giovedì 6 gennaio 2011

GIOVANNA D'ARCO Martire francese 6 gennaio 1412 • 30 maggio 1431

Quando Giovanna d'Arco nasce il 6 gennaio 1412 a Domrémy, in Lorena (Francia), da una famiglia di poveri contadini, da circa cinquant'anni la Francia è un paese continuamente in subbuglio, soprattutto a causa dei feudatari che mirano a superare in potenza il sovrano e sobillati dalla monarchia inglese che punta conquistare la nazione. 

Nel 1420, dopo anni di lotte sanguinose, la situazione precipita: un re inglese si fa riconoscere sovrano del Regno unito di Francia e d'Inghilterra, senza che Carlo VII (detto il Delfino), riesca a fronteggiare la disperata situazione in cui versa il suo paese. 

Nel 1429, forte della sua fede, convinta di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia piegata dalla guerra dei Cent'anni, Giovanna D'Arco, umile pastorella diciassettenne e analfabeta, dopo aver percorso 2500 chilometri si presenta alla corte di Carlo VII chiedendo di poter cavalcare - senza nessun comando - alla testa dell'esercito che andava a soccorrere Orléans, stretta d'assedio dall'esercito di Enrico VI. 

"Ero nel tredicesimo anno della mia vita, quando Dio mandò una voce per guidarmi. Dapprima rimasi spaventata: "Sono una povera ragazza che non sa né guerreggiare né filare" risposi. Ma l'angelo mi disse: "Verranno a te Santa Caterina e Santa Margherita. Opera come ti consigliano, perché loro sono mandate per consigliarti e guidarti e tu crederai a quanto esse ti diranno". 

Nonostante la diffidenza dei consiglieri Giovanna D'Arco convince il Delfino che cede alle sue richieste. Così Giovanna, che aveva infiammato l'animo di tutti i francesi, sostenuta dalle acclamazioni delle genti dei villaggi e degli uomini d'armi, con un bianco stendardo sul quale vi erano scritti i nomi di Gesù e Maria, si pone alla testa dell'esercito che si proponeva di condurre alla vittoria. 

Tra maggio e luglio la Pulzella e il suo esercito rompono l'assedio di Orléans, liberano la città e sconfiggono i nemici; il 7 luglio 1429 Carlo VII viene finalmente consacrato re. Alla grande vittoria purtroppo il sovrano, incerto ed esitante, non fa seguire un'azione militare risolutiva e Giovanna D'Arco viene lasciata sola. 
Invano l'8 settembre organizza un'azione sotto le mura di Parigi; nonostante fosse stata ferita dalla freccia di un arciere nemico continua a combattere ma, alla fine, suo malgrado, deve obbedire ai capitani e ritirarsi da Parigi. 

Giovanna però non si arrende; nella primavera del 1430 vuole marciare su Compiègne per difenderla dagli anglo-borgognoni. Durante una ricognizione cade in un'imboscata subendo l'umiliazione di essere catturata e consegnata a Giovanni di Lussemburgo, che la cede a sua volta come bottino di guerra agli Inglesi. Carlo VII non tenta neppure di liberarla. 

Comincia allora il martirio del carcere e l'onta dei processi; tradotta a Rouen, davanti a un tribunale di ecclesiastici, nel 1431 viene incolpata di eresia ed empietà, false accuse che tendevano a celare il significato politico della sua condanna. 

All'alba del 30 maggio 1431 la Pulzella d'Orlèans viene arsa viva. Tra il fumo e le faville, mentre già il suo corpo era avvolto dalle fiamme, fu udita gridare con voce forte, per sei volte: "Gesù!" - poi chinò la testa e spirò. 

"Siamo tutti perduti! - gridarono i carnefici - abbiamo bruciato una santa". 

Diciannove anni dopo, quando Carlo VII rioccupa Rouen, Giovanna viene riabilitata. 

Canonizzata nel 1920, Giovanna d'Arco ha ispirato scrittori e musicisti, come Shakespeare, Schiller,Giuseppe Verdi, Liszt e G. B. Shaw, esaltata come simbolo di fede, di eroismo e di amore patriottico.

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mercoledì 5 gennaio 2011

Carlo Porta I rimm del me' paes


Carlo Porta, il più importante poeta del dialetto milanese, nasce il 15 giugno 1775 nel capoluogo lombardo.

Figlio di Giuseppe Porta e Violante Gottieri, degli otto fratelli che nacquero tra il 1776 e il 1782 solo Baldassare e Gaspare sopravvissero. Alla morte della madre Carlo ha solo dieci anni; viene mandato in collegio a Monza. Dal 7 febbraio 1786 al 16 agosto 1792 studia il latino, la matematica, il francese, storia, un po' di musica, e la versificazione italiana. Prosegue poi la sua formazione presso il Seminario di Milano, ma presto deve interrompere per volere del padre che lo vuole contabile. 

Con l'arrivo dei Francesi a Milano nel 1796 il padre perde il suo posto di lavoro. Carlo emigra nel Veneto dove abita un fratello; resterà a Venezia fino al 1799. 

A partire dal 1804 e fino alla sua morte, prima sotto il dominio francese poi sotto quello austriaco, Carlo Porta lavorerà come impiegato statale. Nel 1806 sposa Vincenza Prevosti. 

Fino al 1810 poche sono le poesie ufficialmente pubblicate. E' probabile che la sua produzione fosse cominciata già nel 1792. 
Nel biennio 1804-1805 Carlo Porta lavora a una traduzione in milanese della Divina Commedia di Dante Alighieri: completa però solo pochi canti. 

Nel 1810 viene pubblicato in forma anonima il "Brindisi de Meneghin all'Ostaria" scritto per il matrimonio diNapoleone con Maria Luisa d'Austria. L'autore con il suo "brindisi" spera e si augura un felice periodo per il governo di Milano e della Lombardia. 

Il periodo considerato la grande stagione della poesia di Carlo Porta comincia nel 1812 con le "Desgrazzi de Giovannin Bongee". Da questo lavoro in avanti e fino alla fine dei suoi giorni il poeta produrrà con grande costanza e qualità. 

Le opere di Carlo Porta si possono dividere in tre filoni: uno contro le superstizioni e l'ipocrisia religiosa del tempo ("Fraa Zenever", 1813; "On Miracol", 1813; "Fraa Diodatt", 1814; "La mia povera nonna la gh'aveva", 1810). Un secondo filone, al quale appartengono le sue più belle opere, che descrive con ricchezza di immaginazione le figure di popolani milanesi ("Olter desgrazzi de Giovannin Bongee", 1814; "El lament del Marchionn di gamb'avert", 1816; "La Ninetta del Verzee", 1815, considerato il suo vapolavoro). Al terzo filone, strettamente politico, appartengono soprattutto i sonetti ("Paracar che scappee de Lombardia", 1814; "E daj con sto chez-nous, ma sanguanon", 1811; "Marcanagg i politegh secca ball", 1815; "Quand vedessev on pubblegh funzionari", 1812). 

La restaurazione Austriaca dell'anno 1815 delude profondamente il poeta milanese che aveva sperato in un'indipendenza lombarda. Tuttavia Porta non rimpiange l'occupazione francese. 

Muore nella sua città a causa di un attacco di gotta, all'apice della sua fama, a soli quarantacinque, il 5 gennaio 1821. Fu sepolto a San Gregorio fuori Porta Orientale, poi purtroppo la sua tomba andò dispersa. 
In sua memoria l'amico Tommaso Grossi comporrà la poesia "In morte di Carlo Porta", rigorosamente in dialetto milanese. 

Insieme a Gioacchino Belli, Carlo Porta è considerato il maggior esponente della poesia dialettale dell'Ottocento e le sue rime sono annoverate tra le più significativi della poesia romantica italiana.

Copti nel mirino Proteste e solidarietà

La comunità religiosa di Sesto si è unita intorno ai copti per dimostrare la propria vicinanza a seguito delle stragi di Capodanno nella chiesa dei Santi di Alessandria d'Egitto

Un'immaginetta di Gesù in mezzo alle lenzuola che coprono i cadaveri della strage di cristiani in Egitto (Ap/Lapresse)
Un'immaginetta di Gesù in mezzo alle lenzuola che coprono i cadaveri della strage di cristiani in Egitto (Ap/Lapresse)
Sesto San Giovanni, 5 gennaio 2011 - Le ricadute delle tensioni interreligiose che hanno insanguinato l’inizio del 2011 arrivano anche a Sesto. E montano. Da un lato, le proteste, dall’altro la solidarietà. Da un lato i manifesti, firmati dal gruppo dei Cristiani Padani, che hanno invaso il viale Marelli e le vie adiacenti, di condanna della strage, dall’altro le numerose manifestazioni di vicinanza alla comunità copta sestese.
L’ultima in ordine di tempo è quella proveniente dalla comunità musulmana: ieri sera il direttore del centro di via Tasso, Hocine Bouchemel, ha fatto visita ai rappresentanti della chiesa via via Picardi per esprimere cordoglio e condanna. «La violenza non c’entra niente con l’Islam, tutti hanno diritto di professare la propria religione in libertà» ha detto Bochemel. Due giorni fa era stato il turno dell’amministrazione sestese, rappresentata dagli assessori Monica Chittò e Claudio Zucchi e del capo di gabinetto del sindaco Giancarlo Castelli.
La situazione, però, al momento resta tranquilla. «Non ho segnalazioni di tensioni. Né vedo il rischio che scoppino» dice il primo cittadino Giorgio Oldrini. Stesse rassicurazioni anche da parte di Bouchemel, a capo di una delle comunità islamiche più numerose e attive dell’hinterland. Per precauzione, comunque, «mi metterò in contatto con polizia e carabinieri per capire se, in vista delle celebrazioni del Natale copto (domani, ndr) dovesse essere necessario alzare la guardia».
Non è preoccupato, comunque, Giorgio Oldrini. Neppure davanti a quei fogli A4 con cui sono stati tappezzati muri e cabine telefoniche vicino a Sesto Marelli. Gli stessi manifesti che due giorni fa venivano sbandierati dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio. «Finché si invoca il rispetto della e la non violenza siamo sul cammino giusto» dice il sindaco. Che però non nasconde la sua preoccupazione per la situazione più generale. «Sono stato a Gerusalemme qualche mese fa e sono tornato con l’impressione che ci sia una pericolosa tensione neanche tanto latente».
Si tratta di un tema caldo, insomma, che a Sesto non spaventa ma non può essere sottovalutato. «A Sesto abbiamo lavorato lungamente e a volte con difficoltà per raggiungere un equilibrio tra le comunità, e a parte due episodi, direi che ci siamo riusciti. Ora si tratta di accelerare la realizzazione di alcune iniziative che avevamo già in mente». Sul tavolo c’è un momento di confronto e dialogo tra i rappresentanti delle diverse religioni presenti a Sesto. «Ne stavamo parlando già prima di Natale con il prevosto don Brigatti, ora vedremo di stringere sui tempi» promette il primo cittadino.
di Valentina Bertuccio D'Angelo

Ex Falck, nel nuovo plastico meno grattacieli e più strade

A dispetto delle feste, il progetto ex Falck non si ferma e la giunta stringe sui tempi della riqualificazione con i neo proprietari. E un progetto riveduto e corretto: abbattute le case alte, la novità è l'atttenzione alla viabilità

ex area falck
ex area falck
Sesto San Giovanni, 5 gennaio 2011 - Incontri tecnici ravvicinati, almeno uno alla settimana, a dispetto delle feste natalizie. Riunioni di giunta e di maggioranza, per valutare le nuove ipotesi progettuali. E un accordo, con i neo-proprietari delle aree dismesse, per rinforzare l’ufficio Urbanistica del Comune. Obiettivo: stringere i tempi della riqualificazione.
Per un anno che se ne va, un altro se ne apre all’insegna delle ex Falck: a cavallo tra il 2010 e il 2011, gli appuntamenti più significativi nelle agende dell’amministrazione sestese e delle forze di centrosinistra sono stati indubbiamente quelli con Bizzi & soci, Renzo Piano & associati, Guido Rossi e i tecnici comunali, tutti impegnati nell’analisi del masterplan dell’architetto genovese. Riveduto e corretto.
Dopo il primo incontro post-Zunino, avvenuto lo scorso primo novembre, per riallacciare le fila di un discorso interrotto da oltre un anno, il confronto serrato tra progettisti e Comune ha portato i primi frutti. «Solo ipotesi su cui stiamo lavorando — frena il sindaco Giorgio Oldrini —. Abbiamo iniziato a discuterne in maggioranza, lo dovremo fare anche con l’opposizione». E tuttavia lo studio di Renzo Piano, anche per facilitare il dibattito, ha già prodotto un aggiornato modello in 3D, in cui hanno preso forma le indicazioni di massima discusse nelle scorse settimane.
Ricordiamole. Case alte: ci saranno ancora, eccome, ma fortemente ridimensionate nel numero, almeno una decina in meno, e svetteranno a cavallo del viale Italia, nel cuore delle ex Falck. A fare da cerniera con la parte già costruita di città, ci saranno invece palazzi di misure inferiori, per migliorare l’integrazione tra «vecchio» e «nuovo». Dalla stazione a ponte, che rimane fulcro centrale della trasformazione, si dovrebbe sviluppare una piastra pedonale dedicata in parte al terziario, in parte al commercio, in parte al residenziale: al di là del centro commerciale, si parla di funzioni miste, ad esempio con i primi due piani di ogni edificio dedicati a negozi e uffici, il resto alle abitazioni.
Produttivo: fetta consistente, nell’ex Transider ma anche nel T5. Capannone che potrebbe rivivere nel solco della tradizione, seppure riutilizzato in chiave moderna. Come altri ex edifici industriali tutelati nel Pgt. «Stiamo valutando un maggior utilizzo delle strutture esistenti, per risparmiare territorio» aggiunge Oldrini. In sostanza, alcune funzioni previste originariamente in nuovi stabili potrebbero trovare posto nell’ex Laminatoio o dentro il lungo e stretto Omec, così da liberare spazio per le altre abitazioni, rese necessarie dal «taglio» delle «case alte». Un esempio su tutte: il mercato coperto.
Tra le novità più consistenti, la viabilità: approfondito uno dei temi caldi, e ancora irrisolti, della progettazione urbanistica, fa capolino una «diagonale» tracciata dalla stazione a ponte fino alla circonvallazione (il prolungamento di viale Edison, già disegnato dal Comune) per servire la parte nuova, senza impattare con la vecchia. Tra le ipotesi, anche un sottopasso ferroviario, di uso strettamente cittadino. Perché il traffico di attraversamento dovrà rimanere tassativamente fuori: sul «ring». «Il Pgt non si tocca» ha ribadito ancora il sindaco. Dentro quei confini, la discussione è aperta.
di Patrizia Longo