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sabato 8 dicembre 2012

Creare falsi profili sui social network e sostituirsi a persone è un reato penale


FALSO PROFILO SU FACEBOOK? ADESSO E' REATO PENALE.

La rivoluzione di Facebook ha creato una serie di duplicati digitali: i famosi fake o falsi profili.
Sostituirsi sui social network ad una persona reale, creando un falso profilo fake è punibile civilmente e penalmente. Per questa tipologia di reato la legge prevede la reclusione fino ad un anno ed è possibile procedere d'ufficio. Se l'autore danneggia l'immagine d'un personaggio pubblico, per esempio, pubblicando frasi offensive che possono ledere la reputazione della persona, si può configurare anche il reato di diffamazione aggravata. Il risarcimento, in questo caso, può raggiungere cifre considerevoli da valutarsi in relazione all'episodio specifico.
Sfuggire all'individuazione della polizia postale non è facile. Chi si iscrive a facebook, anche se non rende pubblici i propri dati, lascia comunque una traccia di sé. Per esempio attraverso l'indirizzo mail con cui si effettua la registrazione e dal quale possono partire le indagini . Se l'autore non ha usato particolari strumenti di anonimato, risalire alla sua identità, dunque, può risultare alquanto semplice. Se, invece, l'autore utilizza server collocati all'estero, nei quali sono assenti validi accordi o prassi di cooperazione, l'identificazione può diventare molto più complicata.
 


Anche Samuele Bersani finisce nel mirino dei ladri di identità. Un ignaro utente crea su Facebook una pagina a suo nome, senza autorizzazione, e raccoglie le adesioni dei fans: oltre 21.000 in pochi giorni, superando quelle della pagina ufficiale dell'artista. E lui, il finto Bersani, si lascia prendere la mano, sommerso dai messaggi degli ammiratori. Aggiorna la pagina, inserisce una foto vera del cantante, dice di adorare le tagliatelle e di tanto in tanto gioca con i titoli delle canzoni dell'ultimo album. Peccato però che Samuele Bersani, quello vero, non fosse stato avvisato. Non solo, ma scoperto l'imbroglio, prima diventa suo fan e poi decide di lasciargli un post in bacheca con il link della sua pagina ufficiale. Ma non tutti se ne accorgono: in tanti continuano a contattare il clone, in un gioco surreale in bilico tra finzione e realtà. Per ora, Samuele Bersani, quello vero, ha reagito sportivamente all'episodio, non nascondendo però di essere infastidito dall'utilizzo non autorizzato della propria immagine.

PRECEDENTI
Non è la prima volta che personaggi famosi finiscono nella rete dei ladri di identità o soltanto di burloni ignari delle conseguenze legali delle proprie azioni. E' toccato a Monica Bellucci, Michelle Hunziker, Fiorello, Pippo Baudo e anche a Carlo Verdone.

POSSIBILI AUTORI
Dietro a questi gesti si nascondono spesso ammiratori in cerca di visibilità o ragazzi che vogliono sentirsi vip per un giorno. Del fatto commesso dal minorenne, però, in sede civile possono rispondere anche i genitori.

CONSEGUENZE LEGALI
Creare falsi profili sui social network può costare caro. Il reato di sostituzione di persona è punito con la reclusione fino ad un anno ed è procedibile d'ufficio. Ma non finisce qui. Se l'autore va oltre, pubblicando frasi offensive che possono ledere la reputazione dell'artista clonato, può configurarsi anche il reato di diffamazione aggravata. Alla responsabilità penale, poi, si aggiunge quella civile. Il danno all'immagine nei confronti di un personaggio dello spettacolo può raggiungere cifre considerevoli da valutarsi in relazione ai singoli episodi.

TRACCE NEL WEB
Sfuggire alle conseguenze di una «goliardata» nata per gioco non è così semplice. Chi si iscrive a facebook, anche se non rende pubblici i propri dati, lascia una traccia di sé. Come un indirizzo mail da cui possono partire le indagini della polizia postale. Se l'autore non ha usato strumenti di anonimato, risalire alla sua identità può essere agevole. Se, invece, l'autore utilizza server collocati all'estero, in cui sono assenti validi accordi o prassi di cooperazione, l'identificazione può essere molto difficile. Ma, in genere, a utilizzare falsi profili di personaggi famosi sui social network sono navigatori non così esperti o pericolosi. Lasciano spesso tracce nel web, facilmente individuabili dalla polizia postale, che si avvale della collaborazione di ingegneri specializzati. Il sogno di un giorno da vip rischia allora di durare davvero poco.



Fonte: Il Sole 24 Ore - tratto da Freedom24

venerdì 19 ottobre 2012

LEGGE DI STABILITÀ Chi ha un mutuo, perde gli atri sconti fiscali L'ultima beffa di Monti: il prestito per la casa copre il tetto di tremila euro

Chi ha un mutuo per la casa
perde gli altri sconti fiscali

di Sandro Iacometti
Altro che spread. Se le banche, malgrado la diminuzione degli indici di riferimento a cui sono collegati i mutui, continuano ad alzare i tassi, la vera mazzata sui prestiti è quella che arriverà dalla legge di stabilità. Il calcolo complessivo del gettito che lo Stato, stando alla relazione tecnica del provvedimento, prevede di incassare è di 2 miliardi nel 2013 e 1,1 sia nel 2014 sia nel 2015. Ma le cifre non rendono giustizia delle bordate che potrebbero arrivare sulle singole famiglie dalla nuova stretta disposta dal governo Monti. Misure che potrebbero comportare effetti fiscali cumulati negli anni ben maggiori di quelli indicati dai tecnici di Palazzo Chigi. Sui mutui, ad esempio, le simulazioni sfornano numeri impressionanti. Il calcolo di base è quello che scaturisce dal passaggio del precedente tetto alle detrazioni di 4mila euro a quello previsto nella legge di 3mila. Si tratta di 190 euro di Irpef detratta in meno, e quindi da pagare, l’anno che arrivano sulla schiena di tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo. Bisogna, però, tener conto che in questa maniera si esaurisce completamente il plafond di detrazioni a disposizione. Quindi, una volta scaricati gli interessi passivi del prestito, null’altro si potrà togliere dalle tasse. Il che, calcolando la media delle spese portate in detrazione dai contribuenti, fa circa 800 euro in più di Irpef all’anno. La cosa spaventosa è che l’uscita dal tunnel potrebbe non arrivare mai, essendo i prestiti per la casa decennali. Gli esperti del Sole 24 Ore hanno calcolato che su un mutuo trentennale di 170mila euro il costo fiscale aggiuntivo sarà di 4.500 euro di in più solo relativamente al prestito, a cui bisogna aggiungere il costo dello stop alle altre detrazione che durerà per ben 24 anni. Dal 25esimo anno gli interessi passivi si abbasseranno e potrete di nuovo tornare a detrarre qualcosina. Nel caso abbiate un mutuo più basso, ad esempio da 130mila euro per venti anni, potete tirare un sospiro di sollievo: la finestra delle detrazioni si riaprirà dopo soli 15 anni.
Assicurazione e istruzione Ma la stangata colpirà anche le altre voci del bilancio familiare. Il combinato disposto di tetto a 3mila euro e franchigia di 250 per chi ha un reddito sopra i 15mila euro l’anno comporterà riduzioni degli sconti sull’Irpef (quindi maggiori tasse) che vanno dal 25% per le spese sanitaria (11,3 milioni di contribuenti), al 40% per le assicurazioni sulla vita (5,3 milioni di contribuenti), fino al 31% per le spese sull’istruzione dei figli.
Ultimo appiglio L’unica speranza, a questo punto, è che qualcosa cambi durante l’esame parlamentare. Ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha ribadito che, a saldi invariati, il governo è «aperto alla discussione su tutto». Persino a confrontarsi sulla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva: «Mai dire mai». Soddisfatto il leader del Pdl, Angelino Alfano: «È quello che avevamo chiesto. Non condividiamo l’aumento delle tasse e lavoreremo per la difesa del ceto medio». Punta i piedi, invece, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Questo giro Irpef e Iva non va. Serve una riflessione vera, non possiamo scherzare perché così si deprime la domanda interna». Rimanendo in ambito fiscale, ieri Mario Monti ha anche aperto a possibili, quanto indefiniti, ritocchi dell’Imu. «La quota statale», ha detto il premier, «non è ancora eliminabile, ma il governo ha allo studio alcune ipotesi di intervento». Concetto ribadito anche da Grilli, secondo cui l’Imu, così come è, «è un’imposta ibrida. Stiamo lavorando per renderla più trasparente». Proposta subito raccolta dall’Anci, che ritiene possibile realizzare proprio nella legge di stabilità «un passaggio equilibrato dell’Imu ai comuni». 
twitter@sandroiacometti

domenica 16 settembre 2012

Addio Equitalia: finisce un’era per i Comuni italiani

Equitalia e vizi di notifica- sempre più giudici annullano le cartelle esattoriali

Dal prossimo 31 dicembre 2012, Equitalia non sarà più l’ente di riscossione dei Comuni (e delle società controllate dai Comuni): il recente decreto contenente misure urgenti per l’economia [1] ha infatti disposto che, per il recupero delle imposte locali, non vedremo più le vecchie cartelle di Equitalia. Al loro posto, i tributi dovranno essere riscossi da società in house(appartenenti cioè agli stessi Comuni) o da soggetti esterni che avranno firmato un’apposita convenzione con i municipi italiani.

Tuttavia, non è detto che il nuovo regime si risolva in un vantaggio per i contribuenti. Anzi!
La partita si gioca, infatti, sull’aggio di riscossione posto a carico del contribuente: ossia su quella somma che il debitore deve pagare e che va a finire al soggetto riscossore, come compenso per il suo intervento. Insomma, la cosiddetta “percentuale” per il recupero.

Attualmente, l’aggio sulla riscossione riconosciuto a Equitalia è pari al 9% [2] delle somme iscritte a ruolo, di cui il 4,65% a carico del debitore e il 4,35 a carico del Comune. Ma se la cartella viene pagata dal contribuente dopo 60 giorni, tutto l’aggio ricade sul cittadino.

Nel caso di riscossione mediante soggetti diversi da Equitalia, la legge non indica quale debba essere l’aggio, ma impone solo che il nuovo regime non comporti costi aggiuntivi per il contribuente, senza però specificare rispetto a quale parametro vada fatto tale confronto [3].

Secondo quanto riportato da Panorama, gli aggi applicati dai vari Comuni d’Italia saranno di gran lunga superiori rispetto a quelli della tanto odiata Equitalia.

Prato (con la Sori) e in alcune città della Sicilia (dove a farla da padrone è la Serit) l’aggio arriva al
10% che, dopo due mesi, grava esclusivamente sul contribuente.
Bologna, dove il servizio è stato affidato alla Engineering Tributi, l’aggio è pari al 9%. Con laTrentino Riscossioni, l’aggio grava tutto sul cittadino già dopo 30 giorni (anziché 60 come con l’Equitalia).

Insomma: non è tutto oro quello che luccica, ma certamente diventa oro ciò che toccano le società di riscossione….



[1] D.l. n. 70/2012, art. 7.
[2] D.lgs. 112/1999, art. 17.
[3] Così l’acuta osservazione di Pasquale Mirto su Il Sole 24 Ore.

martedì 31 luglio 2012

Il massacro in 4 anni di crisi: 178 miliardi di nuove tasse

TASSASSINI...
L'Italia ha dovuto digerire dieci manovre per 329 miliardi e 520 milioni. Il 55% lo abbiamo pagato noi tra imposte e balzelli

I calcoli del Sole 24 Ore. Gli strumenti per risanare il bilancio sono due soltanto: nuove tasse e tagli alla macchina pubblica
In quattro anni di crisi l'Italia ha dovuto digerire dieci manovre (tra finanziarie, decreti correttivi, manovre bis, leggi di stabilità e la cosiddetta spending review). La ricetta? Sempre la stessa: più tasse e più tagli. E la montagna di quattrini (per la stragrande maggioranza pagati da noi) ha raggiunto vette esorbitanti. Il calcolo lo ha fatto Il Sole 24 Ore: quattro anni, dieci manovre e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro. Di questa montagna di euro, il 55%, ossia 178 miliardi, è rappresentato dall'aumento delle entrate. Ossia da nuove tasse e balzelli.

Tagli o tasse - Il punto è che le munizioni utilizzate per tentare il risanamento del bilancio pubblico sono sempre e soltanto due: chiedere più soldi ai cittadini o tagliare i fondi a disposizione della macchina pubblica. E i numeri messi in fila fanno davvero paura: le cifre complessive, spiega Il Sole 24 Ore, sono il frutto degli effetti messi a bilancio anno per anno dei diversi interventi. Non si tratta, tecnicamente, dell'impatto a regime sui saldi di finanza pubblica, ma delle risorse realmente chieste ai cittadini. Per comprenderci, ecco un esempio: se una manovra introduce una tassa che porta un miliardo il primo anno, due il secondo e tre dal terzo, l'effetto a regime è pari a tre miliardi, ma i soldi versati nel tempo e versati dai cittadini ammontano a sei.


foto: Google immagini
fonte: Libero quotidiano