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mercoledì 25 giugno 2014
lunedì 6 maggio 2013
IL 7 VOLTE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SCOMPARSO A ROMA A 94 ANNI: NIENTE FUNERALI DI STATO
IL 7 VOLTE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SCOMPARSO A ROMA A 94 ANNI: NIENTE FUNERALI DI STATO
Un addio spiritoso al politico più potente (e fine umorista...) del Dopoguerra italiano. "La ragione non basta averla...": breve antologia delle frasi celebri del Divo Giulio
- Dalla Costituente a senatore a vita: settant'anni di politica
- I due processi: mafia e omicidio Pecorelli
- I soprannomi: da "Divo" a "Belzebù"
- Sindona, Moro, la P2, la mafia, il bacio con Riina: tutti i misteri di un gigante di Dc e Prima Repubblica
- E' morto Andreotti: le foto del "divino Giulio"
- Il ricordo in bianco e nero del Divo Giulio
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domenica 27 gennaio 2013
lunedì 15 ottobre 2012
Uscire dall’euro subito. Ah, ci fosse un partito!
Le notizie sempre più ripugnanti che provengono dalle Regioni, la commistione sempre più evidente fra i nostri politici – i nostri traditori politici – e la mafia, ha un lato tragico ulteriore: non c’è nessuna forza autorevole che possa darsi come programma politico l’uscita dall’euro, e spiegarne i motivi alla popolazione. Ciò significa la rovina certa della nostra economia e della nostra società.
Uscire dall’euro subito. Ah, ci fosse un partito!
MAURIZIO BLONDET
Dobbiamo farlo adesso, prima che Monti e i suoi tecnici, messi lì proprio per impedirci di liberarci dal nodo scorsoio, ci abbiano spolpato del tutto. La liberazione non sarà un pranzo di gala. Questa è una guerra. Ma numeri alla mano abbiamo la prospettiva di vittoria, ossia di una recuperata prosperità in un futuro non lontano. C’è una luce in fondo al tunnel. Ci manca una sola cosa da nulla: il partito politico che guidi gli italiani a questa alternativa.
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domenica 23 settembre 2012
Villa Luini sarà dedicata a Rita Atria
APPUNTAMENTI CONTRO LA MAFIA: domenica 23 settembre
Villa Luini sarà dedicata a Rita Atria
Al Pertini uno spettacolo-concerto per la legalità
Si terrà domenica 23 settembre in via Luini 18 la manifestazione organizzata dall’Amministrazione Comunale durante la quale verrà dedicata a Rita Atria la villa confiscata alla criminalità organizzata e destinata ad attività sociali. Alle ore 18.30 lo svelamento della targa alla presenza del sindaco Daniela Gasparini e della Giunta. Questa iniziativa rientra nel più ampio progetto di promozione della Legalità dell’Amministrazione cinisellese. La villa ospiterà una comunità per minori gestita dalla Cooperativa Sociale Azimut.
Rita Atria nasce nel 1974 a Partanna in Sicilia, orfana di padre, ucciso dalla mafia, così come il fratello. A soli 17 anni diviene testimone di giustizia. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu il giudice Paolo Borsellino, al quale si legò come ad un padre. Una settimana dopo la strage di via d’Amelio, Rita Atria si uccise a Roma, dove viveva in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo.
"Ringrazio molto l’Amministrazione Comunale per questa scelta - afferma Chiara Cossio, responsabile della cooperativa Azimut -. Penso a Rita Atria e parallelamente alla storia della nostra cooperativa. Il suo nome, Azimut, indica la direzione delle stelle. Le stelle ed il cielo sono da sempre il luogo dei sogni, gli stessi sogni che hanno guidato Rita. Oggi, la sua esperienza e il suo ricordo faranno da guida ai bambini che saranno ospitati in questa casa".
Seguirà presso il nuovo centro culturale IL PERTINI alle ore 19, l’incontro pubblico con Nadia Furnari dell’Associazione Antimafie “Rita Atria”, Jole Garuti dell’Associazione “Saveria Antiochia Omicron” e Giuliano Turone, già Magistrato in Cassazione. Nell’occasione si terrà il racconto di Rebecca Attanasio, studentessa , e l’evento “Scala Minore Napoletana”, presenta Migra di e con Angela Villa, alla chitarra Franco Ventimiglia. Partecipano Enzo Santagada, Associazione per la Legalità “Rita Atria” di Paderno Dugnano, e Chiara Cossio della Cooperativa Sociale “Azimut”.
Sempre domenica 23 settembre, alle ore 17.30, presso Il Pertini, si terrà lo spettacolo “Musica anti mafia”, uno spettacolo-concerto che racconta con musica e parole le vicende di giornalisti, educatori, imprenditori, negozianti, semplici cittadini che hanno saputo reagire alla mafia vivendo storie di ordinaria legalità.
“Nel ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino abbiamo voluto realizzare questo spettacolo - dice Rachel O’Brien direttrice artistica di EquiVoci Musicali - perché riteniamo che l’arte possa svolgere un importante compito sociale: quello di ricordare e promuovere il valore della dignità di ciascuno. In questo caso lo faremo attraverso la parola, la musica, l’immagine, la recitazione e il canto, presentando agli spettatori le vicende umane di persone comuni che non hanno piegato la schiena di fronte alle ingiustizie e al sopruso ma hanno dato testimonianza di un grande senso di responsabilità e amore verso la propria comunità, diventando promotori e custodi dei valori democratici”.
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mercoledì 19 settembre 2012
Miccichè: "Aeroporto Falcone-Borsellino? Un errore"
Il candidato alla Regione Siciliana: "Scelta di marketing sbagliata, per un territorio a vocazione turistica come il nostro, intitolare un luogo di partenza e arrivo come l’aeroporto alla memoria dei propri eroici caduti"
Nico Di Giuseppe
Nico Di Giuseppe
Per migliorare l'immagine della città di Palermo, Gianfranco Miccichè ha la sua particolare idea.
Quale? Intitolare l'aeroporto "ad Archimede o ad altre figure della scienza, figure positive". Insomma, i cognomi Falcone e Borsellino (i giudici siciliani uccisi dalla mafia) non vanno bene. "Ritengo che sia una scelta di marketing sbagliata, per un territorio a vocazione turistica come il nostro, intitolare un luogo di partenza e arrivo come l’aeroporto alla memoria dei propri eroici caduti. Non ci si presenta ai tanti turisti che accoglie la Sicilia con il sangue di una delle più profonde e, ancora non sanate, ferite della nostra terra", ha spiegato a Skytg24 il candidato alla Regione Siciliana, sostenuto da Grande Sud e Partito dei Siciliani.
Che ha fornito poi una ulteriore spiegazione: "Bisogna intitolare tutte le coscienze dei siciliani alla memoria di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutte le altre tante vittime di mafia. Sono i luoghi di rappresentanza istituzionale e democratica che dovrebbero essere, come monito dilegalità, dedicati alla memoria delle vittime di mafia. Io stesso proporrò all’Assemblea Regionale di intitolare l’aula parlamentare alle vittime di mafia".
Le parole di Miccichè hanno scatenato polemiche e sollevato reazioni indignate nel mondo della politica siciliana. "Continuiamo a sentire da Miccichè frasi deliranti, parla come se Falcone e Borsellino fossero due figure negative della storia di Sicilia. Miccichè forse vedrebbe positivo intitolare l’aeroporto che so, ad esempio, a Riina o a Provenzano? Rimango veramente attonito”, ha dichiarato il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio.
Per Rita Borsellino”Micciché ritira fuori un suo vecchio cavallo di battaglia, molto probabilmente per avere un po’ di visibilità mediatica o forse per un comprensibile complesso di inferiorità nei confronti di chi ha combattuto la mafia mostrando al mondo il volto migliore della Sicilia".
lunedì 3 settembre 2012
La solitudine del Generale
Trent'anni fa il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa veniva ucciso a colpi di AK47 insieme alla moglie ed all'agente di scorta dai sicari della mafia. Tre mesi prima era stato nominato prefetto di Palermo ed incaricato di portare in Sicilia i metodi utilizzati nella lotta al terrorismo
lunedì 23 luglio 2012
Ferdinando Imposimato: “L’articolo 3 della Costituzione riguarda anche il Presidente della Repubblica”
Difficile trovare qualcuno che non faccia quadrato e difenda la “sacralità” della figura del Presidente della Repubblica, in un periodo in cui le polemiche sulle intercettazioni Napolitano-Mancino spadroneggiano sui media. In quanto garante della repubblica e dell’unità, il Capo dello Stato deve essere preservato da una sorta di campana di vetro e immune da qualsiasi attacco da parte di magistratura, media o anche semplici cittadini, perlomeno secondo chi teorizza l’inattaccabilità della prima carica dello Stato.
Un diritto non riconosciuto ad esempio al premier, o ad un premier in particolare (Silvio Berlusconi), nonostante la funzione di un Presidente del Consiglio non sia meno importante e soprattutto sia altrettanto decisiva per gli equilibri della democrazia e per il rispetto della volontà popolare sovrana.
C’è anche però chi decide di uscire dal coro, e lo fa con parole forti. Ferdinando Imposimato, magistrato, presidente onorario aggiunto della Corte suprema di Cassazione, in passato giudice istruttore di importanti casi di terrorismo come il rapimento Moro e l’attentato a Papa Giovanni Paolo II, sostiene che l’articolo 3 della Costituzione riguardi anche la figura del Capo dello Stato.
Imposimato, che si è occupato di mafia e camorra e per tre legislature è stato membro della Commissione Antimafia del Senato, ha scritto sul sito 19luglio1992 (dedicato a Paolo Borsellino) queste parole che riportiamo interamente
Un diritto non riconosciuto ad esempio al premier, o ad un premier in particolare (Silvio Berlusconi), nonostante la funzione di un Presidente del Consiglio non sia meno importante e soprattutto sia altrettanto decisiva per gli equilibri della democrazia e per il rispetto della volontà popolare sovrana.
C’è anche però chi decide di uscire dal coro, e lo fa con parole forti. Ferdinando Imposimato, magistrato, presidente onorario aggiunto della Corte suprema di Cassazione, in passato giudice istruttore di importanti casi di terrorismo come il rapimento Moro e l’attentato a Papa Giovanni Paolo II, sostiene che l’articolo 3 della Costituzione riguardi anche la figura del Capo dello Stato.
Imposimato, che si è occupato di mafia e camorra e per tre legislature è stato membro della Commissione Antimafia del Senato, ha scritto sul sito 19luglio1992 (dedicato a Paolo Borsellino) queste parole che riportiamo interamente
http://www.qelsi.itIl principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sancito dall’art. 3 della costituzione riguarda anche il presidente della Repubblica.
La legge consentiva alla Procura di Palermo di disporre le intercettazioni telefoniche delle conversazioni che avvenivano sull’apparecchio di Nicola Mancino.Per Mancino c’è stata una legittima intercettazione diretta disposta dal Giudice con decreto motivato. Non esiste alcuna legge che imponga o permetta di distruggere al Pubblico Ministero le telefonate senza sentire le parti interessate nel processo e cioè il Pubblico Ministero, il difensore dell’imputato o indagato e il difensore della parte civile.
La ragione è semplice: Mancino potrebbe ricavare dal colloquio con il Presidente della Repubblica elementi a proprio favore, per esempio se il Presidente Napolitano avesse detto:
“Sta tranquillo… so bene che tu non sei stato scelto come Ministro per favorire i mafiosi abrogando il 41 bis. Noi ti abbiamo voluto perché sei un combattente antimafia”.
Il Pubblico Ministero, a sua volta, potrebbe ricavare elementi a favore dell’esistenza di una trattativa tra lo Stato e la mafia ed elementi di colpevolezza a carico di Mancino in ordine al reato di falsa testimonianza se l’ex ministro, parlando con il Presidente Napolitano, avesse minacciato di tirare in ballo il Presidente Scalfaro o il Capo della Polizia o di rivelare cose importanti sul coinvolgimento di terze persone come uomini dei servizi del ROS o uomini di Governo.
Anche la parte civile e cioè i familiari di Paolo Borsellino hanno interesse a conoscere la verità da qualunque parte venga comprese le intercettazioni indirette che riguardano il Presidente della Repubblica.
Se fossi il difensore dei familiari di Paolo Borsellino mi opporrei con tutte le mie forze alla distruzione delle intercettazioni.Il principio di legalità e di sicurezza stabilito dalla costituzione art. 25 è un bene primario che prevale sul bene delle privacy e vincola anche il Presidente della Repubblica.Uno Stato può esistere senza benessere, non può esistere senza Legalità e Giustizia.Ferdinando Imposimato
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sabato 7 luglio 2012
sabato 26 maggio 2012
Pino Masciari al Quaderno.it: 'Siamo ancora molto lontani dal combattere le mafie'
"Ho ed avrò sempre grande rispetto per le regole dello Stato e attenzione per l’altrui e la mia sicurezza. Per questo, e nessun altro motivo, mi sono sentito costretto ad auto-proteggermi e a tornare a casa, non ritenendo giusto di esporre i civili che mi stavano accompagnando in quanto versavo, per l’ennesima volta, privo di protezione in terra di Calabria". E' in queste poche righe che Pino Masciari racconta la vicenda di cui è stato protagonista, suo malgrado, nei giorni scorsi.
Prima di mettere in pratica la sua decisione, "indotta e forzata", Masciari ha scritto al Prefetto di Torino: "In questo momento - scriveva il testimone il 24 maggio - sono a Cosenza, Calabria, e sono stato “ abbandonato” dal personale di scorta, con la conseguenza che sto provvedendo di rientrare a Torino con mezzi pubblici o di fortuna. Vani - spiega - sono stati i tentativi di contattare il personale di scorta. Pertanto mi rivolgo a Lei per un intervento immediato che tuteli la mia persona e per denunciare il susseguirsi di mancate condizioni di sicurezza che avvengono, in particolar modo in Calabria, e che mi espongono a serio rischio. Reputo le Autorità preposte responsabili se dovesse accadere qualcosa alla mia persona".
Ieri sera l'epilogo positivo, con il rientro a Torino di Masciari. Al Quaderno.it racconta come ha vissuto quelle 36 ore di vuoto. Quando risponde al telefono mi dice che è stanco, che non ne può più. Segnato dall'ultimo episodio di una vita che dal 17 ottobre 1997 non ha più i tratti di un'esistenza normale, per lui e per la sua famiglia. Nella precedente intervista concessa a questo portale, nel dicembre scorso, ebbe a dire che i suoi ragazzi "non conoscono un’altra vita, non hanno termini di confronto, semplicemente insegno loro a costruire il futuro sulla legalità".
Prima di mettere in pratica la sua decisione, "indotta e forzata", Masciari ha scritto al Prefetto di Torino: "In questo momento - scriveva il testimone il 24 maggio - sono a Cosenza, Calabria, e sono stato “ abbandonato” dal personale di scorta, con la conseguenza che sto provvedendo di rientrare a Torino con mezzi pubblici o di fortuna. Vani - spiega - sono stati i tentativi di contattare il personale di scorta. Pertanto mi rivolgo a Lei per un intervento immediato che tuteli la mia persona e per denunciare il susseguirsi di mancate condizioni di sicurezza che avvengono, in particolar modo in Calabria, e che mi espongono a serio rischio. Reputo le Autorità preposte responsabili se dovesse accadere qualcosa alla mia persona".
Ieri sera l'epilogo positivo, con il rientro a Torino di Masciari. Al Quaderno.it racconta come ha vissuto quelle 36 ore di vuoto. Quando risponde al telefono mi dice che è stanco, che non ne può più. Segnato dall'ultimo episodio di una vita che dal 17 ottobre 1997 non ha più i tratti di un'esistenza normale, per lui e per la sua famiglia. Nella precedente intervista concessa a questo portale, nel dicembre scorso, ebbe a dire che i suoi ragazzi "non conoscono un’altra vita, non hanno termini di confronto, semplicemente insegno loro a costruire il futuro sulla legalità".
Da più di quindici anni, il lavoro di Pino Masciari e di sua moglie Marisa è di costruire legalità, come hanno più volte rivendicato senza paure. Nonostante ciò, "ogni volta che vado in Calabria per tentare il risveglio sociale dei valori dell'etica e della moralità c'è qualcuno che mi impedisce di tornare a casa. Ritardi, dimenticanze, ostacoli mi fanno capire che qualcuno non mi vuole lì". Ma, per fortuna, c'è anche una Calabria sana, quella dei giovani protagonisti, l'altro giorno, di uno spettacolo a Corigliano Calabro, comune sciolto per mafia, dove ad attenderlo, però, riferisce, non c'era nessun rappresentante delle istituzioni: "In Calabria la 'ndrangheta vuole diventare Stato.
Non c'è mai stata attenzione così come nei confronti della mafia, anche se si tratta di un fenomeno più radicato". Dopo una tappa a Cosenza, dove gli studenti universitari hanno messo in scena 'Padroni delle nostre vite', da un testo di Pino e Marisa Masciari, gli viene comunicato che la scorta non può più riaccompagnarlo a casa, al Nord. E' stato lì, come già accaduto troppe volte nel corso di questi 15 anni, che ha temuto per la sua vita.
Seguito per un po' dai tanti volontari che lo accompagnano, ha ritenuto opportuno 'seminarli' perché non corressero i suoi stessi rischi. "Sul treno per Napoli - racconta - mi hanno anche riconosciuto. A Marco Biagi, assassinato dalle nuove brigate rosse, era stata revocata la scorta perché non era più considerato a rischio di vita. Io e la mia famiglia, invece, siamo ancora in questa condizione. Eppure, accade quel che accade. Da solo e con mezzi di fortuna è giunto a casa, ieri sera, con una sola amara certezza: "Siamo ancora molto lontani dal combattere le mafie".
Si rasserena, poi, quando parla di Benevento e del Sannio, dove ha molti amici. Tra questi, Rosaria Pisaniello, una delle ultime persone a sentirlo prima della fuga in solitaria: "Sono delle belle persone. Ogni volta mi accolgono con affetto ed entusiasmo: "Ho un ottimo ricordo - dice - del Comandante provinciale dei Carabinieri di Benevento, Antonio Carideo e del sindaco di San Bartolomeo in Galdo, Vincenzo Sangregorio che lo accoglierà il prossimo 30 giugno per la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria.
Laura De Figlio
Seguito per un po' dai tanti volontari che lo accompagnano, ha ritenuto opportuno 'seminarli' perché non corressero i suoi stessi rischi. "Sul treno per Napoli - racconta - mi hanno anche riconosciuto. A Marco Biagi, assassinato dalle nuove brigate rosse, era stata revocata la scorta perché non era più considerato a rischio di vita. Io e la mia famiglia, invece, siamo ancora in questa condizione. Eppure, accade quel che accade. Da solo e con mezzi di fortuna è giunto a casa, ieri sera, con una sola amara certezza: "Siamo ancora molto lontani dal combattere le mafie".
Si rasserena, poi, quando parla di Benevento e del Sannio, dove ha molti amici. Tra questi, Rosaria Pisaniello, una delle ultime persone a sentirlo prima della fuga in solitaria: "Sono delle belle persone. Ogni volta mi accolgono con affetto ed entusiasmo: "Ho un ottimo ricordo - dice - del Comandante provinciale dei Carabinieri di Benevento, Antonio Carideo e del sindaco di San Bartolomeo in Galdo, Vincenzo Sangregorio che lo accoglierà il prossimo 30 giugno per la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria.
Laura De Figlio
giovedì 8 marzo 2012
Borsellino ucciso perché ostacolo accordo stato-mafia
Nuova indagine sull'assassino del giudice in via D'Amelio nel 1992: quattro arresti. "Riina voleva rivitalizzare la trattativa"
Il giudice Paolo Borsellino sapeva dell'esistenza di una trattativa tra lo Stato e la mafia. Ne sono convinti i magistrati di Caltanissetta nelle carte della nuova inchiesta sulla strage di via D'Amelio che all'alba di oggi ha portato all'arresto di quattro persone, tra cui il presunto mandante Salvuccio Madonia. Dalle indagini emerge "che della trattativa era stato informato anche il dottor Borsellino il 28 giugno del 1992. Quest'ultimo elemento aggiunge un ulteriore tassello all'ipotesi dell'esistenza di un collegamento tra la conoscenza della trattativa da parte di Borsellino, la sua percezione quale 'ostacolo' da parte di Riina e la conseguente accelerazione della esecuzione della strage", scrivono i pm nisseni facendo riferimento alla testimonianza di Liliana Ferraro, l'ex direttore generale del Ministero della giustizia. Secondo i magistrati nisseni il boss mafioso voleva "rivitalizzare" quella trattativa, che "sembrava essere arrivata su un binario morto", con una sanguinaria esibizione di potenza come fu in effetti l'omicidio di Borsellino e di 5 uomini della sua scorta, il 19 luglio 1992. "La tempistica della strage - scrivono i pm - è stata certamente influenzata dall'esistenza e dalla evoluzione della così detta trattativa tra uomini delle Istituzioni e Cosa Nostra".
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domenica 5 giugno 2011
Giustizia choc a Palermo, scadono i termini Liberi quattro fiancheggiatori di Provenzano
Scaduti i termini di custodia cautelare, quattro fiancheggiatori di Provenzano sono stati scarcerati in attesa della sentenza definitiva della Cassazione. In libertà esponenti della cosca di Villabate condannati per favoreggiamento nei confronti del capo di Cosa Nostra. Alfano: "Accertamenti immediati"
Palermo - Scaduti i termini di custodia cautelare, quattro fiancheggiatori di Provenzano sono stati scarcerati in attesa della sentenza definitiva della Cassazione. Secondo quanto riportato dalGiornale di Sicilia, la decisione è della terza sezione della Corte d'appello di Palermo che ha rimesso in libertà, per scadenza dei termini di custodia cautelare, quattro esponenti della cosca di Villabate condannati per favoreggiamento nei confronti del capo di Cosa Nostra.
La scarcerazione degli imputati I quattro imputati, arrestati cinque anni fa, erano ancora in cella dopo la condanna in appello il 2 luglio 2009. La scarcerazione è avvenuta tra la fine di aprile e i primi di maggio, ma la notizia è stata pubblicata oggi dal Giornale di Sicilia. A Gioacchino Badagliacca e Giampiero Pitarresi erano stati inflitti sette anni e mezzo ciascuno, a Vincenzo Paparopoli e Vincenzo Alfano sei anni e otto mesi a testa. Quasi due anni dopo la decisione di secondo grado, però, la sentenza definitiva della Cassazione non è ancora arrivata (l'udienza è prevista per la metà del mese). Nell'attesa i quattro fiancheggiatori di Provenzano dovranno presentarsi tre volte alla settimana in un posto di polizia. Uno degli imputati prestò la carta d'identità per procurare le schede telefoniche necessarie al "viaggio della speranza", un altro accompagnò Provenzano a Marsiglia e durante la trasferta fece più di una puntata al casinò, un altro ancora partecipò al comitato di accoglienza per festeggiare il rientro a Villabate del capomafia corleonese, reduce dall'operazione a una spalla e alla prostata, eseguita a Marsiglia nel 2003. Libero anche un prestanome dei boss, Vincenzo Alfano.
Accertamenti dal Ministero Nel pomeriggio il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha disposto "immediati accertamenti al fine di verificare se la scarcerazione dei quattro fiancheggiatori della mafia sia conseguente a irregolarità o a indebiti ritardi nella trattazione del procedimento".
lunedì 23 maggio 2011
Per non dimenticare - 19° anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone
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giovedì 20 gennaio 2011
Borsellino, paese boss non ricorda Deserto un incontro a Castelvetrano
Nel giorno dell'anniversario della nascita di Paolo Borsellino a Castelvetrano le manifestazioni per ricordare il magistrato ucciso dalla mafia erano quasi deserte. Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia si è ritrovato solo, insieme a un pentito, a ricordare l'eroe del pool antimafia. Vuoto il teatro comunale, disertato soprattutto dagli studenti.
Come riporta il quotidiano Repubblica, i giovani sono stati invitati dai dirigenti scolastici a restare in classe "perché i ragazzi non hanno niente da imparare da certi personaggi". Nelle terre del boss Matteo Messina Denaro, niente lezione di "legalità" per gli allievi degli istituti superiori di Castelvetrano.
Sotto il palco solo sette anziani, due organizzatori dell'incontro dell'Associazione antiracket, il sindaco di Castelvetrano e poi nessun altro ad ascoltare il procuratore Ingroia, il giornalista Giacomo Di Girolamo e il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara.
Sarebbe stato proprio il ritorno del pentito nel Trapanese a scatenare l'ira dei suoi concittadini. Castelvetrano ha salutato con rabbia la sua rimpatriata. "Dottore in criminologia e malaffare", gli hanno gridato.
Sotto il palco solo sette anziani, due organizzatori dell'incontro dell'Associazione antiracket, il sindaco di Castelvetrano e poi nessun altro ad ascoltare il procuratore Ingroia, il giornalista Giacomo Di Girolamo e il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara.
Sarebbe stato proprio il ritorno del pentito nel Trapanese a scatenare l'ira dei suoi concittadini. Castelvetrano ha salutato con rabbia la sua rimpatriata. "Dottore in criminologia e malaffare", gli hanno gridato.
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