lunedì 30 aprile 2012

La farsa dei tagli alla spesa pubblica Amministrare il Paese non è come giocare a poker, ma per il governo è giunto il mo­mento di mettere le carte in tavola. Basta con i bluff


Amministrare il Paese non è come giocare a poker, ma per il governo è giunto il momento di mettere le carte in tavola. Basta con i bluff. I primi sei mesi sono serviti a Mario Monti per portare le tasse italiane al massimo mondiale.

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E i motivi che hanno indotto il presidente a farlo sono noti: lo spread (che poi sale lo stesso), la Borsa (che poi scende lo stesso), il debito pubblico (che si è impennato lo stesso) e il denaro fresco (che poi manca lo stesso).
Il premier esordì in autunno lanciando uno slogan: rigore ed equità. Che il popolo ha preso per buono. E, con rassegnazione, ha pagato tutto ciò che gli è stato chiesto di pagare. Se rigore deve essere - ha pensato- che rigore sia. Ma finora si è assistito a uno strano fenomeno. I sacrifici sono toccati soltanto ai cittadini: Iva, benzina, tabacchi, Imu eccetera. Lo Stato, invece,riforma dell’età pensionabile a parte, non ne ha fatti; non ha tirato la cinghia e ha continuato a spendere e spandere.
Anche l’equità, quindi, è andata a farsi benedire. Un esecutivo che usa il bastone fiscale contro i contribuenti, e si guarda dal tagliare la spesa corrente, causa del bilancio in rosso, è iniquo e stolto.
Il rigore è tale se uguale per tutti. Se, invece, chi ce lo chiede, e lo ottiene, non lo applica anche per sé, è un furfante che non merita rispetto. Ma non è mai troppo tardi per riparare. Concediamo ai professori i tempi supplementari che, comunque, hanno una scadenza: facciamo un mese a partire da oggi, visto che stasera il Consiglio dei ministri è chiamato a spiegare in cosa consista la sua spending review . Già. I tecnici parlano in inglese per apparire sapienti e perché fa figo, però, in questo caso almeno, sotto la lingua di Shakespeare c’è il nulla, mentre dovrebbe esserci la revisione della spesa.
Infatti, il ministro Piero Giarda, incaricato di individuare i rami secchi, ha svolto egregiamente il suo lavoro, ma i politici gli hanno riso in faccia: secchi o non secchi, quei rami non vanno neppure sfiorati. E allora, che si taglia? Siamo alle solite. Bisogna riflettere, ponderare, valutare le conseguenze di un’eventuale potatura. In che senso? I partiti, in parole povere, temono che ridurre le spese significhi scontentare chi riscuote e perderne il consenso. E l’esecutivo, senza l’accordo dei partiti che lo sostengono, cadrebbe. Ecco perché la spending review rischia di rimanere un esercizio platonico, puramente teorico, privo di effetti pratici.
In altri termini. I docenti si limiteranno a qualche piccola recisione, simbolica, indolore, insomma inefficace ai fini della sistemazione dei conti. Per aggiustare i quali, pertanto, essi non avranno altra scelta che sfilare dalle nostre tasche i pochi euro salvati.

domenica 29 aprile 2012

Sondaggio de "La Nazione" sui blog: vanno regolamentati?


93 ITALIANI SU 100 VOGLIONO CHE I BLOG RESTINO *LIBERI*... GLI ALTRI 7... SONO POLITICI!

Sondaggio: http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=9300

Sergio Ramelli 1975 29 aprile


Archivio Ramelli
Lasciatemi essere un uomo libero,  libero di viaggiare, libero di fermarmi, libero di lavorare, libero di commerciare come mi pare libero di scegliermi i miei maestri, libero di seguire la religione dei miei padri, libero di pensare, e di parlare e di agire 
  Capo Giuseppe, della tribù dei Nasi Forati
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi ... Matteo 5, 11
Chi ascolta la storia di Sergio Ramelli prova, come prima reazione, il desiderio di falsificarla, di negarla. Una storia del genere, ci si dice, non è vera, non può essere vera.Sfortunatamente è vera, ed è accaduta in Italia circa 40 anni fa.
    Quando in futuro le generazione guarderanno gli anni '70 a Milano non avranno difficoltà a dire che Sergio Ramelli, un ragazzino di 18 anni fu perseguitato e ucciso da una città intera, da un paese intero: dai suoi professori, dai suoi compagni di scuola e dall'indifferenza e dalla paura dei suoi concittadini. Queste pagine contengono solo documentazione su Sergio Ramelli. Non intendono costituire una "storia" della vicenda, ma aiutare chiunque voglia farsi un'idea personale al riguardo. Sono in perenne costruzione. Chiunque voglia contattarci per proporci consigli, o aiuto, o anche solo per segnalarci del materiale non presente in queste pagine può farlo scrivendo a direzione@cdrc.it

Enrico Pedenovi 29 Aprile 1976


sabato 28 aprile 2012

Churchill critico sulla fucilazione di Claretta Petacci


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Churchill critico sulla fucilazione di Claretta Petacci

Roma, 11 mag. – (Adnkronos) – Winston Churchill non approvò né tanto meno apprezzò ”il modo con il quale un popolo civile come quello italiano aveva fatto fuori Mussolini”. L’ex premier britannico ”non discuteva la necessità della fucilazione, ma discuteva Piazzale Loreto e, soprattutto, l’inutile fucilazione di Claretta Petacci”. 
E’ quanto emerge dal resoconto inedito di un incontro tra Arnoldo Mondadori e Churchill, stilato dallo stesso editore milanese, avvenuto il 24 ottobre 1955 a Roquebrune in Costa Azzurra, ospiti della villa del giornalista Emery Reves. Il documento integrale di quell’incontro è stato ritrovato negli archivi della Fondazione Mondadori a Milano, di cui ora dà conto Enrico Mannucci sulla rivista ‘Nuova Storia Contemporanea’, diretta dal professor Francesco Perfetti. Reves aveva fatto da tramite fra l’editore italiano e lo statista britannico per i diritti di pubblicazione delle ‘Memorie’ di Churchill. Così Mondadori, forte di quell’amicizia, gli aveva chiesto di organizzare un colloquio per avere notizie circa l’ennesima ”ultima lettera” indirizzata da Benito Mussolini al ”caro Winston” e affidata il 24 aprile 1945 a un un ufficiale delle SS, Franz Spoegler, che in realtà era un agente dei servizi segreti nazisti incaricato di controllare l’amante del duce, Claretta Petacci. Interpellato sulla possibilta’ che Churchill avesse ricevuto da Spoegler, il quale aveva avuto da Mussolini l’incarico di consegnargli, nei fatali giorni del 1945, una lettera a lui indirizzata, l’ex capo del governo di Londra rispose che molto desiderava ”conoscere il testo di questa lettera ma che, naturalmente, non avrebbe mai ricevuto Spoegler”.
Nel corso della conversazione con Mondadori, annotò lo stesso Arnoldo nell’appunto conservato a memoria futura, Churchill su Mussolini espresse un giudizio ”in un certo senso affettuoso, o per lo meno assolutorio”, mentre si infuriò a sentire nominare Adolf Hitler, definito ”un criminale comune”.