mercoledì 19 marzo 2014

Festa del papà 2014: bambini regalano fiori „Sesto San Giovanni, festa del papà: i bimbi seminano fiori“

Festa del papà 2014: bambini regalano fiori
In occasione del 19 marzo 2014 tra gli orti di via Fratelli di Dio e viale delle Rimembranze tanti bambini hanno seminato dei fiori che regaleranno ai loro padri

Sesto San Giovanni, festa del papà: i bimbi seminano fiori

In occasione del 19 marzo 2014 tra gli orti di via Fratelli di Dio e viale delle Rimembranze tanti bambini hanno seminato dei fiori che regaleranno ai loro padri

Per la festa del papà 2014, Sesto San Giovanni ha fatto un regalo particolare a tutti i papà. Un giorno prima, martedì 18 marzo, tanti bambini si sono recati ali orti di via Fratelli di Dio e viale delle Rimembranze e hanno seminato dei fiori che regaleranno ai loro padri.
Una giornata che ha coinvolto anche il sindaco Monica Chittò, un gesto simbolico per far vedere a figli e papà la crescita di un fiore come se fosse un metaforico cammino del proprio rapporto familiare.
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martedì 18 marzo 2014

Lo scolaretto fortunato

L'alunno Renzi è stato interrogato dalla maestra Merkel alla vigilia della campagna elettorale e del semestre italiano alla guida dell'Europa


L'alunno Matteo Renzi è uno scolaro fortunato. È stato interrogato dalla maestra Merkel alla vigilia della campagna elettorale e poi del semestre italiano alla guida dell'Europa. Queste sono le prime elezioni dopo le mazzate europee e la conseguente diffusione di una forte e variegata protesta antieuropea e antieuro. I governi temono i populismi e devono disinnescarli alleviando l'arcigno rigore e le misure sacrificali se non vogliono essere spazzati via o duramente mutilati. Per l'Italia, oltre la paura che crescano le quattro opposizioni all'austerity - berlusconiani, grillini, leghisti e destri, più frange dell'estrema sinistra - c'è pure la prospettiva della nostra leadership europea. Che si fa, cacciate o mettete dietro la lavagna, come dice lo scolaro Matteo, il Paese che dovrà guidare l'Europa fino alla fine dell'anno? No, che non si può. E questo agevola i compiti a casa di Renzi col permesso dei prof.
Matteo deve ringraziare la fortuna ma anche la forte pressione dei populisti se porterà a casa il nullaosta per il suo bonus popolare ed elettorale. In questo caso l'interesse degli italiani coincide con quello del suo premier; dopo tante angherie arriva un calice di speranza. Renzi giobba il suo partito, formato da vigilantes degli eurocrati, e poggia sulla forza populista delle opposizioni, salvo scusarsi con la Merkel se per contenerli è costretto a sospendere il rigore. Il perverso ménage della politica nostrana, fondata sull'adulterio triplo e carpiato. Italian cumparielli, in breve Italicum.
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lunedì 17 marzo 2014

Sciopero dei mezzi mercoledì 19 marzo: le informazioni su treni, metro, bus e tram. Ecco gli orari e le fasce di garanzia Atm: a Milano l’agitazione è prevista dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. Tutte le informazioni

Sciopero dei mezzi (Newpress)Sciopero dei mezzi (Newpress)

domenica 16 marzo 2014

Il male del secolo - III puntata - La Terra dei Fuochi


C'è un'area che comprende la maggior parte dei comuni delle province di Caserta e Napoli,questa area viene chiamata Terra dei Fuochi. Tale nome è dovuta ai roghi,fuochi,nelle campagne di qualsiasi tipo di materiale partendo dalla semplice spazzatura fino a rifiuti industriali e speciali.
Questi roghi provocano fumi tossitissimi provocando inquinamento nell'aria e nel terreno arrivando alle falde acquifere sottostanti,provocando all'intera catena alimentare una contaminazione.
In Campania e nella Terra dei Fuochi non furono eliminati solo i rifiuti dei residenti cittadini private o industrie,ma arrivarono da altre parti d'Italia e dall'estero rifiuti anche scorie nucleari e piombo.
Dietro questa organizzazione capillare dello smaltimento dei rifiuti speciali e no quale grande compagnia poteva gestire tutto nell'omertà politica se non la camorra che avevano come progetto per la Campania,farla diventare una discarica a cielo aperto.
Certo anche la camorra aveva sottovalutato cosa avrebbe portato lo smaltimento di rifiuti speciali senza precauzioni e in modo non controllato,perché hanno provocato malattie tumorali non solo ai residenti ma anche ai loro affiliati della zona e ai propri figli...
Abbiamo in quella zona aria,terreni con relative colture e falde acquifere inquinate che sono diventate agenti di comandamento dei tumori colpendo tutte le fasce d'età e di ceto della popolazione locale.
Tutto questo tenuto nascosto dai politici che usavano i rifiuti per non avere rifiuti dentro la cabina elettorale,dalla camorra che aumentava i loro guadagni a discapito della popolazione che solo gli studi degli ultimi anni hanno fatto alzare il tappeto dove tutto veniva nascosto.
Studi che hanno dimostrato che l'incremento dei tumori nella zona è strettamente e correlato ai roghi della Terra dei Fuochi.
L’area più esposta, è quella compresa tra il litorale domizio-flegreo e l’agro aversano, praticamente quasi tutta le provincia di Napoli e Caserta. Si tratterebbe, quindi, dei comuni di Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castelvolturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Falciano del Massico, Francolise, Frignano, Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino, Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola- Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca e Visciano. 
 

sabato 15 marzo 2014

L'esclusiva di Libero in edicola oggi "Quell’insegnante è di destra" E le negano l’abilitazione


"Quell’insegnante  è di destra" E le negano l’abilitazione

RENATO BESANA
L’università italiana non le ha concesso l’abilitazione a professore associato perché è dichiaratamente di destra e - quale orrore - si permette di svolgere attività giornalistica, anche in tivù e persino su fogli impresentabili quali Libero: con queste motivazioni, benché espresse nella prosa elusiva del burocratese, Simonetta Bartolini si è vista bocciare al concorso nazionale per titoli cui ha partecipato.
Ai candidati, il ministero dell’istruzione chiedeva di compilare un formulario in cui elencare le attività svolte, allegando, in formato elettronico, (...)
(...) dodici pubblicazioni fra quelle degli ultimi dieci anni. Simonetta Bartolini si è attenuta alle indicazioni, senza sospettare che stava fornendo ai suoi giudici il pretesto per escluderla. Da una decina d’anni è ricercatrice all’Unint, Università internazionale di Roma, dove insegna Letteratura italiana contemporanea e Letterature comparate. Segretaria di redazione alla «Rassegna della letteratura italiana» dal ’95 al ’98, ha ricoperto incarichi in numerose istituzioni culturali, dirige la rivista on line «Totalità» e si è a lungo dedicata alla critica sulla carta stampata e dagli schermi tivù. Un ottimo curriculum, cui si aggiungono libri e articoli su riviste importanti, per esempio «Nuova storia contemporanea» di Francesco Perfetti. Titoli inutili, se non dannosi, per chi è stato chiamato a vagliarli.
Uno dei commissari, Mario Sechi - omonimo del più noto giornalista - non ha remore nel metterlo nero su bianco: «Come studiosa», scrive nel testo rintracciabile sul sito del Muir, «la candidata presenta un profilo marcatamente militante, orientato sulle tesi del revisionismo storiografico (sul fascismo e sulla Resistenza come guerra civile, e sulla stessa esperienza della Rsi), e impegnato in un tentativo di rivalutazione di autori rivendicati dalla destra politica come fondativi di una tradizione alternativa a quella “vincente” ed egemonicamente canonizzata: da Soffici a Barna Occhini, di cui ha pubblicato il carteggio, a Papini e Guareschi (che viene messo a confronto con primo Levi in un saggio del 2008), a Comisso nella sua formazione dannunziana, a un Pasolini proiettato sin dai suoi esordi in una prospettiva ultra-mistica e ultra-tradizionalista».
Gli autori esclusi dal Pantheon della sinistra - quali Papini, Soffici, Comisso - non hanno dunque diritto di cittadinanza: dedicare loro analisi critiche è superfluo. Sul fascismo siamo tornati a un’era antecedente a De Felice; rileggere Pasolini in chiave eterodossa è blasfemo; parole come mistica e tradizione costituiscono, di per sé, un marchio d’infamia. Alla Bartolini si rimprovera il «profilo militante», perché rivolto a destra; se la militanza si fosse orientata nella direzione opposta, avrebbe rappresentato un titolo di merito.
Non è finita: la monografia su Papini, di cui la Bartolini è autrice, l’unica mai pubblicata, che conta 400 pagine fitte, è stata ritenuta «modesta». Beata ingenuità: nel testo, per ottenere plauso, sarebbe bastato aggiungere che il corrosivo scrittore presentava aspetti d’antifascismo inconsapevole, un po’ come fece Bruno Zevi che, per salvare Giuseppe Terragni dalla damnatio memoriae, asserì che la sua opera era «oggettivamente» antifascista.
Tra i demeriti ascritti dalla commissione ministeriale all’imprudente studiosa, anche il fatto d’aver dedicato saggi e scritti al padre, il grande pittore e incisore Sigfrido Bartolini: pubblicazioni, si legge nello sprezzante giudizio, “che nascono dal contesto familiare”, e dunque per questo irrilevanti. Da non credere, soprattutto in un’università, com’è la nostra, soggetta al più bieco familismo. Ancor peggio l’attività giornalistica, di per sé spregevole, anche perché svolta fuori dalle testate gradite all’apparato cultural-mondano. Se gli articoli della Bartolini fossero apparsi su Repubblica, di sicuro nessuno avrebbe avuto da ridire.
Da notare che l’abilitazione a professore associato non garantisce alcun posto: chi l’ottiene, può soltanto sperare nella chiamata d’un ateneo. È tuttavia agghiacciante costatare come nel 2014 il pregiudizio ideologico ancora determini le sorti del nostro sistema educativo. Il criterio, da quarant’anni a questa parte, resta il medesimo: fuori i fascisti dall’università, come continuano a gridare i bravi ragazzi dei collettivi (e fascista, beninteso, è chiunque non s’inchina al politicamente corretto).

Renato Besana
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