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lunedì 14 aprile 2014

MONETA UNICA, ADDIO? Uscire dall'euro è possibile: tutti i dettagli del piano bipartisan

La soluzione

Pronto il piano bipartisan per uscire dall’euro

Pronto il piano bipartisan per uscire dall’euro

Trasformare le idee di economisti sempre più numerosi in azione politica. Attuare un «piano B» per modificare l’euro, o per abbandonarlo del tutto. I politici, anche in Italia, si preparano così all’appuntamento delle prossime Europee. A destra e a sinistra, dalla Lega Nord a Rifondazione Comunista. La conferma arriva dal convegno sul tema: «Un’Europa senza euro. Costi e benefici per imprese e famiglie europee. Analisi e proposte di economisti e politici europei», promosso dall’associazione a/simmetrie e dal Manifesto di Solidarietà Europea, rete internazionale di economisti, che si propone di salvare l’integrazione europea attraverso lo smantellamento controllato dell’Eurozona.
I lavori del convegno si aprono con un minuto di silenzio assoluto per ricordare le tante vittime della crisi economica che sta attanagliando la vita assediando milioni di europei. Nella sala gremita dell’Auditorium Antonianum di Roma il silenzio è totale e sembra introdurre simbolicamente alle immagini che di lì a poco scorrono su un grande schermo. Uomini e donne che manifestano per le strade di Atene, senza più un lavoro, senza la certezza di poter essere curati dalla sanità pubblica. Scorrono le immagini della gente in fila per un pasto caldo distribuito per la strada, consumato su una panchina, mentre si alternano i commenti di intellettuali, lavoratori, medici, giornalisti (quelli dell’ERT, l’emittente radiotelevisiva chiusa per mancanza di fondi), che descrivono l’inferno in cui sta precipitando la Grecia. «Il più grande successo dell’euro», si intitola il documentario presentato e ideato da una troupe di follower del blog Goofynomics di Alberto Bagnai, prendendo il titolo - con tragica ironia - da una famosa affermazione di Mario Monti. Nel settembre 2011 l’ex premier definì infatti la Grecia proprio «il più grande successo dell’euro».
Quelle immagini, viene scandito nei successivi interventi, potrebbero illustrare il futuro prossimo venturo per molti altri europei. Gli italiani in primis. Un concetto declinato da economisti, politici (per l’Italia, Giorgio La Malfa, Gianni Alemanno, Ugo Boghetta, Stefano Fassina, Guido Crosetto, Ignazio Messina, Matteo Salvini), storici, giornalisti, di ogni orientamento, di tutta Europa, che si confrontano in pubblico sulla necessità di un «piano B», ossia che fare quando l’uscita dall’euro si renderà necessaria, se le richieste di riforma dell’assetto monetario dell’Ue saranno, ancora una volta, cadute nel vuoto. Un dato è tangibile: un anno fa, ad un convegno sull’argomento, hanno partecipato pochi esperti e quasi nessun politico. Ora il fronte del no-Euro - estremamente variegato - si è molto allargato ed è certo un suo impatto sulle elezioni di maggio. Ecco allora Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca, e attuale candidato di Alternativa per la Germania alle Europee, spiegare che per salvare l’euro o si fanno gli Stati Uniti d’Europa oppure si deve dividere l’area della moneta unica, con i Paesi più forti che utilizzano un’altra valuta. «Ripensare l’euro» è l’unica soluzione per evitare il baratro: ne è convinto l’olandese Frits Bolkestein, ex commissario Ue. Alberto Bagnai, autore del saggio Il tramonto dell’euro, presenta una ricerca condotta da a/simmetrie per quantificare l’impatto di un riallineamento del cambio sul prezzo della benzina. Nel caso estremo di svalutazione del 40 per cento rispetto al dollaro il prezzo della benzina aumenterebbe di circa il 6% in 6 mesi. È successo di peggio dentro l’euro, sottolinea Bagnai.
«Sono venuto ad ascoltare per trasformare in azione politica ciò che è stato detto qui», spiega Salvini, segretario della Lega Nord e capolista nelle prossime elezioni, durante il dibattito moderato da Mario Giordano, direttore del Tg4 e autore, tra i molti altri, del bestseller Non vale una lira. Sempre convinto, Salvini, che «l’euro stia uccidendo l’Europa», mentre in Italia «una nostra moneta tornerebbe a far correre l’economia». «La costituzione italiana non conta più niente da quando c’è l’euro», ribatte convinto Boghetta, di Rifondazione Comunista. La strada da imboccare è una sola, sostiene Alemanno, candidato alle Europee per Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale: bisogna «rinegoziare i trattati, altrimenti si esce dell’Eurozona»
di Caterina Maniaci
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giovedì 27 marzo 2014

La rilevazione Sondaggio Datamedia: "Gli italiani vogliono la lira"

Sondaggio Datamedia: "Gli italiani vogliono la lira"

"Torniamo alla lira". Gli italiani hanno le idee chiare. L'euroscetticismo in Italia continua a sedurre gli elettori che in vista delle europee sono pronti a dare una scossa all'Ue rivendicando il ritorno alla vecchia valuta. L'istiututo di rilevazioni Datamedia ha chiesto agli italiani, per conto de il quotidiano il Tempo, se l'uscita dalla moneta unica possa rappresentare un fatto positivo. Ebbene quasi sei italiani su dieci hanno detto si. Nel dettaglio il 58,1. Un dato - come racconta il quotidiano romano - ancor più rafforzato dalla distanza tra il sì e il no, ben 22%. Ormai - si legge - la percezione diffusa è che una delle cause principali di questo malessere sia proprio la moneta unica. Insomma a quanto pare la vocazione europeista degli italiani è ormai al capolinea.

I partiti - Anche le rilevazioni per le elezioni del 25 maggio parlano chiaro. I partiti euroscettici come La Lega e Fratelli d'Italia sono in trend positivo. La Lega, sempre secondo Datamedia è al 5 per cento. Mentre Fdi continua a crescere. Se si votasse oggi. A due mesi quasi esatti dal voto solo quattro partiti supererebbero la soglia del 4%. Il Pd (fermo al 30,5%), M5s (stabile al secondo posto con il 24,0%), Forza Italia (20,5%) e la Lega (5,0%). Gli altri sarebbero fuori anche se c'è un trend positivo che riguarda due formazioni: Fratelli d'Italia e Lista Tsipras, potenzialmente in grado di arrivare oltre quota quattro. Il vento della Le Pen ora bussa alle porte dell'Italia. 

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venerdì 14 dicembre 2012

LA GABBIA EUROPEA Ecco la ricetta degli inglesi: "L'Italia esca dall'euro, è il suo unico problema" Il quotidiano conservatore 'The telegraph': se c'è un paese nell'Ue che trarrebbe beneficio dal lasciare la moneta unica, è il nostro


Ecco la ricetta degli inglesi:
"Italiani, dovete uscire dall'euro. 
E' il vostro unico problema"
Qual è il tuo stato d'animo?
15
267
L'Italia è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di euro di ricchezza privata...
C'è un giornale, in Europa, che canta fuori dal coro nell'accogliere la notizia di un ritorno di Silvio Berlusconi nel ruolo di candidato premier. La linea diffusa è quella, ad esempio, dell'Economist, che riprendendo il ritornello del musical "Mamma mia" titola "Mamma mia, here we go again" ("mamma mia ci siamo di nuovo") con sotto la faccia sorridente di Silvio Berlusconi. Chi esce dal coro è un altro giornale inglese, The telegraph. Lo fa sostendendo, come da tempo fa Berlusconi, che il vero problema dell'Italia e della sua economia sia l'euro. 
"La valuta sbagliata" - "L'Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata" scrive Ambrose Evans Pritchardsul quotidiano conservatore (i conservatori britannici vedono la moneta unica europea come la peste bubbonica e infatti ci girano al largo). "L'Italia è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di euro di ricchezza privata. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265% del Pil, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell'indice del Fondo Monetario Internazionale per "sostenibilità del debito a lungo termine" tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi".
L'analista - The telegraph cita poi Andrew Roberts, analista di Royal Bank of Scotland, la prima banca britannica. Che afferma: l'Italia ha "un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell'Unione europea che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l'euro e dal ripristino della competitività, è l'Italia". E cita pure uno studio di Bank of America, secondo il quale il nostro paese avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell'Ue da un'uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica. Che è quello che va sostenendo Berlusconi quando parla di inflazione e di possibilità di stampare moneta per ripagare il debito limitando così i tassi d'interesse che il nostro paese si trova a pagare agli investitori stranieri (lo ha detto anche ieri da Vespa).

venerdì 7 settembre 2012

Sussulto di dignità: la Bulgaria dice no all'euro


Uno schiaffo ai burocrati di Bruxelles dal piu' povero dei paesi dell'eurozona. "Il progettato ingresso nella moneta unica ha perso di significato". "Il vento e' cambiato... In questo momento, non vedo alcun beneficio dall'ingresso nell'euro, solo costi", dice Boyko Borisov primo ministro dell'ex paese comunista.

La Bulgaria, il paese dell'Unione Europea piu' povero ma allo stesso tempo raro esempio di politica fiscale virtuosa nel blocco dei 27, ha congelato a tempo indeterminato il progetto di adottare l'euro come moneta. Si tratta dell'ultimo caso di nazione prudente a prendere le distanze da Bruxelles e dalla disastrosa politica Ue, un'Unione incapace di gestire la crisi dei debiti sovrani, il cui effetto e' mancata crescita, tasse piu' alte e sacrifici per centinaia di milioni di cittadini. 

Dalla capitale della Bulgaria Sofia, il primo ministro Boyko Borisov e il ministro delle finanze Simeon Djankov hanno spiegato che la decisione di non andare avanti con il piano strategico a lungo termine di adozione dell'euro, arriva in risposta al deterioramento delle condizioni economiche e alla crescita dell'incertezza sulle prospettive della Ue. 
Ugualmente importanti, nelle parole dei due politici dell'ex paese comunista, il decisivo cambio di atteggiamento della pubblica opinione in Bulgaria, dove questo e' il terzo anno consecutivo in cui sono in vogore misure di austerity.
"Il vento e' cambiato, sia per cio' che pensiamo noi al governo sia tra la gente... In questo momento, non vedo alcun beneficio dall'ingresso nell'eurozona, solo costi", ha detto il ministro delle finanze Djankov. "I cittadini giustamente vogliono sapere chi dovremo salvare (dal collasso) quando entriamo nell'euro; e' troppo rischioso per noi ed inoltre non e' certo quali siano le regole ne' come potranno cambiare tra un anno o due". 

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venerdì 13 luglio 2012

"Altro che fallimento L'euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dall'oligarchia


Euro
L'euro ha centrato il suo obiettivo: ...ovvero quello di distruggere le nazioni europee in soli 10 anni!
"L'idea che l'Euro sia un fallimento è stupidamente errata, l'Euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dal suo ideatore e da quel 1% di oligarchi che l'hanno imposto".
Così ha scritto il giornalista americano Greg Palast sul Guardian del 26 giugno, ricordando che "l'ideatore", Robert Mundell, ha sempre visto la sua creatura (l'euro) come l'arma che avrebbe spazzato via norme e regolamenti sul lavoro; "Ho conosciuto Mundell tramite il mio docente universitario Milton Friedman".
Palast descrive bene l'idea di Mundell: "L'Euro inizia davvero a svolgere il suo compito in tempi di crisi, infatti la moneta unica e soprannazionale toglie ai governi eletti la possibilità di usare politiche creditizie e fiscali capaci di farci uscire dalla crisi, in quanto pone le politiche monetarie al di fuori dalla portata dei politici (eletti) e, senza queste prerogative, l'unico modo che hanno i governi per cercare di mantenere i posti di lavoro è quello di ridurre regole e diritti verso imprese e lavoratori, tutto nel nome della concorrenza". Per Mundell niente deve interferire col MERCATO".
Palast continua dicendo che Mundell gli spiegava che "l'euro è tutt'uno con la Reaganomics; la disciplina monetaria impone la disciplina fiscale ed agisce anche sui politici (servi del mercato invisibile... sic), e quando la crisi morde allora alle nazioni resta ben poco da fare se non liberalizzare, privatizzare, deregolamentare e soprattutto distruggere il welfare garantito dallo Stato".
Il termine "riforme strutturali" non è altro che un eufemismo per nascondere l'annullamento dei diritti dei lavoratori (e degli imprenditori...), Mundell sostiene che "l'unione monetaria è una guerra di classe con altri mezzi" (la classe oligarchica contro il 99% dei cittadini).





fonte: movisol.org tratto da ecplanet.com