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martedì 19 febbraio 2013

COSÌ A VIALE MAZZINI Fermi tutti, torna "Carosello" Ritorno al futuro in Rai La televisione pubblica ripropone la striscia di spot e l'Intervallo. Ma si tratterà di un'altra cosa: in onda alle 21 con la solita sigla musicale


Fermi tutti, torna "Carosello"
Ritorno al futuro in Rai
Qual è il tuo stato d'animo?
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La trasmissione ufficialmente morì nel 1977. Ma rispetto a quell'epoca inizia una nuova era. Il ripescaggio della Rai infatti non ha uno scopo nostalgico. E nemmeno educativo...

di Giorgio Carbone
«E dopo Carosello tutti a nanna». Chi era bambino negli anni ’50 e ’60 non può non avere la frase tra i punti fermi dei propri personali amarcord. Alle 21.10 di quel ventennio i piccini sapevano che dovevano andare a letto. E ci andavano eccome. Non perché lo ordinavano papà e mamma (avrebbero avuto meno successo). Perché così stabiliva Topo Gigio (con la voce di Peppino Mazzullo). La Tv tanto spesso accusata di diseducare gli italiani, nel caso specifico interveniva in misura quotidiana e massiccia per educarli. Carosello (4 sketch pubblicitari di due minuti  l’uno) radunava le famiglie e nello stesso separava in maniera indolore il mondo adulto da quello piccino.
Carosello l’unica nicchia pubblicitaria quando la Tv di stato era completamente padrona del campo, morì  una quarantina d’anni or sono, quando con l’arrivo delle emittenti private, la nicchia diventò un sconfinata caverna. Ora Carosello ritorna. Lo hanno annunciato in pompa magna gli attuali dirigenti Rai. In conferenza  stampa e su diverse agenzie. Stessa ora (le 21 di sera circa) stessa (pare) sigla musicale. I cinquanta - sessantenni di oggi andranno in brodo di giuggiole, una full immersion nella nostalgia, un viaggio nel tempo, agli anni in cui avevano i calzoni corti.
Calma, il tempo perduto è per definizione perduto. Se oggi la Rai ripesca la sigla e la formuletta spettacolare non lo fa a scopo nostalgico e nemmeno con intenti educativi (come si fa a spedire a letto alle 21 un bimbetto di sette anni che in quell’ora naviga indefessamente in internet?). No, lo scopo è mandare (anzi ottenere) la pubblicità nel momento di maggiore ascolto televisivo Come dimostrano da vent’anni gli ascolti di Striscia la notizia e Affari tuoi (vuoi mettere la reclame che t’arriva infallibilmente alle 9 di sera con quella sparpagliata durante la giornata?). Quindi il nuovo Carosello è soprattutto calcolo commerciale (quanto azzeccato, lo vedremo). E fin qui è operazione  legittima. Meno legittima, anzi sgradevole, anzi bausciona la presentazione dello show redivivo,  che sarebbe solo composto di sketches di qualità, affidato a rinomati autori. Eh no mi spiace il vecchio show non era certo lo spettacolino da poverelli che magari qualcuno immagina  dato che partì ai primordi  della Tv nostrana. Non c’era soltanto Topo Gigio  a mandare i bambini a nanna. C’era Virna Lisi che con «quella bocca» grazie al Chlorodont «poteva dire tutto quello che voleva». Lo scopo di Vittorio Gassman  e delle sue poesie d’amore era quello di suggellare l’amore coi Baci Perugina). E poi Gino Cervi che dopo il brano di Shakespeare invitava a brindare con «Vecchia Romagna con etichetta nera». Nino Manfredi  sorseggiava il caffè («Se non è bbono che caffè è?») e il premio Nobel Dario Fo la bibita Recoaro. I divi portavano la loro notorietà alla reclame, ma se la vedevano restituita moltiplicata per dieci. Il pubblico andava a teatro a vedere Ernesto Calindri perché era quello che centellinava serafico il Cynar in mezzo al traffico di Piazza San Babila e fece una star di Maria Grazia Buccella perché faceva sporgere le tettone dal banco della gastronomia (lo spot dell’Invernizzina).
Mancavano gli autori? Ma non scherziamo. I maggiori registi del «rinascimento italiano» degli anni ’60 pasteggiarono a pane e Carosello: Gillo Pontecorvo potè fare solo sei film in sei lustri di carriera perché c’erano i filmetti pubblicitari a garantirgli una vita  agiata tra un’opera d’impegno e l’altra. E Pier Paolo Pasolini fu un carosellista  a full time (quando qualcuno glielo faceva rilevare, P.P.P. rispondeva: «Vivo in una società capitalistica e mi servo degli strumenti  che il capitalismo mi mette a disposizione»). Insomma erano delle grandi marchette d’autore. Dove l’autore ci impiegava tutto il suo impegno professionale. Ma si  guardava  bene dal metterci la firma. Perché  i cuori collocati a sinistra  non dovevano far sapere quello che avveniva nei portafogli situati sulle chiappe destre (cioè l’arrivo di un bel numero di milioni). Autori anche nei testi. Quegli slogan che poi diventavano proverbiali anche nei discorsi quotidiani non erano solo parto delle menti di qualche autore rivistaiolo, ma spesso di letterati illustri o destinati a diventare tali. In un passo della Vita agra Luciano Bianciardi lasciava  ad intendere che la fatidica frase «Il brandy che crea un’atmosfera» l’aveva inventata lui. Carosello ufficialmente morì nel 1977, e da allora  iniziava una nuova era. Quella degli autori che non si nascondevano più, ma anzi il mestiere lo imparavano sugli spot (il mitico Ridley Scott). Chi  spaccò le due ere fu ancora una volta il grande Fellini che con lo spot dei rigatoni stabilì che la pubblicità era attività nobile e bella che arricchiva anche le anime elette. Ma Fellini ciurlava  nel manico. Il vero arricchimento era avvenuto mezzo secolo prima, quando padri e figli, per 10 minuti, riuscivano veramente a stare insieme.

martedì 18 dicembre 2012

Spot Nutella diseducativo



Tata Lucia, la nota "esperta di educazione familiare", si è recemente prestata per pubblicizzare la Nutella. Divenuta un simbolo autorevole per genitori e bambini grazie alla trasmissione SOS Tata, in onda su La 7, si è esposta a una contaminazione commerciale che poco si addice al suo ruolo.

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Il personaggio è stato volutamente utilizzato nello spot per veicolare un concetto altamente ingannevole, ovvero che l’uso a colazione di un alimento come la Nutella, ricco di zuccheri e grassi, faccia bene alla salute di grandi e bambini, ufficializzando il ruolo ormai consolidato nell’immaginario collettivo e, in particolare, in quello dei bambini, notoriamente soggetti deboli, da Tata Lucia, con tanto di scritta posta in particolare evidenza all’inizio dello spot: “Tata Lucia, Esperta di Educazione familiare".
Abbiamo segnalato la cosa all'Istituto di autodisciplina pubblicitaria e in seguito al nostro intervento, lo spot della Nutella con Tata Lucia è stato rimosso dal canale YouTube. Quello in onda sulle reti televisive, invece, ha subìto alcune modifiche: la nuova versione non contiene più la contestata dicitura "Tata Lucia, esperta di educazione familiare" e propone l'invito, tra le regole della buona colazione, a variare la scelta degli alimenti ogni giorno e a consumare "per esempio" la Nutella.
Nonostante le rassicurazioni dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria, secondo cui gli aspetti non conducono a una scorretta decodifica del messaggio e che ha archiviato il caso, le modifiche non ci convincono. Lo spot, infatti, continua a far leva su una determinata fascia di pubblico utilizzando un testimonial che, nell'immaginario collettivo, è ritenuto affidabile. Le modifiche apportate, in definitiva, non sono a nostro parere sufficienti per ritenere la comunicazione non ingannevole.
http://www.altroconsumo.it/

mercoledì 31 ottobre 2012

SCUOLA, LO SPOT DEL MINISTERO GIRATO IN UN ISTITUTO PRIVATO - VIDEO Uno spot per la scuola pubblica viene girato in una privata. Una scelta quantomeno inopportuna

 

Uno spot ben fatto, con notevole trasporto emotivo, in cui per un intenso minuto la voce fuori campo di Roberto Vecchioni spiega il valore dell'istituzione della scuola pubblica. Peccato che il video, pubblicato l'11 ottobre sul portale web del ministero, sia stato girato alla Deutsche Schule Mailand, ovvero la scuola tedesca di Milano. Una scuola privata. E su YouTube si scatenano i commenti critici nei confronti di una scelta ritenuta "scandalosa". 

martedì 16 ottobre 2012

Uno spot per ridicolizzare gli italiani mammoni Uno spot per tracciare il profilo del perfetto maschio italiano: un mammone che vive ancora a casa


Altro che maschio latino.
Gli italiani all'estero non fanno proprio una bella figura, anzi. I norvegesi definiscono l'uomo nostrano un perfetto "bamboccione" che non ha alcuna intenzione di lasciare la casa della mamma perché ama farsi coccolare, rimboccare le coperte e farsi lavare e stirare i vestiti.
La Obos, una cooperativa edile che garantisce ai soci alcune facilitazioni sull'acquisto di una casa, ha messo in ridicolo i nostri poveri maschietti con uno spot. La pubblicità ha creato non poche polemiche, suscitando lo sdegno nazionale.

giovedì 23 agosto 2012

PUBBLICITÀ INGANNEVOLE "Belen aveva tatuata una farfallina?" Il quiz demenziale nasconde la fregatura In tv spot martellanti di un concorso a premi. E se si risponde, si finisce abbonati a un servizio che costa 24 euro al mese

"Belen aveva una farfallina?"
La fregatura del quiz demenziale
In palio solo un i-phone, un I-pad o 500 euro. Esposto del Codacons alla procura e all'antitrust

«Belen al Festival di San Remo aveva il tatuaggio di una farfallina o di una patatina? ». «Dai, completa il proverbio: ride bene chi ride...ultimo o primo?». Quiz da cerebrolesi. Che, però, nascondono un trucco (o una fregatura). Vanno in onda, da ormai diversi giorni, su diversi canali tv sotto forma di spot. Già, perchè rispondendo in modo esatto si può partecipare all'estrazione di alcuni premi. E infatti gli spot proseguono: «Rispondi via sms e puoi vincere un iPhone, un'i-Pad, uno schermo piatto o 500 euro di ricarica...».
Testimonial degli spot è il baffuto (e sempre piacente) Marco Predolin, noto presentatore televisivo negli anni ‘80. Ed ecco l'inghippo: chi risponde via sms per partecipare al concorso, viene abbonato a un servizio da 24,20 euro al mese (spesso dopo l'invio di un codice da inserire in un sito internet), che prosciuga le ricariche dei cellulari o viene addebitato in bolletta.
Il servizio e lo spot, scrive il quotidiano La Repubblica, sono di un'azienda torinese nota nel settore, David2 Spa (D2), e con quell'abbonamento manda all'utente un pacchetto di suonerie, loghi,giochi; ma sono molti i consumatori che vedono il concorso come uno specchietto per le allodole, per abbonarli a un servizio indesiderato, molto costoso. Il Codacons nei giorni scorsi ha fatto un esposto un esposto per pubblicità ingannevole alla Procura della Repubblica e all'Antitrust, che ora sta analizzando la faccenda. Già negli anni passati l'Antitrust aveva multato D2, svariate volte, per altre iniziative giudicate ingannevoli nei confronti del consumatore.
"Le reti Mediaset sono tempestate in questi giorni da questa pubblicità, quiz ridicoli con domande assurdamente facili", si legge in una nota del Codacons, secondo cui lo spot è ingannevole per molti motivi: appaiono solo in "caratteri minuscoli", sullo schermo televisivo, il costo del servizio e il fatto che il concorso ha un montepremi complessivo di appena 500 euro. Bisogna quindi pagare 24,20 euro al mese fino al 14 febbraio 2013, giorno dell'estrazione, per sperare di vincerne 500.

 http://www.liberoquotidiano.it

lunedì 6 agosto 2012

Spot 8 per mille Chiesa Cattolica ingannevoli? Denuncia all’Antitrust

di Alessandro Gallucci


 Gli spot dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica, che sono stati diffusi sui canali televisivi nei mesi scorsi e che ancora sono massicciamente presenti sul web, non la raccontano giusta. Nei messaggi pubblicitari si parla di aiuti ai più bisognosi, di denaro destinato a opere di beneficenza, insomma dell’utile e pia azione della Chiesa cattolica. Sembra che tutti i proventi dell'8 per mille siano destinati a scopi benefici. Non è così! E non lo diciamo noi ma lo ammette la Cei nella sua rendicontazione annuale relativa al così detto 8 per mille. Su circa un miliardo e mezzo di euro solamente il 22 % è destinato a “interventi caritativi”. Ed il resto? E’ usato per esigenze di culto, sostentamento del clero, Sacra rota, ecc. Tutto lecito, per carità. Ma uno spot realizzato per chiedere il sostegno delle persone non dovrebbe dire la verità? Oppure bisogna far credere che i soldi dei contribuenti vadano in beneficenza quando nemmeno un quarto delle devoluzioni prendono quella strada? Il cittadino non è tenuto a sapere a che cosa viene destinata la sua scelta? Le stesse domande le abbiamo rivolte all’Antitrust, con una denuncia per pubblicità ingannevole contro la Cei, affinché valuti la correttezza o meno degli spot sull’8 per mille.

Qui il testo della denuncia

Qui uno dei tanti spot