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mercoledì 12 marzo 2014

Gli smemorati di Berlino / Quando la Germania fu salvata con la cancellazione di tutti i suoi debiti



NEL 1953 LA GERMANIA VENNE SALVATA CON LA CANCELLAZIONE DI TUTTI I SUOI DEBITI DA PARTE DELLE NAZIONI D’EUROPA PER DECINE DI MILIARDI AI TEDESCHI.
La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l’Italia.
Dopo la Grande Guerra, John Maynard Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmemte, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l’iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L’ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!)
La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.
Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all’ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.
Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.
Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Quindi: che cos’ha da lamentare la Merkel, dal momento che il suo Paese ha subito e procurato difficoltà ben maggiori e che proprio dall’Italia e dalla Grecia ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale? La Grecia nel 1953 era molto povera, aveva un grande bisogno di quei soldi, e ne aveva sicuramente diritto, perché aggredita dalla Germania. Eppure… Perché nessun politico italiano ricorda ai tedeschi il debito non esigito?
Roberto Schena
germania
fonte

martedì 7 agosto 2012

Argentina esulta: ripianamento debiti, l'Europa impari da noi


Il presidente Kirchner (nella foto) esulta e afferma che il suo paese ce l'ha fatta senza adottare misure di austerity. Lancia accuse contro le banche. Ma i critici non mancano.

Finalmente ce l'ha fatta. Dopo più di dieci anni, da quando fece default su debiti esteri per un valore superiore a 100 miliardi di dollari, l'Argentina ha onorato i suoi impegni. Esattamente, stando a quanto riporta AP, il paese ha rimborsato il 92,4% di quelle obbligazioni, e l'ultimo pagamento avverrà oggi, e sarà pari a 2,3 miliardi di dollari.

La bella notizia riguarda quei risparmiatori che rischiarono di più e che si trovarono a fare una difficile e terribile scelta, quando l'Argentina fu sull'orlo del collasso e, in modo particolare, quando il governo sequestrò, nel 2002, i depositi denominati in dollari, al fine di porre un freno alla corsa agli sportelli: la scelta fu decidere di convertire i loro depositi in pesos - una valuta dal valore crollato - per accedere a quanto era rimasto dei loro risparmi, oppure accettare un pezzo di carta, che conteneva la promessa che il governo avrebbe ripagato l'ammontare in dollari nel corso dei 10 anni successivi.

La bella notizia è, ovviamente, per chi optò per la seconda opzione, mettendosi in tasca un pezzo di carta che un decennio fa era a dir poco carta straccia.



Il presidente Cristina Fernandez de Kirchner non ha fatto nulla per mettere in evidenza l'obiettivo raggiunto dal governo e, nel corso di un suo discorso, ha puntato il dito contro i colossi finanziari, responsabili a suo avviso della crisi che afflisse l'Argentina allora, e che ora stanno minacciando l'Europa. E ha anche detto che l'Argentina è una lezione per l'Europa, affermando che il modello argentino ha avuto successo, e ciò è avvenuto senza l'imposizione di misure di austerity, e in un contesto di crescita economica e di rafforzamento delle reti di protezione sociale.

"Questi sono i soldi che le banche avrebbero dovuto restituire ai cittadini argentini", ha detto, parlando in un discorso alla nazione dal mercato azionario di Buenos Aires", mostrando grafici e numeri, e aggiungendo che il perdono del debito "ci ha assicurato una indipendenza immensa dall'attività dei mercati".

Ramiro Castineira, della società di consulenza Econometrica, ha fatto notare che il debito argentino in valuta estera è sceso dal 166% del Pil alla fine del 2002 a un decisamente più gestibile 42% del Pil alla fine del 2011. "Se prima era un fardello da portarsi dietro, ora ha la leggerezza di una borsa a mano. Non pesa sull'economia come faceva in passato".

Tuttavia, in termini nominali, il debito è cresciuto nello stesso arco temporale, da 137 miliardi a 179 miliardi e molti critici di Kirchner sottolineano che il governo argentino ha semplicemente trasferito il peso del debito sui cittadini, imponendo condizioni che potrebbero mettere a repentaglio il futuro del paese.



fonte: wallstreetitalia.com

sabato 10 marzo 2012

La Grecia è fallita: ora è ufficiale!

: a causa del CAC l’ISDA dà il via libera all’esecutività dei . E quindi è default.

Evviva!
In queste giornate di follie elleniche una, almeno una cosa è successa secondo i canoni e le regole.
Avrete avuto modo di seguire le varie tappe dello swap greco qui su I&M.
Prima la proposta, uno scambio dove i vecchi possessori di bond erano INVITATI (quindi la volontarietà del fatto era esclusivamente del creditore, notate bene) ad accettare condizioni di rinegoziazioni del debito che portavano ad un abbattimento sul nominale di una percentuale superiore al 50% (in realtà la perdità reale si aggira su un 70%), accettando un fagotto di ben 24 diconsi 24 bonds emessi in parte dalla Repubblica Ellenica e in parte dall’EFSF. Un verro “pacco” per i vecchi possessori di bond.
Ma attenzione, era necessario raggiungere il 90% di accettazione. Ma c’era la “zona franca”, quella che poteva portare al CAC.
Infatti la Grecia si era fatta la legge che se la percentuale dei bonds convertiti era tra il 75 e il 90%, la Grecia poteva “obbligare” anche chi non aveva accettato a convertire i bonds.
Ed è quello che poi è successo.
Ma attenzione: qui casca l’asino. La ristrutturazione NON è più volontaria ma è imposta. Quindi è FALLIMENTO.
Ma se allora è fallimento, i CDS devono potersi esercitare.
A decidere è chiaMata l’ISDA, quell’organizzazione presieduta (notare il clamoroso conflitto di interessi) proprio dalle principali banche mondiali. La quale ISDA fa però (secondo me) la cosa giusta e dice:
Roma, 9 mar. (TMNews) – L’uso da parte della Grecia della clausola di azione collettiva (Cac), un dispositivo coercitivo che obbligherà i creditori privati recalcitranti a partecipare alle perdite sul debito ellenico causate dalla sua ristrutturazione, farà scattare il pagamento di 3 miliardi di dollari di risarcimenti da parte delle assicurazioni stipulate contro l’insolvenza di Atene. Lo ha deciso la International, Swaps & Derivative association (Isda). Dopo la determinazione di tale organismo internazionale – riporta l’agenzia Bloomberg – un totale di 4.323 contratti di credit default swap (cds) potranno essere definiti: prima del pronunciamento i cds sulla grecia erano a rincarati a un record di 7,68 miliardi di dollari in anticipi e a un premio annuale di 100 mila dollari per assicurare 10 milioni di dollari di debito ellenico.
Se non veniva fatto scattare il pagamento, ci sarebbe stato un gravissimo fatto sui mercati finanziari. Un contratto, il CDS, avrebbe perso credibilità e con lui, tutto il mercato. Per farla breve, tutti avrebbero perso la fiducia in quanto : “inutile fare contratti, tanto poi fanno quello che vogliono”.
Invece un po’ di credibilità (per quello che serve) è stata mantenuta.
Ovviamente ora bisognerà tornare a fare i conti soprattutto coi mercati. Questi denari dovranno uscire dai bilanci delle banche emittenti (che dovranno pagare) e io non sono così certo che il mercato già scontasse tutto.
E questo lo inizieremo a vedere da lunedì, proprio dalle aperture europee.
Ma le cose più drammatiche sono secondo me DUE:
a) la prima è che secondo me questo default non è la fine della crisi greca. Ma solo l’ennesima puntata (come già detto in altri post)
b) la seconda è che si viene a creare un precedente, potenzialmente utilizzabile anche per il Portogallo, anche se (sembra chiaro) non voglia più arrivare in queste condizioni con uno stato dell’Eurozona…
Concludo quindi col dire che ovviamente il default Grecia ora è realtà. E che ci crediate o no, non è certo una novità. Pochi infatti sanno che la Grecia dal 1820 ad oggi ha già fatto 5 default… Non male eh? Beccatevi questa eccellente infografica di Bloomberg.