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sabato 29 settembre 2012

Terremoto, i sindaci: “Non sono arrivati neanche i soldi raccolti via sms”


Di Annalisa Dall'Oca

Mesi di promesse. Il 20 maggio il presidente della Regione Vasco Errani parla di tempi rapidi per i fondi. Gli fa eco due giorni dopo Mario Monti, che però viene fischiato. Il 23 giugno è ancora governatore dell'Emilia Romagna che parla di tempi rapidissimi". La stessa cosa ha fatto due giorni fa. Ma i sindaci dei paesi colpiti dal sisma sono in rivolta: "Le chiese e le case non si ricostruiscono con le promesse"


Trasparenza, fondi in arrivo, tempestività. Le promesse formulate dal commissario Vasco Erraniormai non convincono più i sindaci emiliani, alle prese con la ricostruzione post terremoto. Nonostante il piano casa, avviato il 28 agosto con un’ordinanza firmata dal presidente della Regione Emilia Romagna, il patto per le aziende e la riapertura delle scuole in strutture temporanee, prevista per il mese di ottobre, i soldi non ci sono ancora. “Non abbiamo visto un euro”, spiega il sindaco di Finale EmiliaFernando Ferioli, “arriveranno” spera Rudi Accorsi, primo cittadino di San Possidonio. I 2,5 miliardi di euro stanziati dal governo, di cui 500 milioni previsti per il 2012, a quattro mesi dal terremoto non sono ancora arrivati, così come mancano all’appello i 15 milioni di euro raccolti con quegli sms solidali che, dal 29 maggio, gli italiani hanno generosamente versato, a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. E le casse dei comuni si svuotano velocemente.

Le promesse, infatti, non ricostruiscono le case, le chiese, i monumenti andati perduti in pochi attimi a causa della furia della terra. E la tempestività, invece, con l’arrivo dell’inverno, sarebbe essenziale. Subito dopo la prima scossa di terremoto, quella del 20 maggio, in viale Aldo MoroErrani parla di “emergenza nazionale”, annunciando provvedimenti in “tempi rapidi”. Il 22 maggio anche il presidente del consiglio Mario Monti si reca in visita nelle zone terremotate per portare “la vicinanza del governo” alle migliaia di persone sfollate, a cui il sisma ha rubato la casa, il lavoro, la città e persino i propri cari. Viene fischiato, ciononostante riesce a promettere un intervento tempestivo da parte dello Stato. Due giorni dopo, anche il ministro ai Beni culturali Lorenzo Ornaghi a Finale Emilia annuncia “dobbiamo trovare le risorse per queste zone”, e dobbiamo farlo “entro brevissimo”. Ovviamente, ricorda in quell’occasione Errani, prima dei fondi è necessario quantificare i danni. Un calcolo reso più difficile da una seconda forte scossa di terremoto, quella del 29 maggio.
A giugno, le visite istituzionali continuano nelle zone terremotate dell’Emilia, là nella bassa traModena e Ferrara, così come la “conta dei danni” necessaria a calcolare quanto sarebbe costato ricostruire quei paesi fantasma, ridotti a mere ‘zone rosse’ transennate e sfollate, riprendono. E mentre i tecnici effettuano migliaia di sopralluoghi, i sindaci continuano a lanciare appelli allo Stato. Chiedendo, a loro volta, quella “tempestività” promessa dal commissario straordinario. “Nei prossimi giorni” risponde a più riprese Vasco Errani, “in tempi rapidissimi”, assicura il 23 giugno.
 Ma per ricevere il primo, vero stanziamento statale, promesso già dal 22 maggio, i comuni devono attendere luglio. Più di 40 giorni. I 50 milioni di euro provenienti dal Fondo della Protezione civile, comunque, finiscono quasi subito. Sarebbero dovuti bastare per almeno due mesi, 60 giorni in tutto, ma dopo 40 sono già esauriti. Tanto che i sindaci emiliani sono costretti a provvedere autonomamente a tutte le spese relative all’emergenza ancora da gestire, in attesa che il primo finanziamento effettivo, i 500 milioni di euro garantiti dal D.L 74/2012, prima tranche dei 2,5 miliardi approvati dal governo, arrivi. “Senza entrate – aveva raccontato Luisa Turci, sindaco di Novi di Modena – sono obbligata a chiedere anticipazioni di cassa. Certo, non sono a costo zero. Ma è l’unico modo per ottenere liquidità immediata”.
 Ma nemmeno i 15 milioni raccolti con gli sms solidali a luglio arrivano. “Trascorsi trenta giorni dall’ultima data utile per effettuare una donazione – promettono Errani e Franco Gabrielli, capo della Protezione civile – i gestori delle compagnie telefoniche consegneranno la somma alle istituzioni, si costituirà il comitato dei garanti e poi le risorse verranno distribuite”. Una procedura già stabilita che, garantisce il numero uno della protezione civile, sarà rapidissima. Ma a quattro mesi dal terremoto, quei soldi sembrano più lontani che mai. Almeno quanto i 500 milioni promessi dallo Stato, che, conferma il sindaco di San Possidonio, “non sono ancora arrivati”. E la famosa “fase due” di cui Errani ha parlato a più riprese, aspetta in un cassetto.
Incerti anche i tempi relativi a quella che, ad agosto, sembrava una buona notizia. “Abbiamo ottenuto un risultato molto importante per i nostri cittadini, un contributo fino a 6 miliardi per gli interventi di ricostruzione, riparazione e ripristino delle abitazioni civili e dei macchinari e degli immobili ad uso produttivo – annuncia Errani -. Il provvedimento è stato approvato al Senato all’interno del decreto sulla spending review, e abbiamo la piena convinzione che sarà approvato anche dalla Camera”.
E poi ci sono i 670 milioni promessi dall’Unione Europea dopo la visita del commissario alla Politica regionale Johannes Hahn, per i quali Errani si è dichiarato altrettanto “soddisfatto”, che però dovrebbero arrivare solo a gennaio 2013.
L’unica certezza, per i comuni colpiti dal terremoto, a oggi, sono le promesse. “Ieri in Regione il commissario ci ha garantito che entro venerdì prossimo arriverà il primo contributo per l’autonoma sistemazione – spiega Accorsi – perché possa essere avviata la procedura amministrativa per la liquidazione ai cittadini”.
“Entro questa settimana – ha inoltre anticipato Errani, supportato dal prefetto Gabrielli – il Consiglio dei Ministri trasformerà il protocollo relativo a 500 milioni di euro previsti dal decreto sulla spending review, in norme legislative: quindi partirà, in modo trasparente e in relazione con le banche, l’azione di liquidazione degli stati di avanzamento per quei cittadini che abbiano iniziato le opere di riparazione delle proprie abitazioni”.
Una possibile spiegazione ai ritardi accumulati mese dopo mese la offre Maurizio Marchesini, presidente di Confindustria Emilia-Romagna. “Questo – ha detto durante una puntata di Mattino cinque, in onda su Canale5 – è un Paese un po’ particolare, che affronta in maniera molto organizzata l’emergenza, con ottime strutture e un grande volontariato, ma non abbiamo procedure per la ricostruzione. Tutte le volte che succede un evento di questa portata siamo daccapo, e anche stavolta abbiamo ricominciato da zero, in più con condizioni economiche molto pesanti”. 
Ma come hanno ripetuto più e più volte, da maggio, i sindaci emiliani che da soli, almeno per ora, devono ricostruire intere città, “serve liquidità”. “Speriamo che questa volta – commentano l’ennesima promessa del commissario i primi cittadini terremotati – i soldi arrivino davvero”. 


fonte: Il Fatto Quotidiano

mercoledì 11 luglio 2012

L’INTEGRAZIONE A SPESE NOSTRE Ecco come spende la rossa Emilia: più soldi ai rom che ai terremotati


Dalla giunta Errani un milione di euro per i nomadi. E il governo finanzia la lotta alle discriminazioni fino al 2020

Ecco come spende la rossa Emilia 
Più soldi a rom che ai terremotatiDopo il terremoto ogni nomade ha diritto a 661 euro per non aver perduto la casa e il lavoro

"Arriva un regalino post-terremoto per i rom. Ma solo per loro. Anche se non hanno perduto la casa e il lavoro per effetto dei recenti eventi sismici, c’è una sommetta di 611 euro, subito a disposizione di ogni nomade che girovaga per il territorio dell’Emilia Romagna. Mica li hanno confusi con coloro che abitano provvisoriamente nelle tendopoli. A loro ci pensa già la Protezione civile oppure se la cavano da soli. Del resto, l’equivoco sarebbe stato impossibile in quanto la dicitura riportava: 'Contributi in conto capitale a comuni per l’acquisto e la realizzazione di infrastrutture volte alla creazione di aree di sosta e di transito per le minoranze nomadi'. E poi ci sono alcuni bisognosi di serie A e altri di serie B", spiega Andrea Morigi su Libero in edicola oggi. Ma il fatto non sorprende, poiché l'Emila Romagna aveva già stanziato 6 milioni di euro per il miglioramento dei campi rom. La sostanza? La Regione guidata da Vasco Errani dà più soldi ai rom che ai terremotati.
fonte

mercoledì 4 luglio 2012

Terremoto: i fondi non arrivano... e i sindaci si rivolgono alle... BANCHE! Evviva...


I soldi dopo un mese e mezzo, non sono ancora arrivati (ma guarda i casi della vita...) e i sindaci sono costretti a rivolgersi alle banche per ottenere "anticipazioni di cassa" ovvero soldi sulla quale pagheranno, ovviamente, gli interessi... ecco che il terremoto diventa business per le banche. 
Banche che - in Emilia come in Abruzzo in precedenza - hanno bloccato le carte di credito ai terremotati perché a rischio insolvenza. Banche che hanno imboscato i soldi delle donazioni via sms utilizzandoli non per beneficenza, come era NATURALE trattandosi di OFFERTE dei cittadini... ma per PRESTITI: dopo aver decurtato direttamente il 10% della somma per le spese di gestione. I cittadini regalano i propri soldi via SMS, e loro li prestano ai terremotati: che li restituiscono alla banca pagando un tasso di interesse... roba da ITALIA.
staff nocensura.com
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di seguito l'articolo di Annalisa Dall’Oca e Giulia Zaccariello per "Il Fatto Quotidiano"
Fino a oggi, 44 giorni dopo la prima scossa, sono arrivate soltanto carte da firmare. "I lavoratori vanno pagati, le fatture anche e non ci resta che chiedere anticipazioni di cassa". Milioni di euro tra solidarietà e fondo della Protezione civile bloccati dalla burocrazia
Finora ci sono solo fatture su fatture da saldare. E richieste di prestiti con i relativi interessi. Di soldi liquidi, a 44 giorni dalla prima scossa, i sindaci dei tanti paesi emiliani messi in ginocchio dal terremoto ne hanno visti ben pochi. Per toccare con mano le donazioni private infatti bisognerà aspettare mesi. Almeno due solo per quanto riguarda gli oltre 15 milioni di euro raccolti attraverso i messaggi sms solidali. Così come sarà necessario attendere ancora delle settimane per poter attingere ai 50 milioni del Fondo nazionale della protezione civile. Intanto però i fornitori battono cassa e così come i dipendenti comunali, che da più di un mese lavorano senza sosta, sabato e domenica compresi. Così ai comuni non resta altra soluzione che rivolgersi alle banche.

“I lavoratori vanno pagati – mette in chiaro il sindaco di Novi di Modena, Luisa Turci -. E senza entrate sono obbligata a chiedere anticipazioni di cassa. Certo, non sono a costo zero. Ma è l’unico modo per ottenere liquidità immediata”. Per ora, infatti, i paesi colpiti dal sisma hanno potuto usufruire solo delle donazioni spontanee versate sui singoli conti correnti, aperti ad hoc dalle amministrazioni comunali all’indomani del terremoto del 20 maggio. Come spiega Rudi Accorsi, amministratore del piccolo comune modenese di San Possidonio: “Fino a oggi abbiamo ricevuto solo i 52 mila euro versati sul nostro conto. Ma ne servirebbero molti altri per rimettere in piedi la città”. Per riavviare l’economia, ripristinare il tessuto abitativo e recuperare il patrimonio artistico “non bastano i 140 mila euro donati alla nostra città – aggiunge il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri – servono risposte dal governo. Le spese sono enormi, ci sono tutti gli interventi di messa in sicurezza, di puntellatura, di sgombero macerie. La lista è infinita”. Insomma, ritornare alla normalità ha un costo che i comuni da soli non riescono a sostenere.
Entro una settimana, fanno sapere dalla Protezione civile, la Regione dovrebbe ricevere la prima tranche, pari a 10 milioni, del Fondo nazionale del dipartimento, messo a disposizione subito dopo il primo terremoto. Briciole se si considera che solo il comune di Finale Emilia ha già investito circa 3,3 milioni di euro per i progetti di ricostruzione. “E ancora non sappiamo se ci verranno rimborsati completamente o solo in parte – sottolinea il sindaco Fernando Ferioli – Per pagare stiamo accumulando debiti”. Cavezzo, tra pasti, servizi igienici, interventi strutturali agli edifici e messa in sicurezza del centro storico ha già sborsato oltre 500 mila euro. Cifra simile a quella spesa da San Possidonio e da San Felice sul Panaro.
E mentre le fatture da saldare si moltiplicano, i soldi raccolti dalla macchina della solidarietà rischiano di rimanere intrappolati in un labirinto burocratico che diluisce i tempi di mesi. Prima di tradurre le migliaia di sms solidali in moneta sonante, per esempio, passeranno almeno 60 giorni. Il tempo necessario alle compagnie telefoniche per le verifiche sulla solvibilità degli abbonati. In altre parole, i gestori dovranno controllare le bollette dei clienti che hanno partecipato alla raccolta, assicurandosi, tra le altre cose, che i messaggi non siano stati inviati da telefoni aziendali. Solo una volta terminata questa operazione, gli operatori potranno trasferire la somma al Fondo per la protezione civile. Che a sua volta, facendo da intermediario, la farà arrivare alle regioni colpite dal sisma, ossia Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
Queste ultime non gestiranno solo le donazioni arrivate tramite il cellulare, ma l’intera somma raccolta dai diversi enti e associazioni. In assenza di una legge che obblighi a dichiarare preventivamente la destinazione specifica delle offerte, spetterà infatti ai presidenti delle tre regioni l’ultima parola sull’utilizzo di questi soldi.

venerdì 18 maggio 2012

Il Comune di Sassuolo rinuncia ad Equitalia. Sindaci d’Italia, ora tocca a voi


Persa Parma, Sassuolo è rimasta l’unica città dell’Emilia Romagna superiore ai 40.000 abitanti con un’amministazione comunale di centro-destra. Il sindaco, Luca Caselli, ha deciso che il Comune può fare a meno di Equitalia per la riscossione dei crediti, impostando una politica di “riscossione a chilometri zero” se possibile a partire da questa estate. Fatte tutte le verifiche di fattibilità del caso, la riorganizzazione dovrebbe prevedere l’istituzione di un ufficio riscossioni a livello comunale, con tutto ciò che ne consegue in termini di qualità del servizio.
E’ il sindaco stesso, Luca Caselli, ad aver rilasciato questa intervista per Qelsi
Sindaco Caselli, è vero che il Comune di Sassuolo ha rescisso il contratto con Equitalia?
Tecnicamente non avevamo un contratto. Ho inviato una lettera alla direzione generale di Equitalia per comunicare di aver preso atto di quanto stabilito dal decreto legge 70/2011, convertito nella legge 106/2011, che al comma 2 dell’articolo 7 stabilisce che a partire dal 1 gennaio 2013 i Comuni non debbano più servirsi di agenzie esterne come Equitalia per la riscossione dei crediti. Quindi ho deciso di anticipare i tempi, d’ora in poi il Comune di Sassuolo agirà da solo.
Cosa si intende per “fare da soli”?
Vuol dire che imposteremo un ufficio riscossioni a livello comunale, con personale adibito a questo. In pratica, avremo un nostro ufficio interno.
Quali vantaggi può portare al Comune e ai cittadini?
Al Comune porta sicuramente un vantaggio in termini di qualità del servizio, che si ripercuote di conseguenza sui cittadini. La riscossione dei crediti viene effettuata tramite un ufficio, con un impiegato comunale a disposizione della cittadinanza. Da ciò consegue che chi ha problemi può rivolgersi ai servizi sociali o ad altri uffici messi a disposizione dal Comune, ossia ha una possibilità di interloquire che prima gli era negata.
Equitalia di fatto non esiste, o meglio esiste ma ha sportelli anonimi. La riscossione dei crediti consisteva nella spedizione di una cartella esattoriale, in questi tempi di crisi invece poter interloquire con un impiegato comunale è senz’altro un servizio in più.
Dal punto di vista economico, cosa può cambiare per il Comune?
Da quel punto di vista non ho fatto i conti. Si presume però che chi è perseguito da quella che di fatto è una sanzione sociale sia più incentivato ad assolverla potendo contare sulla possibilità di interloquire con l’amministrazione comunale.
Le risultano problemi avuti da residenti di Sassuolo con Equitalia?
Ho sentito molte lamentele, ma a questo proposito va detto che noi come Comune gestiremmo in proprio soltanto le entrate che ci competono, quelle comunali, come l’Ici ora Imu e le multe. Le maggiori lamentele le ho sentite su altre imposte, come Irpef e Iva, con importi ben più importanti di quelle che dipendono strettamente dal Comune. E’ chiaro che su Irpef e Iva e sulle questioni di livello nazionale non possiamo fare nulla, non dipende da noi.
Ci sarà anche un risparmio sugli interessi di mora?
Chiaramente sì, è l’obiettivo principale. Con Equitalia c’erano interessi di mora esagerati, pari a circa l’8%, più le spese che caricano le cartelle. E’ chiaro che se noi come Comune dovessimo rimanere con quegli interessi, non faremmo nemmeno il servizio. Rinunciare a Equitalia e gestire la riscossione in proprio significa innanzitutto abbassare gli interessi di mora.
In virtù delle nuove disposizioni di legge, tutti i Comuni dal 1 gennaio 2013 rinunceranno ad Equitalia?
In teoria sì, ma noi abbiamo fatto la scelta di anticipare i tempi proprio per timore delle proroghe, sapendo come funziona in Italia. Ho pensato che il sindaco si fa una volta sola nella vita, e se non si ha il coraggio di fare un certo tipo di scelte in momenti di crisi, allora non vale nemmeno la pena fare il sindaco.
Cosa ne pensa delle recenti polemiche su Equitalia?
Non posso giustificare l’odio, gli insulti, men che meno gli attentati che sono un atto criminale. Ma contesto senza ombra di dubbio un servizio di questo tipo. Una riscossione crediti basata su interessi altissimi, spese, ipoteche, pignoramenti: tutto questo deve finire.
Quando sarà pronto il nuovo servizio di riscossione interna a Sassuolo?
Si spera entro l’estate. Abbiamo fatto una rapida verifica di fattibilità e organizzazione con vari uffici, ora, visto che la maggior parte dei crediti riguardano le sanzioni di polizia municipale, sono in contatto costante con il dirigente della polizia municipale e il responsabile dell’agenzia delle entrate.