giovedì 26 aprile 2012

28 Aprile giornata mondiale contro l'amianto


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ESCLUSIVO - IL DEBITO PUBBLICO? LO ABBIAMO GIA' PAGATO!


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Il debito pubblico? Lo abbiamo GIA' PAGATO! La tabella è aggiornata al 2008, ma non sono certo 3 anni a cambiare le cose. Guardate l'ammontare del debito pubblico e la cifra che abbiamo corrisposto di interessi!!! La differenza è lievissima! Praticamente il debito lo abbiamo pagato, o meglio lo avremmo pagato se non ci avessero addebitato gravosissimi interessi... che siamo costretti a pagare solo perché l'Italia ha rinunciato alla SOVRANITA' MONETARIA! La moneta circolante è emessa dalle BANCHE CENTRALI (attualmente la BCE, prima la Banca D'Italia) che in entrambi i casi sono BANCHE PRIVATE, che stampano denaro e ce lo prestano pretendendo interessi, come spiega benissimo il video che vi proponiamo di seguito.



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Di seguito un commento alla tabella riportata sopra a cura di G.Z. del forum Cobraf:

Ho finalmente trovato i numeri e uno studio che mostra che nel caso dell'Italia il debito pubblico attuale di circa 1.950 miliardi (2011) è pari alla somma cumulata di tutti gli interessi, cioè il debito è dovuto agli interessi, il problema del debito è solo che da 30 anni ci si pagano sopra interessi reali pazzeschi

(la tabella si ferma al 2007 con un valore del debito pubblico totale di 1.663.353 e un valore totale degli interessi pagati dal 1990 al 2007 di 1.605.543. Le due cifre sono identiche nel 2007 e se aggiorni i dati vedi che pagando circa 50 miliardi l'anno di interessi (ma quest'anno saranno 70 miliardi di euro) il totale del debito pubblico, che è di circa 1.950 miliardi di euro è esattamente pari agli interessi pagati)

Come dice Martin Amstrong nella sua ultima intervista "... l'idea che [il governo] prenda sempre a prestito senza estinguere mai il debito e che sia meno inflazionistico finanziarsi emettendo bonds invece che emettendo moneta... è pura follia... Se in USA avessimo emesso moneta per finanziare i deficit pubblici il nostro debito pubblico sarebbe il 40% di quello attuale.." (cioè sarebbe circa 4mila miliardi invece che 10mila miliardi di dollari)

Ma in Italia se avessimo emesso moneta per finanziare i deficit pubblici il nostro debito pubblico sarebbe probabilmente quasi zero ! Perchè da noi il peso degli interessi nel creare debito è stato molto maggiore, perchè il debito in % del PIL è intorno al 100% da quindici anni per cui gli interessi si applicano ad una massa maggiore e perchè il bilancio dello stato è in avanzo (al netto degli interessi) dal 1993 circa. Il calcolo esatto non lo tiri fuori subito dall tabella in fondo, perchè ci sono alcune complicazioni minori, ma intuitivamente invece di circa 2.000 miliardi di euro di debito pubblico ne avremmo circa zero. Questo può sembrare strano, ma ci di dimentica che dai primi anni '90 la differenza tra spese dello stato e tasse è positivo o pari, il bilancio è in attivo e il deficit è prodotto solo dal peso degli interessi. In pratica lo stato italiano SE AVESSE EMESSO MONETA INVECE DI EMETTERE TITOLI DI STATO per finanziarsi, avrebbe ripagato dal 1993 in poi tutto il debito !

"Risulta anche che dal 1980 al 2007 lo Stato ha mediamente e complessivamente garantito ai suoi creditori una remunerazione di 4,2 punti percentuali superiore al tasso di inflazione. In realtà, ha fatto peggio: infatti la somma degli interessi sarebbe stata inferiore a quella effettivamente pagata, perché il punto finale è più o meno lo stesso, ma non così il percorso, come si vede dalla figura....Ad un tasso composto di questo valore, comunque, il capitale raddoppia in termini reali (non nominali) in 17 anni.

Direi che i signori creditori sono stati trattati per niente male....". Questo è allucinante. Lo stato è l'unico che può garantire il rimborso del tuo capitale a 100, le azioni e le obbligazioni corporate non possono perchè vanno falliti e hanno crac per cui lo stato dovrebbe pagare appena più di un conto corrente, diciamo uno 0.5% più di un c/c

Questi numeri mostrano che dopo aver per 25 anni ingrassato la rendita finanziaria, lo stato italiano deve risolvere il problema del debito semplicemente pagando di interessi, l'1% invece del 5%. Fine della storia. Altro che 90 miliardi di euro di stangate fiscali. Per legge lo Stato italiano decide che pagherà l'1% sui titoli di stato, prendere o lasciare, garantendo però allo stesso tempo che varranno sempre 100 alla scadenza perchè dichiara che li accetta per pagare le tasse. Fai così e il problema lo risolvi immediatamente. Nessuno infatti venderà più dei BTP facendoli crollare sul mercato, perchè sarebbe un idiota visto che poi aziende, banche e famiglie residenti italiane glieli comprerebbero a prezzi ad esempio di 90 o di 80 per pagare le loro tasse a 100 guadagnadoci. Lo stato italiano per legge NON DEVE PAGARE PIU' DELL'1% e ha i mezzi legali ed economici per farlo

Cortei e cerimonie: l'hinterland non dimentica i partigiani




Da Cinisello a Rho, cerimonie e convegni. Ma anche manifestazioni sportive. In tutti i Comuni fiori e alloro sui monumenti ai caduti
La festa del 25 aprile teatralmente proposta sulla pubblica scena. A Chioggia la banda era invece meno preparata, anzi del tutto sprovvista dei fondamentali (BUSINESSPRESS)
La festa del 25 aprile teatralmente proposta sulla pubblica scena. A Chioggia la banda era invece meno preparata, anzi del tutto sprovvista dei fondamentali (BUSINESSPRESS)
Cinisello Balsamo, 25 aprile 2012 - Venticinque aprile ma non solo. Nell’hinterland le celebrazioni per la festa della Liberazione andranno avanti anche nei prossimi giorni. Si parte oggi, comunque: a Cinisello andrà in scena la tradizione. La giornata si apre alle 9 con la messa nella chiesa di piazza Soncino a cui seguirà il corteo, aperto dalla Filarmonica Paganelli ’79, che farà tappa ai vari monumenti ai caduti sparsi per le vie della città dove verranno deposte le corone di fiori. Il corteo terminerà in piazza Gramsci con gli interventi del sindaco Gasparini, del presidente del consiglio comunale Giuseppe Sacco e dei rappresentanti di Anpi.
A Sesto le manifestazioni di oggi saranno culmine di un percorso ricco di iniziative. Alle 8.30 la Santa Messa nella chiesa di Santo Stefano: anche in questo caso, fuori da chiesa, prenderà il via il percorso di deposizioni di fiori e corone tra cimiteri e monumenti. In serata, dopo l’esibizione della Banda di Bresso, piazza della Resistenza sarà ritrovo per le società sportive sestesi per la fiaccolata che terminerà intorno alle 21.30 in Villa Zorn con la premiazione degli atleti al Pino Argentato. A fare da cornice alla giornata le gare sportive. Dalle 9 via al primo Trofeo Giuseppe Carrà di Stock Sport al palaghiaccio. Alle 9.30 prende invece il via il 34esimo Trofeo della Resistenza Percorsi Verdi.

Tradizione anche a Cologno: alle 10 alzabandiera e deposizione della corona nel quartiere San Maurizio al Lambro, davanti al monumento ai caduti di via Toti. Alle 11 appuntamento davanti a villa Casati, da dove prenderà il via il corteo per le vie del centro verso i monumenti di piazza Aldo Moro e via della Resistenza. Alle 11,30 interventi del sindaco Mario Soldano e dell’Anpi di Cologno.
Poco lontano, a Cernusco, alle 9 Santa Messa nella Chiesa Prepositurale di Santa Maria Assunta mentre alle 10,15 da piazza Conciliazione parte il corteo accompagnato dalla Banda de Cernusc che deporrà una corona di alloro al monumento dei Caduti in piazza Martiri della libertà e a quello dei partigiani in largo Riboldi e Mattavelli.
A Rho, infine, gli appuntamenti sono rimandati a venerdì, con la proiezione, alle 21, del film «I sette fratelli Cervi» nell’auditorium Padre Reina, e a sabato: alle 10.30 nel Centro va in scena «La Resistenza in Italia, la Resistenza a Rho», con i saluti del sindaco Pietro Romano, la testimonianza di Adelmo Cervi e la presentazione del libro «Memorie del partigiano Miro» di Vladimiro Zeminian a cura di Massimo Cova.

La Francia avverte Sarkozy: basta con l’Europa delle banche e della Merkel, torni l’Europa delle Nazioni

La sinistra francese ha fatto scorrere fiumi di champagne per festeggiare quella che, almeno stando ai polls, era l’attesa affermazione di Francois Holland al primo turno delle presidenziali. Contemporaneamente, a Roma hanno festeggiato a Lambrusco di Castelvetrano ed a Bari con lo Chardonnay del Salento, prendendo quel successo elettorale non tanto come un auspicio, quanto come un annuncio anticipato, un chiaro segnale dello scontato ritorno di un socialista all’Eliseo dal quale manca dai tempi di Mitterrand, un personaggio ambiguo e spesso inquietante che i francesi non si sono mai pentiti abbastanza di avere eletto. E ne traggono anche favorevoli auspici per un ritorno della sinistra italiana in vista della tornata elettorale delle amministrative, ed ancor più per quella successiva delle politiche del 2013, se Monti ci arriva al 2013 con quello che sta emergendo sul suo conto. Ma sinceramente tanto smodato entusiasmo ci sembra assolutamente fuori luogo ed al posto loro noi osserveremmo una maggiore cautela, anzi ci andremmo con i piedi di piombo a trarre conclusioni come le loro, quanto meno affrettate e poco ponderate. E’ vero che il primo turno elettorale francese è stato un sonoro schiaffo a Sarkò, al suo atteggiamento passivo, timido, succube, quasi riverente osservato nei confronti della Merkel, la “truce affamatrice dell’Europa”, assolutamente incomprensibile per l’elettorato transalpino visto che poi il presidente uscente di Francia ha in mente idee ed impostazioni politiche che quasi mai collimano con quelle della cancelliera tedesca. Però, se andiamo a vedere i numeri, vediamo che Hollande ha vinto di misura, ma che le vera sorpresa uscita dalle urne è lo straordinario successo della destra sociale di Marine Le Pen al 20 %, accompagnato da un risultato lontano dalle attese del Front de Gauche di Melenchon. Al contrario di quel che pensano i “progressisti” italiani, questo non è l’avvio di un nuovo ciclo delle sinistre, che in Francia restano minoritarie con il 39,9% appena dei voti, e se si mettono d’accordo, ma piuttosto il sintomo di una crisi di rigetto antieuropeista, perlomeno nei confronti di questa Europa di stampo merkeliano recessiva ed ossessionata dalla finanza. I nostri benpensanti si mettano l’animo in pace e lascino invecchiare il vino buono in cantina riservandoselo per tempi migliori, perché il cuore della Francia continua a battere per una destra a favore dell’unione identitaria dei popoli, che da sola dispone del 46,5% dei voti, ai quali potrebbero sommarsi quelli dei centristi di Bayrou – comunque non destinati alla Gauche – per fondare una nuova Europa orientata allo sviluppo della società, non delle banche, e lontano dall’attuale retorica europeista propria di burocrati inefficienti, freddi, immotivati e senza ideali. Hanno vinto quelli schierati contro l’assurdità del “fiscal compact”, lo strangolamento imposto del pareggio di bilancio, misura privilegiata rispetto alla crescita ed al benessere, difeso dalla Merkel con il sostegno incondizionato di Mario Monti e supinamente accettato da Sarkò, che pure nei corridoi ammette di non essere completamente d’accordo con questa linea. Hollande ha preso voti perché vuol denunciare il fiscal compact, e su questo tutti concordiamo, ma poi lui si ferma qui, scadendo nel solito velleitarismo sinistroso fatto di promesse demagogiche senza mai spendere una sola parola sul come reperire le risorse necessarie a mantenerle.
Le Pen va oltre, sventola la bandiera della Patria perché se siamo convintamente europei, non per questo smettiamo di essere italiani, francesi, tedeschi o spagnoli, attacca la finanza speculativa e le politiche migratorie che stanno imbarbarendo l’Europa, sempre più vicina a quel mostruoso coacervo di illegalità e prevaricazioni multirazziali e multiculturali che Oriana Fallaci chiamava Eurabia. In dieci anni di Euro senza una banca centrale garante e “datore di ultima istanza” la crescita non c’è stata e la burocrazia bizantina e l’egoismo teutonico hanno prodotto questo risultato, che a prevalere sono quelli che prendono le distanze da tutto ciò che abbia una relazione condizionante con Bruxelles, la moneta unica e la Banca centrale europea. Sino a prova contraria, sono i popoli che votano, non i consigli d’amministrazione, e quanto accade in Francia, rappresenta un fenomeno in crescita anche in Inghilterra, in Spagna ed in altri Paesi e presto, liquidati Monti e la sua banda, sarà così anche in Italia. Sarkozy ha pagato la sua acritica sintonia con Angela Merkel. La stessa cosa accadrà dappertutto perché gli elettori non sono dei creduloni che si possono raggirare impunemente, ma sanno leggere, e bene, cosa sta accadendo nel Vecchio Continente. Chi afferma di voler salvare la Grecia strangolandola ha creato un mostro che  si aggira per l’Europa rivoltandoglisi contro, perché nessuno dà fiducia a chi affama un popolo, né esistono popoli disposti ad essere sacrificati sull’ara della Bce o di Odino.
Sarkozy ha minimizzato definendo il risultato che lo riguarda un “voto di crisi”, ma sbaglia se è convinto di questo e dovrebbe invece recitare il “mea culpa” per essersi reso responsabile di aver contribuito ad alimentare questa crisi perversa, commettendo un grande errore di valutazione, sconcertante per un politico così ricco di talento come lui. Avrebbe dovuto mettersi a capo con Italia e Spagna di un “asse mediterraneo” perché si deve rendere conto che la Francia per i tedeschi è e resta un Paese del meridione latino. Avrebbe dovuto battersi per una riforma strutturale della politica europea, per contribuire a tracciare un sentiero virtuoso verso l’identità politica, economica e culturale del continente, privilegiando la collaborazione costruttiva tra i popoli dell’unione, non la loro competizione sotterranea a chi concede di meno ed arraffa di più. Ha sbagliato tutto il possibile, ed assecondando i piani egemonici tedeschi ha contribuito a mettere in ginocchio l’economia europea, oltre che ad essersi quasi giocato l’Eliseo. Al secondo turno può ancora succedere di tutto, con Sarkò che però corre il serio rischio che gli elettori di destra stavolta gli voltino le spalle proprio perché rifiutano la regia di Berlino. Non si fidano più e per convincerli Sarkozy dovrà dipingere ai francesi, ed a tutti noi, una versione sostenibile dell’Unione Europea, smettendo di raccontarla solo dietro una tazza di the alla presenza di Carlà, ma trovando il coraggio di sbatterla sul tavolo di Frau Angela ed ai burocrati inutili e superpagati di Bruxelles. Se saprà essere convincente e si dimostrerà capace di cambiare passo potrà coltivare la fondatissima speranza di non traslocare dall’Eliseo. Gli ultimi eventi gli vengono incontro e lo incoraggiano a prendere l’iniziativa per far scendere la Merkel dal piedistallo. Il violento attacco che la sua connazionale Christine Lagarde ha portato dal Fondo Monetario Internazionale alla cancelliera accusata di “egoismi e sotterfugi per proprio vantaggio a scapito dell’Europa”, costringerà la Merkel, presa con le mani nel barattolo della marmellata, a considerare con meno scetticismo e maggior interesse l’introduzione degli Eurobond, l’unico mezzo efficace per cercare di ridurre gli effetti devastanti del debito pubblico di tre quarti d’Europa e sostenere la ripresa.
In ogni caso, il messaggio che arriva dal primo turno francese è trasparente e facilmente leggibile, per cui in Italia il governo ed i partiti dovrebbero meditarci su, perché l’ondata di rinnovamento europeista non si infrangerà sulle mura di Parigi. Nel frattempo, a Palazzo Chigi possono annotare sul taccuino il fatto che la cancelliera Merkel da oggi è più debole. In questo scenario, comportarsi da filotedeschi, da “collaborazionisti” può rivelarsi un boomerang. Allora, per una volta, cerchiamo di ricordarci di essere italiani, tiriamo fuori il nostro orgoglio e facciamo sventolare fieri il tricolore, perché stanno tornando le Nazioni.
Questo hanno annunciato i francesi, non il ritorno degli sfascisti di sinistra

fonte

Non chiamateli eroi. L’elenco delle ausiliarie uccise dai partigiani dopo che si erano arrese


Amodio Rosa: 23 anni, assassinata nel luglio del 1947, mentre in bicicletta andava da Savona a Vado.
Antonucci Velia: due volte prelevata, due volte rilasciata a Vercelli, poi fucilata.
Audisio Margherita: Fucilata a Nichelino il 26 aprile 1945.
Baldi Irma: Assassinata a Schio il 7 luglio 1945.
Batacchi Marcella e Spitz Jolanda: 17 anni, di Firenze. Assegnate al Distretto militare di Cuneo altre 7 ausiliarie, il 30 aprile 1945, con tutto il Distretto di Cuneo, pochi ufficiali, 20 soldati e 9 ausiliarie, si mettono in movimento per raggiungere il Nord, secondo gli ordini ricevuti. La colonna è però costretta ad arrendersi nel Biellese ai partigiani del comunista Moranino. Interrogate, sette ausiliarie, ascoltando il suggerimento dei propri ufficiali, dichiarano di essere prostitute che hanno lasciato la casa di tolleranza di Cuneo per seguire i soldati. Ma Marcella e Jolanda non accettano e si dichiarano con fierezza ausiliarie della RSI. I partigiani tentano allora di violentarle, ma le due ragazze resistono con le unghie e con i denti. Costrette con la forza più brutale, vengono violentate numerose volte. In fin di vita chiedono un prete. Il prete viene chiamato ma gli è impedito di avvicinare le ragazze. Prima di cadere sotto il plotone di esecuzione, sfigurate dalle botte di quelle belve indegne di chiamarsi partigiani, mormorano: “Mamma” e “Gesù”. Quando furono esumate, presentavano il volto tumefatto e sfigurato, ma il corpo bianco e intatto. Erano state sepolte nella stessa fossa, l’una sopra l’altra. Era il 3 maggio 1945.
Bergonzi Irene: Assassinata a Milano il 29 aprile 1945.
Biamonti Angela: Assassinata il 15 maggio 1945 a Zinola (SV) assieme ai genitori e alla domestica.
Bianchi Annamaria: Assassinata a Pizzo di Cernobbio (CO) il 4 luglio 1945.
Bonatti Silvana: Assassinata a Genova il 29 aprile 1945.
Brazzoli Vincenza: Assassinata a Milano il 28 aprile 1945.
Bressanini Orsola: Madre di una giovane fascista caduta durante la guerra civile, assassinata a Milano il 10 maggio 1945.
Buzzoni Adele, Buzzoni Maria, Mutti Luigia, Nassari Dosolina, Ottarana Rosetta: Facevano parte di un gruppo di otto ausiliarie, (di cui una sconosciuta), catturate all’interno dell’ospedale di Piacenza assieme a sei soldati di sanità. I prigionieri, trasportati a Casalpusterlengo, furono messi contro il muro dell’ospedale per essere fucilati. Adele Buzzoni supplicò che salvassero la sorella Maria, unico sostegno per la madre cieca. Un partigiano afferrò per un braccio la ragazza e la spostò dal gruppo. Ma, partita la scarica, Maria Buzzoni, vedendo cadere la sorella, lanciò un urlo terribile, in seguito al quale venne falciata dal mitra di un partigiano. Si salvarono, grazie all’intervento di un sacerdote, le ausiliarie Anita Romano (che sanguinante si levò come un fantasma dal mucchio di cadaveri) nonché le sorelle Ida e Bianca Poggioli, che le raffiche non erano riuscite ad uccidere.
Carlino Antonietta: Assassinata il 7 maggio 1945 all’ospedale di Cuneo, dove assisteva la sua caposquadra Raffaella Chiodi.
Castaldi Natalina:Assassinata a Cuneo il 9 maggio 1945.
Chandrè Rina, Giraldi Itala, Rocchetti Lucia: Aggregate al secondo RAU (Raggruppamento Allievi Ufficiali) furono catturate il 27 aprile 1945 a Cigliano, sull’autostrada Torino – Milano, dopo un combattimento durato 14 ore. Il reparto si era arreso dopo aver avuto la garanzia del rispetto delle regole sulla prigionia di guerra e dell’onore delle armi. Trasportate con i loro camerati al Santuario di Graglia, furono trucidate il 2 maggio 1945 assieme ad oltre 30 allievi ufficiali con il loro comandante, maggiore Galamini, e le mogli di due di essi. La madre di Itala ne disseppellì i corpi.
Chiettini (si ignora il nome): Una delle tre ausiliarie trucidate nel massacro delle carceri di Schio il 6/7 luglio 1945.
Collaini Bruna, Forlani Barbara: Assassinate a Rosacco (Pavia) il 5 maggio 1945.
Conti – Magnaldi Adelina: Madre di tre bambini, assassinata a Cuneo il 4 maggio 1945.
Crivelli Jolanda: Vedova ventenne di un ufficiale del Battaglione “M” costretta a denudarsi e fucilata a Cesena, sulla piazza principale, dopo essere stata legata ad un albero, ove il cadavere rimase esposto per due giorni e due notti.
De Simone Antonietta: Romana, studentessa del quarto anni di Medicina, fucilata a Vittorio Veneto in data imprecisata dopo il 25 aprile 1945.
Degani Gina: Assassinata a Milano in data imprecisata dopo il 25 aprile 1945.
Ferrari Flavia: 19 anni, assassinata l’ 1 maggio 1945 a Milano.
Fragiacomo Lidia, Giolo Laura: Fucilate a Nichelino (TO) il 30 aprile 1945 assieme ad altre cinque ausiliarie non identificate, dopo una gara di emulazione nel tentativo di salvare la loro comandante.
Gastaldi Natalia: Assassinata a Cuneo il 3 maggio 1945.
Genesi Jole, Rovilda Lidia: Torturate all’hotel San Carlo di Arona (Novara) e assassinate il 4 maggio 1945. In servizio presso la GNR di Novara. Catturate alla Stazione Centrale di Milano, ai primi di maggio, le due ausiliarie si erano rifiutate di rivelare dove si fosse nascosta la loro comandante provinciale.
Greco Eva: Assassinata a Modena assieme a suo padre nel maggio del 1945.
Grill Marilena: 16 anni, assassinata a Torino la notte del 2 maggio 1945.
Landini Lina: Assassinata a Genova l’1 maggio 1945.
Lavise Blandina: Una delle tre ausiliarie trucidate nel massacro delle carceri di Schio il 6/7 luglio 1945.
Locarno Giulia: Assassinata a Porina (Vicenza) il 27 aprile 1945.
Luppi – Romano Lea: Catturata a Trieste dai partigiani comunisti, consegnata ai titini, portata a a Lubiana, morta in carcere dopo lunghe sofferenze il 30 ottobre 1947.
Minardi Luciana: 16 anni di Imola. Assegnata al battaglione “Colleoni” della Divisione “San Marco” attestati sul Senio, come addetta al telefono da campo e al cifrario, riceve l’ordine di indossare vestiti borghesi e di mettersi in salvo, tornando dai genitori. Fermata dagli inglesi, si disfa, non vista, del gagliardetto gettandolo nel Po. La rilasciano dopo un breve interrogatorio. Raggiunge così i genitori, sfollati a Cologna Veneta (VR). A metà maggio, arriva un gruppo di partigiani comunisti. Informati, non si sa da chi, che quella ragazzina era stata una ausiliaria della RSI, la prelevano, la portano sull’argine del torrente Guà e, dopo una serie di violenze sessuali, la massacrano. “Adesso chiama la mamma, porca fascista!” le grida un partigiano mentre la uccide con una raffica.
Monteverde Licia: Assassinata a Torino il 6 maggio 1945.
Morara Marta: Assassinata a Bologna il 25 maggio 1945.
Morichetti Anna Paola: Assassinata a Milano il 27 aprile 1945.
Olivieri Luciana: Assassinata a Cuneo il 9 maggio 1945.
Ramella Maria: Assassinata a Cuneo il 5 maggio 1945.
Ravioli Ernesta: 19 anni, assassinata a Torino in data imprecisata dopo il 25 aprile 1945.
Recalcati Giuseppina, Recalcati Mariuccia, Recalcati Rina:  Madre e figlie assassinate a Milano il 27 aprile 1945.
Rigo Felicita: Assassinata a Riva di Vercelli il 4 maggio 1945.
Sesso Triestina: Gettata viva nella foiba di Tonezza, presso Vicenza.
Silvestri Ida: Assassinata a Torino l’1 maggio 1945, poi gettata nel Po.
Speranzon Armida: Massacrata, assieme a centinaia di fascisti nella Cartiera Burgo di Mignagola dai partigiani di “Falco”. I resti delle vittime furono gettati nel fiume Sile.
Tam Angela Maria: Terziaria francescana, assassinata il 6 maggio 1945 a Buglio in Monte (Sondrio) dopo aver subito violenza carnale.
Tescari -Ladini Letizia: Gettata viva nella foiba di Tonezza, presso Vicenza.
Ugazio Cornelia, Ugazio Mirella: Assassinate a Galliate (Novara) il 28 aprile 1945 assieme al padre.
Tra le vittime del massacro compiuto dai partigiani comunisti nelle carceri di Schio (54 assassinati nella notte tra il 6 ed il 7 luglio 1945) c’erano anche 19 donne, tra cui le 3 ausiliarie (Irma Baldi, Chiettini e Blandina Lavise) richiamate nell’elenco precedente.
In via Giason del Maino, a Milano, tre franche tiratrici furono catturate e uccise il 26 aprile 1945. Sui tre cadaveri fu messo un cartello con la scritta “AUSIGLIARIE”. I corpi furono poi sepolti in una fossa comune a Musocco. Impossibile sapere se si trattasse veramente di tre ausiliarie.
Nell’archivio dell’obitorio di Torino, il giornalista e storico Giorgio Pisanò ha ritrovato i verbali d’autopsia di sei ausiliarie sepolte come “sconosciute”, ma indossanti la divisa del SAF.
Cinque ausiliarie non identificate furono assassinate a Nichelino (TO) il 30 aprile 1945 assieme a Lidia Fragiacomo e Laura Giolo.
Al cimitero di Musocco (Milano) sono sepolte 13 ausiliarie sconosciute nella fossa comune al Campo X.
Un numero imprecisato di ausiliarie della “Decima Mas” in servizio presso i Comandi di Pola, Fiume e Zara, riuscite a fuggire verso Trieste prima della caduta dei rispettivi presidi, furono catturate durante la fuga dai comunisti titini e massacrate.