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mercoledì 13 giugno 2012

Vola l’Imu sulle case affittate 5 volte più della vecchia Ici


Allarme di Confedilizia sull’imposta sul mattone: rincari da record per l’acconto. E al saldo si rischia un salasso ancora più alto per i ritocchi previsti dai Comuni

Aumenti stellari per l’Imu sulle case affittate: rispetto all’Ici l’aggravio è mediamente fra il 300 e il 500%, ma si arriva fino al 2.330%, per un immobile affittato a canone concordato a Venezia.
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Un caso limite, certo: ma non dimentichiamo che il confronto, operato dall’ufficio studi di Confedilizia, riguarda solo l’acconto. È quindi evidente che gli aumenti saranno ancora più rilevanti al momento del saldo, quando quasi certamente le amministrazioni comunali stabiliranno - come peraltro alcune hanno già fatto - aliquote superiori a quella di base prevista dalla legge (7,6 per mille), arrivando magari alla massima misura consentita, il 10,6 per mille.
Una stangata, oltretutto, che non penalizza solo i proprietari di casa, ma avrà inevitabilmente effetti negativi anche sugli inquilini, su cui i proprietari cercheranno di «scaricare» il costo della nuova tassa, se addirittura non rinunceranno del tutto ad affittare, preferendo vendere l’immobile. Aumenterà quindi la tensione abitativa, soprattutto nelle grandi città dove sempre più famiglie sono costrette a ricorrere all’affitto perché non riescono ad accedere a un mutuo: tanto più che a essere particolarmente colpiti dall’Imu sono proprio i contratti dedicati alle categorie più deboli, a canone «concordato», cioè inferiore a quello di mercato. Che, in passato, erano favoriti con l’applicazione di aliquote fiscali agevolate o addirittura azzerate, mentre oggi sono inesorabilmente soggetti all’aliquota unica: risultato, un proprietario che oggi affitta l’immobile a costi ragionevoli con un canone concordato si trova a pagare un’Imu enormemente più alta, quindi si guarderà bene dal rinnovarlo alla scadenza.
«Anche solo il confronto tra acconti - dichiara il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani - indica che l’imposta va assolutamente ripensata, e al più presto. Il rimedio immediato è quello di abbandonare l’Imu sperimentale introdotta nello scorso dicembre e tornare all’Imu originaria, così salvando anche la locazione dalla fine alla quale viene condannata dall’aggravio di quest’anno, incompatibile con una minima redditività degli immobili locati».
Gli aumenti dell’Imu rispetto all’Ici infatti sono determinati da due fattori: l’aumento del 60% della base imponibile dell’imposta, dovuto alla variazione del moltiplicatore della rendita catastale, che ha riguardato la generalità degli immobili, e l’aumento dell’aliquota applicabile. Che, per gli immobili affittati, non era affatto previsto nella versione originale: anzi, il decreto legislativo relativo al federalismo fiscale municipale stabiliva che l’aliquota dell’Imu, prevista in via generale al 7,6 per mille, fosse ridotta alla metà (3,8 per mille) per gli immobili affittati.
Questo per introdurre un correttivo nei confronti dell’unica categoria di immobili per i quali il nuovo tributo si limitava a sostituire l’Ici ma non le imposte sul reddito. Viceversa, con l’Imu sperimentale varata dal governo Monti, la scelta se stabilire una aliquota differenziata per gli immobili affittati è stata demandata ai Comuni. Che ben difficilmente la faranno propria, a causa della norma che prevede l’attribuzione allo Stato, in ogni caso, della metà del gettito derivante dall’Imu. C’è da aspettarsi piuttosto una nuova stangata, peggiore di quella attuale.

sabato 21 aprile 2012

Imu raddoppia: sono due Una per i Comuni L'altra per lo Stato


Imu raddoppia: sono due Una per i Comuni
L'altra per lo Stato 
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Una nuova stangata in arrivo potrebbe arrivare a breve sulle tasche degli italiani. Si tratta dell'Imu bis e sarà destinata a finanziare le opere dei Comuni. I sindaci potranno così usare i soldi di questa imposta di scopo per la costruzione o manutenzione dei lavori pubblici nelle proprie città. La norma è inserita nel decreto fiscale da poco approvato in Parlamento. Quindi l'Imu si sdoppia: la prima tassa andrà interamente allo Stato, la nuova imposta finirà nelle casse dei Comuni.
Applicata a tutte le case - La norma, passata inosservata all'interno del decreto sulle semplificazioni fiscali, è stata svelata dal quotidiano La Repubblica. La nuova imposta di scopo si candida ad essere dunque la vera e propria Imu bis e servirà a finanziare scuole, parchi, biblioteche, musei, strade e parcheggi. Potrà essere applicata da tutti i Comuni a tutti gli immobili (comprese le prime case) con un semplice regolamento e avrà la stessa base imponibile dell'Imu: rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 con un'aliquota massima del 5 per mille.
La tassa inventata da Prodi - I tempi per l'entrata in vigore sono brevi: la tassa infatti potrebbe scattare dal momento della conversione in legge del decreto fiscale e durerà al massimo 10 anni, il doppio di quanto era previsto dalla vecchia imposta di scopo. Questa norma era già stata introdotta  nel 2007 dalla Finanziaria di Romano Prodi, ma si applicava alla base Ici e quindi non alle prime case. Inoltre, rispetto alle ultime modifiche, la vecchia tassa concorreva a finanziare solo il 30% delle opere dei Comuni che dovevano impegnarsi a trovare il resto in altro modo.
Primi cittadini dubbiosi - I sindaci sono molto perplessi. "Chi ha il coraggio di mettere ora un'altra tassa sulla casa?", si chiede Achille Variati, primo cittadino di Vicenza. Stessi dubbi per Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno: "Se il clima fosse più leggero la userei, ma ora è poco praticabile, visti i colpi durissimi inferti alle famiglie". Allarmata Confedilizia, secondo cui l'imposta graverà solo su una categoria di contribuenti: i proprietari di immobili.
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