Per la prima volta in Italia due farmaci oncologici sono in vendita solo a pagamento: chi vuole curarsi deve pagare più di mille euro a settimana. E' una violazione della Costituzione, ma il governo fa finta di niente(01 luglio 2013)Non se ne è accorto nessuno. Ma presto se ne accorgeranno i malati di cancro. Perché, in barba alla Costituzione, per la prima volta nel nostro Paese, le autorità sanitarie hanno deciso che ci sono malati di tumore ricchi che avranno accesso a due farmaci oncologici, e quelli poveri che dovranno fare senza. E' accaduto infatti che il pertuzumab (Roche) e l'afibercept (Sanofi-Aventis) siano stati autorizzati dall'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) il 27 maggio scorso e quindi ammessi in farmacia, ma a totale carico del malato. Che, se vuole curarsi, dovrà quindi pagare per il farmaco Roche 6.000 euro per le prime due somministrazioni e poi tremila euro ogni 21 giorni; e per quello Sanofi Aventis 4.000 euro ogni tre settimane. Perché le medicine sono sì registrate e ammesse alla vendita, ma non rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Non era mai successo per gli anticancro, salvavita. Perché se è vero che molti farmaci innovativi sono oggi disponibili in farmacia a pagamento (è la cosiddetta Fascia C), è anche vero che si è sempre trattato di prodotti non salvavita, per i quali, il più delle volte, esiste un'alternativa, ancorché meno potente o meno avanzata. Il cancro, poi, è di una tale drammaticità che nessuno aveva mai osato nemmeno immaginare che si potessero registrare delle medicine e non metterle a disposizione di tutti i malati. Non c'è dubbio che l'Aifa ha agito secondo le norme. Anzi, la norma. Sciagurata e passata finora sotto silenzio: quella con la quale l'ex ministro Renato Balduzzi, oggi deputato montiano, ha deciso, nel novembre del 2012, che i farmaci non ancora ammessi al rimborso del Ssn ma verificati come efficaci dalle autorità sanitarie potessero essere venduti in farmacia a chi ha i soldi per comprarseli. "Nelle more", si dice in gergo. Ma queste more sono lunghissime: come "l'espresso" ha denunciato più volte, i farmaci innovativi arrivano nel nostro paese con grande ritardo: fino a due anni dall'approvazione europea. Diversi mesi trascorrono mentre l'Aifa rivede i dossier già esaminati e approvati dalle autorità europee e autorizza il farmaco anche nel nostro paese, ma altri mesi passano a definire prezzo e modalità di accesso al mercato. I tempi di questi iter si fanno sempre più lunghi anche perché si allungano i negoziati, con l'Aifa che offre prezzi che le aziende ritengono bassi. Ed è chiaro a tutti che non ci sono soldi per la sanità, e che, quindi, i negoziati non sono destinati ad accorciarsi. Anzi. Nelle "more": chi ha i soldi si comprerà il farmaco con gli evidenti benefici terapeutici, chi non li ha lascerà questa vita. E non serve raccontare come, negli Usa e nei paesi senza servizio sanitario universale, le persone si indebitino, vendano la casa, chiedano prestiti per potersi pagare anche solo qualche mese di vita. E a guadagnarci sono le aziende che inizieranno a vendere il farmaco mesi e mesi prima del suo accesso agli ospedali pubblici. Ma resta l'interrogativo: Balduzzi si è reso conto della drammaticità di quella firma? E non ci vengano dire che è solo "nelle more", perché una volta infranto il muro della decenza, non si torna più indietro.
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domenica 7 luglio 2013
martedì 26 giugno 2012
TAGLIANO I FARMACI, NON LE PENSIONI D’ORO
Aspettavamo con ansia la spending review. Ma in realtà la spending review rischia di trasformarsi in un’altra beffa: l’unica cosa che per il momento sembrano in grado di tagliare, infatti, è la spesa per farmaci. Ergo: un’altra tassa occulta a caricio dei cittadini. In compenso le pensioni d’oro rimangono intonse: c’era un emendamento per tagliare tutte quelle superiori ai 6mila euro, e inevitabilmente è stato bocciato. Così le sanguisughe continueranno a prendere le loro pensioni d’oro (ricordate? C’è anche quello che prende dall’Inps 90mila euro al mese…), e i cittadini pagheranno la tassa occulta sui farmaci. Alla faccia della spending review.
martedì 29 maggio 2012
Ricev. e pubbl.: Lettera aperta alle istituzioni della madre di una donna disabile
Riceviamo e pubblichiamo da Marina Cometto:
Gentilissima redazione, chiedo la vostra attenzione e la pubblicazione di questa lettera aperta.
Sono la mamma di una donna disabile di 39 anni, mia figlia ha la Sindrome di Rett, grave malattia rara che in lei ha avuto effetti devastanti rendendola già dall’infanzia persona totalmente non autosufficiente , anche con gravi limitazioni cognitive.
Abbiamo cresciuto nostra figlia e i suoi fratello e sorella cercando di offrirle il meglio secondo le nostre possibilità , siamo una famiglia operaia , ho lasciato il lavoro per poter seguire mia figlia e non doverla affidare alle “cure” di qualche struttura , che allora si chiamavano istituti, tetri ghetti che toglievano alle persone , anche bambini , ogni rispetto, dignità , diritto.
Abbiamo vissuto momenti difficili, altri anche tragici, ma questo non ci ha impedito di vivere una vita serena insieme ai nostri figli, pur con le limitazioni dovute alle scarse risorse economiche e agli impedimenti che vive una persona con gravissima disabilità .
Claudia ha necessità di molti ausili, farmaci, controlli, riabilitazione, ricoveri ospedalieri anche solo per cure ai denti o per esami invasivi in anestesia totale , è certamente un costo rilevante per la sanità pubblica , solo di acqua gelificata ( per chi ha problemi di deglutizione e non può deglutire l’acqua) vi è un costo di circa 300 euro al mese, poi ci sono i sondini d’aspirazione, i pannoloni, i farmaci , la riabilitazione che per lei ora significa peggiorare più lentamente .
Percepisce l’indennità d’accompagnamento messa in discussione in questi ultimi temi dalla politica e una pensione d’invalidità civile di ben 270 euro , cifre che non sono sufficienti per tutto quello di cui necessita e che noi come famiglia ci facciamo carico per amore ,da ben 39 anni.
Si legge sui quotidiani e si sentono nelle trasmissioni televisive e radiofoniche le affermazioni e esternazioni dei vari ministri che hanno ormai dato vita a una vera e propria guerra contro la disabilità con il chiaro intento di cancellare questa voce dal vocabolario italiano, l’ultima in ordine di tempo è stata la voce del Ministro Fornero durante il convegno a Milano Autonomia delle persone con disabilità “Non si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi”. Gravissime parole da parte di un ministro perché significa che oltre a non prendere in considerazione l’argomento che è un tema sociale ha anche dimenticato l’articolo 38 della Costituzione Italiana a cui lei ha giurato di tenere fede e fare rispettare “ Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale, Quindi è un dovere dello Stato !Non una scelta o una possibilità, E’ UN DOVERE DELLO STATO ! LO STATO PADRE NON PADRONE!
Sembra che sia la spesa sociale e sanitaria a aver gettato il nostro Paese nella crisi economica, non le spese eccessive per la politica, gli stipendi d’oro dei ministri, i privilegi vergognosi che vengono riconosciuti a Enti e organizzazioni ,acquisti di beni di lusso inutili, finanziamenti per spese varie …..,senza alcun rispetto per i cittadini comuni.
Sembra che sia la spesa sociale il grande dramma del nostro Paese, è vero è un dramma, ma per le famiglie che vivono la disabilità e che vedono ora togliere quel poco che ci permetteva di rimanere nel contesto sociale .
Sembra quasi che ci sia un percorso già tracciato per indirizzare le risorse del sociale su altri capitoli, sento parlare di assicurazioni, no profit, servizi, .
Noi abbiamo bisogno di risorse economiche per offrire a Claudia il necessario per vivere ora con noi con tutto ciò che le serve, e un domani senza di noi genitori in casa sua , perché mia figlia caro ministro deve rimanere a casa sua non “presa” come fosse un oggetto e spostata in qualche RSA a morire d’inedia con le piaghe da decubito e casomai anche con un bel sondino allo stomaco , perché così è più facile alimentarla.
O questo è forse un modo per far cadere nello sconforto i genitori come noi che vedendo la vecchiaia avanzare e non avendo concretamente possibilità di decisioni a livello pubblico, si preferisca la “soluzione finale” e cioè eliminarci dopo aver fatto la stessa fine ai nostri figli?
MI DISPIACE DELUDERVI SIGNORI MINISTRI QUESTO NON LO FARO’ MAI !
COMBATTERO’ E CONTESTERO’ LA VOSTRA POLITICA DI DISTRUZIONE DELLO STATO SOCIALE FINO ALL’ULTIMO RESPIRO!
MARINA COMETTO
http://www.nocensura.com/2012/05/ricev-e-pubbl-lettera-aperta-alle.html
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