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venerdì 20 luglio 2012
Ecco perché la Sicilia è finita nel mirino di Monti (cioè dei poteri forti) - Editoriale
Editoriale a cura dello Staff di nocensura.com
Che la Sicilia sia teatro di moltissimi sprechi di denaro pubblico, lo sappiamo bene. Anche noi dinocensura.com abbiamo parlato molteplici volte delle "genialate" degli amministratori dell'isola, la cui "casta regionale" è più spudorata della -spudoratissima - "casta nazionale" a cui, ricordiamolo, risponde.
Ma quanto viene sostenuto adesso da Mario Monti, che strumentalizzando ad arte la cattiva gestione dei politici siciliani parla addirittura di "bancarotta" è FALSO: l'obiettivo (non dichiarato ma palese) è quello di mettere mano allo "statuto speciale" dell'isola, che limita moltissimo l'influenza del governo centrale sulla Sicilia, demandando alla Regione moltissime competenze, TRA CUI LA POSSIBILITA' DI EMETTERE MONETA AUTONOMAMENTE, SENZA DEBITO, SENZA LO STROZZINAGGIO DELLE BANCHE CENTRALI, argomento affrontato anche recentemente dai "Forconi" e persino da Zamparini: per saperne di più in merito leggete "La proposta di Zamparini: "Ci vuole una moneta siciliana"" e "La Banca Centrale di Sicilia può emettere moneta Sovrana !". La creazione di una moneta complementare in Sicilia potrebbe rappresentare un PERICOLOSISSIMO precedente per gli eurocrati che stampano l'euro senza nessuna copertura aurea e ce lo prestano pretendendo lauti INTERESSI: una possibilità che fa paura, e che certamente vogliono eliminare.
Che in Sicilia siano sprecati milioni e milioni di denaro pubblico corrisponde a verità; come lo è il fatto che la Regione Sicilia vada avanti solo grazie al sostegno dei soldi provenienti dalle regioni più ricche del nord. L'assemblea regionale siciliana (il Consiglio Regionale) ha dispensato, negli anni, decine di migliaia di posti di lavoro inutili, creati ad hoc per offrire un posto di lavoro ai cittadini laddove posti di lavoro non ce ne sono, coltivando la propria rete clientelare, in modo da garantirsi consensi e quindi il potere; l'esempio più noto è quello dei forestali, ma ce ne sono molti altri. Non vogliamo fare i "difensori d'ufficio" di una regione dove la sanità costa il doppio che altrove e offre un servizio scandaloso ai propri cittadini. Ma che la Regione sia a rischio 'default' non è vero: e la dimostrazione la troviamo anche nei dati del Dipartimento del Tesoro. Di seguito la tabella divulgata dalla pagina Facebook "Le città del sud" elaborata con i dati del Ministero, che dimostra come la Sicilia, al cui debito viene dato ampio risalto, è molto meno indebitata di altre regioni italiane, ad iniziare dal Lazio, a cui spetta il record con quasi 21 miliardi di debito, e persino della Lombardia: che ha un debito di oltre 13 miliardi e mezzo!
I governi nazionali che si sono susseguiti negli anni hanno SEMPRE taciuto dinnanzi agli sprechi siciliani, COMPRESO IL GOVERNO MONTI, che non ha proferito la MINIMA PAROLA quando pochi mesi fa, ad Aprile, il governatore Lombardo ha assunto 22.000 persone in un carrozzone regionale, salvo oggi volere COMMISSARIARE la regione.
ESATTAMENTE come hanno fatto a livello nazionale, per mettere le mani sulla Regione, i poteri forti che filoguidano l'azione di Mario Monti utilizzano L'ARMA DELLA BANCAROTTA: prima paventata a livello nazionale, e ora a livello regionale. Per poter mettere le mani sulla Regione Sicilia, non hanno altre strade.
Curiosità: guarda caso, alcuni giornali già prima della lettera di Mario Monti che sancisce l'attacco all'autonomia della Regione Sicilia, hanno iniziato a parlare e dare grande risalto agli sprechi della regione Sicilia: Venerdì 13 Luglio "Libero" ha dato ampio spazio agli sprechi della Regione Sicilia, alla quale hanno dedicato il titolo a caratteri cubitali della prima pagina: "SICILIA, UNA REGIONE DA TAGLIARE"; all'interno del giornale gli articoli del Direttore Maurizio Belpietro, Andrea Scaglia e F.Man da cui abbiamo estratto i dati che abbiamo snocciolato nell'articolo Sicilia: in alcuni paesi 1 abitante su 5 (anziani e bambini compresi) è un "forestale". Mercoledì 18 Luglio, cinque giorni dopo, lo stesso giornale è tornata a parlare di Sicilia, alla quale hanno dedicato ancora il titolo di prima pagina: "LA SICILIA E' FALLITA", sostenendo che "dopo la denuncia di 'Libero' il premier si prepara a commissariare la Regione che a forza di sprechi è arrivata sull'orlo della bancarotta".
DAVVERO MONTI HA PRESO SPUNTO DA LIBERO?!? O più probabilmente, Libero ha iniziato a parlarne per sdoganare l'azione che avrebbe di li a poco intrapreso Mario Monti?!? Tra l'altro Libero è un giornale molto seguito dall'elettorato della Lega Nord, che vede sicuramente di buon occhio l'assunzione di interventi per limitare gli sprechi della Regione Sicilia...
Molto interessante ciò che si apprende dagli esperti che Libero ha interpellato sulla questione:
Il 13 Luglio Libero ha scomodato Antonio Saitta, ordinario di "Diritto Costituzionale" a Messina (Libero del 13 Luglio) che spiega che lo Statuto siciliano è reso intoccabile dalla Costituzione "Lo statuto della Regione Sicilia per come è formulato sembra una carta ottocentesca (...) cambiarlo è molto complicato". L'articolo spiega che "la blindatura del testo è praticamente assoluta" e che "conferma che la Sicilia è praticamente uno stato autonomo federato con l'Italia" sostenendo che questo fu il "prezzo da pagare" per evitare che la Sicilia facesse Stato a sè alla fine della guerra (la 2° guerra mondiale). L'articolo spiega a chiare lettere che "cambiare lo Statuto è quasi impossibile. Non basta la ferrigna procedura prevista dalla Costituzione con la doppia lettura in parlamento, SERVE IL VOTO DELL'ASSEMBLEA REGIONALE".
TUTTAVIA nell'Edizione del 18 Luglio Libero ha interpellato il costituzionalista Giuseppe Verde che spiega che "se vanno in bancarotta il Commissario può arrivare"...
E CON QUESTO IL "DISEGNO" RISULTA CHIARISSIMO: lo Statuto della Regione Sicilia può essere cambiato solo in presenza di gravi violazioni dello Statuto, e quindi anche a causa della bancarotta: che renderebbe possibile metterci le mani, e - ci potete scommettere -porre quelle limitazioni che POTREBBERO DARE FASTIDIO. Gli eurocrati stanno trasferendo sempre più poteri al Consiglio dell'Unione Europea, laddove i cittadini non possono arrivare; anche se le elezioni nazionali fossero vinte da qualcuno che intende fare veri cambiamentinon potranno farlo, grazie a Trattati come il Meccanismo Europeo di Stabilità
Staff nocensura.com
domenica 15 luglio 2012
SPRECONI PER STATUTO Trentino Alto Adige peggio della Sicilia: l'autonomia dorata gliela paghiamo noi Tasse basse e fondi da Roma: così foraggiamo masse di dipendenti pubblici
Follie d'Italia: il governatore bolzanino Durnwalder guadagna più di Obama...
Si sono arroccati sulle montagne, con il loro tesoro e non vogliono mollarlo. In Trentino Alto Adige-Südtirol, il 31,7% del bilancio dei Comuni è costituito da entrate extratributarie. Anche perché da quelle parti le tasse incidono in misura molto minore rispetto al resto del territorio italiano, secondo i dati Istat relativi al 2010. Così, se in una regione a statuto ordinario come la Liguria la media pro-capite è di 572 euro, in Trentino Alto Adige si scende drammaticamente a 211 euro per abitante. Il motivo è presto detto: arrivano barcate di soldi da Roma. Nella Provincia autonoma di Trento sono riusciti a chiudere il bilancio 2011 in pareggio con un “fatturato” di 4,6 miliardi, garantiti quasi interamente (3,9 miliardi) dallo Stato, che restituisce all’autonomia trentina e bolzanina i nove decimi del gettito fiscale incassato localmente.
Eredità separatista - In confronto a quanto ricevevano dopo la “Notte dei fuochi”, cioè la stagione degli attentati ai tralicci dell’alta tensione con cui nel 1961 i separatisti altoatesini chiedevano il ritorno dell’Alto Adige all’Austria, è poco. Ai tempi del patto fra la Democrazia Cristiana e la Südtiroler Volkspartei di Silvius Magnago, le cifre dei trasferimenti si aggiravano sui 10mila miliardi l’anno per 500mila abitanti. Ora il rapporto fra la popolazione e i soldi non è più lo stesso, nonostante l’alto numero di suicidi.
Eppure le competenze affidate alle istituzioni locali rimangono costanti: soltanto il 60% di quanto ricevono è giustificato dalla spesa pro capite di 406 euro per lo stipendio del personale amministrativo. E va aggiunto che se ne approfittano anche, se si considera che il numero di dipendenti pubblici è superiore alla media nazionale del 32% e si spendono tra i 7 e gli 8mila euro per i servizi generali della Pubblica amministrazione.
Ovvio che anche i parametri retributivi siano collocati a livelli stratosferici. Fanno eccezione i 70 consiglieri delle due Province autonome, che si sono autoridotti le indennità e ogni mese intascano 5.900 euro netti rispetto ai precedenti 9.100. Per gli ultimi eletti, è saltato anche il vitalizio. Dovranno consolarsi con i rimborsi per gli spostamenti pari a 0,33 euro al chilometro fino a ottomila chilometri l’anno. Quando gli stessi consiglieri siedono in Regione, invece, si vedono rimborsati appena seimila chilometri l’anno. Un capitolo a parte, invece, riguarda il presidente della Provincia di Bolzano, Luis Dürnwalder, che, tolte le tasse, guadagna più del presidente degli Stati Uniti: 12mila euro al mese. Il calcolo è presto fatto: al presidente va il 50% in più che a un consigliere, a un vicepresidente il 25% e un segretario questore il 12,5 per cento.
«Si potrebbe gestire meglio la spesa», spiega Rodolfo Borga, consigliere provinciale del Pdl a Trento. Sotto accusa sono «l’eccesso di dirigismo che, stante la capacità maggiore di incidere sul tessuto sociale ed economico, impone una presenza eccessiva del settore pubblico. Anche a causa della legge elettorale, che dà enormi poteri ai governatori, il centralismo ha depresso la capacità d’iniziativa delle aziende». Non ritiene necessaria quindi una cura dimagrante, perché «siamo a costo zero: non contribuiamo al bilancio dello Stato ma non pesiamo nemmeno», in quanto «la scuola, l’asilo, l’università, le strade ricadono direttamente sotto la competenza della Provincia, mentre allo Stato rimangono la giustizia, i tribunali e l’ordine pubblico».
Semmai, si poteva pensare a un risparmio in occasione del referendum, promosso dalla Lega Nord e svolto nell’aprile scorso per l’abrogazione delle Comunità di Valle, costituite nel 2006. L’opposizione le contestava come uno spreco di risorse pubbliche e un’invasione nella sfera di competenza dei Comuni. Peccato che non sia stato raggiunto il quorum. Per Borga, si tratta soltanto di «un ulteriore ente intermedio», che si traduce nell’ennesimo «strumento di controllo politico del territorio».
Sprechi di risorse - L’alternativa, le «unioni di comuni per la gestione di servizi in forma associata» potrebbe rappresentare un buon suggerimento per chi dovrà rassegnarsi a vedere calare la scure della spending review fissata dal governo. In conseguenza del decreto, i tagli per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome si dovrebbero attestare a 600 milioni nel 2012 e a 1,2 miliardi nel 2013, senza contare il miliardo e mezzo di riduzioni previste a partire dal 2014. I governatori li sommano agli effetti delle manovre precedenti, che per il Trentino-Alto Adige ammontavano a 902 euro in meno di spesa pro-capite, e lanciano l’allarme, in nome del feticcio dell’autonomia, antico privilegio che si conserva fin dai tempi in cui facevano parte dell’Impero austro-ungarico. Per ora, la battaglia è a colpi di carta bollata. Dopo l’accordo quadro di Milano del 2010, sottoscritto con il governo precedente dai ministri Roberto Calderoli e Giulio Tremonti, sembravano essere state sistemate tutte le partite arretrate che da anni erano rimaste bloccate, impedendo il trasferimento di fondi dalle casse dello Stato. In cambio, le Province autonome si erano rese disponibili a un contributo rilevante purché fossero fissati alcuni paletti a tutela della loro “specialità”. Ma ora, con l’esecutivo Monti, la musica è cambiata. Si presenteranno impugnative e ancora una volta si finirà in un estenuante contenzioso giuridico.
Nel frattempo si tenterà l’ultima carta, pretendendo altro denaro per il passaggio di funzioni dalle Province ai Comuni. Tanto perché non finisca troppo presto l’ultradecennale stagione della pacchia.
di Andrea Morigi
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