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lunedì 7 maggio 2012
"L'Italia truccò i conti per entrare nell'Euro. E la Germania coprì Prodi
BERLINO - L'Italia truccò i conti per entrare nell'Euro. È quanto sostiene il quotidiano tedesco Der Spiegel, dopo un'accurata indagine sui documenti governativi degli anni Novanta, ribattezzata "Operazione autoinganno". Il Belpaese non aveva i conti in regola e ritoccò i propri bilanci. Il cancelliere tedesco Kohl sapeva tutto, ma fu deciso di chiudere un occhio per ragioni politiche. "In questo modo - scrive lo Spiegel - si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo: l’ingresso nell’Euro della Grecia".
Il governo tedesco sarebbe stato al corrente degli accorgimenti dell'allora presidente del Consiglio Romano Prodi. Molte misure di risparmio si basavano su trucchi contabili e "vennero ritirate non appena venne meno la pressione politica". Il 22 aprile 1997 in una nota destinata proprio a Kohl si legge" non ci sono quasi chance che l'Italia rispetti i criteri". Quando l'anno successivo i rappresentanti olandesi fecero pressioni su Kohl in merito alla situazione italiana, affermando che "senza ulteriori misure dell’Italia a conferma del durevole consolidamento, un ingresso dell’Italia nell’euro non è accettabile", il cancelliere sapeva già che la Francia non avrebbe aderito all'Ue, mettendo i tedeschi in una posizione di svantaggio.
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sabato 21 aprile 2012
L’Olanda proporrà un referendum per tornare al fiorino
Proporrà un referendum per tornare all’età del fiorino. E dopo l’autunno caldo delle politiche 2013 anche la Germania potrebbe seguirla, dicono gli esperti di mercato interpellati da Panorama.it. D’altra parte dalle sue colonne il Der Spiegel sbandiera un terzo piano di aiuti per Atene. Meglio quindiprendere contromisure.
È stato il leader di estrema destra olandese, Geert Wilders, che tiene sotto scacco il governo di Mark Rutte, a rompere gli indugi: proporrà un referendum. Obiettivo: reintrodurre il fiorino. Secondo uno studio commissionato alla società britannica Lombard Street Research, la moneta unica avrebbe significato un guadagno di circa 800 euro annui in più per gli olandesi, se l’economia europea fosse stata solida.
Con la crisi quel guadagno si è trasformato in una perdita di 2.700 euro. Così dire addio al sogno dorato dell’euro non è più un tabù. E non lo sarà neanche per Berlino dopo le elezioni 2013, anticipano gli analisti. Difficile trovare rimpianti d’altra parte anche perché il salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo è costato solo ad Amsterdam 127 miliardi. E potrebbe non essere finita qui.
Atene potrebbe avere bisogno di un terzo piano di aiuti da 50 miliardi di euro nel 2015, ha scritto il settimanale Der Spiegel. È stato l’ultimo rapporto compilato dalla troika Ue-Bce-Fmi, riportato dal giornale, a tracciare un quadro netto. Non c’è nessuna certezza che la Grecia torni a rifinanziarsi sui mercati fra qualche anno. Anzi, tra il 2015 e il 2020 potrebbe avere bisogno di un nuovo assegno. Si tratta di una analisi amara volutamente rimossa dal rapporto finale consegnato ai ministri delle Finanze dell’Eurozona, per volontà del governo tedesco.
Evidentemente visto da Amsterdam il tempo dei ricatti però è finito. Meglio chiamarsi fuori, prima che sia troppo tardi.
blog.panorama.it tratto da ECplanet
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