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domenica 8 dicembre 2013

Lettera ANPI e volantino della conferenza cassata

Questa è la lettera del 28/11 con cui l'ANPI ha chiesto al sindaco sig.ra Siria Trezzi di vietarci le sale di Villa Ghirlanda per le nostre conferenze, ravvisando nel volantino distribuito chiari riferimenti al :" complotto pluto-giudaico massonico!" di tristissima memoria.

lunedì 21 gennaio 2013

Una folla "cancella" lo sfregio alla città





Ricollocata la corona in memoria dei fratelli Casiraghi

di Laura Lana

Lapide per i fratelli Casiraghi (Spf)
Lapide per i fratelli Casiraghi (Spf)
Sesto San Giovanni, 21 gennaio 2013 - Una piazza piena di sestesi, di diverse generazioni, con striscioni e bandiere. Così si presentava ieri mattina piazza Trento e Trieste, punto di partenza del corteo di associazioni, partiti e istituzioni che ha voluto dare una risposta corale a quelle mani ancora ignote che per la seconda volta hanno oltraggiato la lapide alla memoria di Giulio e Mario Casiraghi, martiri della Resistenza. Un corteo che, davanti al monumento di via Marconi, si è chiuso con «Bella Ciao». «Tanti giovani ci hanno accompagnato stamattina (ieri, ndr) - ha commentato il sindaco Monica Chittò -. I due ragazzi, che hanno ricollocato la corona, sembravano il simbolo del passaggio del testimone per i valori della Resistenza».
Anche tanti studenti e il collettivo dell’Istituto Casiraghi tra gli organizzatori della manifestazione. Non una cerimonia retorica, come hanno sottolineato Anpi, Aned e sindaco. Piuttosto la voglia di presentare con orgoglio le radici e la storia di una città medaglia d’oro per la Resistenza, che condanna il danneggiamento alla lapide dei fratelli Casiraghi come «un atto stupido e anche rozzo». Una storia fatta di nomi, che si leggono in via Marconi, in via Cattaneo, in altre venti lapidi cittadine, nei racconti sul Palasùn di via Bergomi e i partigiani bredini che ci abitavano.
A far camminare studenti e meno giovani sulle tracce della guerra di Liberazione sestese ci ha pensatoGiuseppe Valota, presidente dell’Aned e figlio di Guido, arrestato proprio in quelle vie,deportato e assassinato a Steyr, in Austria. «Grazie al Soccorso Rosso, fuori dalla porta mia mamma trovava sempre qualcosa da mangiare, anche un pezzetto di burro e un bigliettino. La Resistenza è stato anche questo: una rete umanitaria e di solidarietà tra persone». Un minitour lungo i muri e i palazzi che narrano il passato di Sesto e che è nato spontaneamente dagli aneddoti della sua vita, che «Peppino» Valota ha voluto regalare ai presenti. Come spontaneamente Massimo Rava ha realizzato e distribuito il simbolo di questa giornata: un cuore di cartoncino rosa.

giovedì 26 aprile 2012

Cortei e cerimonie: l'hinterland non dimentica i partigiani




Da Cinisello a Rho, cerimonie e convegni. Ma anche manifestazioni sportive. In tutti i Comuni fiori e alloro sui monumenti ai caduti
La festa del 25 aprile teatralmente proposta sulla pubblica scena. A Chioggia la banda era invece meno preparata, anzi del tutto sprovvista dei fondamentali (BUSINESSPRESS)
La festa del 25 aprile teatralmente proposta sulla pubblica scena. A Chioggia la banda era invece meno preparata, anzi del tutto sprovvista dei fondamentali (BUSINESSPRESS)
Cinisello Balsamo, 25 aprile 2012 - Venticinque aprile ma non solo. Nell’hinterland le celebrazioni per la festa della Liberazione andranno avanti anche nei prossimi giorni. Si parte oggi, comunque: a Cinisello andrà in scena la tradizione. La giornata si apre alle 9 con la messa nella chiesa di piazza Soncino a cui seguirà il corteo, aperto dalla Filarmonica Paganelli ’79, che farà tappa ai vari monumenti ai caduti sparsi per le vie della città dove verranno deposte le corone di fiori. Il corteo terminerà in piazza Gramsci con gli interventi del sindaco Gasparini, del presidente del consiglio comunale Giuseppe Sacco e dei rappresentanti di Anpi.
A Sesto le manifestazioni di oggi saranno culmine di un percorso ricco di iniziative. Alle 8.30 la Santa Messa nella chiesa di Santo Stefano: anche in questo caso, fuori da chiesa, prenderà il via il percorso di deposizioni di fiori e corone tra cimiteri e monumenti. In serata, dopo l’esibizione della Banda di Bresso, piazza della Resistenza sarà ritrovo per le società sportive sestesi per la fiaccolata che terminerà intorno alle 21.30 in Villa Zorn con la premiazione degli atleti al Pino Argentato. A fare da cornice alla giornata le gare sportive. Dalle 9 via al primo Trofeo Giuseppe Carrà di Stock Sport al palaghiaccio. Alle 9.30 prende invece il via il 34esimo Trofeo della Resistenza Percorsi Verdi.

Tradizione anche a Cologno: alle 10 alzabandiera e deposizione della corona nel quartiere San Maurizio al Lambro, davanti al monumento ai caduti di via Toti. Alle 11 appuntamento davanti a villa Casati, da dove prenderà il via il corteo per le vie del centro verso i monumenti di piazza Aldo Moro e via della Resistenza. Alle 11,30 interventi del sindaco Mario Soldano e dell’Anpi di Cologno.
Poco lontano, a Cernusco, alle 9 Santa Messa nella Chiesa Prepositurale di Santa Maria Assunta mentre alle 10,15 da piazza Conciliazione parte il corteo accompagnato dalla Banda de Cernusc che deporrà una corona di alloro al monumento dei Caduti in piazza Martiri della libertà e a quello dei partigiani in largo Riboldi e Mattavelli.
A Rho, infine, gli appuntamenti sono rimandati a venerdì, con la proiezione, alle 21, del film «I sette fratelli Cervi» nell’auditorium Padre Reina, e a sabato: alle 10.30 nel Centro va in scena «La Resistenza in Italia, la Resistenza a Rho», con i saluti del sindaco Pietro Romano, la testimonianza di Adelmo Cervi e la presentazione del libro «Memorie del partigiano Miro» di Vladimiro Zeminian a cura di Massimo Cova.

mercoledì 25 aprile 2012

25 APRILE/ Zecchi: siamo figli di una guerra civile. Non è uno scandalo

Il tempo passa ma il 25 aprile, a quanto pare, no. Ci è voluto Napolitano a provare di stemperare le tensioni che sono seguite al rifiuto dell’Anpi, l’Associazione dei partigiani italiani, di invitare alle manifestazioni per l’anniversario della liberazione Renata Polverini, presidente del Lazio, e Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Che di sinistra non sono. Il Capo dello Stato però alle celebrazioni ha voluto tutti.
È l’ennesimo caso di come la storia, certa storia nazionale, continui – a distanza di quasi 70 anni –  a dividere anziché ad unire. Eppure, alcuni la pensano diversamente. Ben vengano le divisioni, dice Stefano Zecchi, editorialista e docente di estetica nell’Università di Milano. A patto che si mantengano sul piano culturale. Zecchi è autore di un romanzo, Quando ci batteva forte il cuore, in parte autobiografico, sulle vicende della nostra frontiera orientale, dove il ’45 non segnò affatto la fine della guerra, ma l’inizio di un’altra, ancor più ideologica e strisciante. 

Ci siamo abituati, negli anni, a sentire esortazioni alla memoria condivisa. Non sembra che ne siamo ancora capaci.Che la memoria sia condivisa è un’illusione e una ipocrisia. La memoria non è mai condivisa perché ognuno ha la sua percezione del passato, dalla quale viene una lettura della realtà e un giudizio sul mondo. C’è una libertà della memoria che è un dato essenzialmente culturale. Va salvaguardato. 

Che cos’è il 25 aprile?È la data di una vittoria in una guerra civile. Quando ci si spara addosso tra persone di uno stesso popolo con una stessa identità linguistica e culturale, partigiani contro repubblichini e repubblichini contro partigiani, quella è una guerra civile. Non dobbiamo nasconderci il fatto che ci sono stati dei vinti e dei vincitori. E i vincitori, anche politicamente, sono stati i partigiani.

Come mai questo passato dura da 50 anni e non è ancora finito?Perché in fondo è una storia recente, che ha protagonisti vivi e ferite aperte. Questo non mi sorprende. Le dirò di più: mi sembra un segno di lealtà culturale accettare questa mancanza di condivisione della memoria. Non ne farei uno scandalo. Se è un dato culturale, non possiamo far finta che non ci sia. Non sia motivo di scandalo, ma di riflessione, possibilmente seria.

Lei ha parlato di libertà della memoria. Però in questi anni si è fatto anche un uso politico della memoria storica, o no?Certo. E anche questo non mi scandalizza. Il nostro presente è carico del nostro pensiero, e il nostro modo di vedere la vita dipende dal passato. Semmai mi stupirebbe che non ci si stupisse più: questo sì sarebbe preoccupante, perché vorrebbe dire che siamo alla dittatura del silenzio. Il fatto che ci siano divergenze, che si continui a discutere, lo trovo vitale e giusto.

Lei ha scritto un romanzo in cui si rievocano le vicende istriane: la repressione comunista e l’esodo istriano-dalmata.

L’ho scritto perché trovo scandaloso che, com’è accaduto, si sia tentato di occultare quella storia. Il primo errore è dimenticare. La memoria viene tradita non quando non è «condivisa», ma quando viene meno il ricordo.

Quale è il senso del 25 aprile sul confine orientale?Nel confine orientale, e nella parte orientale di quel confine, il 25 aprile non ha segnato la fine della guerra ma l’inizio di una nuova tragedia, quella di una vera e propria pulizia etnica e dell’esodo che ne seguì. Le terre che furono italiane vennero divise tra Slovenia e Croazia, e la popolazione mandata via. La «liberazione», laggiù, è il ricordo di ciò che era stata l’Italia e che ora non è più. Si può essere vincitori o vinti. Là gli italiani sono stati doppiamente sconfitti.


Il 25 aprile è stata principalmente la festa delle forze laiche e di sinistra che hanno visto in essa il momento culminante di una storia che il successivo regime – democristiano – ha tradito. Questa divisione che cosa ha comportato per l’Italia di oggi?L’onda d’urto di quegli eventi postbellici è molto attenuata rispetto al passato. Rimane, nella sinistra, la tendenza a demonizzare l’avversario. A livello politico però non si avverte più l’emergenza di una divisione tra fascisti e antifascisti come negli anni 50-70. Semmai quella divisione è diventata quella tra berlusconiani e antiberlusconiani.

Le generazioni passano e già oggi i giovani non sono più legati emotivamente a quelle vicende. È un cambiamento in positivo per la nostra memoria collettiva oppure no?È una cosa buona quando si affievoliscono quelle /tensioni ideologiche che facevano parte della memoria del passato. Ma quando si dimentica, un cambiamento non è mai positivo, perché la memoria viene tradita quando non viene conservata. Quando questo accade, si tradisce la propria storia e la propria cultura.

Lei sembra rimpiangere lo scontro ideologico...No. Non la demonizzazione dell’avversario, ma il confronto – vero – fa sempre parte della dialettica storica. Non possiamo condividere la memoria per buonismo o per decreto. Ben venga se si configura in uno scontro di idee, che è sempre espressione di una vitalità culturale, purché non sfoci nella violenza. Ma un pensiero che soffoca le differenze è essenzialmente nemico della ragione e della società.

(Federico Ferraù)