione col gruppo San Paolo di Torino. Il contenzioso con il fisco è stato risolto con una transazione con la quale Banca Intesa ha accettato di pagare 270 milioni di euro. Tuttavia il problema non si è chiuso lì perchè il Fisco ha passato la pratica alla procure interessate per competenza, stando a quanto riferito dal quotidiano La Stampa. Questa non è una buona notizia per Passera perché i fatti contestati risalgono al 2006, epoca nella quale l’attuale Ministro dello Svilippo era amministratore delegato dell’istituto bancario, nonchè artefice e regista della fusione con la Sanpaolo.
Al centro della contestazione dell’Agenzia delle Entrate un lungo elenco di operazioni finanziarie “girate” ad una serie di controllate del gruppo; nello specifico, “i contratti di pronti contro termine su titoli obbligazionari emessi da La Defense II Plc (una public limited company di diritto britannico interamente controllata da Crédit Suisse, n.d.r.), scrive Gianluca Paolucci su La Stampa, sottoscritti da Banca Intesa e da questa girati alle banche controllate, così producendo a favore di ciascuna di queste, e quindi al gruppo nel suo insieme, un credito fiscale sulle imposte pagate all’estero”. Manovra approvata dagli uffici legali di Banca Intesa, ma che secondo l’Agenzia ha 
permesso un’elusione fiscale simile a quella di Unicredit con l’operazione Brontos, per la quale è iscritto nel registro degli indagati Alessandro Profumo, fratello di Francesco Profumo ministro dell’Istruzione e quindi collega di Passera. Alessandro Profumo, del quale la GdF indagando nel suo ufficio ha trovato un foglio con scrittura olografa in cui spiegava come frodare il fisco ai suoi sottoposti, in attesa di giudizio è stato “punito” con la nomina ad AD della banca rossa Montepaschi di Siena, a sua volta al centro di un’indagine della magistratura per la “dabbenaggine” con la quale ha acquistato per 9,3 miliardi dagli spagnoli del Santander la Banca Antonveneta, valore di mercato di 2,3 miliardi di euro.
Anzi, sembrandogli pochi i 9,3 miliardi, in epoca successiva ne ha aggiunto un altro di miliardo arrivando a 10,3. La Antonveneta, ricordiamo a chi se lo fosse dimenticato, è la banca oggetto delle mire espansionistiche finanziarie del PD, che tramite l’Unipol di Consorte, condannato per aggiotaggio, ha tentato di accaparrarsi con manovre truffaldine e fraudolente che furono oggetto di strane telefonate tra Fassino e Consorte stesso, con ripetuti interessamenti di D’Alema. Fu in quelle circostanze che avvenne la famosa intercettazione di Fassino : “Allora abbiamo una banca?” che ha fatto scattare la denuncia non per Fassino, ma per Paolo e Silvio Berlusconi per aver diffuso una 
registrazione segretata. La Repubblica ne ha diffuse 103.978 di intercettazioni segretate di Berlusconi, ma quello evidentemente non è un reato grave come diffonderne una, non richiesta, ma fatta appositamente pervenire dai corridoi della procura milanese per incastrare i suddetti. Monti è riuscito ad evadere 600.000 euro di ICI da rettore della Bocconi, poi Malinconico con le ferie pagate a 5 stelle, poi Patroni Griffi con la casa INPS del Colosseo, adesso Passera già chiacchierato per il brindisi delle Cinque Terre ospite di un condannato, attualmente indagato anche per dieci abusi edilizi. In questo quadro di galantuomini, Monti si aspetta le dimissioni di Catriacalà perchè ha osato proporre che i giudici in malafede siano chiamati a pagare per i propri misfatti.
Bella gente, Grande Italia.

di Caelsius Mars © 2012 Qelsi



sabato 26 maggio 2012

LA BEFFA Rimandato a casa chi vuole pagare l'Imu Errore dell'Agenzia delle Entrate sul modulo per rateizzare la tassa. Risultato: impossibile saldare


Errore dell'Agenzia Entrate  
impossibile pagare l'ImuRispediti a casa migliaia di contribuenti che volenterosi si sono fiondati in banca o in posta per pagare l’Imu, la nuova imposta municipale con cui il governo Monti vuol far quadrare i conti pubblici (si stima un gettito di 21,4 miliardi). Il motivo è che l’Agenzia delle Entrate ha sbagliato. 

L'errore - Secondo quanto riferisce il quotidiano Italia Oggi, sulla base delle segnalazioni arrivate da Caf e commercialisti, il cavillo riguarda il pagamento in più rate. Su disposizione dell’Agenzia delle entrate, infatti da mercoledì pomeriggio, in corrispondenza del codice tributo 3912 (riguardante l’imposta dovuta per l’abitazione principale) nella colonna «rateazione» del modello F24, è necessario indicare il numero della rata (0102 per due rate o 0103 per tre rate). Peccato, però, che con la risoluzione n. 35/E del 12/4/2012, con la quale sono state diramate le istruzioni operative per la compilazione del modello F24, nulla fosse stato detto al riguardo. E così i Caf hanno dovuto rispedire al mittente un milione e mezzo di F24 senza la corretta indicazione del numero della rata. 
Informati dell’errore, gli uomini di Attilio Befera hanno fatto sapere che comunicheranno a banche e poste che il dato in questione è facoltativo e che pertanto l’F24 dovrà essere accettato comunque. 
Leggi l’articolo integrale su Libero in edicola oggi, sabato 26 maggio   

martedì 1 maggio 2012

PERCHE’ LA MONETA CARTACEA COSTA MOLTO MENO DELLA MONETA VIRTUALE

DI ANTONIO MICLAVEZ

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il costo di gestione della moneta fisica, ovvero della banconota di carta, è di gran lunga inferiore a quello della moneta elettronica; chi è quel tendenzioso che dice il contrario? Ovviamente la banconota deve girare libera, fuori dall'attuale sistema bancario, altrimenti il suo costo di gestione diventa quello - altissimo - della moneta elettronica. 

Lasciatemi spiegare. Stampare una banconota costa 2 €cent, ovvero 0,02€, e la circolazIone della stessa poi non costa nulla; io la passo a te, tu la passi a me..... Ci paghi l'iva e le tasse, ma a parte questo nessuno ci guadagna, nessuno ci lucra.

La banconota è solo un utile mezzo per facilitare lo scambio, il baratto; è un mezzo facilitatore, non deve essere una fonte di guadagno per gli intermediari dello scambio, nè essere presente in modo insufficiente diventando fattore limitante degli scambi. Ció in effetti accade finchè le banconote girano liberamente e in quantità adeguata, ovvero finchè la banca non ci mette lo zampino. Se io infatti faccio l'errore di depositare la banconota in banca e ritiro al bankomat i miei 100€, la mia banca si tiene 1.5€, ovvero l'1.5%. Se riverso quella banconota in banca e poi la ritiro al Bankomat per 67 volte, i 100€ sono spariti: se li è pappati la banca. E lì possiamo eccepire che pagare il bancario per mettere i soldi nel bancomat ha un costo che devo pagare, ma la giustificazione non regge nel caso delle transazioni bancarie con denaro virtuale: la banca si tiene la sua percentuale, e con una serie di passaggi che non sono neanche tanti si mangia tutto il capitale. Con rischio zero e fatica zero: oggi i software bancari te li tirano dietro, e puoi trasferire milioni con un "click". A Wörgel la moneta indipendente creata dal Comune nel 1932 passava di mano 57 volte all'anno. Gratis. 

Vuol dire che, solo il primo anno e poi "a gratis", il costo di ogni transazione era di 0,02 centesimi di € diviso 57 transazioni, 0,00035€  a transazione, ovvero neanche un 3millesimo di quanto mi chiede la banca per fare la stessa operazione. Inoltre, una volta pagati i 2 centesimi di costo della banconota, anche quella briciola non c'è più: l'uso del denaro diventa gratuito, e la banconota è nostra, NON delle banche centrali come accade tuttora, NON a debito com'è oggi. È finalmente nostra, il mondo è finalmente senza debiti. Chiaramente occorre che il denaro in circolazione sia sufficiente, altrimenti siamo obbligati continuamente ad andare in banca o al Bankomat. Cui prodest? Alla banca naturalmente, che ci lucra. Ed ha come scusa alla limitazione del circolante adduce l'esigenza di controllare ill circolante per evitare il riciclaggio. 

  A questo punto dobbiamo spendere due parole sul riciclaggio. Per riciclaggio, "Money laundry" in inglese ovvero "lavaggio di denaro", si intende rimettere in circolo denaro già esistente ma che ha mediato operazioni illecite. 

E per azioni illecite uno di aspetta che si intendano cose "brutte", non etiche. Immaginate il traffico di organi dei bambini del terzo mondo, i soldi derivati da furti, dalla vendita d'armi, dalla vendita di droga pesante a minorenni, dal finanziamento illegali dei partiti, dai furti della Tav, dai furti della Casta, i furti della Chiesa..... 

Invece nel capitolo "riciclaggio" sono compresi soprattuttoi soldi "in nero", ovvero derivati da normalissime transazioni commerciali che non vogliono sottostare alla manovra di rastrellamento di denaro del Bankiere, al pizzo di Agenzia Entrate ed Equitalia che lo appoggiano. E vengono quindi equiparati a soldi derivati da attività criminali, e l'evasore viene dipinto dai media come un criminale. Quando invece il criminale è il banchiere, il politico-banchiere che ha invaso il vertice del potere ed ha come unico scopo il saccheggio di Stato e Popolazione. 

Ma i monumenti si fanno ai soldati morti per le banche credendo di morire per la patria, non ai disertori che saggiamente si rifiutavano di sparare a degli sconosciuti per far piacere ai padroni, e così ora sui giornali - tutti di potere- finiscono In prima pagina con onori e gloria i paladini del sistema mafio-politico-finanziario, mentre nella cronaca nera ci finiscono i coraggiosi che hanno le palle di ribellarsi al furto statale di denaro, quelli che e per sopravvivere evadono l'estorsione - pardon-le tasse. 

Una cosa peró da puntualizzare sul riciclaggio è che vi è un riciclaggio a monte della creazione del denaro, ed è insito nella creazione del denaro. 

Tutto il denaro infatti è da considerarsi riciclato dal momento della creazione, in quando derivante da un'attività criminale legalizzata grazie a infiltrazioni bancarie nei vertici politici che permettono all'organizzazione ologarchica delle banche centrali di creare denaro in proprio in cambio di Titoli di Stato, ovvero dei titoli che indebitano le Nazioni per sempre, con un meccanismo che si autoalimenta, è insolvibile, e finisce per mettere in ginocchio le Nazioni. 

All'inizio era l'ex Governatore di Bankitalia che con ovvio conflitto di interessi saliva ai vertici politici. Ora metà dello Staff del Governo è formato da Bankieri che con ovvio conflitto d'interessi depredano lo Stato. Come? Continiando il micidiale meccanismo della creazione di denaro con creazine di debito pubblico (ovvero non riprendendosi la sovranità monetaria), e togliendo liquidità dalla circolazione con la scusa di far quadrare i bilanci statali. 

Ma senza denaro in circolazione l'economia non gira!! 

Siamo in una grave rarefazione monetaria, semplicisticamente chiamata "deflazione", creata con la scusa di evitare la temuta Inflazione. Ma la virtuosa Euflazione dov'è? Perchè non si mira ad una liquiditá adeguata a soddisfare le esigenze dei cittadini lavoratori in primis? La scaletta dei sacrifici attualmente è: Cittadini, Stato, Bankieri. Dovrebbe essere l'opposto. Sono i Cittadini che dovrebbero avere banconote a disposizione per far girare l'economia. Se è vero che il Money supply è uno stimato €6.000 miliardi, pgni cittadino dovrebbe avere a disposizione, di sua proprietá, 100.000€. Che servono per le transazioni, privi di interessi, privi di costi bancari. 

  Ma questo le banche lo odiano e il mestiere dell'Usura lo vieta. È per questo che vi vogliono far credere che il denaro elettronico costa meno. In effetti è vero, costa di meno a crearlo, ma oltre a costare mille volte di più la gestione, ha i seguenti svantaggi per il Cittadino: ci tiene controllati a ogni transazione, lucra su ogni operazione; se Draghi, Monti o la Goldman Sachs non ci eroga più il denaro in modo mirato o generalizzato, se si rompe il computer e il bankomat siamo a piedi. E così la banca fá di noi ció che vuole.

Chi se non un bankiere o un servo dei bankiere vorrebbe solo la moneta elettronica?

  Antonio Miclavez29.04.2012