mercoledì 7 dicembre 2011

Com’era prevedibile, il decreto salva-Italia salva solo le banche


Il primo bilancio sulla manovra salva-Italia, stilato quando ancora emergevano soltanto indiscrezioni a mezzo stampa, si è rivelato persino fin troppo ottimistico. La manovra, così come è uscita dal Consiglio dei ministri, è ancora peggio di quella che ci si aspettava. Non ci saranno gli aumenti delle aliquote Irpef, in compenso aumenterà l’Iva al 23% dal 1 settembre 2012, sono stati confermati ritorno dell’Ici che ora si chiamerà Imu (con le stangate delle rendite catastali rivalutate del 60% e l’introduzione del nuovo tributo su rifiuti e servizi che andrà a sostituire la Tarsu) e l’aumento del lavoro contributivo per andare in pensione. A fronte di questi sacrifici, nessun taglio significativo alla spesa pubblica e agli sprechi della politica: non arriveranno grandi risparmi dalla finta abolizione delle province (le province restano, vengono solo ridotti i consiglieri da 45 a 10 e abolite le Giunte) né dal taglio dei gettoni di presenza per i consiglieri di Circoscrizione, per dirla alla Monti la “gratuità delle cariche elettive negli organi territoriali non previsti dalla Costituzione”, per l’appunto soltanto le Circoscrizioni, nemmeno le Comunità montane.
In compenso è arrivata qualche amara sorpresa dell’ultim’ora, inizialmente sfuggita a quasi tutti: l’aumento delle accise sui carburanti, ad esempio, che scatterà sin da subito. Un incremento che per la benzina consiste in 704,20 euro per mille litri, sul gasolio auto in 593,20 euro, sul Gpl auto in 267,77 euro per mille chili (pari a 147,27 euro per mille litri) e sul metano auto in 0,00331 euro per metro cubo. Considerando l’effetto moltiplicatore dell’Iva, l’impatto sui prezzi al consumo sarà di quasi 10 centesimi per la verde, di 13,6 centesimi per il gasolio e di 2,6 centesimi al litro per il Gpl.
Ma la sorpresa più clamorosa, e forse anche meno pubblicizzata, è il vero e proprio regalo alle banche. Un passaggio quasi “storico” della manovra segna una vera svolta: la garanzia dello Stato sulle attività bancarie.
Due articoli della manovra, il 7 (“Partecipazione italiana a banche e fondi”) e l’8 (“Misure per la stabilità del sistema creditizio”) sono veri e propri “salva-banche”. Significativo il comma 1 dell’articolo 8:

1. Ai sensi della Comunicazione della Commissione europea C(2011)8744 concernente l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria, il Ministro dell’economia e delle finanze, fino al 30 giugno 2012, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni o, a partire dal 1 gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite di cui all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, e di emissione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto. Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, si procede all’eventuale proroga del predetto termine in conformità alla normativa europea in materia.

La garanzia di cui parlavamo sopra. A questa si aggiunge la soglia dei mille euro per la tracciabilità, che permetterà alle banche di rivestire un ruolo centrale nel sistema dei pagamenti, e la mini patrimoniale sulle attività finanziarie, dai fondi alle polizze vita, che permetterà al sistema bancario di funzionare da sostituto d’imposta.
Manca però un monitoraggio sulle attività bancarie: nulla impedisce, per il momento, che a beneficiare di tali garanzie dello Stato siano azionisti (sotto forma di dividendi) o manager (sotto forma di compensi), e nulla garantisce che le banche, società private e non pubbliche, diano qualcosa in cambio di questi “regali”.
Massa così, questa manovra che chiede tanti sacrifici ai cittadini sembra trattarsi di un semplice sostegno al comparto bancario e finanziario, basti pensare che da adesso in poi le banche potranno ricominciare a concedere prestiti facili alle imprese meno virtuose: in caso di insolvenza sarà possibile attingere dai fondi pubblici di garanzia appositamente potenziati di circa 20 miliardi di euro (lo stesso valore dell’intera manovra) dal governo Monti.
Par aiutare le piccole e medie imprese in difficoltà sarebbe stato sufficiente istituire un prestito a fondo perduto, mentre un fondo di garanzia concepito in questo modo appare come una tutela a beneficio esclusivo di quelle banche che non sanno valutare il rischio di insolvenza prima di concedere prestiti.

Qui il testo definitivo della manovra Monti
http://www.questaelasinistraitaliana.org/2011/comera-prevedibile-il-decreto-salva-italia-salva-solo-le-banche/

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