Visualizzazione post con etichetta Inail. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Inail. Mostra tutti i post

sabato 18 gennaio 2014

AMIANTO: IMPORTANTE SENTENZA



Il prof. Giancarlo Ugazio, socio onorario del nostro Comitato, durante una assemblea nella nostra sedeIl prof. Giancarlo Ugazio, socio onorario del nostro Comitato, durante una assemblea nella nostra sede
 
Riceviamo e pubblichiamo. 
 
Vittoria per l'ONA.
 
L'INAIL riconosce come asbesto correlate soltanto le seguenti patologie: 
 
a) Placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda (j92);
 
b) Mesotelioma pleurico (c45.0);
 
c) Mesotelioma pericardico (c45.2);
 
d) Mesotelioma peritoneale (c45.1);
 
e) Mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7);
 
f) Tumore polmonare (c34);
 
g) Asbestosi (j61). 
 
Il Prof. Giancarlo Ugazio ha censurato scientificamente le tabelle dell'INAIL, e i suoi lavori sono stati depositati presso il Tribunale di Terni dall'Avv. Ezio Bonanni, che in data 14.01.2014, con sentenza comunicata in data odierna, 15.01.2014, ha ottenuto la condanna dell'INAIL alla liquidazione della rendita in favore della vittima dell'amianto. 
 
Nei prossimi giorni l'ONA chiederà un incontro urgente ai ministri competenti per chiedere la revisione delle tabelle dell'INAIL, palesemente errate. 
 
Proseguono i lavori di organizzazione della conferenza internazionale amianto, che si terrà il prossimo 20.03.2014 presso la Camera dei Deputati, e il successivo 21.03.2014 con gli stati generali delle vittime dell'amianto. 
 
Occorre una forte mobilitazione per abbattere la casta politica che sta mettendo in macerie il nostro paese, per ottenere finalmente, secondo l'insegnamento del nostro direttore del dipartimento patologie ambientali, prof. Giancarlo Ugazio, la prevenzione primaria, come rimozione di ogni cancerogeno negli ambienti di lavoro e di vita. 
 
La mobilitazione è fortemente voluta dall'Avv. Ezio Bonanni, e pertanto i prossimi 20 e 21.03.2014 dovranno affluire da tutta Italia le vittime dell'amianto per manifestazioni pacifiche e non violente.
 
 
Si allega il comunicato stampa dell'ONA in data odierna.
Osservatorio Nazionale Amianto - sentenz
Documento Microsoft Word [98.0 KB]
Download

giovedì 16 maggio 2013

Amianto killer alla Breda, contributi negati a 19 operai


Amianto killer alla Breda, contributi negati a 19 operai

La decisione dell'Inail


Alla Breda Fucine ci sono stati più di cento morti per malattie derivanti dall’amianto: ex operai ma anche alcuni familiari, soprattutto le mogli che lavavano le tute dei mariti
di Laura Lana
 
Le proteste dei "Bredini" (Spf)
Le proteste dei "Bredini" (Spf)
di Laura Lana
Sesto San Giovanni, 15 maggio 2013 - A due mesi di distanza, gli ex bredini si trovano ancora al punto di partenza. Ancora una volta saranno sotto la sede regionale dell’Inail a manifestare contro il mancato riconoscimento dei contributi previdenziali per gli ultimi ex lavoratori della Breda Fucine che hanno subìto l’esposizione all’amianto. Per tutta la mattina il «Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio» sarà in strada a Milano con una «forte e rumorosa protesta».
«Faremo sentire forte la nostra voce e la nostra presenza anche con forme di lotta eclatanti - annuncia il portavoce Michele Michelino -. Alla Breda Fucine ci sono stati più di cento morti per malattie derivanti dall’amianto: ex operai ma anche alcuni familiari, soprattutto le mogli che lavavano le tute dei mariti». Eppure solo a pochissimi ex lavoratori è stata riconosciuta la malattia professionale e l’esposizione alla fibra killer. «Ad altri che lavoravano nella stessa fabbrica, nello stesso capannone, con la stessa mansione a un metro di distanza l’uno dall’altro, come i saldatori, e che erano divisi solo da una riga gialla che delimitava il reparto, l’Inail continua a negare la certificazione di esposizione all’amianto». Una battaglia fatta di metri lineari di documentazione prodotta e inviata all’Inail e di sentenze già passate in giudicato contro l’Inps che riconoscono l’esposizione al materiale.

«Dopo mesi di proteste e di trattative, in cui l’Inail si era dichiarata disponibile a risolvere il contenzioso sui benefici previdenziali per le ultime 19 ex tute blu, è arrivata la risposta negativa», commenta amareggiato Michelino. Per l’ente, le «sentenze prodotte non sono confortate da atti a valenza probatoria (rilevazioni, indagini ambientali, fatture di acquisto)». «Eppure i diversi processi attivati hanno evidenziato proprio quelle che per l’Inail sono mancanze, riconoscendo le ragioni dei lavoratori», rimarca il portavoce del comitato sestese. Che non si arrende e promette di continuare in quella che è «una battaglia di civiltà, per ristabilire un po’ di equità, portando avanti diritti fino a oggi negati». Chi è stato esposto all’amianto, oltre a rischiare la contrazione di patologie correlate, deve anche fare i conti con un’aspettativa di vita minore di circa dieci anni rispetto al resto della popolazione. Proprio per questo, la legge prevedeva sorveglianza sanitaria gratuita e un «risarcimento»: i benefici previdenziali che permettevano di andare in pensione un po’ prima.

«L’Inail è l’ente che deve riconoscere e indennizzare le malattie professionali derivanti dall’amianto - ricorda Michelino -. È stato stimato che l’ammontare delle disponibilità liquide parcheggiate nella tesoreria di Stato dall’ente sia di 17 miliardi di euro. Il nostro comitato, insieme a tutte le associazioni delle vittime, da anni chiede di istituire un organismo terzo, che possa certificare il danno e le malattie professionali».
laura.lana@ilgiorno.net

sabato 13 ottobre 2012

Scandali all'italiana: il sito dell'Inail ci è costato 20 milioni di euro


Il sito web dell’INAIL sarà il migliore del mondo. O quantomeno il più costoso al mondo. Sì, perché l’ente per gli infortuni sul lavoro ha previsto un investimento di ben 20 milioni di euro. Avete letto bene, anche se la cosa è passata un po’ in sordina. La scorsa estate, infatti, il Consip ha indetto la gara per l’affidamento dei “servizi di sviluppo software, gestione e pubblicazione redazionale” dei contenuti per i siti web dell’INAIL, con lo scopo di risparmiare circa 4 milioni nei prossimi tre anni. Per risparmiare 4 milioni, dunque, se ne spendono 20. Possibile che non si riesca a realizzare una piattaforma Web moderna con una spesa più contenuta?
“La gara, che sarà aggiudicata con il criterio dell’Offerta economicamente più vantaggiosa, è suddivisa in due lotti. Il lotto 1, per i servizi di sviluppo software e gestione dei siti web, ha un importo globale a base d’asta di 20.113.000 euro (IVA esclusa). Il lotto 2, per i servizi di publishing redazionale, ha un importo globale a base d’asta di 4.666.200 euro (IVA esclusa)”, si leggeva nella nota ufficiale dell’INAIL. Insomma, serviranno 4,6 milioni di euro per articoli e notizie in campo previdenziale. Pur tenendo in considerazione la possibilità del coinvolgimento di guru e premi Nobel, le cifre in ballo sono davvero esorbitanti e lontane dagli standard di qualsiasi Paese civile.




fonte: controcopertina.com

mercoledì 25 luglio 2012

Crollo palco della Pausini 2000 euro di risarcimento per la morte di Matteo

La madre del ragazzo di 32 anni morto nella notte tra il 4 e il 5 marzo a Reggio Calabria: "Quei soldi offendono la dignità". L'Inail: lo prevede la legge
Nico di Giuseppe

Appena duemila euro di risarcimento. E' la cifra che ha ricevuto la famiglia di Matteo Armellini, il ragazzo di 32 anni morto nella notte tra il 4 e il 5 marzo a Reggio Calabria mentre montava il palco per il concerto di Laura Pausini.
"L’unica certezza fino ad adesso è che la vita di mio figlio non vale neanche duemila euro", ha commentato Paola Armellini, la madre di Matteo.
Nella pratica dell’Inail, nessun accenno alla morte del ragazzo, ma solo la dicitura "Pratica di infortunio o malattia professionale", ha spiegato Paola Armellini, intervistata a Tgcom24,aggiungendo che "noi vogliamo la verità, e non una misera offerta. È un problema di rispetto, di dignità, Matteo non aveva ancora cominciato a lavorare, gli è caduta in testa tutta la struttura. Non voglio, non ci sto che la morte di mio figlio venga liquidata così. Faccio affidamento alla giustizia ma sappiamo che un processo così può andare avanti moltissimi anni. Bisogna rivedere il modo in cui viene gestito il lavoro dei ragazzi che collaborano all'allestimento dei palchi, non hanno alcuna copertura assicurativa. Ai miei tempi, un sindacato non avrebbe mai permesso una cosa del genere".
La cifra elargita dall'Inail è conseguenza della bassa retribuzione di Armellini, ha spiegato l’istituto. "Non sempre le somme che l’Istituto eroga sono congrue, ma è quanto stabilisce la legge. Il Testo unico è del 1965 e, anche se l’Istituto si è fatto promotore di modifiche, queste non sono state realizzate per mancanza di copertura finanziaria", ha dichiarato Luigi Sorrentini, direttore centrale Prestazioni dell’Inail aggiungendo che "l'articolo 85 del Testo unico 1124/1965 prevede che hanno diritto alla rendita a superstite, in caso di infortuni mortali, coniugi e figli e, se assenti, gli ascendenti viventi e a carico del defunto, che contribuiva quindi al loro mantenimento.  In questo caso purtroppo non è risultato che Matteo contribuisse al mantenimento della madre, e quindi è previsto solo l’assegno funerario una tantum, che è appunto quello erogato".
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/morto-duran-825204.html

giovedì 12 luglio 2012

Morti sul lavoro in calo? Ecco perchè non è vero


di Carmine Tomeo


Anche quest’anno il rapporto annuale dell’Inail non regala sorprese. Il numero degli infortuni mortali occorsi sul lavoro è dato in forte calo. Inutile stare a sottolineare le rituali frasi di pacato entusiasmo (si parla pur sempre di infortuni e morti), la retorica istituzionale e l’ipocrisia ad essa sottesa. Si penserà che il rapporto Inail non regala sorprese perché come ogni anno si registrano infortuni in calo, specie mortali? 
No, l’esatto contrario: nessuna sorpresa perché il calo degli infortuni mortali è solo apparente; perché la lettura dei dati che in genere viene fatta rimane superficiale; perché il lavoro in Italia rimane troppo insicuro, per la salute e sicurezza dei lavoratori. Oltre agli infortuni, un altro dato preoccupante che sottolinea l'insicurezza dei luoghi di lavoro, è l'aumento costante del numero delle malattie professionali denunciate all'Inail. Ma in questo caso l'impatto del dato nudo e crudo è immediato; più subdola è la presentazione dei dati relativi agli infortuni.

La superficialità con i quali vengono diffusi non consente di notare come il calo degli infortuni mortali sia solo apparente. Oggi si mostra come nel 2011 gli infortuni mortali siano diminuiti rispetto all’anno precedente, fino a toccare il minimo storico di 920 morti sul lavoro (contro i 973 dell’anno precedente). Come ogni anno si potrebbe sottolineare lo scostamento tra i dati forniti dall’Inail e dall’Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro di Bologna, che registra 1170 morti sul lavoro nel 2011. Quel che è soprattutto interessante notare, però, è che i numeri assoluti non forniscono alcuna indicazione sull’andamento infortunistico. Ormai viene sottolineato da più parti: a determinare il calo degli infortuni sul lavoro contribuisce molto la crisi economica. In effetti, per capire se miglioramenti ci sono stati, occorre mettere in rapporto gli infortuni con il numero di occupati e soprattutto con le ore effettivamente lavorate, specie di questi tempi che la cassa integrazione incide in maniera pesante sul monte ore di lavoro totale. Così facendo si nota subito quel che si diceva sopra: la riduzione del numero degli infortuni mortali è solo apparente.

Può apparire cinica la fredda statistica mentre si parla di morti sul lavoro, ma lascia ben intendere l’effettiva condizione di sicurezza (o insicurezza) nei luoghi di lavoro. Ed a leggere i dati forniti da Inail e Istat mostrano come il numero di morti sul lavoro rispetto al totale degli occupati sia variato di poco: se nel 2010 sono morti sul lavoro 4,3 lavoratori (mi si perdoni la freddezza dei numeri) ogni centomila occupati, il rapporto non cambia di molto nel 2010 (4 morti ogni centomila occupati). Ma più interessante ancora, e soprattutto più efficace considerato l’elevato numero di ore di cassa integrazione erogate in questi anni, è mettere in rapporto gli infortuni mortali con le ore effettivamente lavorate. Si scopre così che ogni centomila ore effettivamente lavorate (quindi al netto delle ore di Cig, delle ore di sciopero, delle ferie, ecc.) si sono verificati 2,5 infortuni mortali nel 2011, contro i 2,6 del 2011. Sostanzialmente non ci sono stati miglioramenti. Né si notato variazioni nel rapporto tra infortuni mortali ed il totale degli incidenti sul lavoro: ogni 1000 infortuni occorsi, 1,3 ha avuto conseguenza mortali nel 2010 come nel 2011.

Questi numeri mostrano come in Italia si continui a morire sul lavoro con la stessa frequenza oggi come ieri, ed al netto delle ipocrisie istituzionali si continua a morire da paese che non ha civiltà del lavoro.
Ma per stare a considerazioni più dirette, quei dati impongono di indagare meglio il fenomeno infortunistico nel suo complesso. La drastica riduzione del numero totale di infortuni sul lavoro legittima più di una ipotesi. Nel migliore dei casi si dovrebbe considerare che a diminuire sono gli infortuni minori. Ma ciò significherebbe che i livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro non sarebbero granché migliorati; nella peggiore, e pure non peregrina, ipotesi si dovrebbe considerare il fenomeno della mancata denuncia dell’infortunio. Questa seconda ipotesi è tanto più sostenibile quanto più sono ricattabili i lavoratori. Oggi, tenendo conto della grave crisi economica e dei timori crescenti dei lavoratori di rimanere disoccupati, e quindi delle pesanti condizioni di ricattabilità a cui i lavoratori sono sottoposti, non si può non tenere in considerazione la possibilità di un forte “sommerso” nella denuncia degli infortuni sul lavoro. E già da oggi, con l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori così brutalmente manomesso dal governo e con il servile sostegno di PD, PDL e Terzo polo, chissà quanto ancora diminuirà il numero degli infortuni nei luoghi di lavoro nei prossimi mesi e anni…




fonte: andreainforma.blogspot.it