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martedì 21 gennaio 2014

Fusione Chrysler: ci guadagna solo la Fiat, non l’Italia

L’accordo tra il gruppo Fiat e il sindacato Usa ha suscitato l’entusiasmo nei media italiani, del resto «facili da accendersi per l’impresa piemontese, dati i legami abbastanza stretti che corrono da sempre tra di essa e i nostri quotidiani più importanti». Al coro si sono uniti i soliti sindacalisti Cisl e Uil, nonché “Il Sole 24 Ore”, che parla di «successo del sistema Italia». Successo «del tutto relativo», secondo Vincenzo Comito, vista la quasi-estinzione della decantata “italianità” della Fiat: da tempo, un colosso come Fiat Industrial (camion, trattori, ruspe) «veleggia da un paradiso fiscale all’altro e l’Italia appare l’ultima delle sue preoccupazioni». Ora tocca all’auto. «Quasi ovviamente, il quartier generale del raggruppamento Fiat-Chrysler sarà trasferito negli Stati Uniti e rischiamo quindi di perdere qualche migliaio di posti di lavoro a Torino». Del resto, le vendite e la produzione in Italia sono briciole, mentre il titolo sarà quotato principalmente alla borsa di New York.
Per far digerire meglio la pillola all’opinione pubblica del nostro paese, scrive Comito sul “Manifesto” in una riflessione ripresa da “Micromega”, il management confermerà per l’Italia un po’ di investimenti per la produzione di alcuni modelli. Il governo ne approfitterà per chiedere almeno notizie sul destino di Mirafiori e Cassino, come degli altri stabilimenti italiani? A prima vista, i gestori delle “larghe intese” sembrano «occupati in ben più importanti faccende». In ogni caso, oltre a sviluppare singergie produttive, la fusione con Chrysler dovrebbe permettere alla Fiat di «mettere le mani sul tesoretto finanziario dell’azienda Usa», sperando che questo le consenta di investire anche in Italia. «Più che di un successo del sistema Italia – scrive Comito – si potrebbe parlare di un successo degli azionisti, guidati dal pirotecnico Lapo Elkann, clone di Marchionne; alla notizia della fusione i titoli del Lingotto sono subito saliti in misura rilevante. Anche l’amministratore delegato troverà il suo tornaconto nella faccenda, perché potrà consolidare da noi la fama di manager miracolo e vedere anche aumentati i suoi bonus di fine anno».
Quanto alla presunta abilità negoziale di Marchionne, il sindacato statunitense aveva chiesto 5 miliardi di dollari per concludere l’affare, mentre il manager Fiat aveva dichiarato con sdegno che il prezzo giusto era di soli 2 miliardi. «Ora scopriamo che la Veba ha ottenuto 4,35 miliardi; si tratta di una cifra molto più vicina alle richieste statunitensi che all’offerta italiana». Di positivo per Torino c’è il fatto che la parte più importante dell’esborso per l’acquisto del 41,5% della Chrysler verrà sostenuto dalla stessa casa americana, mentre l’azienda torinese dovrà pagare soltanto 1,75 miliardi di dollari e non sarebbe obbligata, almeno nell’immediato, a dover ricorrere ad un aumento di capitale, scelta peraltro probabilmente ineludibile tra qualche tempo. Con la fusione si costituisce il settimo gruppo automobilistico mondiale, che avrà comunque molte difficoltà a lottare con i veri protagonisti del settore. «Lo stesso Marchionne aveva dichiarato alcuni anni fa che per stare adeguatamente sul mercato bisognava produrre almeno sei milioni di vetture, ma nel 2013 la Fiat-Chrysler ne avrà consegnate forse poco più di quattro milioni».
Il gruppo resta forte in Brasile e resiste negli Usa, mentre è assente nel mercato più importante del mondo – l’Asia – e anche in Russia, area che diventerà la prima in Europa, scavalcando la Germania. La gamma di fascia alta include l’Alfa Romeo e soprattutto la Maserati, la cui proiezione parla di 50.000 vetture l’anno, mentre Mercedes, Bmw e Audi veleggiano ormai su milioni di unità. Nella fascia mediana reggono i pick-up della Crhysler (che però fatica sulle berline), mentre nella fascia bassa la Fiat presidia il mercato con pochissimi modelli, come la Panda e la Cinquecento. Per farcela, secondo Comito, Fiat-Chrysler dovrebbe cercare un alleato strategico in Asia, altrimenti «la stessa sopravvivenza del gruppo potrebbe essere messa in discussione nei prossimi anni», a partire dal 2014 che si annuncia «molto movimentato per i lavoratori del gruppo».

venerdì 26 aprile 2013

L'EROE PIZZICATO Altro che auto privata: la Fiat con cui Letta è salito al Colle è del Corriere L'Ulysse con i seggiolini dietro è il veicolo aziendale della moglie giornalista con il permesso per il centro storico


Letta: altro che privata, l'auto 
è del Corriere...
Enrico Letta a bordo della Fiat Ulysse
Qual è il tuo stato d'animo?
3
«Quella telefonata alle 8 del mattino, poi da solo in macchina al Colle». Era questo il titolo di pagina 3 di ieri del Corriere della Sera. Più importante dell’incarico, insomma, sembra essere il mezzo usato dal vicesegretario uscente del Pd per salire al Quirinale, ovvero una Fiat Ulysse. Con tanto di seggiolino dietro per i bambini. Un eroe anti-Casta? Beh, mica tanto. Se è vero quello che scrive il sitoDagospia, la macchina non sarebbe «sua», «privata». Pare infatti che sia il veicolo aziendale della moglie, Gianna Fregonara, capo della redazione romana del Corriere della Sera. Tutto legittimo, niente da dire. Certo è che questa notizia ci fa nascere qualche domanda.  Il Quirinale, se non andiamo errati, si trova in zona a traffico limitato. Per cui per arrivarci, con la propria auto «privata», bisogna avere il pass. Altrimenti si paga o si rischiano multe a più non posso. È immaginabile che la moglie di Letta, in qualità di giornalista parlamentare di uno dei principali quotidiani italiani, abbia il permesso per girare fra i Palazzi della politica: ma può utilizzarlo il marito per fare i suoi interessi? Portare o andare a prendere i figli a scuola è un comportamento meritorio per un politico di peso, ma non sfruttando un pass rilasciato per altri scopi. Così come  andare al Colle per diventare presidente del Consiglio. L’incaricato Enrico poteva prendere un taxi, un mezzo pubblico qualsiasi, no? Scorrazzare per la Capitale a bordo dell’auto del Corriere si può fare, ma non farsi beatificare.
(G.Z.)

giovedì 13 dicembre 2012

La Fiat in Brasile vende auto a etanolo: in Italia non puoi nemmeno vederla


Le seguenti immagini (clicca per ingrandirle) sono estratte dal sito http://ofertas.fiat.com.br come indicato anche sulla "barra dell'indirizzo" e illustra l'offerta e la scheda tecnica per la Punto: disponibile in Brasile anche in versione alimentata ad ETANOLO che in Italia non solo non è in commercio: ma non è nemmeno visibile sul sito:

Provate a visitare il sito http://ofertas.fiat.com.br - quando si accorgono dal Vostro IP che vi collegate dall'Italia... beh provate!

Le seguenti immagini (clicca per ingrandirle) sono estratte dal sito http://ofertas.fiat.com.br come indicato anche sulla "barra dell'indirizzo" e illustra l'offerta e la scheda tecnica per la Punto: disponibile in Brasile anche in versione alimentata ad ETANOLO che in Italia non solo non è in commercio: ma non è nemmeno visibile sul sito:

Provate a visitare il sito http://ofertas.fiat.com.br - quando si accorgono dal Vostro IP che vi collegate dall'Italia... beh provate!


Clicca sulle immagini per ingrandirle


Una curiosità: la cifra di 38.990 Reais brasiliani corrisponde a circa 14.380€ (vedi convertitore)

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Una curiosità: la cifra di 38.990 Reais brasiliani corrisponde a circa 14.380€ (vedi convertitore)

lunedì 12 novembre 2012

MARPIONISSIMO! - SAPETE QUANTO SCUCE LA FIAT PER LO STIPENDIO MENSILE DI UN OPERAIO SERBO? 300 EURO MENSILI! – E 2.500 OPERAI DELLO STABILIMENTO DI KRAGUJEVAC HANNO DOVUTO LOTTARE PER OTTENERE UN CAZZO DI AUMENTO DEL 13% - ORA NEL MIRINO DEL SINDACATO DI MIHAJLOVIC CI SONO I TURNI MASSACRANTI DA 10 ORE - IL NUOVO PREMIER NAZIONALISTA NIKOLIC MOLTO PIU’ DURO CON LA FIAT…


Salvatore Cannavò per Il Fatto Quotidiano
MISS ITALIA CON SERGIO MARCHIONNE FRANCOIS OLIVIER JOHN ELKANNMISS ITALIA CON SERGIO MARCHIONNE FRANCOIS OLIVIER JOHN ELKANNMARCHIONNE ALLA FIAT IN SERBIAMARCHIONNE ALLA FIAT IN SERBIA
Quello che non riesce in Italia accade in Serbia. I lavoratori Fiat dello stabilimento di Kragujevac hanno vinto la loro vertenza e ottenuto un aumento salariale del 13%. La compattezza e la determinazione dei 2.500 operai serbi sembra aver avuto la meglio. Anche perché a Kragujevac si produce la 500L, modello di punta nelle strategie di Marchionne. L'intesa ha validità a partire da ottobre e riguarda anche il pagamento di una tredicesima mensilità e di un bonus una tantum in due rate per complessivi 36 mila dinari (350 euro circa).
MARCHIONNE FIATMARCHIONNE FIATMONTI-MARCHIONNEMONTI-MARCHIONNE
Il bello, però, è che la vertenza operaia potrebbe continuare, perché raggiunta l'intesa sulla parte salariale resta lo scontro in materia di orario di lavoro. Nel luglio scorso, in concomitanza con l'avvio della produzione della nuova vettura, i sindacati serbi avevano accettato di sperimentare per un periodo di sei mesi due turni giornalieri di dieci ore per quattro giorni alla settimana. Alla lunga, però, la sperimentazione oraria si è scontrata con la vita reale e gli operai hanno iniziato a lamentarsi per i turni massacranti. La richiesta ora, è quella di reintrodurre il vecchio turno di otto ore giornaliere su due turni settimanali (dalle 6 alle 14 o dalle 14 alle 22).
"La nostra ferma richiesta è stata la reintroduzione dei turni di otto ore, in quanto quelli da dieci ore si stanno rivelando insostenibili per gli operai", ha spiegato Zoran Mihajlovic, presidente del principale sindacato dei lavoratori Fiat. Anche perché, per sostenere gli ordini, particolarmente positivi per quanto riguarda la 500, gli operai non si sono limitati alle dieci ore ma hanno dovuto effettuare straordinari con giornate di lavoro di 12 ore spesso arrivando anche al quinto giorno settimanale. E questo a fronte di una retribuzione compresa tra i 30.000 e i 34.000 dinari mensili (circa 300 euro), di gran lunga inferiore a quella italiana, ma anche molto più bassa della retribuzione che spetta agli operai polacchi che guadagnano circa 800-900 euro mensili (comprensivi degli straordinari).
marchionne montiMARCHIONNE MONTIpassera marchionne bigPASSERA MARCHIONNE BIG
Quello che colpisce, però, è la novità della mobilitazione operaia all'interno del gruppo Fiat dove regna la pace ormai da diversi anni. Negli Usa gli operai vengono da una fase di profonda ristrutturazione dopo il fallimento della Chrysler e il salvataggio a opera di Obama. In Europa, invece, la paura della crisi e della chiusura degli stabilimenti ha finora bloccato le rivendicazioni dei lavoratori. Come dimostra il caso italiano. In Serbia, però, sembra aver pesato la durezza delle condizioni lavorative già documentate dal Fatto Quotidiano nell'inchiesta di Vittorio Malagutti. Una settimana di 48 ore in un paese in cui la disoccupazione è al 25%.

Anche per questo il governo serbo ha di fatto regalato lo stabilimento in cui si costruiva la famosa Zastava - l'auto di Tito, prodotta fin dal 1954 - agli Agnelli con un finanziamento di 400 milioni di euro, la concessione dei terreni e l'istituzione di una zona franca sul piano fiscale e contributivo. In realtà, dopo le promesse, il governo di Belgrado, che è socio al 33% della Fiat, ha avuto molte difficoltà a onorarle soprattutto dopo il cambio dell'esecutivo. Al posto del liberale Todic è arrivato il nazionalista moderato Nikolic che si è spostato verso la Russia di Putin.
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E così, nell'agosto scorso, il Lingotto ha dovuto protestare per il ritardo degli aiuti di Stato. "La pazienza della Fiat sta finendo" scriveva l'azienda . "Innanzitutto lo Stato (serbo) in qualità di comproprietario della fabbrica, deve ancora 60 milioni di euro" spiegava la nota aziendale. Inoltre si faceva notare "un sostanziale ritardo dei lavori di costruzione del nuovo bypass stradale intorno a Kragujevac, così come della nuova bretella di congiunzione della città all'autostrada Belgrado-Nis (sud)", il principale asse stradale del Paese.

Ai problemi con il governo ora si aggiungono quelli con i lavoratori in una delocalizzazione che, a quanto pare, si preannuncia più difficile di quanto previsto. In Italia, invece, resta alta la tensione attorno al caso di Pomigliano su cui ieri è intervenuto il segretario del Pd, Bersani. "In tv non fanno più vedere una fabbrica a meno che gli operai non sono sui tetti. Bisogna tornare a occuparsi di politica industriale" è il messaggio che il leader Pd ha rivolto al governo.
MARCHIONNE FIAT METALLURGICOMARCHIONNE FIAT METALLURGICOmarchionne tristeMARCHIONNE TRISTE
"Fossi nel governo chiamerei Marchionne e mi farei spiegare come mai i piani sono cambiati" ha aggiunto. A Pomigliano, intanto, è andato in scena un altro pezzo della protesta con il corteo indetto dai Cobas a cui si sono aggiunti gli studenti delle scuole superiori. Alcune centinaia hanno sfilato per il centro lanciando vernice rossa contro la sede della Uilm e del Banco di Napoli.

www.dagospia.com

martedì 2 ottobre 2012

SPREAD SALARIALE TRA FIAT E VOLKSWAGEN


Gli operai di Wolfsburg hanno una paga base di 2.700 euro contro i 1.200 dei torinesi.

Fiat-vs-Volkswagen.png



fonte: frontediliberazionedaibanchieri.it

sabato 23 giugno 2012

Benzina a un euro: Altroconsumo smaschera la promozione Fiat


fiat 1euro
di Francesca Mancuso
Costo del carburante a un euro per tre anni. Lo spot di Fiat spopola in TV e sulla stampa, incuriosendo i consumatori, flagellati dai continui rincari dei prezzi di benzina e gasolio. Ma nell'offerta della casa torinese qualcosa non torna. Secondo un'indagine di Altroconsumo, il trucco c'è e lo sconto sul carburante in realtà non comporta grossi sgravi.
Come funziona l'offerta? Acquistando un'auto col marchio Fiat è possibile, ma non obbligatorio aderire all'iniziativa. Insieme al veicolo verrà assegnata una tessera da presentare alla cassa ogni volta che si fa rifornimento. Ma attenzione, la card è valida solo per i distributori IP e solo quando il distributore è aperto, non quando è in funzione il self service. La card è precaricata con un numero di litri di carburante che di volta involta vengono scalati e la sua validità è fino al 31 dicembre 2015.
E qui viene il bello. Una volta finiti i litri a disposizione automaticamente anche lo sconto finisce e viceversa: se si arriva al 2015 senza aver consumato i litri a disposizione quelli restanti andrano perduti. Secondo Altroconsumo, come compare in caratteri microscopici anche nello spot, questa offerta non è cumulabile con altri possibili sconti sull’auto di cui si può usufruire in concessionaria.
E gli esperti di Altroconsumo hanno anche visitato qualche punto vendita Fiat, scoprendo in molti casi che tutti erano disposti a fare degli sconti sull’acquisto dell’auto piuttosto consistenti a patto di rinunciare alla promozione: "Qualcuno dei venditori si è anche lasciato sfuggire che per un guidatore medio si tratta di un’offerta davvero poco conveniente: di fatto si acquista un’auto a pressappoco il prezzo di listino e si beneficia (si fa per dire) dello sconto ogni volta che si fa benzina. Ma quanto ammonta questo “sconto” dilazionato in tre anni? Meglio lo sconto del concessionario".
fiat spot altroconsumo
La promozione non ha convinto l'associazione che ha deciso di ricorrere all'Antitrust"Reputiamo questa promozione di Fiat tutt’altro che conveniente e soprattutto a nostro parere la sua pubblicità presenta gli estremi dell’ingannevolezza. Per questo motivo abbiamo deciso di fare ricorso all’Agcm per chiedere che venga bloccata la messa in onda degli spot e che fiat venga sanzionata".



fonte: greenme.it

martedì 27 marzo 2012

In Italia molte fabbriche si sono trasformate in dei gulag


GulagÈ Stefania Fantauzzi, rappresentante sindacale della Fiom Cgil,a spiegarci tutto quello che in Fiat, a Termoli e in Italia, sta cambiando in peggio.Impossibile ammalarsi, impossibile dissentire dalle prescrizioni del nuovo contratto aziendale voluto da Marchionne e impossibile essere mamma, voler seguire i propri figli e rispettare tutte le regole che l’azienda impone. Stefania ci ha parlato anche di articolo 18 definendo le sue modifiche “la fine della democrazia”
Figli da seguire, orari di fabbrica da rispettare e operaie da ascoltare. È questa in sintesi la vita di una sindacalista Fiom Cigl della Fiat di Termoli. E Stefania Fantauzzi ha voluto proprio denunciare tutto quello che accade all’interno della fabbrica di Rivolta del Re e in generale anche negli altri stabilimenti Fiat italiani. Una situazione che nessuno oserebbe immaginare perché in pochi hanno il coraggio di parlare. Con i nuovi contratti che Marchionne ha fatto firmare, così ha esordito Stefania “è vietato dissentire, chi lo fa rischia quotidianamente di andare a casa”. “Un bel giorno - ci ha raccontato con la rabbia di chi vuole che le cose cambino - ci hanno messi davanti a uno schermo e ci hanno illustrato i nuovi contratti. Lo hanno fatto gente con la giacca e la cravatta che non si è mai sporcata, come me e come tanti altri, le mani con i macchinari della catena di montaggio”.
La nostra curiosità è andata naturalmente sul tipo di contratto che è stato somministrato agli operai. E la nostra donna coraggiosa, senza peli sulla lingua, ci ha spiegato tutto.
“Ci hanno chiesto maggiore flessibilità tutto questo con un numero minore di operai in fabbrica. Hanno aumentato la possibilità di fare ore di straordinario, da 40 di prima alle 120 di oggi. Ma la cosa strana è che te le possono chiedere anche durante la pausa mensa se dovessero servire. Con il contratto vecchio venivano pagate il 50% in più rispetto a quelle ordinarie. Ora, mentendo, hanno detto che verranno aumentate al 70%. Ma questo avviene soltanto se arrivi alle terza ora della giornata. Le prime due hanno una maggiorazione del solo 25%. Tutto questo togliendo il tempo al recupero fisico di cui ciascun operaio ha bisogno. Usano una nuova metodologia imparata in Giappone dove sul posto di lavoro bisogna tenere tutto a portata di mano per stancarsi di meno. Ma questo serve soltanto ad aumentare la produzione non ad agevolare il lavoro degli operai della catena di montaggio. Noi siamo stati robotizzati. Ogni giorno quando si va sul posto di lavoro c’è una voce meccanica che ti dice tutto quello che devi fare. E’ un qualcosa che nessuno avrebbe immaginato anni fa prima che arrivasse Marchionne”.
Dopo dichiarazioni forti come queste era logico chiedere alla nostra operaia cosa pensasse lei e quale fosse la posizione del suo sindacato sulla riforma dell’articolo 18 che tutela(va) i lavoratori dai licenziamenti facili.
“Qua di sicuro si vuole imbrogliare qualcuno. Questa riforma è la fine di un percorso di azioni illegittime del Governo Monti. Si crea così una società dove non esiste la democrazia. L’articolo 18 dovrebbe proteggere dai licenziamenti arbitrari e discriminatori. Era nato per difendere tre operai di Melfi licenziati senza giusta causa reintegrati a lavoro da una sentenza del Tribunale. Questa è una situazione che non va bene non soltanto per gli operai Fiat ma per tutti quelli che ogni giorno devono poter garantire la propria sopravvivenza e quella della loro famiglia. La cosa scandalosa è che si può licenziare se la fabbrica ha problemi economici. Altrettanto grave è il taglio che si fa sugli ammortizzatori sociali. Con le leggi precedenti si veniva assistiti per sette anni ora dopo due anni, se non trovi altra occupazione, non puoi più vivere. Non si tratta di benessere ma di pane quotidiano. Ora è più grave rispetto agli anni 40. In quei tempi se si veniva licenziati ci si dedicava all’agricoltura. Dopo 70 anni abbiamo venduto anche le terre e senza lavoro si rischia di non poter sfamare la nostra famiglia. Con il nuovo articolo 18 accade anche un’altra cosa gravissima. Prima era il giudice a decidere se reintegrare o meno il lavoratore. Ora è l’azienda che può licenziare arbitrariamente, solo se un operaio (a responsabilità individuale) sceglie di non condividere alcune parti del proprio contratto di lavoro. A venir penalizzato è soprattutto il sindacalista che lotta. Il quale difficilmente viene reintegrato dopo essere stato licenziato. Se fai parte di un sindacato dissidente come la Fiom nelle commissioni di fabbrica dove ci sono i sindacati aziendali nemmeno ti ascoltano”.
Ad una donna così non potevamo non chiedere se esistono differenze di trattamento sul posto di lavoro tra operai e operaie. Stefania non si smentisce e anche su questo argomento mostra tutta la sua grinta di lottatrice.
“È ovvio che sia così. Innanzitutto gli uomini finiscono di lavorare e vanno a dormire per noi il recupero fisico è più difficile. Per questo riscuotiamo meno fiducia da parte del capo quando si tratta di far carriera. Solo il fatto che noi possiamo decidere di avere un figlio li spaventa. Ma io sono convinta di una cosa, i nostri figli sono il futuro della nostra società. Trascurare un bambino oggi significa creare un uomo con problemi domani. Non stargli accanto significa non rispettarlo. Un'operaia come me guadagna mille euro al mese. Per far stare bene i miei figli ho dovuto mandarli negli asili privati di Termoli, dove la retta costa 350 euro al mese per ognuno di loro. Per fortuna i miei tre bambini hanno età diverse e quindi non dovevano stare all’asilo tutti e tre insieme. In passato per il fatto di essere mamma ho avuto un’agevolazione di orario. Iniziavo a lavorare alle 7.45 e smettevo alle 16.15 Anche con quegli orari avevo difficoltà ad accompagnare mia figlia a scuola. A Termoli in nessun istituto scolastico le lezioni iniziano prima delle 8. Non esisteva modo di far collimare gli orari con quelli della Fiat. Ma ora per le donne Fiat è tutto finito nonostante siamo solo il 10% quelle con figli che avrebbero bisogno di questi orari. Nessuno capisce che è difficilissimo far lavorare una mamma su tre turni. Lavorare di notte significa far dormire i propri bambini da soli e dormire solo tre ore per poterli seguire. Andare in fabbrica nel turno pomeridiano invece vuol dire non vederli uscire da scuola (si inizia a lavorare alle 13.30) e non poterli seguire nelle loro attività”.
Ma la novità delle ultime ore è che in Fiat è vietato ammalarsi. È la stessa Stefania che ci illustra il problema dopo aver preso confidenza con il nostro organo di stampa
“Ora ci sono nuovi turni e nuovi metodi di lavoro che hanno abbassato la possibilità di assentarsi dalla fabbrica. Il numero massimo di assenze tollerate si è notevolmente abbassato. La novità è che si riunisce una commissione sulla malattia che valuta situazione per situazione. E per chi chiede un numero di giorni inferiore ai sei è solo l’Inps a pagare la sua quota. Quello che spetta all’azienda viene scalato dallo stipendio. Ma accade anche che chi si ammala per periodi lunghi non ha diritto al premio di produzione di 600 euro che la Fiat mette a disposizione”.
Le situazioni appena descritte  non lasciano spazio a dubbi. La maggiore azienda automobilistica italiana ha cambiato il modo di rapportarsi con i propri dipendenti. Ai lettori tocca ora capire se in bene o in male.
Autrice: Viviana Pizzi / Fonte: infiltrato.it

venerdì 23 marzo 2012

FIAT- VOLKSWAGEN: LE DIFFERENZE.... [DA CONDIVIDERE OVUNQUE!!!]




APPROFONDIMENTI:
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staff nocensura.com