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domenica 5 maggio 2013

VENDE LAUREA SU EBAY A 1 CENTESIMO: “NON MI SERVE A NULLA!”


laurea ebay

Si chiama Giorgio Tedone, 26 anni, e da poco si è laureato in scienze politiche all’universitàLa Sapienza di Roma e ha preso anche un master a Londra. Fin qua tutto bene, ma il motivo che ha fatto parlare di questo ragazzo è un caso che accomuna molti giovani laureati italiani.

Giorgio infatti della sua laurea non sa che farsene, non viene assunto da nessuna parte ed è costretto a fare il cameriere a Torino per guadagnare qualcosa. Figlio di un operaio e di una casalinga non vive di certo nell’oro, e se poi si pensano ai sacrifici fatti dai genitori per mantenere gli studi del figlio tra libri e retta Universitaria tutto diventa ancora più complicato.

Giorgio ha cosi deciso di mettere in vendita la sua laurea e il suo master su ebay, facendo partire l’asta da 1 centesimo e scrivendo: “Vendesi causa inutilizzo!”. Il web, tra facebook e twitter è dalla sua parte, che sia questo un segnale per muovere qualcosa nell’ambito delle università e dei giovani senza lavoro? Voi che ne pensate?
http://www.notiziario360.it/vende-laurea-su-ebay-a-1-cent...
17:28 Scritto da 

mercoledì 17 aprile 2013

La notizia del supermercato per disoccupati spopola sul web. Apriranno in tutta Italia?



Colletta
E’ stata forse una delle notizie “sociali” più condivise sui social network
. In questo periodo di grossa crisi di lavoro, una faccia che forse non pensavamo l’Italia potesse conoscere si fa avanti: la fame. Avevamo avuto notizie dalla Grecia ma ora questo spettro si fa avanti anche nelle nostre città. Lo dice Gino Strada di Emergency: “oggi curiamo moltissimi italiani indigenti”; lo dice la Caritas“oggi, rispetto ad anni fa, gli italiani che vengono a mangiare un pasto da noi, sono notevolmente aumentati”. Insomma l’emergenza prossima potrebbe essere la denutrizioni in alcune famiglie che magari hanno visto venir meno il posto di lavoro del capofamiglia e magari si trovano a combattere con il pagamento del mutuo per non finire fuori di casa.
Per questa situazione forse la notizia che arriva da Modena, dell’apertura di un piccolo supermercato per i disoccupati (in cambio di lavoro nel supermercato stesso) ha avuto un eco davvero forte sul web e ha fatto il giro di tutti i profili dei social network. Questa associazione modenese (si chiama Portobello) ha dato una forte risposta concreta a questo problema della busta della spesa che vada alle famiglie bisognose.
Ma come funzioneranno gli acquisti?
In pratica è identico ad un piccolo supermarket, soltanto non si pagherà con euro ma verranno scaricati dei punti da una tesserina: I punti verranno caricati in base alle indicazioni dei servizi sociali del Comune di Modena. Chiaramente le situazioni sono molto diverse da caso a caso e quindi è giusto diversificare i punti caricati a secondo dei bisogni del nucleo Famigliare.
Ma quali sono gli obiettivi che l’associazione Portobello si pone con questa iniziativa del supermercato per i disoccupati?
Creare un luogo di incontro fra i bisogni delle persone in difficoltà e fra chi vuol dare una mano fornendo donazioni. Un luogo soprattutto che rispetti la dignità della persona bisognosa. Quindi da qui il fatto di richiedere alle persone disoccupate che usufruiscono del servizio di dare la propria disponibilità a fornire delle ore di lavoro. Le persone bisognose qui si mescoleranno con i volontari che svolgeranno lavoro gratuito e i donatori che supporteranno con delle donazioni l’iniziativa. Il supermercato inoltre fungerà da collettore per le aziende alimentari che vorranno donare alimenti al supermercato e in quella zona le aziende non mancano certo.
La tesserà avrà un tempo limitato, finchè la famiglia si risolleverà finanziariamente o in caso contrario verrà rinnovata.
Da tutta Italia le associazioni stanno guardando con interesse all’iniziativa e chissà che non si riesca, come chiede tutto il web, di aprire queste strutture in tutta Italia.
Ecco dove contattare per dare un supporto all’associazione promotrice dell’iniziativa:
Portobello, Via Divisione Acqui 81, Modena
info@portobellomodena.it
Fonte: cometrovarelavoro.it

martedì 5 marzo 2013

Quando il tribuno del web odiava Internet


Un tempo Grillo tuonava contro farmaci, banche, Israele, sognava il Medioevo e diceva che internet era magia nera e malattia letale. Poi un mago entrò nella sua testa tramite quella matassa grigia e lo stregò

È impressionante la foto di Grillo con Casaleggio: la stessa matassa riccia e grigia unisce le loro teste come se derivassero dallo stesso gomitolo. In quella selva grigia s'è smarrito il nostro Paese.
Poi vedo l'assemblea studentesca dei ragazzi grillini in gita scolastica a Roma, con visita al Parlamento e diritto di voto, e precipito nella schizofrenia: da un verso mi elettrizza pensare che quella scolaresca di ignari ma indignati scapocchioni sconvolga quel pachiderma rintronato che è il Parlamento, tra partiti, privilegi e abusi; dall'altra mi spaventa che quella mandria reclutata random sul web abbia in mano le sorti d'Italia e magari d'Europa. Nel mezzo stava la virtù: una rappresentanza di alieni in veste di difensori civici, guidati da un tribuno della plebe, avrebbe giovato in Parlamento; ma a patto che poi altri governassero il Paese.
È orribile vedere vecchi marpioni di partito adescarli in atteggiamento torbido, tra la circonvenzione d'incapace e gli atti di libidine su un minore. Devo infine autodenunciarmi, non per qualche laurea fasulla ma per una cosa più grave: un grillino mi ha fatto notare che quindici anni fa dedicai la copertina di un settimanale che dirigevo a Beppe Grillo salutandolo come leader dell'opposizione contro l'euro. Grillo appariva anche allora mascherato, in tonaca nera, tuonava contro farmaci, banche, Israele, sognava il Medioevo, ma allora diceva che internet era magia nera e malattia letale. Poi un mago entrò nella sua testa tramite quella matassa grigia e lo stregò...

giovedì 6 dicembre 2012

Ubriachi e maneschi: ecco i babbi Natale più cattivi della storia


Scordatevi le renne, la slitta e i regali, dal web la compilation delle malefatte più esilaranti di questo gruppo di terribili babbi Natale


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Qual è il tuo stato d'animo?
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Dal web, la compilation dei babbi Natale più cattivi della storia. Altro che nonnini barbuti e sereni pronti a soddisfare qualunque desiderio dei più piccoli, questi potrebbero benissimo formare una banda di "babbi scapestrati".
http://www.liberoquotidiano.it/video/1137421/Ubriachi-e-maneschi--ecco-i-babbi-Natale-pi--cattivi-della-storia.html

venerdì 27 luglio 2012

IRONIE TAGLIENTI Deputati siciliani senza paga? Su Twitter scatta la colletta Onorevoli in rivolta: "Vogliamo i 13mila €". Il web corre in loro soccorso: "Vi devolvo la rate del mutuo", "Accettate il caviale?", "Ecco la mia dentiera"

Deputati siciliani senza paga 
Sul web scatta il godimentoLa Sicilia sta per fallire, e la crisi di liquidità dell'isola ha messo a rischio la paga dei deputati dell'Assemblea regionale. La notizia è arrivata ieri, mercoledì 25 luglio, con una lettera inviata ai 90 deputati dal segretario generale aggiunto dell'Ars, Paolo Modica, che ha fatto sapere che "il pagamento delle competenze relative al mese di luglio non potrà essere onorato nei tempi ordinariamente previsti". Gli inquilini di Palazzo dei Normanni - poveri loro - dovranno attendere lunghi giorni, forse settimane, prima di poter disporre della loro "paghetta": 13mila euro netti mensili (per inciso, i 90 deputati siculi costano alla Regione la cifra esorbitante di 21 milioni di euro l'anno, mentre tutti gli altri 300 dipendenti dell'Assemblea circa 40 milioni). Niente stipendio? Apriti cielo: è scattata la rivolta dei deputati. A capeggiarla Francesco Cascio, il presidente dell'Ars ed ex assessore, che prima spiega di comprendere come i ritardati trasferimenti siano collegati "alle più complessive difficoltà economiche della Regione", ma poi passa al contrattacco. E spara: "L'assessore all'Economia Gaetano Armao tratta l'Ars alla stregua di un qualunque fornitore, o di un ente. Ma l'Ars è un organo istituzionale di valenza costituzionale e di conseguenza l'erogazione dei trasferimenti è sempre stata effettuata d'ufficio. Da quando c'è lui si tende a stravolgere questo concetto, e quindi l'Ars passa in coda rispetto ai fornitori, e questo non è possibile". Quindi il "pianto" di Totò Cordaro, vicecapogruppo del Pid: "E' incomprensibile che gli assessori, non eletti, ricevano puntualmente gli stipendi e le loro indennità e i parlamentari no". 
La generosità di Twitter - Poveri deputati siciliani, costretti a fare i conti con i bilanci disastrati dell'isola. E così la disperazione, in parallelo, ha iniziato a correre anche sul web, dove l'attento popolo di Twitter non si è lasciato sfuggire la "sciagura": "Riusciranno ad arrivare a fine mese?", uno dei cinguettii più gettonati. Ma il popolo di Twitter, oltre che attento, si è rivelato "generoso", ed è scattata la "colletta". Una colletta ironica, beffarda, tagliente, indignata per gli sprechi della Regione siciliana. Una cifra su tutte: ogni anno il Parlamento siciliano impegna una spesa pari a 162 milioni di euro, che la Regione eroga in due tranche, 21 dei quali destinati ai deputati (appunto). Questa volta però, complice la crisi che ha decapitato il "regno" di Raffaele Lombardo, da Palazzo d'Orleans il pagamento è avvenuto mensilmente, e come conseguenza la "rata" di luglio ha raggiunto i 5 milioni di euro. Una cifra troppo bassa rispetto agli almeno 6,5 milioni necessari per soddisfare tutte le richieste dei dipendenti e dei deputati. Quindi, "paghette" bloccate. Quindi è scattata la raccolta fondi.
"Si accettano anche immobili" - La colletta viaggiava dietro l'ashtag#collettadeputatiars. Le ironie si sprecavano. "Dacci una mano, adotta un deputato siciliano", era la preghiera di Luciano LavecchiaValerio Alfonzo scriveva il menu: "Si accettano scatolette di caviale (no tonno), pasta (tortellini Rana o Fini)". Cageggi aveva già notizia dei primi furti: "Rapinata la Caritas. Rubati tonno in scatola e due omogeneizzati. Confessa deputato ARS: non arrivavo a fine mese". Qualcuno invece pensava al guardaroba dei deputati: "Si accettano anche cravatte di Hermes e Churc usate". Non si possono sottovalutare le necessità tecnologiche, ed ecco che qualcuno rilanciava: "Si accettano iphone e ipad. Sconsigliati altri modelli, grazie". I più attenti strizzavano l'occhio alla difficile congiuntura economica: "Vanno bene anche i bund tedeschi". E ancora:" Vanno bene anche gite sociali a Eurodisney". Poi i più incattiviti: "Si prendono pure assegni per pagare le rate dell'Audi". E ancora: "E non dimenticate assegni per il mutuo per la prossima campagna elettorale". Fabiobonato metteva a disposizione "dentiere usate pochissimo", mentre CarloAmenta1 confessava: "Potrei interrompere il pagamento del mutuo per devolvere la cifra mensile equivalente". C'era invece chi tirava uno schiaffo allo spirito anti-casta e invitava gli onorevoli nelle proprie abitazioni: "Casa mia è sempre aperta per un piatto di pasta, non vi lascerò morire di fame", scrivevaRosarioAlagna. Menzione d'onore, infine, per chi ha scritto: "Si accettano anche immobili. A loro insaputa, s'intende".

giovedì 12 luglio 2012

Non raccoglie le feci del suo cane e scatta la vendetta

IN RUSSIA

Non raccoglie le feci del suo cane e scatta la vendetta

Dopo la passeggiatina con l'amato fido, la bella russa "dimentica" i bisognini sul marciapiede e una giovane bionda si vendica

Non raccoglie le feci del suo cane La vendetta: le tirano la caccaDal web il video dello scontro tutto al femminile tra le due bellezze russe

Dopo la passeggiatina con il cane, questa bella signora russa si dimentica di raccogliere i bisognini dell'amato fido. Fortunatamente, una ragazza filma tutta la scena e la rimprovera invitandola a pulire il marciapiede dalle feci del cane. La padrona del cagnolino si rifiuta categoricamente e allora scatta la vendetta della giovane bionda che, armata di fazzolettini, raccoglie le deiezioni del cane e le scaglia contro la maleducata. 

giovedì 5 luglio 2012

VITTORIA! Il Parlamento Europeo ha cestinato l'ACTA, il bavaglio del web


VITTORIA! Il parlamento europeo con una larghissima maggioranza ha votato contro l'ACTA, il bavaglio del web in salsa europea. Una legge molto temuta, in quanto approvandola a livello sovranazionale i governi d'Europa avrebbero "finalmente" tappato la bocca al web senza "metterci la faccia", senza cioè votare una legge simile nel parlamento nazionale, attirandosi gli strali dei cittadini. La libertà del web è un tema molto sentito in tutto il mondo. Per conoscere quali effetti avrebbe potuto avere sulla libertà del web ti suggeriamo la lettura del documento redatto dall'ufficio di Nigel Farage che abbiamo pubblicato alcuni mesi fa.

di Massimo Mazza per Giornalettismo

Con 39 voti a favore e 478 contro, il Parlamento Europeo ha definitivamente cestinato il trattato


SCONFITTA TOTALE - Il discusso trattato internazionale sul commercio, un vero cavallo di Troia con il quale s’intendevano far passare norme ad esclusivo vantaggio di alcune corporation detentrici di copyright e altri diritti intellettuali è stato ridotto a brandelli. Umiliati i proponenti, su tutti la Commissione che lo aveva portato fino al voto, dopo anni di negoziati segreti con le controparti americane. 39 a 478 è un risultato che parla da solo e decisamenteall-partisan.
A CHE SERVE - L’ACTA nasce dalla fervida mente dei legislatori statunitensi pungolati da alcune corporation facilmente identificabili e, con la scusa della lotta alla contraffazione, avrebbe posto limiti assurdi alla circolazione delle informazioni e delle idee, oltre a  minacciare conseguenze penali per milioni di persone che nel mondo si scambiano file o pubblicano ogni genere di materiale, dai kitten stupida alla ricerca scientifica. Avrebbe addirittura creato la figura del poliziotto-provider che agisce su impulso del detentore di diritti offeso, una bestialità giuridica oltre al fatto che nessuno ha capito bene perché i provider si dovrebbero mettere a fare i poliziotti, e ad accollarsene i costi, a beneficio di altre industrie.

ACTA, SOPA E PIPA - Identiche bestialità ripetute in progetti di legge squisitamente americani e già bocciati dal Congresso, SOPA E PIPA non sono altro che la versione locale di ACTA, che a lungo Washington ha sognato d’imporre come un accordo globale. Con la bocciatura europea e la denuncia del trattato da parte dei parlamenti di Australia, Svizzera e Messico, ACTA resta invece un trattato poco “internazionale”, riducendosi nei fatti a un accordo bilaterale tra Stati Uniti e Marocco, unico paese che l’abbia siglato e completato l’iter legislativo per perfezionarlo.
CI RIPROVERANNO - Inutile sperare che chi ha già speso milioni di dollari e anni di fatica possa restare demotivato dall’insuccesso, la capacità di persuasione degli avvocati che hanno suggerito di percorrere ottusamente una via del genere è sicuramente elevatissima, ancora di più se impatta su soggetti per i quali ogni virgola di articolo di legge potrebbe significare guadagni miliardari. ACTA e suoi facsimili torneranno sicuramente a minacciare i diritti collettivi, ma per ora e per una volta ci si può godere questo trionfo dell’interesse generale contro l’arroganza d’interessi particolari tanto potenti.

martedì 29 maggio 2012

Terremoto: su Twitter c'e' chi sfrutta il sisma per pubblicita'

 


(AGI) - Roma, 29 mag. - In rete e' scoppiata la protesta contro alcune aziende che, su twitter, hanno utilizzato il terremoto in Emilia per farsi pubblicita'. Innanzitutto Groupalia, noto sito di social shopping, sul cui profilo e' apparso: "Paura del #terremoto? Molliamo tutto e scappiamo a #Santo Domingo!". Poi Prenotable, che su quella falsariga ha twittato: "Paura del #terremoto? Esorcizzate la paura con un bel pranzetto da uno dei nostri 800 ristoranti". E infine Brux Sport, che contemporaneamente suggeriva: "Da oggi puoi assorbire le vibrazioni dei terremoti con BRUX!".Tutte e tre le aziende, dopo le vibranti proteste in rete, hanno provveduto in poco tempo a rimuovere i 'cinguettii' incriminati, porgendo le proprie scuse e dicendosi "vicini alle popolazioni colpite dal sisma". Groupalia ha inoltre annunciato che dara' una somma in beneficenza alla Croce Rossa per aiutare la ricostruzione della zona terremotata. (AGI) . 

sabato 12 maggio 2012

LA CASSAZIONE SALVA I BLOG: "non sono stampa clandestina"




La Corte Suprema di Cassazione ha salvato i blog, stabilendo che "I blog non sono soggetti alla legge sull'editoria, quindi non hanno obbligo di registrazione e ancora meno possono essere considerati stampa clandestina." Se fosse stata confermata la condanna a carico del blogger-giornalista Carlo Ruta - condannato per stampa clandestina perché titolare di un blog non registrato come previsto per le testate giornalistiche - QUANTO STABILITO AVREBBE INFATTI "CREATO UN PRECEDENTE" RIGUARDANDO COSI' TUTTI I BLOG! 
La Cassazione ha quindi tutelato il DIRITTO DI ESISTERE dei BLOG e con essi la LIBERTA' DI PENSIERO e di ESPRESSIONE DEI CITTADINI...
Il 29 Aprile, commentando la sentenza della Cassazione che ha sancito che la retta delle R.S.A. per i malati di Alzheimer dovesse essere a carico dei Comuni e non delle famiglie, avevamo elogiato questa Istituzione, rilevando come spesso essa si esprima A FAVORE DEI CITTADINI: anche questa volta non ci ha deluso! 
I blog sono salvi (per ora...) ma la vera minaccia è rappresentata dai partiti e dal governo, tecnici compresi (vedi "La Ministra Severino contro i blog con motivazioni degne di un bambino")

Lo staff del BLOG nocensura.com
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di seguito l'articolo di tomshw.it
La Cassazione ha confermato nuovamente la differenza tra blog e testate giornalistiche. Il caso del sito "Accade in Sicilia" è chiave: il gestore era stato condannato per reato di stampa clandestina solo perché faceva informazione, occupandosi di casi di Mafia.
I blog non sono soggetti alla legge sull'editoria, quindi non hanno obbligo di registrazione e ancora meno possono essere considerati stampa clandestina. Ieri la terza sezione della Cassazione ha messo fine a una querelle legale iniziata quattro anni fa con la condanna per il reato di stampa clandestina a carico del blogger giornalista Carlo Ruta. 
Nel 2008 il tribunale di Modica e nel 2011 la Corte di appello di Catania avevano ritenuto che il blog "Accade in Sicilia", specializzato nell'occuparsi di notizie di Mafia, avesse superato i confini della legalità. La querela di un Magistrato, tirato in ballo da qualche articolo un po' troppo pungente, forse aveva contribuito a far peggiorare la situazione.
In ogni caso "il tribunale di Modica aveva ritenuto in primo grado che il blog del saggista fosse una vera e proprio testata giornalistica, e che, pertanto, da un lato dovesse considerarsi prodotto editoriale secondo quanto previsto dalla legge nl. 62/2001 dall'altro, proprio in quanto stampa periodicadovesse essere registrato presso il Tribunale competente", come spiega l'avvocato IT Fulvio Sarzana.  
La Cassazione è ritornata all'interpretazione della normativa vigente e allo spirito della stessa. Non a caso lo stesso difensore di Ruta ha svelato durante l'arringa "di aver ricevuto una comunicazione dall'On. Giuseppe Giulietti, relatore della norma sull'editoria del 2001, che gli avrebbe confermato che i blog non rientrano, né intendevano essere inclusi, nella nozione di prodotto editoriale".
L'evidenza era nella stessa relazione preparatoria alla legge sull'editoria, che chiaramente fa differenza tra prodotti editoriali, con tutte le conseguenze giuridiche del caso, e altre forme di espressione. Immaginare che i blog siano equiparabili a testate giornalistiche, insomma, era parsa una cosa illogica fin dai primi passi della vicenda.
"In casi precedenti la Cassazione ha sempre respinto l'equiparazione tra sito internet (sia pure a carattere informativo) e stampa tradizionale, rilevando l'assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media", ha commentato l'avv. Marco Scialdone, responsabile del Team Legale di Agorà Digitale. "C'è poi, secondo la Cassazione, un dato letterale insormontabile: la legge fa riferimento al concetto di stampa, concetto nel quale non può essere ricompresa l'informazione on-line".
"Purtroppo anche i tribunali sono stati spesso incapaci di applicare ad Internet delle normative che risultano oggettivamente antiquate. Non solo siamo sollevati che la Cassazione abbia respinto l'ennesimo miope tentativo di assoggettare la rete alle regole della carta stampata, ma crediamo che processi come quello di Carlo Ruta dimostrino l'urgenza che la politica italiana realizzi in modo inequivocabile riforme a favore di nuove modalità di creazione, pubblicazione e circolazione di contenuti", ha aggiunto Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale.
"Non è solo il ritardo della politica a condannare il paese ma anche i tribunali che continuano ad applicare vecchie normative ad Internet hanno una enorme responsabilità in questo senso".

lunedì 2 aprile 2012

E' DECISO: IL WEB SARA' CENSURATO.ECCO COME [Editoriale]


editoriale di nocensura.com


Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi tentativi di censurare il web, provenienti da tutto l'arco parlamentare. Se ancora non ci sono riusciti, lo dobbiamo alla grande mobilitazione spontanea di milioni di cittadinie sopratutto al fatto che i partiti temono (anzi: sanno bene) che mettere la propria firma su una legge liberticida di questo tipo - in barba alla costituzione e ai diritti fondamentali dell'uomo - gli farebbe perdere numerosi consensi.


Negli ultimi mesi in parlamento sono state avanzate due proposte di legge che avrebbero di fattocensurato la rete: la legge proposta dal leghista Fava e un'altra, avanzata dal senatore PDL Alessio Butti. La "minaccia-Fava è stata sventata, mentre quella targata Pdl non è ancora stata discussa. Ma probabilmente non sarà questa la legge che tapperà la bocca ai blog scomodi. La censura della rete non arriverà dal parlamento, o meglio non "direttamente", per i motivi illustrati in precedenza.


Ecco come tapperanno la bocca alle voci libere del web
Il "governo tecnico" di Monti, "specializzato" in leggi odiose e impopolari - visto che non si pone i "problema" di perdere consensi, in quanto nominato appositamente per questo su indicazione (ordine?) di BCE & company, potrebbe censurare il web in modo "indiretto" ovvero tramite AGCOM, cioè  la famosa"Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni" a cui il parlamento potrebbe "armare la mano" aumentandone i poteri e affidandogli  la facoltà di stabilire leggi e regolamenti riguardanti la materia, web compreso, come spiega in modo esaustivo l'articolo "Il buco nero dell'informazione" di Claudio Messora.


"La via sovranazionale"
Visto che il "problema" del web libero preoccupa praticamente tutti i governi del mondo, i poteri forti potrebbero imboccare la "via sovranazionale", in modo che la legge sia "calata dall'alto" senza che nessun governo/partito nazionale se ne assuma la diretta responsabilità.In questa direzione va la famigerata "ACTA", questione che abbiamo affrontato e approfondito nelle scorse settimane


In un modo o nell'altro, purtroppo, il web sarà censuratoPossiamo scommetterci. Questo perché internet sta assumendo un ruolo sempre più centrale, e i "poteri forti" del sistema non possono certo ammettere che sia utilizzato contro di loro. Fino a quando i blog di "controinformazione" erano un fenomeno di "nicchia" non suscitava alcuna preoccupazione in quei poteri che hanno a disposizione i grandi media e le TV. Ma ora l'insieme dei blog liberi è diventato consistente e sopratutto non controllabile, una "macchina" composta da tanti piccoli ingranaggi indipendenti che lavorano all'unisono per un obiettivo comune, come i "tanti piccoli colibrì che tutti insieme spensero l'incendio" e questo fa paura: il successo dei referendum di Giugno 2011, promossi in pratica solo dai blog liberi, ne sono una dimostrazione.


staff nocensura.com

Vedi anche:

venerdì 24 febbraio 2012

Nel 2012 non ci sarà la fine del mondo, bensì la fine di Internet libero

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Clicca per ingrandireSembra che con il 2012 sia partito anche l’assalto alla libertà del web. Il prossimo 27 febbraio inizierà a Ginevra un incontro diplomatico il quale potrebbe assegnare alle Nazioni Unite un potere senza precedenti in termini di controllo della rete. Ne parla il Wall Street Journal.
CONTROLLARE IL WEBLe grandi potenze sembrano coalizzate, altro che Iran o Siria. Russia, Cina e dozzine di altri paesi vogliono arrivare, entro la fine dell’anno, a un controllo globale della rete sotto l’egida dell’Onu, come confermato nel giugno 2011 dal primo ministro russo Vladimir Putin, secondo il quale “è obiettivo mio e dei nostri alleati di instaurare un controllo internazionale su Internet”. Il controllo avverrebbe attraverso l’International Telecommunication Union, controllata direttamente dall’ONU.

NEL 1988 IN AUSTRALIASi tratta, potenzialmente, della più grande rivoluzione nel mondo del web dal 1988. In quell’occasione, 114 delegati provenienti da tutto il Pianeta si trovarono in Australia per siglare un trattato che liberalizzava le comunicazioni internazionali. Così facendo Internet divenne una specie di “porto franco” libero da ogni vincolo. Si trattò del più importante caso di “deregulation” della storia. Da quel momento in poi la rete conobbe una crescita verticale, grazie soprattutto agli accademici e alle organizzazioni non governative, che compresero subito le potenzialità di questo nuovo canale.
SEDICI ANNI DI CRESCITANel 1995 erano sedici milioni le persone che avevano accesso al World Wide Web. Sedici anni dopo, il numero è cresciuto a oltre due miliardi, e ogni giorno che passa mezzo milione di persone accede alla rete. A cosa è dovuta la crescita verticale nell’uso di Internet? Probabilmente al fatto che i vari governi non ci avevano mai messo gli artigli sopra. L’avvento di smartphone, tablet, notebook ha aumentato ancora di più la penetrazione del web nelle nostre vite, trasformando la rete, molto probabilmente, nella scoperta tecnologica più importante della storia umana.
LA RETE TENTACOLARETutti sono collegati. Un contadino disperso con le sua fattoria nel cuore dell’Australia potrà acquistare un prodotto a New York, con buona pace del negoziante di paese. Una mamma può cercare sul web la medicina adatta a suo figlio. Basta un telefonino e si può lasciare a casa il computer ed è possibile comunicare liberamente e senza censure. Non dimentichiamo neanche il ruolo avuto dalla rete nell’evoluzione del mercato del lavoro mondiale. Per ogni impiego perso per colpa di Internet, sono state assunte per merito della rete 2.6 persone, le quali operano senza il controllo del governo.
LE PROPOSTEEppure sembra che Russia, Cina, i loro alleati e i 193 membri dell’ITU vogliano modificare gli accordi del 1988, allungando le loro fredde mani su quanto era stato “liberato”. Il prossimo dicembre, a Dubai, le seguenti proposte potrebbero diventare realtà, e al solo pensiero c’è da tremare:
  • 1) Porre sotto controllo internazionale la sicurezza della rete e la tutela della privacy;
  • 2) Permettere alle compagnie telefoniche straniere di addebitare il traffico web internazionale, probabilmente attraverso una tariffazione “a click”, per foraggiare le casse dello Stato e della compagnia in questione;
  • 3) Imporre regolamenti economici senza precedenti su tariffe, termini e condizioni attualmente non regolamentati come il “peering”;
  • 4) Creare domini “ITU” che verranno distribuiti dall’ICANN, l’entità no-profit che gestisce gli indirizzi web di tutto il mondo;
  • 5) Mettere sotto controllo intergovernativo tutti i gruppi ed enti che consentono a Internet di operare; 6) Modificare le tariffe del roaming internazionale.
INDIA E BRASILE APPROVANOLo so. Lo state pensando. Con la scusa della sicurezza cercano di legare le mani degli utenti chiedendo anche più soldi per continuare a vivere come adesso. Alcuni paesi in via di sviluppo, India e Brasile su tutti, sembrano molto interessati alle proposte che verranno discusse a Ginevra. Il fatto che molti Paesi conosciuti per il loro pugno duro nei confronti della libertà di espressione sul web stiano sponsorizzando la probabile entrata in vigore di queste norme lascia perplessi.
MEGLIO IL DIALOGONon si tratta di rifiutare in tutto e per tutto di modificare il mondo del web. Ma anziché calare la decisione dall’alto modello scure, forse sarebbe più sensato trovare un dialogo tra le parti, garantendo prima di tutto la tutela della libertà di un posto ormai ritenuto “sacro” da centinaia di migliaia di persone. Non si possono neanche dimenticare i benefici che un Internet libero ha garantito all’umanità, in termini di sviluppo di conoscenze, di possibilità lavorative, d’interazione sociale.
LA BUROCRAZIA CHE UCCIDECosì facendo sembra si voglia dare ragione a quei Paesi che auspicano il controllo del Web. Un internet “balcanizzato” sarebbe insostenibile per il mercato attuale. Acuirebbe e di molto la sovranità nazionale e limiterebbe la sua libertà. Internet crescerebbe nelle zone sviluppate a scapito di quelle arretrate, e bisognerà perdersi nella burocrazia per innovare ed investire. Il Cloud computing verrà demolito e saremmo tutti più poveri, oltre che più controllati.
International Telecommunication UnionQUEI 90 VOTILa rete è un qualcosa privo di confini per sua stessa natura. Vincolarla, normarla, chiuderla, bloccarla, fermerebbe tutto il processo nato nel 1988, esploso a fine anni ’90 e tale per cui oggi ci sentiremmo persi senza una connessione web. La cosa migliore sarebbe tornare indietro. La modernizzazione è necessaria e costruttiva, ma non può essere accettata se è sinonimo di legaccio burocratico. La situazione è però molto grave.
Lo statuto dell’ITU prevede che le decisioni vengano prese a semplice maggioranza, e non è previsto diritto di veto. Per approvare queste norme basterebbero 90 voti. Siamo a livello di “si dice”, e sinceramente si spera che resti così.
Dopo tanto parlare di libertà negli ultimi anni, bloccare il web sarebbe una mossa suicida, prima ancora che incomprensibile.

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