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lunedì 17 dicembre 2012
sabato 15 dicembre 2012
Diventa obbligo il soccorso stradale agli animali incidentati
Pubblicato 13 dicembre 2012 è diventato obbligatorio soccorrere gli animali in strada vittime di incidenti. Il decreto attuativo del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.289 entra in vigore il prossimo 27 dicembre 2012.
Dunque diventa obbligatorio fermarsi e soccorrere l’animali vittima di incidente così come è previsto l’utilizzo di autoambulanze per il trasporto dell’anomale ferito con uso di sirena e luci lampeggianti.
Hanno dichiarato Gianluca Felicetti, presidente LAV e Carla Rocchi, presidente nazionale dell’ENPA:
La norma ha preso atto del cambiamento del sentire comune sul dovere di prestare soccorso anche agli animali e le sanzioni irrogate fino ad oggi per le violazioni sono state un esempio positivo per automobilisti e Polizie locali. Nel Decreto siamo riusciti a far inserire il pieno riconoscimento del privato cittadino che porta per dovere civico un animale incidentato in un ambulatorio veterinario, la necessità di intervento anche ai fini della tutela dell’incolumità pubblica e il pieno riconoscimento dell’attività delle Guardie zoofile. Ora le Regioni e i Comuni devono rafforzare i propri compiti di intervento già previsti da altre normative.
Nel decreto sono peraltro stabilite anche le caratteristiche delle vetture da adibire a autoambulanze e la certificazione da parte di un medico veterinario che dovrà far scattare l’intervento di pronto soccorso che include il riconoscimento di trauma grave, ferite aperte, emorragie, alterazioni e convulsioni. Invece, lLe attrezzature a disposizione dei medici veterinari che saranno a bordo delle autoambulanze saranno poi identificate dal Ministero della Salute.
Fonte: LAV - tratto da Ecoblog.it
Foto Enpa
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sabato 25 agosto 2012
La ricerca senza sperimentazione animale: è migliore, più affidabile e costa meno
Vedi anche: LE BUGIE E LE ASSURDITA' DELLA PROPAGANDA PRO-VIVISEZIONE
di Luciano Gianazza
Ricercatori etici hanno dato inizio a metodi di ricerca che non utilizzano gli animali, che aiuteranno non solo gli animali ma anche le persone, in particolare nell’area della ricerca sul cancro.
Allo scopo di determinare se le sostanze chimiche possono causare il cancro, l’Agenzia di Protezione Ambientale (americana) (EPA) utilizza ancora le prove sugli animali. Ovviamente, questi test non sono molto gentili con gli animali implicati, che sono tenuti in gabbie per anni, alimentati con dosi di sostanze chimiche, e sottoposti a esami frequenti.
Allo scopo di determinare se le sostanze chimiche possono causare il cancro, l’Agenzia di Protezione Ambientale (americana) (EPA) utilizza ancora le prove sugli animali. Ovviamente, questi test non sono molto gentili con gli animali implicati, che sono tenuti in gabbie per anni, alimentati con dosi di sostanze chimiche, e sottoposti a esami frequenti.
Questi test sono crudeli anche per le persone, perché richiedono molto tempo e in effetti permettono lunghe esposizioni a sostanze cancerogene per anni. Per esempio, sospettate che una sostanza chimica in uso vicino a casa vostra causi il cancro. L’EPA inizia a fare i test sugli animali e passeranno anni prima che veniate a sapere qualsiasi cosa a riguardo. E l’EPA non farà nulla contro la sostanza chimica sospetta fino a quando i test non saranno terminati. Perché? Perché fare diversamente potrebbe danneggiare gli interessi economici di chi produce o utilizza la sostanza chimica in questione.
Ora, se l’EPA utilizzasse altri test senza gli animali, come il test Ames (che utilizza batteri di salmonella per identificare sostanze cancerogene) la sostanza chimica sotto esame potrebbe essere incriminata o prosciolta entro una settimana. Inoltre, avendo breve durata, i test senza animali sono relativamente economici (circa l’un per cento del costo dello stesso test su animali), ed è possibile completare di gran lunga più test di quanti siano possibili con la sperimentazione su animali.
Ora, se l’EPA utilizzasse altri test senza gli animali, come il test Ames (che utilizza batteri di salmonella per identificare sostanze cancerogene) la sostanza chimica sotto esame potrebbe essere incriminata o prosciolta entro una settimana. Inoltre, avendo breve durata, i test senza animali sono relativamente economici (circa l’un per cento del costo dello stesso test su animali), ed è possibile completare di gran lunga più test di quanti siano possibili con la sperimentazione su animali.
Le sperimentazioni senza animali non solo stanno aprendo una nuova strada per la verifica di sostanze chimiche che potrebbero causare il cancro, ma stanno rivoluzionando anche la ricerca per la cura del cancro. Per anni, gli scienziati hanno utilizzato un numero massiccio di topi, circa un milione all’anno, per setacciare possibili farmaci contro il cancro. Ai topi con leucemia, un cancro delle cellule del sangue, vengono date diverse sostanze per vedere se c’è qualsiasi effetto sulle cellule cancerose. Se si trova qualcosa che è efficace, si passa alla sperimentazione umana. Ma questo sistema dà dei risultati molto scarsi, se non pessimi. I ricercatori dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (americano) (NCI) sospettano che la ragione del fallimento generale del sistema sia il fatto che i topi e gli esseri umani hanno tipi di cancro molto diversi e pure diversi modi di reagirvi fisiologicamente. Insomma pare che abbiano capito che i topi non sono uomini.
Un nuovo metodo utilizza culture di cellule umane cancerose. Queste cellule sono ottenute da biopsie o chirurgie. In un metodo automatizzato sviluppato da Robert Shoemaker e Michael Boyd del NCI, le cellule cancerose del colon, le cellule cancerose della mammella e molti altri tipi di cellule possono essere mantenute vive in provette per i test. Le sostanze vengono applicate a queste cellule, e i risultati sono registrati e immessi in un computer. Utilizzando questo metodo, decine di migliaia di potenziali farmaci anti-cancro possono essere sottoposti allo screening. Ironicamente, questo approccio high tech si basa su consultazioni con guaritori tribali dell’America Latina per identificare estratti di piante e altre medicine da sottoporre a test.
Oltre a questo, eliminare i prodotti animali dalla nostra dieta aiuta a prevenire il cancro. Il minor rischio di cancro riscontrato nei vegetariani è dovuto a questo. Dato che il menu vegetariano contiene meno grassi di una dieta di carne, il cancro del colon, della mammella e della prostata è meno probabile che venga riscontrato. Inoltre, poiché le fibre si trovano solo nei vegetali, è probabile che le diete vegetariane aiutino a ripulire il colon offrendo meno possibilità al cancro di attecchire. Infine, il beta carotene e altre vitamine hanno mostrato la loro efficacia nella prevenzione del cancro in dozzine degli studi. Il beta carotene lo si trova nei vegetali di colore giallo e verde scuro, come spinaci, broccoli e carote.
È essenziale che la “Guerra Contro il Cancro” si indirizzi verso la prevenzione e a nuovi metodi senza l’impiego di animali. I vecchi metodi semplicemente hanno fallito. Le morti per cancro non sono diminuite per niente. Anzi, sono in crescita.
Questo non vuole dire, tuttavia, che la battaglia per i diritti degli animali sia stata vinta. Siamo ancora molto lontani. Troppi ricercatori sono trincerati dietro ai vecchi modi di fare le cose. Deve essere fatta tanta pressione come non mai su di loro per iniziare una graduale eliminazione dei test su animali. E’ essenziale ricordare, e farlo sapere a organizzazioni e agenzie governative, che nuovi metodi possono snellire la ricerca sul cancro, mentre la dipendenza da metodi sorpassati nuoce sia alle persone che agli animali.
I test senza animali esistono, sono migliori e più affidabili, costano moltissimo meno, sono etici, risparmiano la vita a milioni di animali e non richiedono la forzata riproduzione di nuovi individui per poi sottoporli a torture legalizzate e ucciderli. Usiamoli!
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giovedì 26 luglio 2012
Spiagge: diritti e doveri dei bagnanti
Le spiagge sono beni demaniali, ossia di proprietà dello Stato. Parte di esse vengono date in concessione a soggetti privati (i cosiddetti lidi), che possono chiedere un biglietto di ingressoper consentire l’uso di alcuni servizi (docce, servizi igienici, spogliatoi, servizio di salvataggio e pulizia dell’arenile).
L’affitto di sdraio, ombrelloni e cabine, il cui prezzo a volte è già compreso nel biglietto di ingresso, non è obbligatorio, ma facoltativo. Il bagnante può quindi, in perfetta autonomia, decidere di non usufruirne dopo aver pagato il biglietto di entrata.
Non è consentito l’accesso e la sosta agli animali, salvo nei casi in cui sia espressamente previsto.
È vietato giocare a pallone, con le racchette o, comunque, praticare attività ludiche che possano arrecare disturbo ai bagnanti, a meno che non ci siano aree allestite a tale scopo.
Spesso le ordinanze comunali vietano di accendere falò sulle spiagge. Prima di organizzare quindi tali raduni è sempre meglio accertarsene allo sportello del Comune.
È vietato praticare il nudismo, salvo che nelle aree riservate [1].
Se il bagnante vuole semplicemente accedere al mare non è obbligato a pagare il biglietto di ingresso dello stabilimento balneare. Non è, invece, consentito sostare sulla spiaggia in concessione, né sulla corrispondente battigia [2]. Questi spazi non possono essere occupati da persone o cose, in particolare da attrezzature da spiaggia, come ombrelloni e sedie sdraio, se non per il tempo necessario al transito.
In sintesi: sono permessi l’accesso e il passaggio, ma non è ammessa la sosta [3]. L’arbitrario divieto d’accesso o la richiesta di somme di denaro rappresentano un abuso e, pertanto, vanno segnalati alle autorità competenti.
Gli stabilimenti balneari devono essere intervallati da spiagge libere, senza che queste ultime siano relegate nelle aree meno suggestive e periferiche del litorale. È inoltre necessario che via sia proporzione tra le spiagge in concessione e gli arenili direttamente fruibili [4].
La pulizia delle spiagge libere è di competenze comunale.
I prezzi praticati dagli stabilimenti balneari devono essere conformi alla qualità e quantità dei servizi messi a disposizione della clientela.
I bagnanti che ravvisino una violazione dei loro diritti possono rivolgersi alla polizia municipale, ai carabinieri, alla capitaneria di porto.
[1] Lo ha ribadito la Cassazione in una recentissima sentenza, con la quale ha confermato l’ammenda di 1.200 euro disposta dal Giudice di Pace di Taormina (ME) nei confronti di un uomo trovato senza costume su una spiaggia pubblica. Nonostante l’evolversi del comune sentimento – sostiene la Cassazione – il nudo integrale, esibito su una spiaggia pubblica non naturista, provoca turbamento nella comunità.
[2] Con battigia si intende il lembo di sabbia di cinque metri compreso tra il mare e il punto di massima estensione dell’onda sulla spiaggia.
[3] Legge Finanziaria 2007, art. 1, comma 251.
[4]Legge Finanziaria 2007, art. 1, comma 254.
fonte: laleggepertutti.it
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mercoledì 7 marzo 2012
Coca-Cola e Pepsi cancerogene, ma protette dal governo Usa?
Secondo quanto riporta Bloomberg Douglas Karas, portavoce dell'autorità ha infatti risposto a un'associazione dei consumatori che non esiste un rischio immediato ai consumatori, legato all'assunzione delle bevande. Karas ha precisato che una persona dovrebbe bere più di mille lattine ogni giorno per presentare il livello di quell'elemento chimico e cancerogeno rinvenuto nei roditori colpiti dai tumori a seguito dell'amministrazione della sostanza.
L'elemento incriminato è il 4-Methylimidazole, un colorante utilizzato nella produzione di Coca Cola, PepsiCo. La sostanza è presente dunque anche in bevande come Diet Coke, Diet Pepsi, Dr Pepper e Diet Dr Pepper. E' almeno dal febbraio del 2011 che l'organizzazione CSPI ha chiesto alla Fda di vietare l'utilizzo del "4-Mi" (questa la siglia dell'elemento che sarebbe cancerogeno per gli animali".
"Coca Cola e Pepsi, con il beneplacito del governo, stanno esponendo milioni di americani a un prodotto chimico che provoca il cancro - ha detto il direttore del CSPI Michael F. Jacobson".
http://www.wallstreetitalia.com/article/1336045/l-accusa/coca-cola-e-pepsi-cancerogene-ma-protette-dal-governo-usa.aspx
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