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venerdì 10 agosto 2012

Le lobby farmaceutiche investono più in marketing che in nuove terapie


farmaci soldi
di Roberta Ragni
Le aziende farmaceutiche mettono il loro profitto davanti a tutto, utilizzando i finanziamenti solo a favore del marketing e non della ricerca di nuove molecole o terapie. È così che hanno scoraggiato l'innovazione negli ultimi cinque decenni. A dirlo sono i dottori Donald Luce, dell'University of Medicine of New Jersey, e Joel Lexchin, della York University di Toronto, che hanno denunciato la situazione di stallo dell'innovazione farmaceutica direttamente dalle pagine del British Medical Journal.

Secondo i ricercatori, la maggior parte dei fondi di ricerca non viene indirizzata verso la ricerca di farmaci innovativi, ma nella pesante e costante promozione dei farmaci già esistenti, fino ad arrivare a spendere ben l'80% della spesa farmaceutica di una nazione solo per questo. Luce e Lexchin spiegano: "lasituazione dello sviluppo di nuove molecole è rimasta ferma a 50 anni fa. Gli incentivi per lo sviluppo di farmaci sono sbagliati e hanno distorto i comportamenti all'interno del settore".

Le lobby faramaceutiche, infatti, spendono in marketing il 25% dei ricavi, rispetto all' 1,3% investito nella scoperta di nuove molecole. "Se i costi dello sviluppo hanno avuto un sostanziale aumento tra il 1995 e il 2010, pari a 34.2 bilioni di dollari, i ricavi per le società sono aumentati di 6 volte più velocemente. E le aziende evitano di menzionare questo straordinario ritorno economico", accusano i due esperti. Ecco perché la valutazione dei nuovi farmaci dovrebbe essere pubblica  e indipendente dalle stesse industrie farmaceutiche e dovrebbe premiare l'innovazione.
"Questo approccio permetterebbe di risparmiare miliardi di dollari in costi sanitari e  produrrebbe vantaggi reali per la salute delle persone", dicono i ricercatori, che chiedono alle autorità di controllo dei farmaci in tutto il mondo "di fermare l'approvazione di nuovi farmaci di scarso valore terapeutico", dando, invece, "premi in denaro in sostituzione della copertura brevettuale solo per molecole veramente nuove".
La vera crisi dell'innovazione, insomma, consiste nel fatto che la ricerca e lo sviluppo dei farmaci si sono ridotti ad essere, in realtà, solo piccole variazioni dei prodotti già esistenti, che non sono nememno superiori ai vecchi. "E io pago".
Speriamo che in Italia qualcosa cambi dopo l'introduzione in questi giorni dell'indicazione del principio attivo nelle ricette e non più del farmaco, inverta la tendenza.



fonte: greenme.it

giovedì 21 giugno 2012

SALASSO CONTINUO Bollette, in arrivo l'aumento di gas e luce Appena smaltita la prima rata dell'Imu, arriva l'ennesima mazzata: a luglio incremento del 2% per il metano e dell'1,5% per quella elettrica


Mentre avete appena finito di pagare l’Imu e vi accingete a completare il pagamento dell’Irpef, preparatevi ad aprire ancora il portafoglio. Da luglio, infatti, arrivano nuovi rincari in bolletta. Ad anticiparli, in attesa delle decisioni ufficiali sulle tariffe dell’Autorità, è il consueto rapporto del centro studi di Nomisma. «Prevediamo per il gas un incremento del 2%, mentre per la bolletta dell’elettricità la nostra previsione è di un aumento dell’1-1,5%», spiega il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli. A spingere il caro-tariffe sarà principalmente l’effetto dei prezzi delle materie prime registrati nei mesi passati. 
Nuovi aumenti L’aumento di luglio si andrà ad aggiungere ai rincari già effettuati nei mesi scorsi. Il calcolo complessivo della stangata aggiuntiva su luce e gas da gennaio alla fine dell’anno, secondo le stime di Federconsumatori, potrebbe aggirarsi sui 200 euro a famiglia. Già adesso con gli aumenti scattati finora e con le nuove stime di Nomisma il conto da gennaio è aumentato di circa 72 Euro per l’elettricità e 78 Euro per il gas. «Cifre elevatissime, che risultano particolarmente gravi ed insostenibili per le famiglie», commentano i consumatori che chiedono un «intervento con operazioni determinate» nel settore dell’energia, per ridurre i pesanti oneri di sistema e aumentare la ancora scarsa competitività di mercato. L’Italia d'altra parte detiene già il «triste primato» delle bollette più care d’Europa considerato che le famiglie francesi per 100 kWh di energia elettrica, incluse le tasse, pagano il 32% in meno rispetto all’Italia e i cittadini inglesi il 24% in meno. Uno scenario che si replica per il gas: in Francia si paga il 26% in meno rispetto all’Italia e in Inghilterra ben il 41% in meno. «Per far diminuire i costi dell’energia anche nel nostro Paese occorre effettuare una sana pulizia delle bollette, depurandole di tutti gli oneri, contributi e tasse che hanno un discutibile legame con i beni acquistati», chiedono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, per i quali è «indispensabile» ridurre almeno l’aliquota Iva al 10% per il metano ed al 5% per l’elettricità. 
L'allarme E a lanciare l’allarme sul caro-bollette è anche la Coldiretti, secondo cui per effetto degli aumenti in bolletta la spesa per energia elettrica, combustibili e trasporti delle famiglie italiane ha superato il 19% di quella totale, sorpassando addirittura nel 2012 quella per gli alimentari e le bevande. L’aumento della spesa energetica in un momento di crisi, secondo Coldiretti, «ha un doppio effetto negativo». Da una parte riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, dall’altra aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare durante l’estate. Il che significa che alla fine della fiera le famiglie oltre a sborsare più denaro per luce e gas si troveranno anche a dover fare i conti con l’aumento dei prezzi sui banchi di mercati e supermercati. 
di Sandro Iacometti
twitter@sandroiacometti