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domenica 16 settembre 2012

Addio Equitalia: finisce un’era per i Comuni italiani

Equitalia e vizi di notifica- sempre più giudici annullano le cartelle esattoriali

Dal prossimo 31 dicembre 2012, Equitalia non sarà più l’ente di riscossione dei Comuni (e delle società controllate dai Comuni): il recente decreto contenente misure urgenti per l’economia [1] ha infatti disposto che, per il recupero delle imposte locali, non vedremo più le vecchie cartelle di Equitalia. Al loro posto, i tributi dovranno essere riscossi da società in house(appartenenti cioè agli stessi Comuni) o da soggetti esterni che avranno firmato un’apposita convenzione con i municipi italiani.

Tuttavia, non è detto che il nuovo regime si risolva in un vantaggio per i contribuenti. Anzi!
La partita si gioca, infatti, sull’aggio di riscossione posto a carico del contribuente: ossia su quella somma che il debitore deve pagare e che va a finire al soggetto riscossore, come compenso per il suo intervento. Insomma, la cosiddetta “percentuale” per il recupero.

Attualmente, l’aggio sulla riscossione riconosciuto a Equitalia è pari al 9% [2] delle somme iscritte a ruolo, di cui il 4,65% a carico del debitore e il 4,35 a carico del Comune. Ma se la cartella viene pagata dal contribuente dopo 60 giorni, tutto l’aggio ricade sul cittadino.

Nel caso di riscossione mediante soggetti diversi da Equitalia, la legge non indica quale debba essere l’aggio, ma impone solo che il nuovo regime non comporti costi aggiuntivi per il contribuente, senza però specificare rispetto a quale parametro vada fatto tale confronto [3].

Secondo quanto riportato da Panorama, gli aggi applicati dai vari Comuni d’Italia saranno di gran lunga superiori rispetto a quelli della tanto odiata Equitalia.

Prato (con la Sori) e in alcune città della Sicilia (dove a farla da padrone è la Serit) l’aggio arriva al
10% che, dopo due mesi, grava esclusivamente sul contribuente.
Bologna, dove il servizio è stato affidato alla Engineering Tributi, l’aggio è pari al 9%. Con laTrentino Riscossioni, l’aggio grava tutto sul cittadino già dopo 30 giorni (anziché 60 come con l’Equitalia).

Insomma: non è tutto oro quello che luccica, ma certamente diventa oro ciò che toccano le società di riscossione….



[1] D.l. n. 70/2012, art. 7.
[2] D.lgs. 112/1999, art. 17.
[3] Così l’acuta osservazione di Pasquale Mirto su Il Sole 24 Ore.

martedì 27 marzo 2012

Alla casta non bastano i privilegi, usano il pass per disabili per parcheggiare


‎SICCOME I POLITICI HANNO POCHI PRIVILEGI, PER CIRCOLARE NELLE ZTL E PER PARCHEGGIARE PIU' FACILMENTE, (e gratis anche dove ci sono le strisce blu) MOLTI POLITICI - DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI - HANNO PENSATO BENE DI UTILIZZARE I PASS DESTINATI AI DISABILI... Una pratica vergognosa e schifosa quando a farlo sono i cittadini "qualsiasi", che a farlo sia chi amministra è inaccettabile... E MAGARI UNO CHE è DISABILE DAVVERO DEVE RINUNCIARE A PARCHEGGIARE PERCHE' TROVA I POSTI OCCUPATI DA LORO.... di seguito la lista di alcuni nomi. Staff nocensura.com
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Un’attrazione irresistibile: quella tra i politici e il pass per i disabili che serve a trovare parcheggio più velocemente e a transitare in barba alle zone a traffico limitato. Con Gian Mario Chiocci e Simone di Meo il Giornale ci racconta gli ultimi casi di parcheggiatori a loro insaputa nella casta della politica. Un vizietto assolutamente bipartizan:
A Cesena, il consigliere democratico Mara Biguzzi, che utilizzava il pass intestato a un familiare, si è dimessa dal consiglio comunale con una lunga lettera di scuse ai cittadini. L’avevano beccata ad andare in giro con l’auto, dotata di tagliandino, ma senza disabile a bordo. Dopo una quindicina di giorni di pressing, ha deciso di gettare la spugna «ormai stanca dello stillicidio quotidiano di giudizi» e perché, per questa storia, ha perso finanche il sonno. Sonno che, invece, conserva la collega d’aula Antonella Celletti (Lega Nord) che, per difendersi, tira addirittura in ballo la «macchina del fango» (in sosta vietata).
E comunque, a caderci non sono solo i politici posto che in un’indagine collegata sono infatti indagati il bomber del Bologna, Marco Di Vaio, e undici compagni di squadra che avrebbero usato permessi intestati a una dipendente disabile della società:

In Liguria, invece, l’ex consigliere regionale del partito democratico Fabio Broglia si è trovato al centro di un «giallo» per il cartellino arancione: pass, con identico numero di concessione, sono comparsi su due diverse auto, quasi nelle stesse ore. Una intestata a lui e l’altro alla madre. Un caso di duplicazione? Il politico smentisce seccamente minacciando querele oltre a ipotizzare – pure lui – un complotto ai suoi danni.
Mistero (con minacce di denunce) anche nella Capitale: Dove al consigliere di municipalità Pdl Fabio Benedetti è stato attribuito l’uso di un pass intestato a un morto per la sua Porsche parcheggiata in piazza di Spagna. Benedetti ha vigorosamente negato di averlo utilizzato, e dopo mesi di accertamenti a sue spese, ha annunciato l’intenzione di querelare chi ha osato ironizzare sulla sua onestà. E come non parlare dell’ex sindaco di Trovo (Pavia) denunciato per aver sbianchettato un pass disabile che lui stesso aveva autorizzato. E se proprio non c’è un disabile a cui «appoggiarsi», le strade della truffa per handicappati di comodo sono infinite.
Con protagonisti insospettabili: Sempre a Roma, ad esempio, c’è una inchiesta a carico dell’ex vice comandante del secondo gruppo della polizia municipale per 2mila pass «sospetti» rilasciati a importanti imprenditori e commercianti per l’accesso alla zona a traffico limitato: il sospetto degli inquirenti è che a beneficarne possono essere stati politici o gente da loro raccomandata. Un’inchiesta-bomba che vanta un precedente (negativo) per i caschi bianchi della Capitale: l’allora comandante generale Giovanni Catanzaro, vicino all’Udc di cui si paventò una candidatura, beccato a parcheggiare l’auto in sosta vietata con un pass disabili intestato a un altro.

A Bologna son finiti nei guai due inflessibili dipietristi: Il primo è un consigliere provinciale, Paolo Nanni, che non ha restituito il pass intestato alla suocera morta da due anni. Nanni si è autosospeso dal partito (ma ha conservato lo scranno) e rischia di dover pagare 93mila euro di multa. La vettura del collega di partito Idv, il vicepresidente del Consiglio regionale Sandro Mandini, è finita invece fotografata in un parcheggio riservato ai disabili. Quando gliel’hanno fatto notare, ha spiegato: «L’hanno sistemata lì i miei collaboratori, perché io ero atteso a un convegno». Insieme a Napoli e Palermo, a sorpresa proprio Bologna è la capitale italiana dei permessi H: ogni 10mila guidatori, 402 hanno il cartellino arancione. Acquistarne uno fotocopiato costa 250 euro, dicono le indagini.

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