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giovedì 27 marzo 2014

La rilevazione Sondaggio Datamedia: "Gli italiani vogliono la lira"

Sondaggio Datamedia: "Gli italiani vogliono la lira"

"Torniamo alla lira". Gli italiani hanno le idee chiare. L'euroscetticismo in Italia continua a sedurre gli elettori che in vista delle europee sono pronti a dare una scossa all'Ue rivendicando il ritorno alla vecchia valuta. L'istiututo di rilevazioni Datamedia ha chiesto agli italiani, per conto de il quotidiano il Tempo, se l'uscita dalla moneta unica possa rappresentare un fatto positivo. Ebbene quasi sei italiani su dieci hanno detto si. Nel dettaglio il 58,1. Un dato - come racconta il quotidiano romano - ancor più rafforzato dalla distanza tra il sì e il no, ben 22%. Ormai - si legge - la percezione diffusa è che una delle cause principali di questo malessere sia proprio la moneta unica. Insomma a quanto pare la vocazione europeista degli italiani è ormai al capolinea.

I partiti - Anche le rilevazioni per le elezioni del 25 maggio parlano chiaro. I partiti euroscettici come La Lega e Fratelli d'Italia sono in trend positivo. La Lega, sempre secondo Datamedia è al 5 per cento. Mentre Fdi continua a crescere. Se si votasse oggi. A due mesi quasi esatti dal voto solo quattro partiti supererebbero la soglia del 4%. Il Pd (fermo al 30,5%), M5s (stabile al secondo posto con il 24,0%), Forza Italia (20,5%) e la Lega (5,0%). Gli altri sarebbero fuori anche se c'è un trend positivo che riguarda due formazioni: Fratelli d'Italia e Lista Tsipras, potenzialmente in grado di arrivare oltre quota quattro. Il vento della Le Pen ora bussa alle porte dell'Italia. 

fonte

sabato 9 febbraio 2013

"Sfatare 30 e più falsi miti su crisi economicofinanziaria (...(




Il video illustra il funzionamento del sistema monetario, e illustra molte considerazioni giuste, ma c'è un errore di fondo: i cittadini italiani non hanno perso la sovranità monetaria con l'arrivo dell'euro (che ha peggiorato la situazione) infatti anche ai tempi della Lira l'emissione della moneta era gestita dalla Banca d'Italia (la banca centrale italiana) che è privata, esattamente come la BCE.

Ai tempi della lira l'emissione della moneta non era gestita pertanto dallo Stato, come avviene in presenza di sovranità monetaria; anche ai tempi della Lira lo Stato italiano emetteva titoli e si faceva prestare il denaro dalla banca centrale, pagando un determinato tasso di interesse che però era considerevolmente più basso di quello imposto oggi dalla BCE. Per il governo italiano inoltre era più facile trovare accordi con la Banca d'Italia ed influenzarne le decisioni, rispetto alla BCE.

In presenza di Sovranità Monetaria è lo Stato che emette il denaro: e non i banchieri privati: siano essi della banca centrale nazionale o quella Europea: che è di proprietà delle banche centrali nazionali dei paesi aderenti (la Banca d'Italia ha il 12,5% delle quote)

Lo stato aveva un forte debito pubblico anche ai tempi della Lira; debito pubblico che è rimasto tale e quale al passaggio all'euro ed è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni grazie allo spread elevatissimo (cioè al tasso di interesse elevato che la BCE ci costringe a pagare sui titoli di stato emessi per avere liquidità)

Vedi la denuncia del prof. Auriti alla Banca d'Italia (su Youtube diversi video di diversa lunghezza)


Staff nocensura.com

venerdì 23 novembre 2012

Cara vecchia lira Draghi: "La Bce ha evitato il disastro". Ma la crisi resta. Bloomberg rimpiange la lira: "L'euro non è più sostenibile"


Un vero e proprio amarcord per la cara, vecchia lira. Un canto di nostalgia per le certezze che la moneta è sempre riuscita a garantire al sistema Italia e agli italiani.
Mentre a Bruxelles i Paesi membri si scornano sul bilancio dell'Eurozona, il Washington Post pubblica uno studio firmato da Bloomberg in cui si spiega come la lira sarebbe un toccasana per l'intera Unione europea per riuscire ad uscire dalla crisi del debito che sta generando un altissimo tasso di disoccupazione e alimentando la recessione economia. Secondo l'agenzia statunitense, infatti, Bruxelles avrebbe bisogno di poter contare su una moneta capace di comportarsi come la nostra lira anziché fare come il (defunto) marco tedesco.
"Abbiamo riscosso un successo nel calmare le tensioni tensioni immediate di un credit crunch con gravi conseguenze e il programma di acquisto bond ha funzionato come credibile freno contro scenari disastrosi". A Francoforte il presidente della Bce Mario Draghi ha lanciato un netto allarme nei confronti di tutti quei  Paesi, con un debito alto, che stanno realizzando un aggiustamento fiscale. A questi Paesi, che rischiano di essere sempre più penalizzati dai mercati, il numero uno della Bce ha, infatti, ricordato che occorre una unione bancaria e un meccanismo di cooperazione che fermi l’impatto sui tassi d’interesse pagati per finanziare il debito. Basta dare un'occhiata agli ultimi dati dell'Ocse per capire che la situazione è tutt'altro che rosea: attestandosi a un livello superiore del 5,5% rispetto alla media storica di 1,21 dollari, l'euro è sopravvalutato del 2,6% rispetto al biglietto verde. Il ché tradotto in parole povere si traduce in una valuta dal valere troppo elevato rispetto a quello reale. E a soffrire maggiormente sono, appunto, le esportazioni.
Confermando le stime preliminari, l’Ufficio federale di statistica di Wiesbaden ha fatto notare che, sotto l’effetto della crisi dell’Eurozona, l’economia tedesca è cresciuta solo dello 0,2% nel terzo trimestre del 2012. "L’euro non è sostenibile a questi livelli nel medio e lungo termine - ha spiegato Ulrich Leuchtmann, analista del settore valutario presso Commerzbank, a Bloomberg - l'Europa avrebbe bisogno di una moneta più simile a ciò che era stata la lira prima del 1999 piuttosto che al marco tedesco". Nell'analisi riportata dal Washington Post, infatti, l'agenzia america ricorda come nel settembre del 1992 il governo italiano svalutò la lira del 7% favorendo, in questo modo, le esportazioni e, quindi, l'economia nazionale. Non a caso, da quanto Draghi è alla guida della Banca centrale europea, la moneta unica è riuscita a guadagnare il 4,2% sul dollaro, grazie all’acquisto dei titoli di Stato e alle politiche per evitare di sterilizzare la liquidità in circolazione. Se da una parte il numero uno della Bce è riuscito a evitare la "tempesta" di agosto e ad abbassare il differenziale tra i Bund tedeschi e i titoli di Stato meno forti, come i Btp italiani e i Bonos spagnoli, dall'altra i Paesi del Vecchio Continente continuano a perdere competitività. Tanto da far rimpiangere la lira...

giovedì 8 novembre 2012

PER NON CONTINUARE AD INGRASSARE I BANCHIERI PRIVATI


Il problema reale è di far recuperare il signoraggio dell’emissione monetaria allo Stato, e non alle varie consorterie bancarie ed oligarchiche

Di Claudio Marconi

100 euro
Ieri, conversando con alcuni compagni di lotta, tra una chiacchiera e l’altra, su questo sistema economico devastante per la sopravvivenza dei popoli, ci è venuta in mente una ipotesi, che può essere una valida strategia.
Attualmente gli Stati non emettono più moneta, la prendono in prestito da privati e pagano il signoraggio.
Quest’ultimo è la causa fondamentale del debito pubblico: prendiamo 100 euro dalla BCE, che gli costano 30 centesimi, e gli dobbiamo risarcire il valore nominale, oltre a questo paghiamo anche gli interessi.

Continuiamo nell’esempio: prendo 100 euro, tra tasso di sconto ed interessi, diciamo del 3% ( per essere buoni) debbo restituire 103 euro. Se alla fine dell’anno, ammesso e non concesso, che non abbia speso nulla, non sono in grado di chiudere la partita per il semplice motivo che ho solo 100 euro e non 103. Come debbo fare ?
Chiedo altri soldi, alla BCE o a qualche altro Ente, per poter chiudere la mia posizione, ma così facendo aumento il mio debito ed alla fine dell’anno sono nuovamente nella stessa posizione di quello precedente, e così nel prosieguo del tempo. In poche parole, continuando questo sistema, cercando di chiudere un debito contraendone un altro, non faccio altro che aumentarlo.
Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La soluzione sta nel rompere questa spirale.
Secondo noi il problema non è tanto e solo quello di tornare o meno alla lira, il problema reale è di far recuperare il signoraggio dell’emissione monetaria allo Stato, e non alle varie consorterie bancarie ed oligarchiche, ed in questo modo si recupererebbe anche la sovranità nazionale, almeno in tema di emissione monetaria, quella politica è un altro discorso.
Se il signoraggio ritorna allo Stato quest’ultimo può metterlo nuovamente in circolazione tramite diverse maniere: con un reddito di cittadinanza, finanziando opere pubbliche, facendo funzionare la macchina dello Stato, e via dicendo.
Ma, concetto di fondamentale importanza, non crea debito pubblico e, anche se lo creasse in minima parte, non sarebbe significativo in quanto si indebiterebbe con se stesso: quello che esce dalla tasca sinistra, rientra nella tasca destra.
Non si dovrebbero più pagare interessi a nessuno e ci sarebbe una moneta di proprietà popolare, e non delle banche, e la quantità di moneta emessa, moneta intesa come senso di misura dei valori, può variare come quantità emessa sul mercato, l’importante è che non venga superato il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare.
Questa breve nota vuole essere la base per intavolare uno studio sull’argomento, uno scambio di opinioni, facendo poi una sintesi che possa trasformarsi in una proposta operativa: di TUTTI.


fonte: http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it

giovedì 13 settembre 2012

Perche la BCE non risulta iscritta in Italia al “registro delle imprese”? di Savino Frigiola


Al fine di semplificare l’esposizione, con il termine banca o banca d’emissione si
identificano sia la B.d’I. che la B.C.E., posto che, stante il quesito, entrambe al momento
dell’emissione monetaria, si sono appropriate e continuano ad appropriarsi del signoraggio
che si determina sul territorio italiano, per poi ripartirselo fra loro.
Si ricorda che il signoraggio è l’utile realizzato in occasione dell’emissione monetaria
determinato dal valore nominale o facciale della moneta, meno il valore materiale della
sostanza utilizzata per realizzare la moneta stessa. Poiché da decenni le principali monete
non contengono metalli preziosi né risultano convertibili in essi, la materia con le quali
vengono realizzate è formata da carta ed inchiostro, per cui il valore del signoraggio in
caso di carta moneta è quello facciale meno le spese tipografiche, in caso di moneta
scritturale il valore nominale addirittura senza le spese tipografiche.
La B. d. I ha cessato di emettere la Lira.
Dal 1° gennaio 2002 è subentrata la B.C.E. che ha sostituito la Lira con l’Euro. Si è
avvalsa e si avvale del braccio operativo della Banca d’Italia, ha mantenuti i medesimi
comportamenti ed atteggiamenti preesistenti con la B. d. I. , l’unica differenza consiste che
prima Bankitalia s’impossessava del 100 % del signoraggio, ora solo del 92 %
giacché l’8 %, per loro accordi interni fra loro, va alla BCE. (all. n. 1).
Occorre anche precisare che la BCE non risulta iscritta in  Italia al  “registro delle
imprese” e tuttavia svolge sul territorio regolare attività imprenditoriale congiuntamente
alla B. d. I. Poiché secondo il nostro ordinamento giuridico la BCE era obbligata a dover
depositare presso l’ufficio del registro copia della procura con sottoscrizione, (art. 2205 –
2206 cc) ne deriva che debbono essere applicati i criteri generali di riconoscimento, per
cui la B. d. I. risulta rappresentativa della B.C.E. a tutti gli effetti.
Si cerca di evitare, per quanto possibile le citazioni, considerando preminente ed esaustiva
la logica delle argomentazioni. Si considerano per acquisiti i contenuti della bibliografia
espressamente richiamata:
1  Bruno Tarquini (ex.Procuratore Generale di Cassazione) “La banca, la moneta e
l’usura”, Napoli – Controcorrente, 2003
2  G. Auriti, “Applicazione di una teoria dell’utilità a una teoria del diritto e delle persone
giuridiche” estratto degli atti del 2° Congresso Nazionale di Filosofia del Diritto (Sassari 2
giugno 1955), Milano, Giuffrè, 1956 Savino Frigiola
4
3  Giacinto Auriti “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”. Teramo,
Edigrafital, 1996.
4  Giacinto Auriti “Il valore del Diritto” Teramo, Edigrafital, 1996.
5  F. Cianciarelli “Le origini storiche della moneta” Teramo, Edigrafital, 1996
6  F. Cianciarelli “Predoni, padroni planetari”, Cosenza, 2M, 1998
7  Savino Frigiola “La fabbrica del debito, dell’usura e della disoccupazione” , Rimini
Pragmateia ass. culturale 1997
8  Giacinto Auriti “Il paese dell’utopia”, Chieti, Tabula Fati, 2002
9  Marco Della Luna “ bozza di citazione alla BCE” 2005
I documenti allegati assumono solo valore esplicativo e dimostrativo a sostegno delle
argomentazioni affrontate.
Per identificare di chi sia la proprietà della moneta al momento della sua creazione, posto
che nessuna norma italiana od europea lo stabilisce e per meglio  comprendere l’attuale
disinvolto atteggiamento delle banche d’emissione nei giorni nostri, giova inquadrare,
anche se in maniera schematica e succinta, l’evoluzione storica dei comportamenti umani
e sociali inerenti all’uso ed alle metamorfosi subite nel tempo dalla moneta, intesa come
strumento di misura dei valori, per facilitare e permettere gli scambi commerciali di beni e
prodotti tra i diversi soggetti e le diverse popolazioni, nei tempi reali alla transazione, ed
ancor più utile e necessari in occasione della tesaurizzazione e delle compravendite
differite nel tempo.

sabato 16 giugno 2012

Basta euro, ridateci la lira



L'euro perde sempre di più la fiducia degli italiani. Sondaggio del Giornale.it: 7 lettori su 10 rivogliono la lira

commenti 
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Basta euro, ridateci la lira
14:0015-giu
I nostri lettori si sono scatenati partecipando in gran numero al sondaggio che abbiamo lanciato ieri: Dentro o fuori dall'euro? VOTA. Intanto cresce l'euroscetticismo: impietosi i giudizi dei cittadini, l'Unione non difende gli obiettivi comuni