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mercoledì 4 luglio 2012

Italia condannata: Monti ci prepara vent'anni di orrori


Angela-Merkel-e-Mario-Monti.jpgL’esito del vertice europeo, al di là del trionfalismo dei giornali italiani che sostengono il governo Monti, è molto rilevante, ma non è positivo. La principale misura assunta al vertice – e che in Italia passa quasi sotto silenzio – prevede che i cittadini pagheranno i debiti delle banche private di tutta Europa. Si tratta di una gigantesca socializzazione delle perdite che non ha precedenti. Gli speculatori non dovranno così pagare il conto dei propri azzardi perché il conto lo pagherà il Fondo Salva Stati cioè i cittadini di tutta Europa con le loro tasse. Si tratta di un salasso enorme ai danni dei cittadini se pensiamo che solo per le banche private spagnole sono stati stanziati 100 miliardi di euro. In secondo luogo il Fiscal Compact non è stato modificato e questo determinerà per l’Italia la recessione assicurata per i prossimi vent’anni.

Si tratta di una misura che ha l’effetto di una guerra, perché il Fiscal Compact obbliga tutti i paesi che hanno un debito superiore al 60 per cento del Pil a rientrare nell’arco di vent’anni. Per l’Italia si tratta di tagliare 45 miliardi all’anno che saranno fatti in parte con tagli alla spesa (a partire da quella sociale come abbiamo già avuto modo di verificare) e in parte con la svendita del patrimonio pubblico: immobili, imprese, fino ad arrivare all’oro della Banca d’Italia. Questi tagli non verranno per nulla compensati dalle misure per la crescita, per due ragioni. Queste sono per l’Italia molto inferiori ai tagli (dell’ordine di un decimo) e inoltre l’Italia sarà obbligata a tagliare sul welfare e avrà risorse per investire su grandi opere sovente inutili e dannose (come la Tav). Tagli pesanti al welfare e nuove autostrade, questa è la ricetta che ne risulta.
In terzo luogo, invece di permettere alla Bce di comprare direttamente i titoli di Stato o di fare gli eurobond o di trasformare il Fondo Salva Stati in una banca che possa accedere alla liquidità illimitata della Bce, il vertice europeo ha dato vita a un meccanismo in cui il Fondo Salva Stati – con pochissime risorse – può intervenire a sostegno dei paesi che abbiano già demolito il welfare e che si impegnino a continuare a farlo. Infatti i conti in attivo sono la condizione per l’intervento del Fondo. L’eventuale intervento avverrà sotto stretto controllo della troika (Bce, Fmi e Ue) e prevede la firma di un memorandum in cui il paese viene nella sostanza commissariato.
Si tratta di una misura – quantitativamente non diversa da quanto fatto dalla Bce fino ad ora – del tutto insufficiente per evitare la speculazione sull’euro, ma efficacissima per continuare il ricatto sui singoli paesi, costringendoli a politiche di rigore che demoliscono il welfare e i diritti dei lavoratori. Infatti il meccanismo che viene messo in piedi è quello di un uso politico dello spread, in cui chi non ha ancora tagliato viene bastonato e chi ha tagliato e continua a tagliare, viene lasciato fuori dal pestaggio. Il tecnocrate liberista Monti esce vincente dal vertice, il popolo italiano perde e le stangate e la recessione continueranno.


fonte: Libreidee tratto da frontediliberazionedaibanchieri

Il bluff dello scudo anti-spread: già smascherata la finta vittoria “mediatica” di Monti

Per due giorni i media italiani hanno portato avanti una campagna martellante di incredibile ruffianeria nei confronti del presidente del Consiglio Mario Monti. “Vittoria personale di Monti”, “Trionfo del premier Monti”, “L’Italia vince anche a Bruxelles”.
Ma cos’era successo? Al vertice dell’Ue, dopo 13 ore di trattative, è stato dato il via libera al cosiddetto “scudo anti-spread”, un meccanismo di “salvataggio” semi-automatico per soccorrere quei Paesi i cui titoli di Stato vengono piazzati a interessi maggiormente elevati.
Un sistema per ridurre la speculazione e far respirare quei Paesi che soltanto per pagare gli interessi sul debito rischiano di collassare: Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e anche l’Italia. Questo, perlomeno, in teoria.
Sfruttando il buon umore e l’entusiasmo degli italiani per la bella vittoria nella semifinale degli Europei contro gli eterni rivali della Germania, i media e alcuni segretari di partito (Bersani e Casini su tutti, ma anche Alfano) hanno pensato bene di affannarsi a trovare parallelismi tra calcio e politica. “Non c’è solo il Mario di ieri da ringraziare, ma anche il Mario di oggi” sosteneva Pier Ferdinando Casini, il principale sostenitore politico del governo tecnico, riferendosi alla semifinale calcistica del giorno prima.
I due gol di Mario Balotelli contro la Germania, per un curioso caso del destino e di omonimia, agevolavano tale parallelismo: un super Mario del calcio ha messo k.o. i tedeschi agli Europei, il super Mario della politica avrebbe parimenti sconfitto Angela Merkel nel vertice di Bruxelles.
Peccato che se sulla vittoria della nazionale di calcio dubbi non ci possono essere, non si può dire altrettanto sul successo personale di “super Mario Monti” al vertice Ue.
Innanzitutto Monti stesso ha dichiarato che l’Italia non farà mai uso dello scudo anti-spread. Allora dove sta la vittoria? A cosa serve lo scudo anti-spread se l’Italia ha intenzione di rinunciarvi?
Ma anche se l’Italia decidesse di usufruirne, dovrebbe essere di fatto commissariata dalla “troika” Ue-Bce-Fmi, che avrebbe il compito di vigilare sugli aiuti e destinarli solo ai Paesi “virtuosi”. Questo in virtù degli accordi che hanno entusiasmato i media della Penisola.
I Paesi indebitati e nel mirino della speculazione dovrebbero quindi dimostrare di attuare politiche di rigore e austerità per potersi meritare la ciambella di salvataggio. In soldoni: “Tu, Paese indebitato, mi dimostri che stai tartassando i cittadini, io troika ti concedo di ridurre lo spread a colpi di acquisti dei tuoi titoli di Stato”. Proprio come vorrebbe (e neanche a torto) Angela Merkel.
Ecco lo scudo anti-spread. Nulla che possa agevolare l’economia di un Paese o il benessere dei cittadini, semmai soltanto tentare di salvare le casse di uno Stato nel mirino degli speculatori.
Eurobond? Neanche a parlarne.
Dove sta quindi la vittoria di Monti? Non si sa.
Tg e giornali hanno fatto a gara a chi faceva l’apologia più ruffiana del premier; Bersani, Casini e Alfano hanno tentato in tutti i modi di prendersi i meriti per aver sostenuto o addirittura “influenzato e convinto” un governo “così prestigioso” che “ottiene risultati importanti a livello internazionale”.
A differenza del passato, sottinteso.
Tra le pochi voci contrarie, quella di wallstreeitalia, che ha fatto notare come lo scudo anti-spread potrebbe rivelarsi un fuoco di paglia: troppe condizioni e troppa politica, modifiche di trattati, ratifiche, fondi salva-stati e salva-banche.
Insomma, passata l’euforia iniziale anche dei mercati, le perplessità non faticherebbero a venire fuori.
E così è: Finlandia e Olanda hanno già detto no allo scudo anti-spread, idem Horst Seehofer, leader del partito bavarese della Csu, che ha minacciato di causare una crisi di governo in Germania in caso di aiuti a Paesi periferici dell’Eurozona.
E in Italia? La metafora calcistica torna comoda. La nazionale ha perso malamente la finale contro la Spagna, sotto gli occhi di un Mario Monti visibilmente poco a suo agio in veste di calciofilo. La vittoria contro la Germania, pur pregevole e destinata in ogni caso a essere ricordata negli annali del calcio, si è rivelata un fuoco di paglia. Esattamente come quella, del tutto fasulla, di Monti a Bruxelles. Nella Borsa di Milano sta accadendo lo stesso: dopo i fuochi d’artificio di venerdì sull’onda del finto e indotto entusiasmo, ieri una giornata negativa e oggi solo un lieve rialzo: lo spread Btp-Bund resta sopra i 400, a quota 410 ma con picchi massimi fino a 423.
Ora che la nazionale ha perso, per di più con un sonoro 0-4, forse anche gli italiani non saranno più dell’umore giusto per farsi influenzare dalla falsa propaganda entusiastica dei media.
Non c’è stato alcun successo di Mario Monti a Bruxelles: lo scudo anti-spread è un bluff.
Presto, forse, lo dirà anche il Financial Times.

sabato 19 maggio 2012

FACCIAMO I CALCOLI Se ci cacciano dall'Euro l'Italia ci guadagna Se il nostro Paese cambia moneta è la fine dell'export tedesco e inonderemo il mondo con i nostri prodotti



Se il nostro Paese cambia moneta è la fine dell'export tedesco e inonderemo il mondo con i nostri prodotti

Prima di arrivare a questo la Bce ci ricoprirà di liquidità

«Nessuno può dire se Atene uscirà dall’euro. Potrebbe uscire e  fare default, ma in quel caso non mangerà i soldi a noi, ma all’Fmi e alla Bce perché i privati hanno già pagato caro», diceva pochi giorni fa Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum. C’è un’Italia che non se la fa addosso e che invece vede positivo. Lo stesso Doris ribadiva di  non curarsi dei giudizi di Moody’s: «Io finanzio i miei concorrenti, presto soldi alle famiglie e compro titoli di Stato italiani». Sentendo queste parole viene da porsi una domanda: ma non è che tutto questo allarmismo poi alla fine si concluderà in niente? Se chi ha i soldi - parliamo di miliardi - punta sull’Italia in questo momento di autentica bufera, forse c’è da stare tranquilli? 
Beh, la crisi è comunque seria, perché la speculazione scommette molto sull’incapacità dei politici europei nel trovare una soluzione per proteggere l’euro una volta per tutte. Ma la sensazione, almeno fra i big spender italiani, è che alla fine qualcosa succederà: perché questo accanimento finanziario non può durare per sempre. Primo perché ci vogliono soldi anche per comprare al ribasso, e non sono infiniti. Secondo, la Bce non ha ancora usato la potenza di fuoco di cui sarebbe in grado di disporre: i finanziamenti a tre anni che hanno fatto respirare le banche sono niente in confronto a quello che la Fed mette in pratica da quattro anni a questa parte. Certo, bisogna convincere Angela Merkel nell’accelerare gli Stati Uniti d’Europa, eurobond compresi. Lei tiene duro ma è inevitabile che molli: Obama, il Fondo Monetario Internazionale e Cameron  sono in pressing. Scatenati. Soprattutto gli americani stanno sotto alla Cancelliera: se salta l’euro, saltano le centinaia di miliardi di dollari in derivati che sono in pancia alle banche Usa. Vuol dire default degli Stati Uniti. 
E soprattutto un’Italia fuori dall’euro significherebbe la fine dell’export tedesco. Seppur in difficoltà il Belpaese inonderebbe il mondo con i suoi prodotti. Prima di arrivare a questo scenario la Bce ci ricoprirà di liquidità. Non sarebbe il paradiso, ovvio, ma nemmeno l’inferno. 
di Giuliano Zulin
http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1018127/Se-ci-cacciano-dall-Euro--l-Italia-ci-guadagna-.html