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lunedì 1 ottobre 2012

Un blogger greco ci racconta la situazione che i media ci nascondono


Il blogger greco Keeptalkingreece racconta gli ultimi giorni in Grecia, le difficoltà della gente, le proteste, e i sussulti (o l’agonia) del governo.

La mattina inizia con la metropolitana, il tram e il treno urbano in sciopero. Gli 800-900 mila residenti ad Atene sono costretti a cercare vie alternative per andare al lavoro. Coloroche ancora hanno un lavoro. Perché, secondo i dati ufficiali, quasi un greco su quattro non ha un lavoro e non ha reddito. Molto probabilmente non ha neanche un auto.
Questo giovedì mattina si è scoperto che la maggior parte di questo gruppo sociale privilegiato ha anche una macchina. La gente ha usato l’auto per andare al lavoro. E si è trovata bloccata nel traffico.

Colloqui sull’Austerità

La giornata è proseguita con il tentativo della leadership politica e del team che guida l’economia di ‘chiudere’ il pacchetto di austerità di 11,5 miliardi di euro – come condizione della Troika per assegnare la tranche di 31 miliardi di salvataggio.
Sembra che ci sia un certo disaccordo tra i partner del governo sulle misure, tra il governo e la troika, e tra la stessa troika.

Le ulteriori misure non portano al risultato essenziale. La Troika vuole misure di risparmio di 11,5 miliardi di euro. Il governo greco non è attualmente in grado di presentare più di 9-9,2 miliardi di euro. Troppe obiezioni da parte dei due partiti della coalizione di governo PASOK e Sinistra Democratica. Come ha accennato il Ministro delle finanze Stournaras, la tranche e le misure per il momento potrebbero essere ridotte. E la differenza (misure per 2-2,5 miliardi di euro) potrebbe arrivare in seguito, insieme al resto della tranche del salvataggio.

Pacchetto di Austerità e Tranche del Salvataggio

Da questi 31 miliardi, il mio vicino di casa o mio padre non vedranno nulla. Saranno spesi per la ricapitalizzazione delle banche e dei debiti statali in essere verso i creditori privati.
Mio padre è un pensionato da 600 euro al mese. Egli non ha alcun debito da rimborsare, né ha in programma di indebitarsi. Né per scopi privati, né a fini commerciali. Mio padre non è mai stato coinvolto in affari con lo stato come fornitore di qualsiasi tipo. Così, pensa che non avrebbe alcun guadagno dal piano di salvataggio. Tuttavia, egli è chiamato a pagare più tasse (1.000 E per il 2012 e 500E in anticipo per il 2013). Quando è andato all’ufficio delle imposte per fare un accordo, ha detto loro che a causa di due operazioni di cancro e un pacemaker impiantato da poco aveva buone probabilità di essere un contribuente … morto nel 2013.
Il mio vicino è senza lavoro. Anche lui ha figli e una moglie che porta a casa 900 euro. Nemmeno lui crede che il piano di salvataggio potrebbe contribuire a costruire un futuro per i suoi figli, come propagandato dal governo. Infatti, l’uomo è disperato. Dopo forti pressioni da parte di sua moglie e dei suoi familiari, ha cercato un neurologo. Gli ha diagnosticato ‘depressione’. L’uomo sta a casa tutto il giorno, non parla, non mostra alcun interesse. Come parte della terapia il medico gli ha proibito di guardare la televisione e sicuramente non le notizie di prima serata. La sua famiglia è in ansia per il progresso della sua malattia. E che potrebbe fare qualcosa di inaspettato …

Proteste

Questa mattina 26 settembre 2012, poliziotti, pompieri e guardie costiere in protesta hanno avuto un assaggio di quel che migliaia di manifestanti stanno inalando da due anni. Hanno respirato i gas lacrimogeni. Da parte dei colleghi della polizia antisommossa. Non era mai successo prima. Ma per ogni cosa c’è una prima volta.
Allo stesso tempo, marinai e metalmeccanici hanno fischiato il ministro delle finanze Yiannis Stournaras che ha avuto l’idea geniale di scendere in mezzo alle masse dei manifestanti anti-austerità e anti-tagli-salariali.
Anche i giudici sono in una sorta di ‘sciopero’ e si rifiutano di portare il lavoro a casa, e di fare gli straordinari. E se questo non bastasse – udite! udite! – vogliono avere degli uffici nei tribunali, e quindi i computer e l’accesso ai data base! Essi ritengono che i loro imminenti tagli salariali siano contro la Costituzione, che prevede che i loro stipendi siano equivalenti a quelli dei parlamentari. “Se i nostri salari sono da tagliare lo stesso dovrebbe accadere agli stipendi dei parlamentari” dicono, cosa del tutto corretta!
Allo stesso tempo, ci sono piccole notizie che rendono la zuppa dell’austerità più piccante: per esempio, i proprietari degli autobus turistici assegnati per il trasporto degli alunni alle scuole a partire da domani fermeranno i loro servizi in Attica. A causa dei debiti in sospeso dello stato.

Sanità? Quale sanità?

Ai Medici ospedalieri di Stato non sono stati pagati gli straordinari da diversi mesi.
I dipendenti dei centri diurni per l’Alzheimer negli ultimi sei mesi non sono stati pagati. Un incontro con il ministro della Sanità è finito male. Sembra che il ministro ritenga che le persone dovrebbero lavorare senza paga.
Allo stesso tempo, i pazienti assicurati continuano a pagare i farmaci delle prescrizioni di tasca propria, dato che i farmacisti in 18 prefetture del paese continuano e continueranno a boicottare l’organizzazione nazionale dell’assistenza sanitaria fino al 30 settembre 2012.
PS Un’amica ha trascorso l’intera mattinata di giovedì girando più di sette farmacie al Pireo per trovare tutti insieme i cinque farmaci diversi necessari per la malattia cronica di sua madre. Non c’è riuscita. Ha trovato un farmaco in una farmacia, due in un’altra e due in un’altra. Tuttavia, non è possibile utilizzare una stessa prescrizione in diverse farmacie. Dove sono i farmaci?


Link: http://www.investireoggi.it/economia/avete-unidea-di-quello-che-sta-realmente-accadendo-in-grecia/#ixzz27jUZTZsg - Tratto da http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/15-index.html

venerdì 28 settembre 2012

Grecia, ormai anche i poliziotti scioperano e fanno i cortei. Oggi la stangata di Samaras


Il giorno dopo lo sciopero generale che ha paralizzato il paese la Grecia già pensa al prossimo, che probabilmente si terrà ai primi di ottobre. Oggi a scendere in piazza sono addirittura i poliziotti. Nel giorno in cui il Governo darà la stoccata finale ai tagli portando l’età della pensione a 67 anni e martoriando gli stipendi dei dipendenti pubblici, sindacalisti e membri dell'Associazione dei Poliziotti dell'Attica, si sono trovati fuori dalle sedi dei tre partiti della maggioranza governativa - Nea Dimokratia (centro destra), Pasok (socialista) e Sinistra Democratica - per esprimere la loro rabbia nei confronti dei tagli agli stipendi e alle pensioni, previsti dal piano di austerita' messo a punto dal Governo in collaborazione con i creditori internazionali del Paese.
Samaras sta progettando un taglio di 13,5 miliardi di euro per il biennio 2013–2014, possibilmente prima della riunione dell'Eurogruppo, in calendario per l'8 ottobre prossimo. Le misure del pacchetto saranno al centro del vertice di maggioranza in programma per questa mattina. Secondo le prime anticipazioni di stampa, il pacchetto comporta, fra l'altro, l'abolizione della tredicesima e della quattordicesima mensilita' per gli impiegati statali, nuovi tagli alle pensioni al di sopra di 1.000 euro, innalzamento dell'eta' pensionabile ai 67 anni, dai 65 attuali, e la cassa integrazione per 15mila dipendenti statali per i prossimi due anni. Ad incrociare le braccia oggi e domani saranno anche i dipendenti del ministero delle Finanze. Syriza ha partecipato ieri al corteo che ha visto sfilare quasi 50mila persone. “La Grecia – ha dichiarato Alexis Tsipras, segretario del partito - non potrà essere trasformata in un enorme cimitero sociale".
Intanto, nella 'Troika' dei creditori internazionali della Grecia, costituita da Ue, Fmi, e Bce, è scontro sulle soluzioni per risolvere la crisi ellenica, con l'istituto di Washington che spinge per una ristrutturazione del debito detenuto dai paesi europei, mentre Bruxelles preferirebbe concedere ad Atene piu' tempo per applicare le misure di austerita' concordate in cambio degli aiuti.

lunedì 17 settembre 2012

Portogallo: i cittadini assediano il parlamento, tensioni con la polizia.





Lisbona. Momenti di tensione nella capitale portoghese quando un nutrito gruppo di cittadini ha assediato il palazzo del parlamento, protetto dalla Polizia, alla quale è stato lanciato un grosso petardo.

In tutta Europa si stanno registrando sempre più frequentemente tensioni e contestazioni, ma ad eccezione delle iniziative organizzate in "momenti clou" - come le contestazioni ad Atene in Piazza Syntagma nel giorno dell'approvazione della maxi austerity - i mass media degli altri paesi europei non proferiscono parola...

Staff nocensura.com

Fonte video: http://videos.sapo.pt/CqQHMYnjd5pOp9J15h54

sabato 19 maggio 2012

FACCIAMO I CALCOLI Se ci cacciano dall'Euro l'Italia ci guadagna Se il nostro Paese cambia moneta è la fine dell'export tedesco e inonderemo il mondo con i nostri prodotti



Se il nostro Paese cambia moneta è la fine dell'export tedesco e inonderemo il mondo con i nostri prodotti

Prima di arrivare a questo la Bce ci ricoprirà di liquidità

«Nessuno può dire se Atene uscirà dall’euro. Potrebbe uscire e  fare default, ma in quel caso non mangerà i soldi a noi, ma all’Fmi e alla Bce perché i privati hanno già pagato caro», diceva pochi giorni fa Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum. C’è un’Italia che non se la fa addosso e che invece vede positivo. Lo stesso Doris ribadiva di  non curarsi dei giudizi di Moody’s: «Io finanzio i miei concorrenti, presto soldi alle famiglie e compro titoli di Stato italiani». Sentendo queste parole viene da porsi una domanda: ma non è che tutto questo allarmismo poi alla fine si concluderà in niente? Se chi ha i soldi - parliamo di miliardi - punta sull’Italia in questo momento di autentica bufera, forse c’è da stare tranquilli? 
Beh, la crisi è comunque seria, perché la speculazione scommette molto sull’incapacità dei politici europei nel trovare una soluzione per proteggere l’euro una volta per tutte. Ma la sensazione, almeno fra i big spender italiani, è che alla fine qualcosa succederà: perché questo accanimento finanziario non può durare per sempre. Primo perché ci vogliono soldi anche per comprare al ribasso, e non sono infiniti. Secondo, la Bce non ha ancora usato la potenza di fuoco di cui sarebbe in grado di disporre: i finanziamenti a tre anni che hanno fatto respirare le banche sono niente in confronto a quello che la Fed mette in pratica da quattro anni a questa parte. Certo, bisogna convincere Angela Merkel nell’accelerare gli Stati Uniti d’Europa, eurobond compresi. Lei tiene duro ma è inevitabile che molli: Obama, il Fondo Monetario Internazionale e Cameron  sono in pressing. Scatenati. Soprattutto gli americani stanno sotto alla Cancelliera: se salta l’euro, saltano le centinaia di miliardi di dollari in derivati che sono in pancia alle banche Usa. Vuol dire default degli Stati Uniti. 
E soprattutto un’Italia fuori dall’euro significherebbe la fine dell’export tedesco. Seppur in difficoltà il Belpaese inonderebbe il mondo con i suoi prodotti. Prima di arrivare a questo scenario la Bce ci ricoprirà di liquidità. Non sarebbe il paradiso, ovvio, ma nemmeno l’inferno. 
di Giuliano Zulin
http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1018127/Se-ci-cacciano-dall-Euro--l-Italia-ci-guadagna-.html

sabato 21 aprile 2012

L’Olanda proporrà un referendum per tornare al fiorino


Crisi EuroAnche i primi della classe, qualche volta, perdono la pazienza. Troppi i soldi buttati in quel pozzo senza fondo che rischia di diventare la Grecia. L’Olanda non ci sta più. È pronta a dire addio alla moneta unica e ai suoi guai.
Proporrà un referendum per tornare all’età del fiorino. E dopo l’autunno caldo delle politiche 2013 anche la Germania potrebbe seguirla, dicono gli esperti di mercato interpellati da Panorama.it. D’altra parte dalle sue colonne il Der Spiegel sbandiera un terzo piano di aiuti per Atene. Meglio quindiprendere contromisure.
È stato il leader di estrema destra olandese, Geert Wilders, che tiene sotto scacco il governo di Mark Rutte, a rompere gli indugi: proporrà un referendum. Obiettivo: reintrodurre il fiorino. Secondo uno studio commissionato alla società britannica Lombard Street Research, la moneta unica avrebbe significato un guadagno di circa 800 euro annui in più per gli olandesi, se l’economia europea fosse stata solida.
Con la crisi quel guadagno si è trasformato in una perdita di 2.700 euro. Così dire addio al sogno dorato dell’euro non è più un tabù. E non lo sarà neanche per Berlino dopo le elezioni 2013, anticipano gli analisti. Difficile trovare rimpianti d’altra parte anche perché il salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo è costato solo ad Amsterdam 127 miliardi. E potrebbe non essere finita qui.

Atene potrebbe avere bisogno di un terzo piano di aiuti da 50 miliardi di euro nel 2015, ha scritto il settimanale Der Spiegel. È stato l’ultimo rapporto compilato dalla troika Ue-Bce-Fmi, riportato dal giornale, a tracciare un quadro netto. Non c’è nessuna certezza che la Grecia torni a rifinanziarsi sui mercati fra qualche anno. Anzi, tra il 2015 e il 2020 potrebbe avere bisogno di un nuovo assegno. Si tratta di una analisi amara volutamente rimossa dal rapporto finale consegnato ai ministri delle Finanze dell’Eurozona, per volontà del governo tedesco.
Evidentemente visto da Amsterdam il tempo dei ricatti però è finito. Meglio chiamarsi fuori, prima che sia troppo tardi.


blog.panorama.it tratto da ECplanet

martedì 27 marzo 2012

Crisi, il Portogallo ora recita lo stesso copione di Atene


di Micaela Osella 

Avviso ai naviganti. L’emergenza sovrana non è finita. In Europa sono sparse qua e là tante piccole Atene, pronte a divampare. Mentre in Ucraina continua il braccio di ferro con il Fondo monetario internazionale per ottenere nuovi aiuti, è ilPortogallo a ritagliarsi il ruolo clou. È sulle tristi note del fado che rivive l’incubo di un fallimento. E sempre più analisti sono convinti che la Grecia non resterà un caso isolato.

Presto la seguirà Lisbona: potrebbe aver bisogno di ristrutturare il suo debito su livelli ormai insostenibili. Meglio ancora guardarsi le spalle anche da Spagna, Italia e Francia. Perché come dice John Mauldin, esperto americano e guru dei mercati, ilcontagio è tra noi.

Atene è salva o, come dice Standard&Poor’s è in “fallimento parziale”. Di certo per gli addetti ai lavori questa non è la fine della storia. L’Europa non ha voltato pagina. La crisi del debito cambia volto, non sostanza. Dall’Egeo si è spostata a Kiev. E lì in Ucraina che si sta giocando la partita delicata legata ai nuovi aiuti. Per il momento i soldi dal Fondo monetario internazionale agli oligarchi non ci saranno. Leggendo tra le pieghe delle profezie per l’Eurozona sarà però il Portogallo il prossimo fronte a infiammarsi.


Con lo spread dei titoli lusitani schizzato a oltre 1.200 punti, che costringe il governo del premier Pedro Passos Coelho a pagare tassi al 14%, la paura ha ripreso quota. Temono i governi dell’Euro di dover riaprire i cordoni del fondo salva-Stati per la seconda volta, come successo già con la Grecia. Lo ha detto senza troppi sussulti Mohamed El-Erian, amministratore delegato di Pimco, il più grande fondo obbligazionario al mondo. Lo ha segnalato anche l’ex consigliere esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi.

Con quel “Al Portogallo serviranno nuovi aiuti per 100 miliardi di euro se non riuscirà a finanziarsi sul mercato fino al 2016 e all’Irlanda altri fondi per 80 miliardi” ha dato forma ai pensieri degli analisti. Non è un mistero: Lisbona convive con undebito pubblico al 107% del Pil, anche se a ben vedere è quello privato a quota 280% a ingarbugliare la situazione.

Il problema, dicono in molti, è che in Portogallo ogni settore – dall’amministrazione pubblica a quello delle famiglie, dalle aziende alle banche - è indebitato. E con 31 miliardi di euro di prestiti che le imprese dovranno restituire entro l’anno, e il credito sempre meno accessibile, il rischio che si vada verso un’ondata di fallimenti si respira nell’aria. Il primo piano salva-Lisbona, 78 miliardi di euro fino al 2013, rischia di non essere abbastanza. Arrivederci e grazie.
Eppure nonostante tutto, Bruxelles ha deciso: terrà un profilo basso. Per John Mauldin, esperto americano e guru dei mercati invece c’è poco da stare a guardare: il contagio è tra noi. “Il Portogallo sta marciando sulla stessa strada che ha spinto la Grecia nel burrone”, ha scritto in una recente analisi, portando a favore della sua tesi “il rendimento dei titoli di lusitani a cinque anni che ha raggiunto tassi del 20% quando un anno fa erano al 6%”.

In pratica è lo stesso copione calcato da Atene. Fin qui sarebbe ancora poca cosa. Mauldin chiama, infatti, in causa tutti. “Il mondo – ammette l’esperto – sta cercando di difendersi dalla crisi del debito come mai prima”. Riconosce che l’Italia si è chiamata fuori dall’emergenza, ma a suo avviso avrà bisogno dell’aiuto della Bce.
E si chiede se lo stesso impegno di Francoforte sarà ripetuto per Spagna e Portogallo in quanto le loro economie stanno peggiorando sempre di più. E anche la Francia non sarà immune.

Da Oltreoceano l’esperto indica due soluzioni per uscire dal pantano: la prima è quella di tornare a crescere, la seconda porta invece a contrastare in maniera incisiva la piaga del deficit. Con un punto fermo per entrambe: “I processi di austerità renderanno il ritorno alla crescita ancora meno improbabile, a meno che la Bce non sia pronta a stampare moneta per salvare il Sud Europa, nonostante i diktat dei Paesi nordici”.

L’algida Germania tace: continua a rigettare sconti, l’idea di un aumento del firewall, ossia la rete di protezione dal contagio della crisi del debito, e gli Eurobond. Fra Lisbona e i mercati la partita è quindi ad alta gradazione di incertezza, con un sapore da disfida fra Davide e Golia. E in questa settimana, c’è da scommetterci, entrerà di nuovo nel vivo.