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venerdì 21 febbraio 2014
giovedì 30 gennaio 2014
La riforma di Bankitalia Ecco i tre regali che Letta ha fatto alle banche Il decreto alza la fetta di utili riservata agli istituti, rivaluta le loro quote e porterà denaro fresco in cassa grazie al tetto del 3%
Per le finanze dello Stato, come accennato, c’è la beffa. Con la perdita di gettito da 750 milioni di euro. A certificare il buco nei conti pubblici sono stati i tecnici della Camera. Le nuove norme cambiano gli equilibri e per gli istituti sale a 450 milioni la fetta di utili garantita. Si riduce, gioco forza, quella dello Stato che negli ultimi anni ha incassato da via Nazionale rispettivamente 1 miliardo (2009), 511 milioni (2010), 677 milioni (2011) e 1,5 miliardi (2012). La riforma è sostanzialmente retroattiva e perciò vale anche per lo scorso anno. Secondo gli esperti di Montecitorio «nel bilancio dello Stato per il 2014 risulta ridotto di 750 milioni rispetto alle previsioni per il 2013». Ovviamente la sforbiciata vale anche per il futuro: la dieta per lo Stato è strutturale, cioè permanente.
Tutto ciò a fronte di un gettito una tantum (900 milioni) derivante dalla tassa (12%) applicata alla plusvalenza tra valore originario del capitale di Bankitalia (156mila euro) e quello aggiornato col decreto, cioè 7,5 miliardi di euro. I vantaggi per gli istituti, comunque, non si esauriscono coi dividendi. Grazie a quella montagna di quattrini nuova di zecca, gli istituti rafforzano il loro patrimonio (secondo regalo) in vista delle verifiche europee e, soprattutto, in vista di Basilea3, il nuovo meccanismo che regolerà l’erogazione di prestiti alle imprese. In qualche modo, dunque, si fa pagare alla collettività - in termini di rinuncia dello Stato a una fetta di dividendo di Bankitalia - le conseguenze dei guasti del sistema bancario. Un pasticcio clamoroso, insomma. E la conferma, nonostante gli strali a orologeria della lobby bancaria contro i presunti inasprimenti fiscali (vale la pena ricordare che la legge di stablità ha tagliato 20 miliardi di tasse sulle svalutazioni), che a palazzo Chigi i banchieri sono di casa.
Il terzo regalo arriverà tra un po’. La riforma di Bankitalia pone un tetto alla partecipazione al capitale: 3%. Limite oggi violato da quasi da tutti gli «azionisti», in particolare IntesaSanpaolo e Unicredit che insieme hanno più del 50% delle quote. Entro tre anni, bisogna scendere al 3% e, al momento della cessione, gli istituti avranno denaro fresco in cassa. Per Intesa e Unicredit si tratta di circa 4 miliardi, stando ad alcune stime preliminari. Potrà essere la stessa Bankitalia a comprare temporaneamente le azioni extra.
Il Tesoro nega l’esistenza di favori, ma la riforma grida vendetta. Di qui le proteste a Montecitorio, dove si è cercato di bloccare il decreto. Certo, il quadro sarebbe stato altrettanto caotico qualora il «sì» di Montecitorio non fosse arrivato entro la mezzanotte di ieri. Anzi, per certi versi sarebbe stato peggio, specie se si guarda la faccenda dal punto di vista del cittadino. La mancata conversione del provvedimento d’urgenza avrebbe fatto decadere l’intero pacchetto normativo e per i contribuenti sarebbe tornato lo spettro della seconda rata Imu. A fronte del triplo regalo alle banche, dunque, il pericolo è stato scongiurato. Il balzello sugli immobili realtivo al 2013 (con l’eccezione della mini Imu pagata il 24 gennaio) è andato in soffitta: il decreto prevede che il mancato gettito della rata Imu di dicembre sia «coperto» dall’aumento dell’Ires a carico degli istituti di credito.
Un «sacrificio» che le banche hanno sopportato proprio in cambio dell’operazione Bankitalia. Ecco: anche il Quirinale, nel trovare il necessario collegamento tra le norme sull’Imu e quelle sull’istituto centrale, deve aver guardato tra le pieghe dell’accordo sottobanco tra palazzo Chigi e i banchieri. I quali parlano di riforma «sacrosanta» e toccano le corde del confronto europeo. Eppure, nel Vecchio continente non esiste altra banca centrale in mano ai privati come quella della Penisola. Né, soprattutto, esiste un board indicato dagli istituti. Quelli italiani continueranno a nominare il consiglio superiore di palazzo Koch. Sia chiaro: non avranno alcuna facoltà di intervenire sull’attività di vigilanza: la questione «controllato azionista del controllore» resta una formalità. Tuttavia, il consiglio superiore è l’organismo che decide sulla distribuzione dell’utile e sulla gestione delle riserve auree oltre che sulle riserve valutarie. E qualche interferenza con la politica, in questo terreno, non è da escludere a priori.
di Francesco De Dominicis
twitter@DeDominicisF
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venerdì 11 ottobre 2013
Stamina, il ministro blocca sperimentazione: "Secondo gli esperti è un rischio per i malati""Secondo gli esperti è un rischio per i malati"
Provvedimento di
"presa d'atto" di Lorenzin, che dà attuazione a quanto suggerito dal
comitato scientifico. Quattro i punti critici evidenziati dagli
scienziati riguardo al metodo. L'ideatore: "È il ministro ad essere
pericoloso per i malati, proseguirò all'estero".
di MICHELE BOCCI LEGGI: Stamina, una controversia lunga due anni
Il ministro della Salute, rendendo noto il parere negativo arrivato dal comitato di esperti, ha spiegato che "la sperimentazione del metodo Stamina non può essere proseguita perché il metodo è pericoloso per la salute dei pazienti". "Sarei stata felice - ha detto Lorenzin - se la vicenda avesse avuto un epilogo diverso per tantissime famiglie che si sono affidate in questi anni a una cura che evidentemente non c'è". Il ministro ha poi precisato che per quanto riguarda i malati in cura agli Spedali di Brescia bisognerà aspettare il giudizio del Tar della Lombardia, previsto per novembre.
Davide Vannoni, ideatore del metodo e presidente di Stamina Foundation, difende la sua ricerca: "Non è il metodo Stamina ad essere pericoloso per i malati, bensì il ministro Lorenzin e chi sta gestendo così male questa situazione, a fronte di una legge votata dal Parlamento che stabilisce l'avvio della sperimentazione". Ma Vannoni ha annunciato che continuerà a lavorare sul metodo, per cui è disposto ad andare all'estero: "L'obiettivo - ha detto - è attuare la sperimentazione fuori dall'Italia, possibilmente in Usa".
LEGGI: Metodo Stamina, su cosa si basa
I MOTIVI DELLO STOP - Sono quattro i punti critici segnalati dagli scienziati che hanno convinto il ministero a non andare avanti con la sperimentazione che era stata autorizzata dal Parlamento. Sono riassunti nel parere inviato dall'Avvocatura dello Stato al ministro Beatrice Lorenzin. Il primo è la "inadeguata descrizione del metodo" dovuta all'assenza della spiegazione del differenziamento delle cellule. Poi c'è una "insufficiente definizione del prodotto", visto che le cellule da iniettare non sono descritte in maniera corretta e che non vengono dimostrate le loro proprietà biologiche. "In difetto di questa caratteristica e dei controlli di qualità, vi è un problema sia di efficacia del trattamento, per la difficoltà di riprodurre il metodo, sia di sicurezza".
Il terzo elemento sono i "potenziali rischi" per i pazienti. In particolare, per quanto concerne l'uso di cellule allogeniche, per "mancanza di un piano di identificazione, screening e testing dei donatori, con conseguente esclusione della verifica del rischio di malattie da agenti trasmissibili". Infine, quarto punto, si parla di "altri rischi di fenomeni di sensibilizzazione anche gravi (ad esempio encefalomielite) che sono dovuti anche al fatto che il protocollo prevede somministrazioni ripetute.
Per come è svolta la metodica, dunque, "vi è il rischio di iniezione di materiale osseo a livello del sistema nervoso". Il parere negativo del comitato scientifico, si conclude, è quindi fondato "sia sulla mancanza di originalità del metodo, sia sull'assenza di requisiti scientifici e di sicurezza".
Il ministero della Salute aveva chiesto all'Avvocatura di risolvere il rebus davanti al quale si era trovato: da una parte, infatti, la legge chiedeva l'avvio della sperimentazione sul metodo Stamina, stanziando già tre milioni di euro; dall'altra, il parere del comitato scientifico suggeriva invece che non si dovesse andare avanti con la ricerca. Inoltre, il ministero chiedeva se fosse necessario interpellare nuovamente l'Aifa sul tema.
La risposta dell'Avvocatura entra anche, come visto, nell'ambito delle critiche poste dai tecnici. La conclusione è che l'Aifa non deve essere più coinvolta e che la sperimentazione si può considerare iniziata con la nomina del comitato, che con le sue osservazioni però può portare alla chiusura immediata dello studio scientifico. "Così stando le cose - scrive l'Avvocatura dello Stato - si ritiene che il ministero possa emettere un provvedimento con il quale, come già rilevato, prenda atto del parere negativo del comitato, faccia proprie le considerazioni e conclusioni del comitato e disponga che, 'allo stato', non si può procedere oltre alla sperimentazione già avviata". Il ministero ha così preso atto dell'indicazione e deciso, con un provvedimento dirigenziale, che lo studio pubblico sul metodo Stamina non debba proseguire.
FONTE
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sabato 4 maggio 2013
sabato 27 aprile 2013
ECCO I MINISTRI DI LETTA: ALFANO, BONINO, SACCOMANNI...
Cancellieri alla Giustizia, Orlando alla Difesa, Lorenzin alla Sanità, Giovannini al Lavoro. Riforme Costituzionali a Quagliariello. Angelino vice, Emma agli Esteri, l'ex dg all'Economia. Quindi la Idem, Franceschini, De Girolamo e il primo ministro di colore
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venerdì 26 aprile 2013
L'EROE PIZZICATO Altro che auto privata: la Fiat con cui Letta è salito al Colle è del Corriere L'Ulysse con i seggiolini dietro è il veicolo aziendale della moglie giornalista con il permesso per il centro storico
Enrico Letta a bordo della Fiat Ulysse
(G.Z.)
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domenica 27 gennaio 2013
MPS Antonveneta: il consulente Goldman Sachs era Letta... Gianni
Gianni Letta, consigliere personale e uomo di massima fiducia di Berlusconi; il nipote, Enrico Letta, è vice-segretario PD e membro Bilderberg, Trilaterale, Aspen institute:uno dei massimi sostenitori di Mario Monti e della sua criminale agenda.
Quando il governo Berlusconi vinse le elezioni Gianni Letta avvicendò Enrico Letta nel ruolo di "Sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri"; una famiglia potentissima che garantisce ai poteri forti continuità e contiguità indipendentemente che governi il centrodestra o il centrosinistra. Sia Enrico che Gianni Letta sono poco esposti mediaticamente per preservarsi: tuttavia sono potentissimi all'interno delle rispettive compagini, come dimostrano i ruoli importantissimi che hanno ricoperto sia nei partiti che nei governi.
Staff nocensura.com
Di Debora Billi
Goldman Sachs gestiva l'operazione MPS-Antonveneta. E il consulente per l'Italia, appena nominato, è davvero inaspettato...
In molti su Facebook in queste ore cercano di dipanare la complicata matassa Monte dei Paschi-Antonveneta. Un amico trova questo interessante articolo del Corriere della Sera del 21 Dicembre 2007, dal titolo "MPS, scelta americana per l'Antonveneta", che così recitava:
Il Montepaschi fa partire l'operazione di aumento di capitale da 9 miliardi di euro per far fronte all' acquisto di Antonveneta dagli spagnoli del Santander. E lo fa affidandosi ai colossi dell' investment banking che si faranno carico a fermo dell' intero ammontare. In particolare Citigroup, Goldman Sachs e Merrill Lynch avranno il ruolo principale di coordinare l' intero dossier ma ad impegnarsi nel finanziamento dell' operazione saranno anche Credit Suisse, Mediobanca e Jp Morgan.
L'annuncio dell'acquisizione di Antonveneta era del novembre precedente. Qualcun altro osserva quindi che sarebbe molto interessante sapere chi fossero i consulenti per l'Italia di Goldman Sachs e delle altre banche di investimento coinvolte nell'affare. Sapete com'è: il referente per l'Italia è una figura molto importante in questi casi, un anello fondamentale per la gestione di queste operazioni di ampio respiro.
Cerco su Google, convinta di reperire il nome di un qualche tecnico sconosciuto, ma segretamente sperando di cogliere il piddino di turno nel ruolo chiave. Invece vengo presacompletamente di contropiede, ancora via Corriere della Sera. Sapete chi era il consulente per l'Italia di Goldman Sachs durante l'affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima?
Gianni Letta. Il braccio destro di quello che all'epoca era il capo dell'opposizione al governo Prodi, ovvero Silvio Berlusconi.
Ora mi spiego l'assordante silenzio del PDL riguardo allo scandalo MPS. Non che Letta c'entri, per carità, non lo affermo mai e poi mai! Però era fresco fresco il consulente per l'Italia della banca di investimenti che si è occupata di Antonveneta. Non è che non potesse saperne nulla, eh.
(Work in progress; sarebbe interessante scoprire anche i consulenti Merrill Lynch, Citigroup e JP Morgan).
Fonte: http://crisis.blogosfere.it/2013/01/mps-antonveneta-il-consulente-goldman-sachs-era-letta-gianni.html
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