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martedì 19 marzo 2013

Festa, promozione e figurine Geas, un anno da collezionare


L'album creato dalla squadra di basket femminile di Sesto per il salto in A2 è andato a ruba in poche ore. Pronte nuove ristampe
di Patrizia Longo
La grande festa Geas (Spf)
La grande festa Geas (Spf)
Sesto San Giovanni, 19 marzo 2013 - Sarà stata la strepitosa promozione in A2 con due turni di anticipo. O il fascino intramontabile delle collezioni, che hanno appassionato generazioni di bambini e non solo: "celo, celo... manca!". Risultato: l’album delle figurine dedicato al Geas basket femminile è andato esaurito in quattro e quattr’otto. E la società rossonera ha lanciato subito la ristampa. "È andato a ruba in poche ore - fanno sapere dalla sede di viale Marelli 79 -. L’album ha corrisposto in pieno alle attese del numeroso pubblico che domenica ha partecipato alla festa promozione al palazzetto di via Falck, mostrando di gradire il divertente gadget della fantastica annata del Geas Basket, neopromosso in A2 con la prima squadra griffata Paddy Power".
Un’iniziativa che non premia solo la prima squadra - vincitrice domenica per 67-52 contro Cagliari - perché nella pubblicazione ha spazio ogni atleta, grande o piccolaE ci sono anche allenatori, dirigenti e chiunque fa parte a qualunque titolo della società. Un cammeo che negli anni acquisterà valore sentimentale e magari anche numismatico. Per chi se l’è perso, niente paura: "Le richieste, sia dell’album sia delle bustine di figurine, saranno soddisfatte da una nuova ristampa: dunque potete richiederli in società". L’album costa 3 euro, mentre ogni bustina da 5 figurine 60 centesimi (può essere prenotato inviando una mail a info@geasbasket.it oppure ad Anastasia pippillota.as@gmail.com).
Iniziare la collezione è un modo per entrare nel mondo Geas basket e contribuire, anche solo in piccolo, a sostenere il club rossonero che l’anno scorso aveva dovuto rinunciare al campionato nazionale A1, solo ed esclusivamente per problemi finanziari: troppo elevato l’impegno economico, in relazione al sostegno purtroppo limitato di sponsor. Una scelta dolorosa, per salvaguardare quantomeno il vivaio che non ha mai mancato di ottenere risultati eccezionali: se la prima squadra, salita anche sulla vetta d’Europa, è stata 8 volte campione d’Italia, 15 sono stati i titoli giovanili. Un palmares che è valso alla società prima la Stella d’argento al merito sportivo, da parte del Coni, poi la Stella d’oro.

giovedì 14 marzo 2013

Giardino di via XX settembre, "il sindaco ha mentito" Sesto, le bordate dell'opposizione


Landucci e Lamiranda all'attacco del primo cittadino Chittò: "La cessione all’oratorio era sul piatto ben prima
che l’Aula venisse coinvolta"
di Patrizia Longo

Il sindaco di Sesto San Giovanni, Monica Chittò
Il sindaco di Sesto San Giovanni, Monica Chittò
di Patrizia Longo
Sesto San Giovanni, 14 marzo 2013 — «Il centro Tenebiaco non aveva rinunciato al giardino di via XX Settembre, come è stato detto in consiglio comunale. E sulla cessione dell’area alla parrocchia, a precisa interrogazione, il sindaco ha dichiarato una cosa non vera». Partono all’attacco i consiglieri Franca Landucci (Gruppo misto) e Antonio Lamiranda (Pdl) che — preannunciando un esposto alla Corte dei conti per la demolizione dello spazio pubblico di verde attrezzato, «realizzato solo dieci anni fa con un esborso superiore a 650mila euro» — chiedono «trasparenza e rendiconto sull’operato dell’amministrazione comunale». Una domanda su tutte: «Vogliamo sapere chi è lo sponsor che copre il costo dell’intervento di oltre 150mila euro, visto che l’area è e rimane pubblica almeno per dieci anni».
Due i documenti finiti nel mirino dei capigruppo d’opposizione. Il primo: la domanda inoltratadalla parrocchia, sin dal maggio 2012, in pieno ballottaggio elettorale. Il secondo: la lettera, protocollata ad agosto, del Centro per anziani Tenebiaco che prende atto della volontà del Comune di cedere l’area. «Non vi è stata nessuna rinuncia — hanno rimarcato i due consiglieri —. E adicembre il sindaco ha negato qualsiasi ipotesi di cessione. Perché non si è voluto usare la trasparenza occorrente in una questione del genere? Una cosa è certa: vengono dispersi soldi pubblici senza giustificazione: sussistevano soluzioni alternative idonee a preservare lo spazio pubblico e a garantire la realizzazione di un nuovo campo di calcio per l’oratorio».
A lavori di demolizione ormai avviati, Landucci e Lamiranda si sono detti «rattristati nel vedere nel giro di pochi giorni la messa in esecuzione di un disegno preconfezionato sin da maggio 2012 e di cui si è voluto tenere all’oscuro il quartiere, il centro Tenebiaco, la cittadinanza e anche le forze politiche escluse dalla partita, fino a quando è stata portata in votazione la delibera di cessione, il 18 febbraio». Sei giorni prima delle elezioni.
«L’amministrazione comunale non ha mai detto, né scritto agli atti, che il Tenebiaco abbia rinunciato al giardino — ha ribattuto il sindaco Monica Chittò —. A dicembre io non ho detto il falso, magari sono stata formale nella risposta: mi si chiedeva se c’era un cambio di gestione, in realtà è un cambio di destinazione d’uso. Nella riunione a cui si fa riferimento nella lettera del Tenebiaco, non c’era nessuno dell’amministrazione, solo la presenza legittima di consiglieri che si muovono per raccogliere le necessità di un quartiere. Non mi spaventa il ricorso alla Corte dei conti: una città non può rimanere ferma e uguale a se stessa. E, per chi conosce quel quartiere, era la scelta corretta: non ci sono opportunità per i giovani, oltre all’oratorio che ha bisogno di più spazio; mentre gli anziani hanno la bocciofila in via Risorgimento e il giardino di via XXV Aprile, dove sarà spostato il gazebo».

giovedì 21 febbraio 2013

Il giardino passa alla parrocchia: il "regalo" vale mezzo milione



Il sindaco Chittò spazza i dubbi su nuovi edifici o speculazioni; "Questo è un progetto sociale"

di Patrizia Longo
Il giardino di via Menotti a Sesto San Giovanni (Spf)
Il giardino di via Menotti a Sesto San Giovanni (Spf)
Sesto San Giovanni, 20 febbraio 2013 - Il giardino di via Menotti con gazebo e bocciodromo per gli anziani, da sacrificare all’oratorio per un secondo campo da calcio, non era costato «solo» 380mila euro. Carte alla mano, con l’acquisizione dell’area, il Comune ne aveva spesi ben 650mila. Tuttavia le ragioni della parrocchia di San Giuseppe, pronta a investire altri 200mila euro (150mila da parte di benefattori e 50mila ricevuti dalla Curia) per favorire l’aggregazione di bambini e adolescenti, anche stranieri e di altre religioni, hanno avuto la meglio su un mero calcolo economico: il consiglio comunale ha approvato la cessione trentennale di quell’area di duemila metri quadrati, con lo smantellamento del giardino a carico delle casse municipali.
A favore ha votato tutta la maggioranza (Pd, Sel, Idv), tranne la Federazione della Sinistra: «Il giardino è utilizzato da una trentina di adolescenti, dagli anziani, per le feste di compleanno: preferisco uno spazio per tutti, non il solito campo da calcio che per di più discrimina maschi e femmine. L’integrazione non deve essere lasciata solo al volontariato», ha detto Michele Foggetta.
via libera anche da una parte dell’opposizione. «Sì» dalla lista civica Sesto nel cuore, a partire da Angela Tittaferrante, coordinatrice della Caritas parrocchiale: «L’oratorio è costretto ad accogliere solo bambini, perché non c’è spazio anche per gli adolescenti. Si potrà fare prevenzione attraverso lo sport, per ragazzi tra i 12 e i 18 anni. Che valore economico ha la prevenzione?». Prima di lei, l’ex assessore ai Giovani, Lucia Teormino (Pd), ha snocciolato i numeri dell’oratorio: 350 iscritti agli ultimi centri estivi, 70 in lista d’attesa; 270 tesserati nelle 12 squadre di calcio e una di pallavolo, con una ventina di stranieri.
Contrari  i Grillini, spaccato il Pdl: con Roberto Di Stefano favorevole e l’altro consigliere Antonio Lamiranda deciso invece a rivolgersi alla Corte dei Conti: «Soldi che si buttano nel cestino, quel giardino non è degradato». Non ha votato, uscendo dall’aula (e dal Pdl), Franca Landucci che sulla questione avanza dubbi: «Se quello che possiamo offrire contro marginalità e droga è il calcetto, siamo messi male. L’oratorio può usare il giardino così com’è. Mi chiedo cosa ci sia sotto». E se in quartiere circolano voci su nuove costruzioni all’interno della parrocchia, a smentirle categoricamente ci hanno pensato prima il sindaco Monica Chittò - «dietro questa delibera c’è solo una politica di sussidiarietà» - e poi il parroco don Angelo Cairati: «Noi abbiamo solo chiesto uno spazio per i nostri ragazzi. Mi sa che siamo finiti in mezzo a qualcosa più grande di noi».
 
di Patrizia Longo

sabato 12 gennaio 2013

I cinesi pronti alla conquista delle storiche aree Falck



Servizi segreti in allarme

 
Il mega intervento urbanistico - un milione di metri quadrati da edificare, valore quattro miliardi di euro - fa gola agli investitori della terra del Dragone
di Patrizia Longo
Le aree Falck (Spf)
Le aree Falck (Spf)
di Patrizia Longo
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Sesto San Giovanni, 12 gennaio 2013 - Anche i cinesi puntano all’affaire Falck: il mega intervento urbanistico - un milione di metri quadrati da edificare, valore quattro miliardi di euro - fa gola agli investitori della terra del Dragone. Che, per finanziare il business a nove zeri, starebbero per aprire una filiale della Bank of China nella ex Stalingrado d’Italia.
A segnalare l’operazione, mettendo in rilievo i potenziali rischi, sono stati gli 007 italiani, in una relazione inviata alla presidenza del Consiglio e al Copasir: casi concreti di possibili «infiltrazioni» in diversi settori economici, dall’industria navale alla finanza, passando per la riconversione delle aree dismesse ex Falck. Una nota dai toni allarmistici, che ha finito per preoccupare il Comune alle porte di Milano: «Ho chiesto un incontro al Prefetto - ha detto il sindaco Monica Chittò - per chiedere delucidazioni. Un conto è sapere di operatori privati pronti a sviluppare un progetto, e non ci sarebbe nulla di strano, altro invece è venire a conoscenza dell’interessamento da parte dei Servizi segreti».
Gli analisti del Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza), che già l’anno scorso in una relazione al Parlamento avevano lanciato l’allarme sull’espansione delle imprese cinesi in alcuni settori strategici del Paese, hanno segnalato «l’interesse manifestato dagli operatori cinesi per il recupero e il restauro dell’ex area Falck, progetto definito di interesse dalla stessa repubblica popolare cinese, il cui sviluppo è seguito dal consolato cinese a Milano». Una vicenda che secondo i Servizi «conferma l’interesse della Cina, sostenuta dalla rete diplomatico-consolare di Pechino, che punta a guadagnare il controllo di importanti aree immobiliari in fase di riconversioni in Italia, facendo leva sui disequilibri finanziari in cui versano gli enti locali».
Non solo. Perché l’intelligence avverte anche dei rischi in chiave finanziaria: a Milano, nei primi mesi di quest’anno, aprirà «l’agenzia di rating cinese Dagong, global credit rating, della controllata europea Dagong Europe, arma strumentale per Pechino per la ricerca e valutazione di fattibilità degli investimenti in Italia». In altre parole: individuare gli affari più convenienti su cui incanalare il flusso di denaro proveniente dell’estremo oriente.

D’altra parte non sono in molti a poter mettere gli occhi su una «torta» da quattro miliardi di euro. Quando ancora proprietario delle ex Falck era l’immobiliarista Luigi Zunino, tra i possibili acquirenti si fecero avanti australiani e arabi, prima del passaggio di mano alla cordata guidata da Davide Bizzi, che annovera tra i propri soci anche i coreani del fondo Honua. Senza dimenticare che il possibile arrivo di investitori asiatici, in particolare cinesi, è sempre stato tra gli auspici dei governi a tutti i livelli, nazionale e regionale, con ogni forma di gemellaggio o accordo economico possibile. Era il 2006 quando l’allora premier Romano Prodi, nel suo viaggio in Cina, portò con sé proprio il progetto di Renzo Piano sul recupero delle ex Falck, per «sponsorizzarlo».

Delegazioni cinesi hanno più volte fatto visita alla ex Città delle fabbriche, per studiare la chiusura dei grandi impianti produttivi (alcuni, come i macchinari dell’ex Concordia, acquistati, smontati, trasportati e rimessi in funzione proprio nella loro terra), così come le ipotesi di risanamento ambientale e riconversione urbana.
Nel settembre del 2000, una rappresentanza della municipalità di Shangai, in visita in Italia ospite della Cgil, chiese espressamente di fare tappa a Sesto San Giovanni, per una sorta di «gemellaggio» nel nome del lavoro e delle trasformazioni industriali. Al vicesindaco Angelo Gerosa consegnarono la «chiave di Shangai», in oro e cristallo. Le chiavi della città che, nel caso di Sesto, potrebbero ora finire proprio in mano cinese.