Visualizzazione post con etichetta Ue. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ue. Mostra tutti i post

domenica 30 giugno 2013

Banche da salvare. La Ue adotta il "modello Cipro"

Banche da salvare. La Ue adotta il "modello Cipro"
Il vertice ufficializza quel che è già avvenuto: a pagare i "salvataggi" saranno azionisti, obbligazionisti e correntisti. Poi anche tutti i cittadini, con tagli al welfare e/o maggiori tasse.

Le prime ore dopo la conclusione di un vertice europeo sono il momento della propaganda. Tutti i partecipanti mettono in evidenza la cosetta che hanno portato a casa, mentre lasciano sullo sfondo la sostana degli accordi faticosamente raggiunti.

A mente fredda, guardando i testi firmati o leggendo i recosonti dei pochi che ci hnno potuto buttare un occhio, si comprende la vera portata di quanto convenuto.

Il vertice europeo chiuso all'aba di oggi non fa eccezione. Letta se n'è uscito con i soldi in dotazione “per l'occupazione giovanile” e vedremo dopo di cosa si tratta, e soprattutto “se” c'è qualcosa di vero. Ma la vera novità sta nel compromesso raggiunto sul nuovo “modello di salvataggio” delle banche in crisi: si procederà come già fatto nei confronti di Cipro, ovvero arrivando a mettere le mani sui soldi dei correntisti.

Anche qui bisogna distinguere tra propaganda e realtà. La prima canta una canzoncina suadente: “d'ora in poi i primi a pagare saranno i privati, solo dopo interverranno gli stati”. Bene!, si potrebbe dire... Ma non è proprio così.

A pagare per primi, nella misura dell'8% degli attivi dell'istituto di credito, saranno azionisti, obbliazionisti e correntisti. Che gli azinisti paghino le perditte dell'azienda in cui hanno investito è assolutamente normale; lo strano è che venga detto soltanto ora (vuol dire che prima non funzionava così... Anzi). Ma già sugli “obbligazionisti” qualche distinguo andrebbe fatto. 

Chi sono? Tutti coloro che hanno acquistato “obbligazioni” della banca. Tra questi ci sono certamente fondi di investimento, speculatori finanziari, ecc. Sulle cui perdite nessuno può spendere una lacrima, se non i diretti interessati. Ma ci sono anche quei correntisti “deboli” che hanno magari accettato il consiglio dell'impiegato di banca: “investa qui da noi, nei bond della 'sua' banca; ci gudagnerà qualcosa, o almeno la copertura delle spese di conto corrente”. È una proposta che chiunque abbia un conto in banca (praticamente tutti i lavoratori dipendenti e buona parte dei pensionati, ormai) si è sentito fare, se ha – diciamo – più di 10.000 euro sul conto.

È chiara la trappola? Tutti siamo obbligati ad aprire un conto, altrimenti non ci possono versare lo stipendio o la pensione. Ma se la banca ha fatto “impieghi” o investimenti sbagliati e quindi è sull'orlo del fallimento, e se per caso hai detto sì alla “proposta indecente” dell'impiegato (incentivato a trovare clienti per le obbligazioni di casa, altrimenti lo stipendio resta fermo), rischia di rimetterci anche il correntista “audace” (si fa per dire).

Non è finita. Anche i correntisti “fermi” con depositi oltre i 100.000 euro saranno “sforbiciati” per salvare la banca presso cui hanno avuto la sventura di versare i propri risparmi. Anche qui possiamo distinguere soggetti assai diversi: ci sta il commerciante o l'industriale, lo speculatore non troppo ricco e professionale, ecc. Ma ci possono stare persino dei giovani precari che magari hanno ereditato una casa e l'hanno venduta (un fenomeno che è in crescita, e ancor più lo sarà, grazie alla riduzione delle nascite – molte famiglie hanno avuto un solo figlio, tra gli anni '70 e oggi – e alla precarizzazione totale del lavoro).

La “salvaguardia” pubblica dei conti correnti scatta solo per le cifre inferiori ai 100.000 euro, ma l'applicazione pratica delle modalità viene affidata agli stati nazionali. Cos' che ci potranno esere “salvataggi” assai differenti da un paese all'altro (non è solo teorica la ossibilità che un governo decida di “tosare” anche i conti al di sotto di quella soglia; possiamo pur sempre “vantare” l'esempio di Giuliano Amato e del suo “prelievo forzoso per entrare in Europa”).

Oltre la soglia dell'8% dovranno intervenire gli Stati, anche facendo ricorso al fondo Esm. Piccolo particolare: per accedere ai prestiti di questo fondo i governi nazionali dovranno impegnarsi a una serie di “riforme strutturali” tali da stravolgere gli assetti sociali di un paese, distruggendone un bel po' di più sia il welfare che il sistema sanitario, sia l'istruzione pubblica che la salvaguardia del territorio, ecc. Alla fin fine, il conto del salvataggio viene addebitato ai “soliti noti”, come si usa dire; e non ci troviamo alcuna ragione di soddisfazione nel sapere che in piccola parte cadranno nella tagliola anche “obbligazionisti” e detentori di cifre superiori ai 100.000 euro. Anche perché chi ha cifre superiori potrà cercare di salvarsi moltiplicando i propri conti correnti, diversificando tra più banche, in modo da stare sempre sotto la soglia “garantita”.

Chi volesse approfondire i dettagli può leggere anche qui: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-27/ecofin-banche-trovato-accordo-080525.shtml?uuid=AbZc1t8H

domenica 9 giugno 2013

La Grecia ha pagato per l'euro


L’Fmi ha ammesso che i sacrifici di Atene sono serviti soltanto a salvaguardare i creditori e il resto dell’eurozona. Ora i greci devono ribellarsi a questa enorme ingiustizia. 
Giorgios Malouchos
Allora è così: il piano di aiuti era falsato fin dall'inizio. Un piano che ha portato a conseguenze devastanti. Un piano che avrebbe dovuto "salvare" la Grecia, ma che in realtà è servito a salvare l'euro attraverso la condanna morte della Grecia.
Chi lo dice? Uno dei tre membri della troika (Bce, Ue, Fmi), il Fondo monetario internazionale. E la sua critica interessa tanto i suoi partner quanto se stesso e il governo greco. Tutti insieme sono andati verso una catastrofe che non aveva altro scopo se non quello di far guadagnare tempo agli altri paesi della zona euro.
Il documento dell'Fmi pubblicato il 5 giugno è uno vero e proprio schiaffo non solo alla politica di "salvataggio", ma soprattutto all'"Europa" – cioè alla Germania – e anche al governo greco dell'epoca guidato dal [socialista George Papandreou], che aveva firmato il primo memorandum. Non solo [i creditori] distruggono, ma sembrano anche voler utilizzare la crisi greca per proteggere e riorganizzare la zona euro a scapito della Grecia.

venerdì 14 dicembre 2012

LA GABBIA EUROPEA Ecco la ricetta degli inglesi: "L'Italia esca dall'euro, è il suo unico problema" Il quotidiano conservatore 'The telegraph': se c'è un paese nell'Ue che trarrebbe beneficio dal lasciare la moneta unica, è il nostro


Ecco la ricetta degli inglesi:
"Italiani, dovete uscire dall'euro. 
E' il vostro unico problema"
Qual è il tuo stato d'animo?
15
267
L'Italia è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di euro di ricchezza privata...
C'è un giornale, in Europa, che canta fuori dal coro nell'accogliere la notizia di un ritorno di Silvio Berlusconi nel ruolo di candidato premier. La linea diffusa è quella, ad esempio, dell'Economist, che riprendendo il ritornello del musical "Mamma mia" titola "Mamma mia, here we go again" ("mamma mia ci siamo di nuovo") con sotto la faccia sorridente di Silvio Berlusconi. Chi esce dal coro è un altro giornale inglese, The telegraph. Lo fa sostendendo, come da tempo fa Berlusconi, che il vero problema dell'Italia e della sua economia sia l'euro. 
"La valuta sbagliata" - "L'Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata" scrive Ambrose Evans Pritchardsul quotidiano conservatore (i conservatori britannici vedono la moneta unica europea come la peste bubbonica e infatti ci girano al largo). "L'Italia è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di euro di ricchezza privata. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265% del Pil, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell'indice del Fondo Monetario Internazionale per "sostenibilità del debito a lungo termine" tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi".
L'analista - The telegraph cita poi Andrew Roberts, analista di Royal Bank of Scotland, la prima banca britannica. Che afferma: l'Italia ha "un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell'Unione europea che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l'euro e dal ripristino della competitività, è l'Italia". E cita pure uno studio di Bank of America, secondo il quale il nostro paese avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell'Ue da un'uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica. Che è quello che va sostenendo Berlusconi quando parla di inflazione e di possibilità di stampare moneta per ripagare il debito limitando così i tassi d'interesse che il nostro paese si trova a pagare agli investitori stranieri (lo ha detto anche ieri da Vespa).

sabato 24 novembre 2012

UFFICIALE: NELLE CANTINE DEI PALAZZI UE CI SONO 42.789 BOTTIGLIE DI VINO. ORA SI CAPISCE PERCHE’ a BRUXELLES SI PRENDONO DECISIONI DA UBRIACHI

Sanguisughe, di Mario Giordano

Ma lo sapete che l’Europa che ci chiede continuamente sacrifici spende ogni anno 43mila euro per rifornire la propria cantina? Dove per altro ci sono già 42.789 bottiglie? E che se ne fa l’Ue di quella piccola enoteca? La usa per prendere decisioni da ubriachi?

venerdì 23 novembre 2012

Croce e aureola sono simboli troppo cristiani: l’Europa boccia la moneta slovacca da due euro



Nel 2013 la Slovacchia celebrerà il giubileo per i 1.150 anni dalla predicazione di Cirillo e Metodio. Una moneta celebrativa voleva i due santi con croce e aureola. Ma l’Europa ha bloccato tutto: non viene rispettata la “neutralità religiosa”. La croce e l’aureola dei santi sono simboli troppo cristiani per essere ammessi nel consesso europeo. Scrive il Foglio: «I particolari del bozzetto giudicati intollerabili agli occhi degli euroburocrati sono la croce [raffigurata sui paramenti dei santi] e l’aureola attorno al capo dei due predicatori. La Banca nazionale slovacca lo ha quindi dovuto far modificare, e ora i due santi senza aureola tengono, con aria giustamente affranta, una croce a doppio braccio, che è poi l’emblema nazionale che campeggia anche nella bandiera».
NEUTRALITÀ RELIGIOSA. La notizia è stata data dalla televisione della Repubblica slovacca quando l’immagine era già stata modificata. Le motivazioni europee sono queste: una moneta che potrebbe circolare in tutta l’Unione Europea deve essere “neutrale” dal punto di vista religioso. Il problema è che Cirillo e Metodio non sono affatto neutrali, essendo santi cristiani. Del resto, «se la Slovacchia è Europa il merito è anche dei poveri Cirillo e Metodio – proclamati patroni d’Europa da Giovanni Paolo II: è forse questo che non garba a Bruxelles? – i quali certo non andarono da quelle parti per fare trekking o a passare le acque».
CIRILLO E METODIO DECLASSATI. L’imposizione della modifica della moneta che doveva essere lanciata per il giubileo del 2013 ha preoccupato molto l’episcopato slovacco, che ha dichiarato tramite il suo portavoce: «La rinuncia ai simboli essenziali delle immagini dei santi Costantino-Cirillo e Metodio sulle monete commemorative sta divenendo una svolta culturale e una mancanza di rispetto per la propria storia». Qualcuno in patria ha anche declassato Cirillo e Metodio, affermando che al tempo della predicazione non erano ancora santi, dunque togliere l’aureola è storiograficamente corretto.
Fonte: Tempi.it

sabato 27 ottobre 2012

La Gran Bretagna pronta a dire addio all'Europa



A Londra l’euroscetticismo avanza. Il sentore anti-europeo del Regno Unito non è certo una novità. Nei mesi scorsi il premier David Cameron ha, addirittura, prospettato un referendum per uscire da Eurolandia. Lo strumento referendario, pare, sia di gran moda in questo periodo. L’esempio è quello della Scozia che vorrebbe rendersi indipendente da Londra o la Catalogna che sogna l’autonomia dal governo centrale di Madrid. Ma nessuno ha mai pensato di lasciare l’Ue.
L’adesione all’Unione europea è sempre stata caratterizzata da un atteggiamento tiepido tra i sudditi di sua Maestà, tipico di chi voleva sfruttare le possibilità del mercato unico, ma senza aderire all’euro. Come dire, solo i vantaggi e le comodità, ma senza limitazioni, possibilmente. La volontà di partecipare all’unione politica europea non è mai decollata e le motivazioni sono state spesso di tipo economico. L’incremento della crisi finanziaria, però, ha peggiorato lo scenario. L’Inghilterra non vuole più sopportare le restrizioni che da Bruxelles sono sempre più stringenti per gli Stati membri, in nome degli accordi su debiti pubblici e bilanci. Con la conseguente perdita, considerevole, della sovranità monetaria da parte dei governi nazionali.

Negli ultimi giorni dalle parti di Londra soffiano sempre più forti venti anti europeisti. Il segretario di Stato per gli Affari interni, Theresa May, alla conferenza dei conservatori, ha paventato l’opportunità di mettere in discussione la libertà di circolazione all’interno degli Stati membri dell’Unione, attaccando uno dei cardini stessi dell’Eurozona. Il 16 ottobre ha rincarato la dose, prendendosela con il mandato d’arresto europeo. A fare da spalla alla collega, ci ha pensato il ministro della Difesa, Philip Hammond, che ha parlato della necessità “di rivedere i rapporti tra Regno Unito ed Europa”. L’intervento di Michael Gove, ministro dell’Istruzione, ha rivelato che se fosse indetto un referendum per abbandonare l’Europa, voterebbe senza esitazione a favore.
Tra i motivi dell’insofferenza britannica anti-Ue ci sono, come detto, le sempre più stringenti condizioni che Bruxelles impone ai governi nazionali. In ambito scolastico, per esempio, Gove si è trovato a fare i conti con norme che limitano l’autonomia di scelta dei presidi da assegnare agli istituti. Stesso discorso vale per il welfare, ogni riforma deve tenere conto delle direttive di Bruxelles. Insomma, tra i Tory aumenta sempre di più la fronda che vorrebbe il Regno Unito fuori dall’Eurozona. E questa tendenza è confermata anche dal crescente seguito dell’Ukip (il partito euroscettico per l’indipendenza del Regno Unito), appoggiato anche dai voti di parte dei conservatori delusi. C’è, tra i Tory, chi teme che l’Ukip possa strappare un consenso considerevole alle prossime elezioni europee del 2014. A tuto questo, poi, va unito anche il motivo più importante: l’opinione pubblica sta cambiando. Sempre più britannici cominciano a credere che il posto del Paese non debba più essere nell’Ue.
L’ipotesi che il premier Cameron possa rinegoziare con Bruxelles gli accordi di adesione, è ormai troppo lontana anche perché sarebbe quasi impossibile che Bruxelles possa concedere altri vantaggi all’Inghilterra senza ottenere nulla in cambio. “Il Regno Unito continuerà ad essere il più grande beneficiario del mercato unico”, scrive il Wall Street Journal, sottolineando come, in realtà, la Gran Bretagna ha fino ad oggi sfruttato anche i vantaggi economici offerti da Eurolandia. Se davvero Cameron volesse abbandonare l’Eurozona, dovrà fare i conti con un indebolimento inglese nei confronti degli ex-partner europei. Londra rischierebbe di diventare una succursale Usa nel Vecchio Continente, con l’inevitabile isolazionismo. In ballo ci sono gli interessi di una nazione e ma anche del mercato europeo. Prima di lasciare l’Unione, occorre fare bene i conti. Per conferma, chiedere a Grecia e Spagna.


fonte: http://it.finance.yahoo.com/notizie/gran-bretagna-addio-europa.html

giovedì 11 ottobre 2012

I potenti difendono i veleni che uccidono i cittadini: ogm, uranio, inquinamento

Iniziamo dall'Ogm. Gli eurocrati - eletti da bilderberg e trilaterale e non certo dai cittadini - NON SOLO IMPONGONO l'OGM a tutte le nazioni aderenti (vedi Ieri l’Unione Europea ha imposto all’Italia di permettere la coltivazione del mais Ogm e Ogm: l'Italia è costretta ad accettare le varietà autorizzate dall'Ue) privando i cittadini della loro sovranità su un tema FONDAMENTALE per la salute e per i cittadini, ma oltretutto DIFENDONO SPUDORATAMENTE il mais ogm accusato di causare TUMORI. Grazie a Mario Monti, che ha di fatto dichiarato illegale l'agricoltura "km zero" nel silenzio assoluto abbiamo detto addio anche alla sovranità alimentare.

Il "copione" della difesa UE che vuole far coltivare mais potenzialmente - o meglio, REALISTICAMENTE - cancerogeno è quello tradizionale con la quale le varie istituzioni nazionali e sovranazionali avallano qualsiasi porcata: "NON è DIMOSTRATO CHE..."

Secondo loro  "non è dimostrato che Ilva aumenti fortemente l'incidenza di malattie" cosi come "non è dimostrato che l'uranio impoverito - impiegato massicciamente in tutti i conflitti per smaltire in modo economico le scorie delle centrali nucleari - provochi tumori" (vedi il dossier) per non parlare poi degli inceneritori, che ovviamente "non è dimostrato causino tumori" nonostante immettano nell'ambiente, spesso non distante dai centri urbani, tonnellate di polveri fini e diossina ogni anno. Gli inceneritori moderni, che bruciando rifiuti producono energia vengono chiamati dai nostri amministratori con il nome ben più "orecchiabile" e rassicurante di "termovalorizzatori". 

Dovrebbero bruciare "rifiuti solidi urbani" ma in diversi casi è emerso (dopo anni) che ci finiva di tutto, anche i rifiuti speciali, il cui regolare smaltimento è costoso: alcuni materiali persino 2-3 euro al kg e pertanto permettono affari milionari (si parla di carichi di tonnellate...) che le ecomafie talvolta riescono a suon di mazzette a far bruciare negli inceneritori, dove si trasformano in pericolosi gas e polveri fini che respiriamo tutti. Per questi motivi nel napoletano (per esempio aChiaiano e Acerra) i cittadini si opponevano duramente all'inceneritore: per la consapevolezza che in essi ci finisce di tutto: ma agli italiani i mass media queste cose non le dicono, preferiscono far passare il messaggio che "non vogliono le discariche e gli inceneritori e poi l'immondizia finisce per strada" in modo da delegittimare le proteste e fare avallare all'opinione pubblica le manganellate con la quale impongono i veleni. In realtà la loro protesta è sacrosanta: in quelle zone dove la criminalità organizzata domina ed è infiltrata-collusa con la politica (sempre se non sono la stessa cosa) gli inceneritori sono un problema immenso per i cittadini di un territorio che in ampie aree - la cosidetta "terra dei fuochi" - deve fare i conti anche con roghi dolosi di rifiuti, sotterrati ovunque senza il minimo scrupolo, anche in corrispondenza di falde acquifere.

Gli inceneritori sono difesi a spada tratta da numerosi politici - tra cui uno scandaloso Renzi che cerca di zittire in malo modo un'oncologa (guarda il video) - e persino da oncologi famosi (e ahimè stimati) come il dr. Veronesi, un fermo sostenitori della teoria che "gli inceneritori non provocano tumori". Veronesi si è espresso persino in difesa dell'uranio impoverito. 

E' di questi giorni la notizia menzionata sopra che l'Europa - che ha imposto l'ogm a tutti i paesi aderenti - ha difeso persino il mais accusato di essere cancerogeno: di seguito l'articolo "Il mais ogm è veleno? L'Europa si schiera con la Monsanto".

PERCHE' QUESTA DIFESA AD OLTRANZA DEGLI OGM DA PARTE DELL'EUROPA?

"forse" perché gli eurocrati non eletti che detengono il potere in UE sono tutti espressione del gruppo Bilderberg e della commissione Trilaterale, quella di cui Monti era Presidente europeo fino alla nomina a premier (dopo la nomina si è dimesso da Presidente, ma i "rapporti" ovviamente restano). La commissione trilaterale è stata fondata dal signor ROCKFELLER, il braccio destro della potentissima famiglia ROTHSCHILD nonchè PROPRIETARIO DI MONSANTO, che detiene il monopolio mondiale degli ogm... sono loro i veri padroni di questa UE!


Staff nocensura.com

Altri articoli su OGM e dintorni:


Il mais ogm è veleno? L'Europa si schiera con la Monsanto

Di Dario Saltari

Il mais ogm causa tumori? Il dibattito continua. Un recente studio francese su alcuni prodotti della Monsanto (il mais Nk 603 e l'erbicida Roundup) aveva affermato che il mais ogm "agisce come un potente veleno” nel lungo periodo. L'Unione Europea, tuttavia, non è d'accordo.
Secondo l'autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), infatti, lo studio condotto dal professor Séralini "non ha una qualità scientifica tale da essere considerato valido ai fini di una valutazione del rischio" come si legge in un comunicato stampa della settimana scorsa.
L'Efsa, infatti, "ha trovato inadeguati il disegno dello studio, la descrizione dei risultati e la loro analisi, così come descritti nell’articolo". Per questo motivo l'agenzia europea si ritiene non in grado "di ritenere le conclusioni degli autori scientificamente fondate".

"Pertanto" si legge ancora nel comunicato stampa "sulla base delle informazioni pubblicate dagli autori, l'EFSA non ravvisa la necessità di esaminare da capo la propria precedente valutazione della sicurezza del mais NK603, né di prendere in considerazione tali risultati nella valutazione del glifosato attualmente in corso".
Il team francese di ricerca è rimasto incredulo di fronte alla decisione europea. Secondo Séralini "è assolutamente scandaloso che l'Efsa mantenga segrete le informazioni su cui basa la sua valutazione".
Il ricercatore francese, quindi, ha dichiarato di aver rifiutato l'invito dell'Efsa a "mettere a disposizione alcuni importanti dati supplementari" o almeno fino a quando l'agenzia europea non farà lo stesso.
Fonti: Efsa, RT


fonte: it.ibtimes.com


 

Vedi anche: Le inchieste di Gianni Lannes sulle "navi dei veleni" anche radioattivi, che le ecomafie hanno affondato nel mediterraneo: clicca qui

venerdì 28 settembre 2012

Grecia, ormai anche i poliziotti scioperano e fanno i cortei. Oggi la stangata di Samaras


Il giorno dopo lo sciopero generale che ha paralizzato il paese la Grecia già pensa al prossimo, che probabilmente si terrà ai primi di ottobre. Oggi a scendere in piazza sono addirittura i poliziotti. Nel giorno in cui il Governo darà la stoccata finale ai tagli portando l’età della pensione a 67 anni e martoriando gli stipendi dei dipendenti pubblici, sindacalisti e membri dell'Associazione dei Poliziotti dell'Attica, si sono trovati fuori dalle sedi dei tre partiti della maggioranza governativa - Nea Dimokratia (centro destra), Pasok (socialista) e Sinistra Democratica - per esprimere la loro rabbia nei confronti dei tagli agli stipendi e alle pensioni, previsti dal piano di austerita' messo a punto dal Governo in collaborazione con i creditori internazionali del Paese.
Samaras sta progettando un taglio di 13,5 miliardi di euro per il biennio 2013–2014, possibilmente prima della riunione dell'Eurogruppo, in calendario per l'8 ottobre prossimo. Le misure del pacchetto saranno al centro del vertice di maggioranza in programma per questa mattina. Secondo le prime anticipazioni di stampa, il pacchetto comporta, fra l'altro, l'abolizione della tredicesima e della quattordicesima mensilita' per gli impiegati statali, nuovi tagli alle pensioni al di sopra di 1.000 euro, innalzamento dell'eta' pensionabile ai 67 anni, dai 65 attuali, e la cassa integrazione per 15mila dipendenti statali per i prossimi due anni. Ad incrociare le braccia oggi e domani saranno anche i dipendenti del ministero delle Finanze. Syriza ha partecipato ieri al corteo che ha visto sfilare quasi 50mila persone. “La Grecia – ha dichiarato Alexis Tsipras, segretario del partito - non potrà essere trasformata in un enorme cimitero sociale".
Intanto, nella 'Troika' dei creditori internazionali della Grecia, costituita da Ue, Fmi, e Bce, è scontro sulle soluzioni per risolvere la crisi ellenica, con l'istituto di Washington che spinge per una ristrutturazione del debito detenuto dai paesi europei, mentre Bruxelles preferirebbe concedere ad Atene piu' tempo per applicare le misure di austerita' concordate in cambio degli aiuti.

lunedì 10 settembre 2012

I Paesi dell’est non aderiscono all’euro: “Non conviene più”


Polonia, Lituania, Lettonia e Bulgaria rinviano a tempo indeterminato la loro adesione all’euro. La devastante crisi economica che ha colpito Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda ed anche Italia ha smorzato gli iniziali entusiasmi e gettato ombre su tenuta e convenienza della moneta unica.
Le ultime dichiarazioni, in ordine di tempo, sono quelle del presidente bulgaro Bojko Borisov e del ministro delle Finanze Simeon Djankov, i quali hanno fatto sapere di voler rinviare a tempo indeterminato l’adesione all’euro da parte della Bulgaria. A rivelarlo a Bruxelles è stato Simon O’Connor, portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn.
In un’intervista al “Wall Street Journal”, Borisov e Djankov hanno infatti chiarito che tale decisione è dovuta all’appurato “deterioramento delle condizioni economiche” e “all’aumento dell’incertezza sulle prospettive del blocco comunitario”, oltre che “a un deciso cambio nell’opinione pubblica in Bulgaria sull’argomento”.
Parole forti, talmente forti che la Commissione Europea ha preferito non commentarle.
Ancor prima della Bulgaria, la Polonia aveva già cominciato a mostrare i primi segni di insofferenza: non a caso il ministro degli Esteri polacco Radoslav Sikorski ha fatto sapere che Varsavia aderirà all’euro solo se e quando la crisi sarà finita.
Identico proclama da parte della Lituania: “Si accetterà la moneta comune solo quando l’Europa sarà pronta”, parole del premier Andrius Kubilius. La Lettonia, dal canto suo, ha optato per una vera e propria marcia indietro: già impegnatasi ad adottare l’euro per il 2014, ha avvertito che potrebbe cambiare idea in seguito ad un’attenta analisi nel 2013.
Attualmente i Paesi dell’Ue che non hanno ancora aderito all’euro sono i seguenti:  Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria.
Con il Regno Unito che verosimilmente non aderirà mai, i dietro-front di Bulgaria, Lettonia, Lituania e Polonia rappresentano un serio campanello d’allarme.
Chi ancora non ha adottato la moneta unica sembra intenzionato a guardarsi bene dal farlo. Chi invece vorrebbe uscirne, avrà il coraggio di compiere il grande passo?
di Riccardo Ghezzi © 2012 Qelsi

mercoledì 4 luglio 2012

Italia condannata: Monti ci prepara vent'anni di orrori


Angela-Merkel-e-Mario-Monti.jpgL’esito del vertice europeo, al di là del trionfalismo dei giornali italiani che sostengono il governo Monti, è molto rilevante, ma non è positivo. La principale misura assunta al vertice – e che in Italia passa quasi sotto silenzio – prevede che i cittadini pagheranno i debiti delle banche private di tutta Europa. Si tratta di una gigantesca socializzazione delle perdite che non ha precedenti. Gli speculatori non dovranno così pagare il conto dei propri azzardi perché il conto lo pagherà il Fondo Salva Stati cioè i cittadini di tutta Europa con le loro tasse. Si tratta di un salasso enorme ai danni dei cittadini se pensiamo che solo per le banche private spagnole sono stati stanziati 100 miliardi di euro. In secondo luogo il Fiscal Compact non è stato modificato e questo determinerà per l’Italia la recessione assicurata per i prossimi vent’anni.

Si tratta di una misura che ha l’effetto di una guerra, perché il Fiscal Compact obbliga tutti i paesi che hanno un debito superiore al 60 per cento del Pil a rientrare nell’arco di vent’anni. Per l’Italia si tratta di tagliare 45 miliardi all’anno che saranno fatti in parte con tagli alla spesa (a partire da quella sociale come abbiamo già avuto modo di verificare) e in parte con la svendita del patrimonio pubblico: immobili, imprese, fino ad arrivare all’oro della Banca d’Italia. Questi tagli non verranno per nulla compensati dalle misure per la crescita, per due ragioni. Queste sono per l’Italia molto inferiori ai tagli (dell’ordine di un decimo) e inoltre l’Italia sarà obbligata a tagliare sul welfare e avrà risorse per investire su grandi opere sovente inutili e dannose (come la Tav). Tagli pesanti al welfare e nuove autostrade, questa è la ricetta che ne risulta.
In terzo luogo, invece di permettere alla Bce di comprare direttamente i titoli di Stato o di fare gli eurobond o di trasformare il Fondo Salva Stati in una banca che possa accedere alla liquidità illimitata della Bce, il vertice europeo ha dato vita a un meccanismo in cui il Fondo Salva Stati – con pochissime risorse – può intervenire a sostegno dei paesi che abbiano già demolito il welfare e che si impegnino a continuare a farlo. Infatti i conti in attivo sono la condizione per l’intervento del Fondo. L’eventuale intervento avverrà sotto stretto controllo della troika (Bce, Fmi e Ue) e prevede la firma di un memorandum in cui il paese viene nella sostanza commissariato.
Si tratta di una misura – quantitativamente non diversa da quanto fatto dalla Bce fino ad ora – del tutto insufficiente per evitare la speculazione sull’euro, ma efficacissima per continuare il ricatto sui singoli paesi, costringendoli a politiche di rigore che demoliscono il welfare e i diritti dei lavoratori. Infatti il meccanismo che viene messo in piedi è quello di un uso politico dello spread, in cui chi non ha ancora tagliato viene bastonato e chi ha tagliato e continua a tagliare, viene lasciato fuori dal pestaggio. Il tecnocrate liberista Monti esce vincente dal vertice, il popolo italiano perde e le stangate e la recessione continueranno.


fonte: Libreidee tratto da frontediliberazionedaibanchieri

mercoledì 16 maggio 2012

Per non essere degli schiavi dobbiamo uscire dall'euro Monti è un esponente dei club finanziari che hanno eroso la libertà delle singole nazioni

Per non essere degli schiavi 
dobbiamo uscire dall'euroIl rigurgito terrorista e la debolezza dei partiti hanno rafforzato il premier: ma adesso è ora di darci un taglio

I partiti politici non hanno superato, com’era del resto ampiamente prevedibile, la prova delle elezioni amministrative. Sconfitte diverse, ma tutte nette e definitive. Il Popolo delle Libertà è stato semplicemente ignorato. Con il suo leader in vacanza in Russia, la sua classe politica si è guardata allo specchio, scoprendo di non essere mai esistita. E comunque il famoso “patto con gli italiani” è rimasto in larga parte lettera morta. Il Terzo Polo, formato in larga parte da “traditori” degli altri due poli, è abortito ancora prima di nascere. La Lega Nord, da parte sua, persa in un modo così brutale la propria verginità, si è arroccata nei propri storici quadrilateri del veronese, che la tengono sì in vita, ma in stato di coma vegetativo permanente. Il Partito Democratico pensa di vivere nel migliore dei mondi possibili, come il Candido di Voltaire: di fronte al terremoto, si consola sostenendo che una sconfitta limitata - con la perdita di circa il 2% delle preferenze - equivale ad una vittoria. Dulcis in fundo: un italiano su tre non è neppure andato a votare e questo rende difficile pensare che qualcuno, compresi i grillini, abbia davvero vinto. Nessuno dei partiti italiani ha conquistato i milioni di voti degli elettori: sono voti che lasciano una sensazione di vuoto: quasi la metà del corpo elettorale non si riconosce più nei partiti.
Politica assente - Questo è il dato fondamentale che emerge dalla tornata elettorale: non ci sono forze politiche che rappresentano i bisogni materiali e spirituali autentici degli italiani. Il presunto successo dei grillini ne costituisce la controprova. Il cosiddetto “voto di protesta” è un ibrido tra il non-voto e la reazione “luddista”, ma è in ogni caso quanto di più politicamente innocuo e neutrale possa esserci: è la valvola di sfogo che il regime concede. Questo dissenso non è contro, ma a servizio dell’autorità: quello dei grillini rappresenta esattamente la percentuale di “no” di cui il governo tecnico di Monti ha bisogno per continuare a sostenere un presunto “stato d’eccezione” nel Paese, per continuare a legittimarsi come l’unica forma d’autorità in grado di prendere il posto dei partiti politici.
Supplizio prolungato? - E c’è chi già si è spinto a scommettere sulla possibilità di prolungare quel mandato anche dopo le elezioni. Come già osservava Ernst Jünger, «tracciando la sua croce in quel punto rischioso, il nostro elettore ha fatto esattamente ciò che il suo potentissimo nemico si aspettava da lui». Così l’esercizio del diritto di voto crea artificiose maggioranze e minoranze che non rispecchiano più in alcun modo la realtà.
Vince Monti - Possibile che nessuno abbia capito che il vincitore di queste elezioni è uno solo, che ha conquistato tutti i voti, l’unanimità, che è davvero riuscito a trasformare un’elezione democratica in un plebiscito a suo favore? Il governo Monti. A rafforzare l’unanimità, la “coesione nazionale”, sembra che sia giunta l’ondata di terrorismo degli ultimi giorni. Il classico specchietto per le allodole, se non avesse dietro di sé già una lunga striscia di sangue. La minaccia terroristica, nella storia di questo Paese, prelude sempre alle retoriche dei governi di unità e solidarietà nazionale, di fatto alla neutralizzazione della critica politica ed alla repressione di ogni forma di dissenso.
Il finto plebiscito - Tutto ciò crea una finta atmosfera da plebiscito a favore del governo Monti. Nel voto, sono stati occultati e rovesciati i bisogni reali degli italiani. Nemmeno un singolo “no” ha potuto esprimere ciò che avrebbe davvero voluto dire, ossia che gli italiani - come i greci del resto - ne hanno le palle piene dell’euro e dell’Europa, sono stufi di politiche ed economie che stanno portando alla miseria intere popolazioni. La moneta unica è stata fondata sull’espropriazione della sovranità dei popoli europei da parte di un potere invisibile, ma non per questo meno reale, di banchieri e finanzieri appartenenti ad esclusivi clubs e gruppi di decisione e pressione, rappresentato, in Italia, prima da Ciampi e Prodi, e ora da Monti e Draghi. A partire dal Trattato di Maastricht (1992), il quale istituì l’Unione Europea fondata sui cosiddetti “tre pilastri” (le Comunità europee, la politica estera e di sicurezza comune, la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale), gli Stati hanno visto costantemente ridotte le proprie libertà e sottratti i propri poteri. Il Trattato di Amsterdam (1997) ha determinato poi l’espropriazione del settore della giustizia e degli affari interni, quello di Nizza (2001) ha portato a compimento l’immagine dell’Unione come “Comunità di diritto”, infine, il Trattato di Lisbona (2007) ha abolito i “pilastri” e si è presentato come una sostanziale “Costituzione dell’Europa”, nonostante proprio contro un’idea di costituzione europea si erano espressi i popoli europei, con il referendum tenuto in Francia e nei Paesi Bassi nel 2005.Si può uscire da questa situazione? Certo, liberandosi d’un colpo di questa doppia divinità malvagia: l’euro e l’Europa.
Confini perduti - Occorre l’immediato ripristino dei nostri confini nazionali, divenuti puri concetti geografici dopo gli accordi di Schengen, integrati a partire dal 1997 nelle strutture comunitarie. Nello “spazio Schengen” le frontiere esistono ancora solo come linee geometriche, prive di ogni rilevanza politica, del loro essere segno visibile della sovranità di ciascuno Stato. Lo Stato italiano cominci intanto a riprendersi la propria sovranità sul suo territorio nazionale. Occorre, inoltre, la fine di questo sistema parassitario ed usuraio di economia monetaria e finanziaria. Sono gli Stati ad essere i creditori dell’Europa, sono i popoli che anticipano ai banchieri il capitale di cui essi hanno bisogno, e soltanto con un gioco di prestigio questi stessi popoli e Stati ne divengono improvvisamente i debitori costantemente insolventi. Non c’è nessuna trattativa da intraprendere con i banchieri di Bruxelles. Il Trattato di Lisbona, all’art. 50, ha inventato un complicato congegno di «recesso dall’Unione»: lo Stato membro che decide di uscire dall’Europa, dovrebbe notificare la propria intenzione al Consiglio Europeo, e negoziare poi direttamente con l’Unione un accordo «volto a definire le modalità del recesso». Ma la denuncia dei trattati non si negozia, è una decisione del popolo sovrano che, una volta presa, si limita ad essere notificata alle altre parti. Non abbiamo bisogno né di revisioni né di accordi di recesso dai trattati, ma soltanto del loro stralcio. Un nuovo ordine politico a livello europeo è difficile da vedere, ma l’Europa dei banchieri è in agonia, bisogna avere il coraggio di darle il colpo di grazia.
di Paolo Becchi*Ordinario di Filosofia del diritto all'Università degli studi di Genova

domenica 13 maggio 2012

Dopo le tasse ora arrivano i clandestini


Il ministro degli Esteri di Tripoli: "Temiamo un peggioramento e ci rivolgiamo all'Italia affinché affronti con la Ue questa emergenza". Terzi: "Serve un piano europeo". Una follia uccidere Gheddafi: nessuno blocca più i terroristi. Dopo il raìs la Libia è terra di conquista dell’integralismo islamico. Ecco perché la minaccia di Al Qaida può nascondersi anche tra i clandestini in fuga dal Mali

Roma - Non bastava il ritorno del terrorismo di matrice anarchica, la crisi economica e una pressione fiscale ormai insostenibile che sfocia in episodi come gli scontri di Napoli o le molotov agli uffici Equitalia di Livorno.
Immigrati
Immigrati
Ingrandisci immagine
Ora si riaccende pure la spia rossa dei flussi migratori dall’Africa. L’allarme arriva direttamente dal ministro degli Esteri libico Ashour Bin Khaial, che ieri ha incontrato a Roma l’omologo italiano Giulio Terzi nella sua prima visita ufficiale in un Paese europeo: «Temiamo un peggioramento sul fronte dell’immigrazione clandestina - ha detto il ministro di Tripoli - per ora la situazione non è così grave ma abbiamo indicatori sul fatto che le cose potrebbero cambiare in peggio. Immigrati africani sono giunti fino al confine tra Egitto e Libia: per ora non sono grandi numeri ma potrebbero aumentare. Vogliamo dare un segnale, un avvertimento, all’Italia e all’Ue per affrontare il fenomeno».
Parole che, malgrado l’interpretazione più ottimistica del portavoce italiano dell’Unhcr Laura Boldrini («Nulla di nuovo, sono 15 anni che i flussi migratori nel Mediterraneo si mantengono su cifre elevate e anzi quest’anno i numeri sono piuttosto esigui: sarebbero solo 1.500 le persone sbarcate finora tra Malta e Italia»), preoccupano e molto Terzi, che già domani ha intenzione di porre il tema sul tavolo nel corso del Consiglio affari generali esteri a Bruxelles: «Quello dell’immigrazione è un tema urgente da affrontare in ambito Ue con un piano». Non solo: l’Italia ritiene anche che sia «arrivato il tempo di una più incisiva azione internazionale» anche da parte delle Nazioni Unite. Tra due settimane Terzi a New York incontrerà il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e cercherà di sensibilizzarlo sullo scenario libico, passo già tentato dallo stesso premier Mario Monti con una lettera a Ban Ki Moon inviata qualche settimana fa. Ma naturalmente il primo passo è ovviamente una stringente partnership bilaterale tra Italia e Libia. «Stiamo collaborando con la Libia affinché ci siano dei sistemi di controllo più efficaci e alcuni programmi di monitoraggio sono già partiti».
La questione investe anche gli investimenti italiani oltre-Mediterraneo: «Il mondo imprenditoriale italiano ha bisogno di un messaggio positivo: le nostre aziende devonoessere rassicurate sul ritorno alla normalità. È un passo importante», ha detto Terzi, che ha poi salutato con favore il ritorno ai livelli di prima della rivoluzione delle forniture energetiche.
L’Italia si candida dunque a fare da levatrice alla nuova Libia. Che ha fretta di stabilizzare il processo di pace di un Paese disabituato alla libertà e alla democrazia da oltrequarant’anni di assolutismo gheddafiano. «L’Italia sostiene con convinzione il processo democratico in Libia», assicura Terzi, anche se ora «serve un cambio di passo» da parte di tutta la comunità internazionale. Perché «sarebbe inaccettabile un rallentamento del processo» per il quale «il popolo ha sofferto e combattuto». In agenda ora compare il primo importante traguardo, vale a dire le prime elezioni democratiche dopo decenni.
Ma c’è il cancro dei miliziani. «Ci sono alcuni che si autoproclamano milizie - avverte Ashour Bin Khayal - ma che in realtà sono fuorilegge: brigate formate dopo la liberazione di circa 17mila detenuti armati dal regime Gheddafi». Inizialmente il governo di Tripoli «aveva scelto di non affrontarli per evitare spargimento di sangue».
Ma ora «ha deciso di passare agli atti per mettere fine a questa situazione e preparare un terreno positivo alle prossime elezioni».