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giovedì 30 gennaio 2014

La riforma di Bankitalia Ecco i tre regali che Letta ha fatto alle banche Il decreto alza la fetta di utili riservata agli istituti, rivaluta le loro quote e porterà denaro fresco in cassa grazie al tetto del 3%


Ecco i tre super-regali 
che Letta ha fatto alle bancheUn triplo vantaggio per le banche e una fregatura secca per le casse pubbliche. La riforma della Banca d’Italia, alla fine, è diventata legge dello Stato. Seppur sofferto, è arrivato, in serata, il via libera definitivo della Camera al decreto legge Imu che, tra altro, conteneva il blitz sulle quote di Bankitalia. Un abbinamento, quello tra le norme relative alla  tassa sulla casa e quelle sul riassetto patrimoniale di via Nazionale, architettato dal governo di Enrico Letta per  blindare il regalo agli istituti di credito. E il ricatto, nonostante l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle cui si è aggiunta la levata di scudi di Fratelli d’Italia, ha avuto l’effetto sperato. C’è voluta la «ghigliottina» di Laura Boldrini (il presidente della Camera ha infatti tagliato gli interventi in aula a Montecitorio, accelerando il voto) per assicurare il cadeau dell’esecutivo alle banche. 

Per le finanze dello Stato, come accennato, c’è la beffa. Con la perdita di gettito da 750 milioni di euro. A certificare il buco nei conti pubblici sono stati i tecnici della Camera. Le nuove norme cambiano gli equilibri e per gli istituti sale a 450 milioni la fetta di utili garantita. Si riduce, gioco forza, quella dello Stato che negli ultimi anni ha incassato da via Nazionale rispettivamente 1 miliardo (2009), 511 milioni (2010), 677 milioni (2011) e 1,5 miliardi (2012). La riforma è sostanzialmente retroattiva e perciò vale anche per lo scorso anno. Secondo gli esperti di Montecitorio   «nel bilancio dello Stato per il 2014 risulta ridotto di 750 milioni rispetto alle previsioni per il 2013». Ovviamente la sforbiciata vale anche per il futuro: la dieta per lo Stato è strutturale, cioè permanente.
Tutto ciò a fronte di un gettito una tantum (900 milioni) derivante dalla tassa (12%) applicata alla plusvalenza tra valore originario del capitale di Bankitalia (156mila euro) e quello aggiornato col decreto, cioè  7,5 miliardi di euro. I vantaggi per gli istituti, comunque, non si esauriscono coi dividendi. Grazie a quella  montagna di quattrini nuova di zecca, gli istituti rafforzano il loro patrimonio (secondo regalo) in vista delle verifiche europee e, soprattutto, in vista di Basilea3, il nuovo meccanismo che regolerà l’erogazione di prestiti alle imprese. In qualche modo, dunque, si fa pagare alla collettività  - in termini di rinuncia dello Stato a una fetta di dividendo di Bankitalia - le conseguenze dei guasti del sistema bancario. Un pasticcio clamoroso, insomma. E la conferma, nonostante gli strali a orologeria della lobby bancaria contro i presunti inasprimenti fiscali (vale la pena ricordare che la legge di stablità ha tagliato 20 miliardi di tasse sulle svalutazioni), che a palazzo Chigi i banchieri sono di casa. 
Il terzo regalo arriverà tra un po’. La riforma di Bankitalia pone un tetto alla partecipazione al capitale: 3%. Limite oggi violato da quasi da tutti gli «azionisti», in particolare IntesaSanpaolo e Unicredit che insieme hanno più del 50% delle quote. Entro tre anni, bisogna scendere al 3% e, al momento della cessione,  gli istituti avranno denaro fresco in cassa. Per Intesa e Unicredit si tratta di circa 4 miliardi, stando ad alcune stime preliminari. Potrà essere la stessa Bankitalia a comprare temporaneamente le azioni extra.
Il Tesoro nega l’esistenza di favori, ma la riforma grida vendetta. Di qui le proteste a Montecitorio, dove si è cercato di bloccare il decreto. Certo, il quadro   sarebbe stato altrettanto caotico qualora il «sì» di Montecitorio non fosse arrivato entro la mezzanotte di ieri. Anzi, per certi versi sarebbe stato peggio, specie se si guarda la faccenda dal punto di vista del cittadino. La mancata conversione del provvedimento d’urgenza avrebbe fatto decadere l’intero pacchetto normativo e per i contribuenti sarebbe tornato lo spettro  della seconda rata Imu.  A fronte del triplo regalo alle banche, dunque, il pericolo è stato scongiurato. Il balzello sugli immobili realtivo al 2013 (con l’eccezione della mini Imu pagata il 24 gennaio) è andato in soffitta: il decreto prevede che il mancato gettito della rata Imu di dicembre sia «coperto» dall’aumento dell’Ires a carico degli istituti di credito.
Un «sacrificio» che le banche hanno sopportato proprio in cambio dell’operazione Bankitalia. Ecco: anche il Quirinale, nel trovare il necessario collegamento tra le norme sull’Imu e quelle sull’istituto centrale, deve aver guardato tra le pieghe dell’accordo sottobanco tra palazzo Chigi e i banchieri. I quali parlano di riforma «sacrosanta» e toccano le corde del confronto europeo. Eppure, nel Vecchio continente non esiste altra banca centrale in mano ai privati come quella della Penisola. Né, soprattutto, esiste un board indicato dagli istituti. Quelli italiani continueranno  a nominare il consiglio superiore di palazzo Koch. Sia chiaro: non avranno alcuna facoltà di intervenire sull’attività di vigilanza: la questione «controllato azionista del controllore» resta una formalità. Tuttavia, il consiglio superiore è l’organismo che decide sulla distribuzione dell’utile e sulla gestione delle riserve auree oltre che sulle riserve valutarie. E qualche interferenza con la politica, in questo terreno, non è da escludere a priori.     
di Francesco De Dominicis
twitter@DeDominicisF


Ecco i tre super-regali 
che Letta ha fatto alle banche

giovedì 16 gennaio 2014

Stanno regalando alle banche 3mila tonnellate di oro, circa 120 miliardi di euro

Stanno regalando alle banche 3mila tonnellate di oro, circa 120 miliardi di euro
Dopo l’approvazione di vari emendamenti al Senato (conseguenti le critiche europee all’originario piano del “fantasioso” Saccomanni), fra dieci giorni il decreto “Bankitalia” sarà discusso alla Camera. Nel silenzio piú assordante dei media e della politica, sta passando di fatto la completa privatizzazione della ns. ex Banca centrale e la contestuale rivalutazione del suo patrimonio. Detto in altri termini, verranno “regalate” alle principali banche private, assicurazioni e Istituti vari, quote del patrimonio, fra cui circa 3 mila tonnellate di oro (ex riserva aurea) del valore stimato di circa 120 miliardi di euro.

Premesso che, a mio avviso, tali riserve apparterrebbero al popolo italiano e avrebbero dovuto essere trasferite al Tesoro, non si è mai vista una “privatizzazione” piú assurda, visto che fra i suoi compiti statutari rientrano anche le funzioni pubbliche di controllo e vigilanza che la Banca d’Italia ha sugli Istituti di Credito (in pratica il controllore dovrebbe vigilare sui propri proprietari).

Le quote (è improprio definirle azioni) di Bankitalia vengono cedute al valore nominale fissato anni fa, cosicché la rivalutazione del patrimonio gioverá interamente al sistema bancario (attualmente sottocapitalizzato) in vista degli stress test previsti da EU/BCE, salvo magari poi essere riacquisite successivamente, in parte, da Bankitalia stessa, ad un costo enormemente maggiore (c’è chi stima una rivalutazione del 180.000%).

Tra i cespiti nello stato patrimoniale, oltre l’oro, figurano svariate proprietá immobiliari (si pensi solo alle sedi o alla Tenuta Presidenziale di Castelporziano), i diritti di “sognoraggio” sugli euro stampati dalla Zecca, nonchè (caso controverso da verificare a parte) i gioielli di Casa Savoia. Nel migliore dei casi sará una cessione a prezzo vile di un bene pubblico a soggetti privati che equivarrebbe ad una regalía (ruberia) di circa 75 MLD di euro, nella peggiore delle ipotesi fatte, si parlerebbe di circa 100 MLD, in cambio dell’incasso delle tasse risultanti dalla sopravvenienza positiva delle banche, che fanno giá scandalo di per se… se non fosse anche che in tale situazione non possiamo permettercelo.

Fonte

giovedì 18 aprile 2013

Conto corrente base, obbligatorio ma introvabile: le banche hanno offerte più vantaggiose. Per loro



La manovra salva-Italia prevede che le banche siano obbligate a proporlo ai clienti, ma gli istituti fanno orecchio da mercante. Lo rivela un'indagine di Altroconsumo


 
2
 
conto base
IL CONTO BASE 

Le caratteristiche principali


Canone annuo "limitato" e comprensivo di un certo numero di operazioni.

Costo azzerato (compresa l'imposta di bollo) se il reddito Isee è inferiore a 7.500 euro.

Nessun interesse sulle somme depositate.

Imposta di bollo di 34,70 euro se la giacenza supera i 5.000 euro.
Ti obbligo a versare i soldi in banca ma ti offro unconto a costo (quasi) zero. Questo almeno nelle intenzioni del governo Monti che nel 2012 ha reso obbligatorio per le banche il conto base come diretta conseguenza del limite all'uso del contante per i pagamenti superiori ai 1.000 euro. Ma a un anno di distanza, il conto low cost resta spesso ancora un miraggio. Molti istituti si guardano bene dall'offrirlo al cliente - anche a quello con dichiarate difficoltà economiche - preferendo proporgli altri contratti con costi che arrivano fino a90 euro all'anno.

Lo denuncia un'indagine del mensileAltroconsumo che ha anche documentato con unvideo - girato con la telecamera nascosta - le difficoltà di una cliente alla ricerca del conto corrente base.

Una precaria alla ricerca (vana)
del conto low cost

"Nei panni di una precaria con un lavoro a termine da 1.000 euro al mese e un affitto di 300 siamo andati in quattro banche di Roma e Milano a chiedere un conto corrente che ci costasse il meno possibile", racconta la giornalista diAltroconsumo. La richiesta prevedeva solo il bancomat e le normali movimentazioni (bonifici, domiciliazioni) ma né il libretto degli assegni né la carta di credito. "Nessuna delle banche ha proposto il conto base, il conto low cost che per legge da quasi un anno tutte le banche devono avere tra i conti offerti al pubblico. Tutte mi hanno offerto un conto meno conveniente per me, ma più remunerativo per la banca".

Una "base" piuttosto elevata
Se agli sportello sono "abbottonati", diversa è la situazione per la comunicazione online o tramite ifogli informativi. Quando carta (o web) canta è più difficile aggirare l'obbligo. E infatti le offerte dei conti base ci sono. Ma quanto "base" sono? Si arriva a pagare 90 euro all'anno per un conto chenon offre interessi e ha pochissimi costi di gestione. Ecco i risultati.

Banche
Canone annuo
Banca d'Alba
€ 24
Veneto Banca
€ 24
Intesa Sanpaolo
€ 30
Poste Italiane
€ 30
Banco di Desio e della Brianza
€ 36
Banco Popolare
€ 36
UBI Banca
€ 42
Cariparma Credit Agricole
€ 46,80
Banca Carige
€ 48
Banca popolare di Puglia e Basilicata
€ 48
Banca Sella
€ 48
Credem
€ 48
Deutsche Bank
€ 48
Unicredit
€ 48
Banca Popolare dell'Emilia Romagna
€ 48
Bnl Bnp Paribas
€ 48
BCC di Roma
€ 50
Banca Popolare di Sondrio
€ 50
Banca delle Marche
€ 60
Banca Popolare di Vicenza
€ 60
Cassa di Risparmio di San Miniato - Gruppo Carismi
€ 60
Banca Popolare di Milano
€ 72
Monte dei Paschi di Siena
€ 72
Banca Popolare di Bari
€ 90
 (Fonte: Altroconsumo)

martedì 13 novembre 2012

Record debito pubblico a quota 2 mila punti. Ma Monti a che serve?!?!


A settembre il debito pubblico italiano sfiora quota 2000 miliardi, soglia psicologica mai toccata sino ad ora. Prima del calo fisiologico di fine anno questa soglia già a ottobre sarà certamente raggiunta e superata. Secondo il supplemento del Bollettino statistico di BankitaliaIl debito delle Amministrazioni pubbliche di settembre aumenta infatti di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, a un nuovo massimo storico pari a 1.995,1A P.zo Chigi l’aumento del debito però non allarma più di tanto, viene considerato in linea con quello precedente.Una domanda sorge spontanea: Monti a cosa serve e a cosa è servito? Non ha migliorato alcun dato economico mentre ci ha portato al record di debito pubblico e tasse…. Ecco appunto le imposte, a dato negativo risponderà con il solito tormentone: una batosta tassatoria per tutti noi in arrivo
ilfazioso.com

giovedì 13 settembre 2012

Perche la BCE non risulta iscritta in Italia al “registro delle imprese”? di Savino Frigiola


Al fine di semplificare l’esposizione, con il termine banca o banca d’emissione si
identificano sia la B.d’I. che la B.C.E., posto che, stante il quesito, entrambe al momento
dell’emissione monetaria, si sono appropriate e continuano ad appropriarsi del signoraggio
che si determina sul territorio italiano, per poi ripartirselo fra loro.
Si ricorda che il signoraggio è l’utile realizzato in occasione dell’emissione monetaria
determinato dal valore nominale o facciale della moneta, meno il valore materiale della
sostanza utilizzata per realizzare la moneta stessa. Poiché da decenni le principali monete
non contengono metalli preziosi né risultano convertibili in essi, la materia con le quali
vengono realizzate è formata da carta ed inchiostro, per cui il valore del signoraggio in
caso di carta moneta è quello facciale meno le spese tipografiche, in caso di moneta
scritturale il valore nominale addirittura senza le spese tipografiche.
La B. d. I ha cessato di emettere la Lira.
Dal 1° gennaio 2002 è subentrata la B.C.E. che ha sostituito la Lira con l’Euro. Si è
avvalsa e si avvale del braccio operativo della Banca d’Italia, ha mantenuti i medesimi
comportamenti ed atteggiamenti preesistenti con la B. d. I. , l’unica differenza consiste che
prima Bankitalia s’impossessava del 100 % del signoraggio, ora solo del 92 %
giacché l’8 %, per loro accordi interni fra loro, va alla BCE. (all. n. 1).
Occorre anche precisare che la BCE non risulta iscritta in  Italia al  “registro delle
imprese” e tuttavia svolge sul territorio regolare attività imprenditoriale congiuntamente
alla B. d. I. Poiché secondo il nostro ordinamento giuridico la BCE era obbligata a dover
depositare presso l’ufficio del registro copia della procura con sottoscrizione, (art. 2205 –
2206 cc) ne deriva che debbono essere applicati i criteri generali di riconoscimento, per
cui la B. d. I. risulta rappresentativa della B.C.E. a tutti gli effetti.
Si cerca di evitare, per quanto possibile le citazioni, considerando preminente ed esaustiva
la logica delle argomentazioni. Si considerano per acquisiti i contenuti della bibliografia
espressamente richiamata:
1  Bruno Tarquini (ex.Procuratore Generale di Cassazione) “La banca, la moneta e
l’usura”, Napoli – Controcorrente, 2003
2  G. Auriti, “Applicazione di una teoria dell’utilità a una teoria del diritto e delle persone
giuridiche” estratto degli atti del 2° Congresso Nazionale di Filosofia del Diritto (Sassari 2
giugno 1955), Milano, Giuffrè, 1956 Savino Frigiola
4
3  Giacinto Auriti “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”. Teramo,
Edigrafital, 1996.
4  Giacinto Auriti “Il valore del Diritto” Teramo, Edigrafital, 1996.
5  F. Cianciarelli “Le origini storiche della moneta” Teramo, Edigrafital, 1996
6  F. Cianciarelli “Predoni, padroni planetari”, Cosenza, 2M, 1998
7  Savino Frigiola “La fabbrica del debito, dell’usura e della disoccupazione” , Rimini
Pragmateia ass. culturale 1997
8  Giacinto Auriti “Il paese dell’utopia”, Chieti, Tabula Fati, 2002
9  Marco Della Luna “ bozza di citazione alla BCE” 2005
I documenti allegati assumono solo valore esplicativo e dimostrativo a sostegno delle
argomentazioni affrontate.
Per identificare di chi sia la proprietà della moneta al momento della sua creazione, posto
che nessuna norma italiana od europea lo stabilisce e per meglio  comprendere l’attuale
disinvolto atteggiamento delle banche d’emissione nei giorni nostri, giova inquadrare,
anche se in maniera schematica e succinta, l’evoluzione storica dei comportamenti umani
e sociali inerenti all’uso ed alle metamorfosi subite nel tempo dalla moneta, intesa come
strumento di misura dei valori, per facilitare e permettere gli scambi commerciali di beni e
prodotti tra i diversi soggetti e le diverse popolazioni, nei tempi reali alla transazione, ed
ancor più utile e necessari in occasione della tesaurizzazione e delle compravendite
differite nel tempo.

venerdì 27 luglio 2012

AL CREDITO BERGAMASCO DI SIRMIONE NON RICONOSCONO L'EURO‏



Sirmione Le Colombare,un giorno di luglio di un Sestese in ferie gli viene la brillante idea di cambiare una banconota in suo possesso di 500 € per evitare discussioni nei negozi,I negozianti grandi o piccoli che siano quando arrivi alle casse con questo foglietto violaceo ti guardano storto e forse vorrebbero che li spendi tutti sempre dopo i controlli della cassiera,del direttore o del titolare operazione che manda in furia le persone in fila che vedono la cassa bloccata per i controlli della veridicità della banconota..Controlli che iniziano dallo squadrarti dal primo capello della testa ai piedi come se solo i capitani di industria possano avere una banconota da 500€ per passare al controllo manuale e poi per macchinetta e controllo matrice.
Quindi esco di casa con mia madre per recarmi alla filiale di banca più vicina a casa,premetto la casa non è di mia proprietà ma un bilocale in affitto estivo,prima di andare a fare un po' di spesa al super e al mercato che si svolge il lunedì mattina è il venerdì sera.
La prima filiale che incontro è il Credito Bergamasco ed entro mentre mia madre col suo seggiolino e l'ossigeno mi aspetta fuori seduta su delle panchine di legno.
Entro è mi metto in fila,ci sono due operatori che momentaneamente sono occupati con altre persone e appena si sbriga circa una decina di minuti uno mi fa il cenno di avvicinarmi,
Mi reco allo sportello che in verità è un mini ufficio all'aperto del salone separato da una vetrata dal collega,e neanche mi siedo con la mia banconota in mano credo ingenuamente che cambiare 500€ non sia una cosa difficile e sopratutto che l'attesa era solo nella fila per aspettare il mio turno.
Appena mi vede con questa banconota in mano inizia a parlarmi in Tedesco,ma lo blocco subito e gli dico che sono Italiano e dovrei cambiare 500 €...
Vedo che cambia espressione e inizia a chiedermi i documenti,e dopo aver visto la mia patente ed essersi sincerato che ero io e non il bandito Giuliano mi chiede se ho il conto corrente al Credito Bergamasco e alla mia risposta negativa,bofonchia di un corso interno da lui frequentato dove li mettevano in guardia che in giro c'erano parecchie banconote false.
Io gli faccio presente che può accertare che sono vere tramite il numero di matrice e anche con delle macchinette e che non poteva essere che una filiale non avesse dei mezzi per testare la veridicità delle banconote in entrata e uscita.
Con in mano la mia patente e la banconota si allontana,seguito sempre dalla mia vista,,e si reca da un altra persona che penso sia il direttore di filiale o chi ne fa le veci con qui parla altri 5 minuti e gli lascia la mia patente e banconota quindi torna da me e mi invita di andare dal suo superiore.
Quest'ultimo mi chiede ancora se ho il Conto Corrente da loro e alla mia risposta negativa mi dice che non sono obbligati a cambiare la mia banconota da 500€ !!!e che avendo saputo da me che ho il conto all'Unicredit mi invita ad andare a cambiarla li e che è proprio di fronte a loro !?!
Ormai esausto e senza un filo d'aria esco infuriato più di venti minuti per non cambiare una banconota e gli dico a mia madre di aspettarmi li che dovevo andare all'Unicredit a cambiare la banconota , che non avrei mai più preso anche se me la dava una filiale di banca nessuna banconota superiore ai 100 €.
Prendo il mio Iphone e vedo che la filiale della mia banca non è di fronte a meno che non sia mimetizzata da negozio e che non è per niente sulla mia strada.
Entro finalmente nella filiale Unicredit e aspetto una decina di minuti il mio turno,anche se potevo fare tutto in pochissimi minuti col bancomat,ma volevo vedere se anche in Unicredit non riconoscevano l'Euro se presentatogli sotto forma di banconota da 500.
Quando è il mio turno mi avvicino al bancone consegno i miei 500 € e dopo che controlla la veridicità mi chiede in che tagli lo voglio cambiare...e mi risponde che non aveva nessun motivo per non cambiarlo dopo aver certificato che non era falso...
Circa mezz'ora per cambiare un 500 € e poi mi parlano di Europa Unita quando per cambiare una banconota dell'Unione in un paese dell'Unione è in banche dell'Unione ci vuole mezz'ora,siamo messi proprio bene !?!
Raggiungo mia madre che mi aspettava davanti al Credito Bergamasco e andiamo al mercato e poi al super e ce ne torniamo a casa e dopo mangiato mi siedo e mentre mi rilasso cercando di risolvere un Sudoku inizio a ragionare sulla mattinata mi riempio di domande che forse non avranno mai risposte...
-perché il commesso del Credito Bergamasco è diventato pignolo dopo che gli dico che sono Italiano?forse perché gli € tedeschi sono migliori di quelli Italiani,Greci o Spagnoli?
-perché dirmi che ha fatto il corso interno dove l'hanno avvisato della presenza di una massa di banconote false,forse pensa che sia un malvivente nella figura di falsario o complice di un falsario con il compito di cambiare in euro veri le opere di un qualsiasi amico o socio in affari?
-Se fanno problemi a cambiare banconote di grande taglio mi sorge il dubbio a chi sono utili e se servono sempre per acquisti legali o siano comode per acquisti illegali tipo droga ed armi o più comode da nascondere per un attraversamento di frontiera,pensate a quante banconote da 500 € in una 24 ore ci possano stare e che somma elevata è?
-Noi cittadini Europei dobbiamo coi nostri soldi salvare le banche,vedi Spagna,che non si fanno problemi a prenderseli anche se non hai il conto corrente da loro vedi Bankia,che almeno la Spagna ha statalizzato a quando la BankItalia la vediamo tornare al 100 % statale?E loro non ci cambiano una semplicissima banconota del valore di 500 € se non gli garba.
Le mie conclusioni sono che in un Europa che dovrebbe essere dei Popoli ma in realtà è un Europa delle banche i primi a creare problemi sono le banche stesse che quando fanno utili se li dividono i soci ,ora che qualche Banca rischia di fallire va a mungere alla Mucca Europa...e che quando un cittadino si rivolge a loro per un mutuo,un prestito o per cambiare una semplicissima banconota ti risponde che non sono obbligati...


martedì 1 maggio 2012

PERCHE’ LA MONETA CARTACEA COSTA MOLTO MENO DELLA MONETA VIRTUALE

DI ANTONIO MICLAVEZ

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il costo di gestione della moneta fisica, ovvero della banconota di carta, è di gran lunga inferiore a quello della moneta elettronica; chi è quel tendenzioso che dice il contrario? Ovviamente la banconota deve girare libera, fuori dall'attuale sistema bancario, altrimenti il suo costo di gestione diventa quello - altissimo - della moneta elettronica. 

Lasciatemi spiegare. Stampare una banconota costa 2 €cent, ovvero 0,02€, e la circolazIone della stessa poi non costa nulla; io la passo a te, tu la passi a me..... Ci paghi l'iva e le tasse, ma a parte questo nessuno ci guadagna, nessuno ci lucra.

La banconota è solo un utile mezzo per facilitare lo scambio, il baratto; è un mezzo facilitatore, non deve essere una fonte di guadagno per gli intermediari dello scambio, nè essere presente in modo insufficiente diventando fattore limitante degli scambi. Ció in effetti accade finchè le banconote girano liberamente e in quantità adeguata, ovvero finchè la banca non ci mette lo zampino. Se io infatti faccio l'errore di depositare la banconota in banca e ritiro al bankomat i miei 100€, la mia banca si tiene 1.5€, ovvero l'1.5%. Se riverso quella banconota in banca e poi la ritiro al Bankomat per 67 volte, i 100€ sono spariti: se li è pappati la banca. E lì possiamo eccepire che pagare il bancario per mettere i soldi nel bancomat ha un costo che devo pagare, ma la giustificazione non regge nel caso delle transazioni bancarie con denaro virtuale: la banca si tiene la sua percentuale, e con una serie di passaggi che non sono neanche tanti si mangia tutto il capitale. Con rischio zero e fatica zero: oggi i software bancari te li tirano dietro, e puoi trasferire milioni con un "click". A Wörgel la moneta indipendente creata dal Comune nel 1932 passava di mano 57 volte all'anno. Gratis. 

Vuol dire che, solo il primo anno e poi "a gratis", il costo di ogni transazione era di 0,02 centesimi di € diviso 57 transazioni, 0,00035€  a transazione, ovvero neanche un 3millesimo di quanto mi chiede la banca per fare la stessa operazione. Inoltre, una volta pagati i 2 centesimi di costo della banconota, anche quella briciola non c'è più: l'uso del denaro diventa gratuito, e la banconota è nostra, NON delle banche centrali come accade tuttora, NON a debito com'è oggi. È finalmente nostra, il mondo è finalmente senza debiti. Chiaramente occorre che il denaro in circolazione sia sufficiente, altrimenti siamo obbligati continuamente ad andare in banca o al Bankomat. Cui prodest? Alla banca naturalmente, che ci lucra. Ed ha come scusa alla limitazione del circolante adduce l'esigenza di controllare ill circolante per evitare il riciclaggio. 

  A questo punto dobbiamo spendere due parole sul riciclaggio. Per riciclaggio, "Money laundry" in inglese ovvero "lavaggio di denaro", si intende rimettere in circolo denaro già esistente ma che ha mediato operazioni illecite. 

E per azioni illecite uno di aspetta che si intendano cose "brutte", non etiche. Immaginate il traffico di organi dei bambini del terzo mondo, i soldi derivati da furti, dalla vendita d'armi, dalla vendita di droga pesante a minorenni, dal finanziamento illegali dei partiti, dai furti della Tav, dai furti della Casta, i furti della Chiesa..... 

Invece nel capitolo "riciclaggio" sono compresi soprattuttoi soldi "in nero", ovvero derivati da normalissime transazioni commerciali che non vogliono sottostare alla manovra di rastrellamento di denaro del Bankiere, al pizzo di Agenzia Entrate ed Equitalia che lo appoggiano. E vengono quindi equiparati a soldi derivati da attività criminali, e l'evasore viene dipinto dai media come un criminale. Quando invece il criminale è il banchiere, il politico-banchiere che ha invaso il vertice del potere ed ha come unico scopo il saccheggio di Stato e Popolazione. 

Ma i monumenti si fanno ai soldati morti per le banche credendo di morire per la patria, non ai disertori che saggiamente si rifiutavano di sparare a degli sconosciuti per far piacere ai padroni, e così ora sui giornali - tutti di potere- finiscono In prima pagina con onori e gloria i paladini del sistema mafio-politico-finanziario, mentre nella cronaca nera ci finiscono i coraggiosi che hanno le palle di ribellarsi al furto statale di denaro, quelli che e per sopravvivere evadono l'estorsione - pardon-le tasse. 

Una cosa peró da puntualizzare sul riciclaggio è che vi è un riciclaggio a monte della creazione del denaro, ed è insito nella creazione del denaro. 

Tutto il denaro infatti è da considerarsi riciclato dal momento della creazione, in quando derivante da un'attività criminale legalizzata grazie a infiltrazioni bancarie nei vertici politici che permettono all'organizzazione ologarchica delle banche centrali di creare denaro in proprio in cambio di Titoli di Stato, ovvero dei titoli che indebitano le Nazioni per sempre, con un meccanismo che si autoalimenta, è insolvibile, e finisce per mettere in ginocchio le Nazioni. 

All'inizio era l'ex Governatore di Bankitalia che con ovvio conflitto di interessi saliva ai vertici politici. Ora metà dello Staff del Governo è formato da Bankieri che con ovvio conflitto d'interessi depredano lo Stato. Come? Continiando il micidiale meccanismo della creazione di denaro con creazine di debito pubblico (ovvero non riprendendosi la sovranità monetaria), e togliendo liquidità dalla circolazione con la scusa di far quadrare i bilanci statali. 

Ma senza denaro in circolazione l'economia non gira!! 

Siamo in una grave rarefazione monetaria, semplicisticamente chiamata "deflazione", creata con la scusa di evitare la temuta Inflazione. Ma la virtuosa Euflazione dov'è? Perchè non si mira ad una liquiditá adeguata a soddisfare le esigenze dei cittadini lavoratori in primis? La scaletta dei sacrifici attualmente è: Cittadini, Stato, Bankieri. Dovrebbe essere l'opposto. Sono i Cittadini che dovrebbero avere banconote a disposizione per far girare l'economia. Se è vero che il Money supply è uno stimato €6.000 miliardi, pgni cittadino dovrebbe avere a disposizione, di sua proprietá, 100.000€. Che servono per le transazioni, privi di interessi, privi di costi bancari. 

  Ma questo le banche lo odiano e il mestiere dell'Usura lo vieta. È per questo che vi vogliono far credere che il denaro elettronico costa meno. In effetti è vero, costa di meno a crearlo, ma oltre a costare mille volte di più la gestione, ha i seguenti svantaggi per il Cittadino: ci tiene controllati a ogni transazione, lucra su ogni operazione; se Draghi, Monti o la Goldman Sachs non ci eroga più il denaro in modo mirato o generalizzato, se si rompe il computer e il bankomat siamo a piedi. E così la banca fá di noi ció che vuole.

Chi se non un bankiere o un servo dei bankiere vorrebbe solo la moneta elettronica?

  Antonio Miclavez29.04.2012

lunedì 16 aprile 2012

E' UFFICIALE: STANNO DEPREDANDO LA NOSTRA RISERVA AUREA

Ricordate il video "ALLUCINANTE: ORA LA GERMANIA VUOLE IL NOSTRO ORO!" (che vi proponiamo di seguito) che abbiamo pubblicato Su Facebook il 31 Gennaio, condividendolo anche di recente con l'invito a "fissarlo bene nella memoria, perché quanto illustrato è ciò che succederà nei prossimi mesi" ?

EBBENE, IL MOMENTO "ATTESO" SEMBRA PROPRIO ESSERE ARRIVATO! 

Lo aveva previsto anche Nigel Farage, nell'ambito dell'intervista che ci aveva rilasciato in eslusiva il 14 FebbraioRiportiamo le testuali parole: 

"l'Italia, nonostante le sue immense riserve auree, (o forse per preservare la riserva aurea) diventerà certamente l'obbiettivo di un "attacco" della Troika. Questo se non succederà "molto presto", succederà "abbastanza presto".[fonte]

Le riserve auree italiane sono diminuite (in valore) di 5,669 miliardi SENZA DIRE NIENTE AI CITTADINI! Tutto è andato secondo le (peggiori) previsioni. E' una cosa sconcertante, ma che ormai non ci stupisce. E ci conferma come il "disegno" dei banchieri e delle lobby dell'alta finanza, nonostante i loro giochetti mediatici, sia più prevedibile di quanto vorrebbero. A patto di analizzare le vicende con obiettività e lungimiranza, senza dare ascolto alle TV.

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Di seguito l'articolo di "Rischio Calcolato- tratto da "frontediliberazionedaibanchieri"

L'ITALIA STA VENDENDO LE RISERVE D'ORO, SIAMO SEMPRE PIU' VICINI ALLA GRECIA !
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di Mauro Bottarelli

Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2? Una cosa è certa, l’operazione non nasce dall’emergenza. Lo scorso novembre, infatti, fecero scalpore per qualche ora le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare per l’Europa del Parlamento tedesco, Gunther Krichbaum, in un’intervista al quotidiano “Rheinischen Post”: per ridurre il debito pubblico, l’Italia deve mettere in vendita una parte delle riserve auree.

La singolare proposta giunse dopo il netto no della Germania alla richiesta di vari Stati europei di un utilizzare le riserve auree della Banca centrale tedesca a ulteriore garanzia del cosiddetto Fondo salva Stati (Efsf) nel caso in cui la situazione economico-finanziaria peggiorasse. Pochi giorni dopo, si unì a questo coro anche Michael Fuchs, vicecapogruppo della Cdu, il partito di Angela Merkel, che al Bundestag tuonò: «Gli italiani devono mettere a posto i conti, quindi o portano a termine le privatizzazioni oppure vendono le loro riserve di oro». Un’opinione sottoscritta anche da Frank Schaeffler, dell’Fdp, che considerava «necessario» che gli Stati indebitati «vendano parte del loro oro o lo depositino a garanzia presso la Banca centrale europea». E l’Italia può in effetti contare su quasi 2.500 tonnellate di oro, la quarta riserva al mondo dopo Usa, Germania e il Fondo monetario internazionale, per un valore stimato intorno ai 102 miliardi di euro. In questo senso, la vendita del 20% del totale detenuto coprirebbe l’esborso richiesto dagli accordi internazionali.

Peccato che questo sarebbe un segnale di decadenza che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia, sugli equilibri dei mercati e sulle valutazioni delle agenzie di rating: insomma, il governo dei tecnici bocconiani pare che abbia fatto come le famiglie indebite che portano catenine e fedi nuziali ai “Compro oro” per pagare le bollette scadute! E senza dire nulla a nessuno, ma soltanto seguendo pedissequamente le richieste tedesche. Il fatto è che quell’oro non è proprietà dello Stato italiano ma del popolo italiano, tanto che lo stesso Giulio Tremonti, quando nel 2009 voleva tassare le plusvalenze generate dalle riserve di Bankitalia, fu bloccato dal governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che disse in Parlamento «Siamo sicuri che l’oro sia della Banca d’Italia e non del popolo italiano?» e dallo stesso Mario Draghi, all’epoca a capo di Palazzo Koch, secondo cui «le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale».

E queste pratiche non sono una novità nel nostro Paese. Nella primavera del 1976 a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro e il Tesoro era nelle mani di Emilio Colombo. La crisi valutaria imperversava e fu inevitabile ricorrere all’aiuto del governo tedesco di Helmut Schmidt che concesse un prestito di due miliardi di dollari, chiedendo però in garanzia 540 tonnellate d’oro, che traslocarono contabilmente dai libri della Banca d’Italia di Paolo Baffi a quelli dell’Ufficio italiano cambi. Fino al 1997, quando il passaggio inverso determinò una gigantesca plusvalenza sulla quale Palazzo Koch pagò 3.400 miliardi di lire di imposte: una manna per il governo di Romano Prodi, impegnato nel tentativo di riportare il disavanzo pubblico sotto il 3% del Pil per poter agganciare l’ euro, visto che l’incasso imprevisto avrebbe contribuito ad abbattere di un altro 0,18% il rapporto fra deficit e Pil. Peccato che Bruxelles, dove già avevano detto no alla rivalutazione delle riserve auree tedesche e alla vendita dell’oro della Banca centrale del Belgio, non diede il proprio consenso. Come siamo entrati nell’euro, poi, è cosa nota a tutti.

Com’è, come non è, a febbraio di quest’anno il quotidiano britannico “The Independent” rilanciava la conferma di una forte pressione tedesca fin dall’inizio del 2012 affinché Roma mettesse mano alle sue riserve per incidere sullo stock di debito: insomma, dove non arrivò il governo Prodi – che propose inoltre la vendita di piccole quantità delle nostre riserve per incentivare lo sviluppo dell’economia nazionale – potrebbero essere arrivati i professori, i tecnici. Tanto che il 19 gennaio scorso i deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio presentarono un’interrogazione parlamentare (con richiesta di risposta scritta) indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze – leggi Mario Monti – per chiedere lumi al riguardo. A tutt’oggi, che io sappia, si attende risposta.

Signore e signori, questi si vendono l’oro (può essere un’alternativa, ma è sempre l’ultima e comunque andrebbe quantomeno annunciata e discussa in Parlamento) mentre le banche incassano e gioiscono (e non pagano nemmeno l’Imu per le sedi delle Fondazioni, il vero cancro politico-economico del sistema): attenzione, la strada che abbiamo intrapreso è decisamente greca. E con la Spagna destinata a ristrutturare in parte il debito entro l’autunno, rischiamo davvero grosso.