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lunedì 9 settembre 2013

Se Libero parla di usura il giorno prima della riunione della Giunta...

 

Questa la prima pagina di "Libero" di oggi, Domenica 8 Settembre: sopra il titolone su Berlusconi c'è un riquadro che parla di una INDAGINE PER USURA che riguarda illustri banchieri italiani; all'interno del quotidiano alla questione è dedicata un'intera pagina, con un ottimo articolo che parla di USURA conseguente ai tassi troppo alti praticati da diverse banche ai correntisti, ovvero l'ANATOCISMO, una illiceità bancaria che costituisce una PRASSI: è praticato su TUTTI gli 'affidamenti' (fidi) grazie alla TOTALE INDIFFERENZA dei politici e dei mass media... chiunque ha avuto un fido ha pagato indebitamente somme a titolo di "interessi sugli interessi", una pratica consueta mediante al quale le banche sottraggono ILLEGALMENTE forti somme a tutti coloro che accedono al credito.

COME MAI SOLO ORA 'LIBERO' SI OCCUPA DI USURA con un ampio articolo?!? Essendo il giorno precedente alla riunione della Giunta che deciderà le sorti di Berlusconi, viene da pensare che questo articolo possa rappresentare una sorta di 'monito' ai potentati, ben rappresentati dal centrosinistra, legato mani e piedi al potere bancario: "toccate Berlusconi e noi scoperchiamo il pentolone e facciamo l uce su questioni scomode..."


Alessandro Raffa, portavoce di Nocensura.com

L'articolo in oggetto è questo: http://www.liberoquotidiano.it/news/1306362/Forlì-indagati-29-banchieri-per-usura.htm

mercoledì 26 giugno 2013

APPUNTO Facci: se i soldi pubblici vanno a puttane (ma davvero) In Sicilia i fondi per i disoccupati finivano alle escort. Un bello schifo...

Se i soldi pubblici vanno a putt... 
(e non è una battuta)

In Sicilia i fondi per i disoccupati finivano in puttane: detta così è un po’ cruda, ma è come la racconteremmo tra di noi. I dettagli li trovate all’interno: in pratica c’era un comitato di politici e funzionari che intascava i fondi comunitari per i disoccupati e in parte li utilizzava per regalare cene ed escort. Un bello schifo: ma oltre a questo, che dire? Che commento fare? Ce ne starebbe uno etno-qualunquista, genere «certe cose succedono solo in Sicilia» e via così. Oppure un commento antipolitico, anche perché tra gli arrestati figura gente del Pdl, Pd, Udc, Mpa, Grande Sud e insomma tutti: tuttavia è coinvolta anche la mitica società civile. Dunque? Limitiamoci ad auspicare una soluzione all’inglese. Le categorie coinvolte, vediamo, sono essenzialmente tre: i politici, le escort e i disoccupati. I politici fottevano entrambi, ma pagavano solo le prime coi soldi per i secondi. Le escort non facevano che il loro lavoro, materia ambita dai disoccupati, ergo la soluzione è semplice: una volta usciti di galera, i politici seguiteranno a pagare le escort - con fondi propri - ma a consumo dei disoccupati: questo sinché quest’ultimi non avranno trovato un lavoro. Qualora il disoccupato fosse omosessuale - eventualità che nella Sicilia di Crocetta non scandalizzerebbe nessuno - il politico dovrà parimenti, diciamo così, pagare con fondo proprio. Dopodiché il disoccupato diverrà dolorosamente lui.     
di Filippo Facci
@FilippoFacci1

martedì 18 giugno 2013

LA CROCIATA DI "LIBERO" Mediobanca: "Privatizzare la Rai porterebbe 2 miliardi allo stato" Lo studio di Mediobanca: dalla privatizzazione di Viale Mazzini ossigeno per le casse del Tesoro

Perché dobbiamo continuare a pagare il carrozzone della tv di Stato quando, vendendolo, si può fare cassa? L’idea è venuta all’analista di Mediobanca Securities, Fabio Pavan, dopo il clamore suscitato dalla chiusura della tv greca Ert (per altro in attivo a differenza della Rai) che ha stimato quanto potrebbe incassare il Tesoro dalla privatizzazione: circa 2,1 miliardi. Un aiuto modesto per le Casse pubblico ma ci sarebbe un immediato beneficio per tutte le famiglie italiane, dal momento che una Viale Mazzini completamente privatizzata farebbe probabilmente cadere la stessa possibilità di pretendere un canone.
Lo studio, applicando i multipli dei concorrenti o della media di mercato ai tre business del gruppo (tv, frequenze, torri), assegna infatti agli attivi della Rai un fair value di 2,47 miliardi dal quale andrebbe sottratto il debito netto che a fine 2012 ammontava a 360 milioni. La valutazione di Mediobanca Securities, che utilizza il metodo della somma delle parti, attribuisce un multiplo di 1,5 volte ai ricavi core dell’attività televisiva che ammontano a 810 milioni. I quattro multiplex delle frequenze vengono valutati 120 milioni ciascuno, in linea con i valori attribuiti agli asset di Mediaset, TiMedia e GruppoEspresso. Infine a RaiWay, che nel 2011 aveva 226 milioni di ricavi e 89 di ebitda, viene assegnato un multiplo di 8,5 volte l’ebitda simile a quello del principale concorrente EiTowers. La profittabilità della Rai, sostiene Pavan, è inferiore a quella della media del settore ma questa differenza sarebbe compensata da un premio di controllo (il surplus che si riconosce a chi vende una partecipazione di maggioranza, ndr) in caso di cessione.
L’analisi non nasconde le implicazioni, e gli ostacoli, sociali (oltre 13mila lavoratori coinvolti) e politici di una eventuale privatizzazione ma suggerisce due strade da percorrere al governo Letta per incrementare le entrate dal settore televisivo nel breve termine. La prima è la lotta all’evasione del canone che riguarda il 44% delle famiglie secondo un recente studio e da cui potrebbero arrivare 600 milioni in caso di evasione dimezzata. La seconda è la vendita di RaiWay (torri di trasmissione) da cui deriverebbe cassa per 600 milioni al netto di 150 milioni di debito.
Dopo qualche anno, conclude Pavan, l’Italia potrebbe essere nella posizione di completare l’asta per l’assegnazione di tre frequenze nazionali. La contemporanea privatizzazione della Rai risveglierebbe Viale Mazzini dal ruolo di “bella addormentata” e aumenterebbe sensibilmente la competizione sul mercato televisivo, un tema caro a Mediobanca che ha assistito Telecom nella cessione di La7.
Wall & Street

martedì 31 luglio 2012

Il massacro in 4 anni di crisi: 178 miliardi di nuove tasse

TASSASSINI...
L'Italia ha dovuto digerire dieci manovre per 329 miliardi e 520 milioni. Il 55% lo abbiamo pagato noi tra imposte e balzelli

I calcoli del Sole 24 Ore. Gli strumenti per risanare il bilancio sono due soltanto: nuove tasse e tagli alla macchina pubblica
In quattro anni di crisi l'Italia ha dovuto digerire dieci manovre (tra finanziarie, decreti correttivi, manovre bis, leggi di stabilità e la cosiddetta spending review). La ricetta? Sempre la stessa: più tasse e più tagli. E la montagna di quattrini (per la stragrande maggioranza pagati da noi) ha raggiunto vette esorbitanti. Il calcolo lo ha fatto Il Sole 24 Ore: quattro anni, dieci manovre e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro. Di questa montagna di euro, il 55%, ossia 178 miliardi, è rappresentato dall'aumento delle entrate. Ossia da nuove tasse e balzelli.

Tagli o tasse - Il punto è che le munizioni utilizzate per tentare il risanamento del bilancio pubblico sono sempre e soltanto due: chiedere più soldi ai cittadini o tagliare i fondi a disposizione della macchina pubblica. E i numeri messi in fila fanno davvero paura: le cifre complessive, spiega Il Sole 24 Ore, sono il frutto degli effetti messi a bilancio anno per anno dei diversi interventi. Non si tratta, tecnicamente, dell'impatto a regime sui saldi di finanza pubblica, ma delle risorse realmente chieste ai cittadini. Per comprenderci, ecco un esempio: se una manovra introduce una tassa che porta un miliardo il primo anno, due il secondo e tre dal terzo, l'effetto a regime è pari a tre miliardi, ma i soldi versati nel tempo e versati dai cittadini ammontano a sei.


foto: Google immagini
fonte: Libero quotidiano