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sabato 14 settembre 2013

Se gli USA sono un "modello di democrazia"...

Editoriale 

Se fino ad oggi gli USA hanno desistito dall'attaccare la Siria, e se alla fine rinunceranno a farlo, lo dobbiamo alla fermezza del leader russo Putin, che ha persino rifiutato un contratto da 15 miliardi offerto dai sauditi, oltre alla garanzia della prosecuzione degli interessi russi in Siria.

La Russia sul piano internazionale si è dimostrata di gran lunga migliore degli USA, cercando sempre di frenare la vena guerrafondaia degli Stati Uniti, nel caso della Siria con una determinazione senza precedenti.
  
I rapporti tra Russia e USA negli ultimi mesi si sono deteriorati: nell'arco di un breve lasso di tempo, Putin ha rifiutato il programma di riduzione delle armi nucleari, proposto dagli USA, poiché non ripone fiducia nell'interlocutore; il caso-Snowden ha ulteriormente inasprito i rapporti, Obama non ha per niente gradito il fatto che la Russia abbia offerto asilo all'ex uomo della NSA, infine il caso-Siria, con il leader russo che si è spinto a dichiarare che in caso di aggressione militare, avrebbe offerto supporto al governo siriano.

In questi giorni, mi ha colpito una dichiarazione che Putin ha rivolto agli USA: "non siete più un modello di democrazia"... 

Mi scusi signor Putin... ma quando mai gli USA sarebbero stati un "modello di democrazia" ?!? 

Una nazione fondata sul sangue degli indiani: sterminati selvaggiamente.

Durante la seconda guerra mondiale hanno aspettato il momento propizio per scendere in campo, e hanno sganciato 2 bombe atomiche: era davvero così necessario? Eventualmente, una non sarebbe bastata? C'era bisogno di provocare quell'olocausto che nessuno sembra mai ricordare? Di questo nutriamo forti dubbi...

Se dovessi citare tutte le guerre, le operazioni, i golpe fatti e/o alimentati dagli USA, dovrei scrivere un libro. Citiamo la sanguinosa guerra del Vietnam, negli anni '60, dove decine di migliaia di persone sono finite bruciate dal nepalm, sganciato copiosamente nelle foreste, gli stupri e le esecuzioni sommarie nei villaggi di contadini vietnamiti, etc.

Negli anni 90', la prima guerra dell'Iraq ed il conseguente embargo che è costato la vita a centinaia di migliaia di persone, tra cui numerosissimi bambini, che a causa dell'embargo non avevano nemmeno accesso a medicinali di base.

Fino ai "giorni nostri", le guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, la "primavera araba", lo scandalosissimo pollaio di Guantanamo, dove da oltre 10 anni sono reclusi, senza processo, prigionieri di guerra molti dei quali completamente innocenti. 

No, caro Putin, non è che gli USA "non sono più un modello di democrazia", semplicemente non lo sono MAI STATI!

Alessandro Raffa 

martedì 16 aprile 2013

Boston, tre morti e oltre 140 feriti alla maratona


Nessuna pista è esclusa. Obama: "Troveremo i responsabili". Un rapporto della polizia del Massachusetts nel 2003 aveva indicato la maratona come un possibile bersaglio di terroristi

Gli Stati Uniti rimpiombano nel terrore. La storica maratona di Boston si è tinta di rosso. Rosso sangue. Tre vittime, tra cui un bambino di 8 anni, e oltre 140 feriti, di cui almeno 19 gravi.
Oltre dieci le amputazioni. Tra i feriti ci sono molti bambini. Un bilancio tragico. Sulle tv americane vengono trasmessi in maniera ossessiva i tanti video delle due esplosioni a 12 secondi di distanza. Lo scoppio, poi le urla della gente, il panico e il sangue sulla strada. 
La prima esplosione è avvenuta circa dieci minuti prima delle tre del pomeriggio (ora locale), quando il cronometro della maratona segnava poco più di quattro ore di corsa.
Poi l’inferno: i feriti sono trasportati negli ospedali vicini, la polizia si è lanciata in una caccia all’uomo. Un video sembrava mostrare un uomo che depositava degli zaini a ridosso dei palazzi vicini al traguardo della gara, subito dietro il pubblico, stipato sulle transenne.
La foto di un podista di 78 anni scaraventato a terra dallo spostamento d’area a pochi metri dallo scoppio è già diventata l’immagine simbolo di questa tragedia. C'è anche l’incubo di chi come Liz Norden, una madre di cinque figli, ha visto due dei suoi ragazzi coinvolti nell’attentato alla maratona. I due fratelli erano andati a vedere la corsa di un amico: sono stati investiti dall’esplosione ed entrambi, portati in due diversi ospedali della città, hanno subito qualcosa che cambierà il corso della loro vita: entrambi hanno subito l’amputazione di una gamba, dal ginocchio in giù.
Gli investigatori sono al lavoro. Nessuna pista è esclusa. Così come affermato il presidente degli Usa, Barack Obama, non si conosce ancora la matrice dell’attentato: se esterna, legata al fondamentalismo islamico, o interna, legata ad estremisti come quelli che il 19 aprile del 1995 fecero saltare in aria un edificio federale ad Oklahoma City, provocando 168 morti e 680 feriti.
L'Fbi sta passando al setaccio ogni fotogramma delle telecamere a circuito chiuso della zona. Si sta dando la caccia a un furgone preso a noleggio che è stato visto entrare nella strada della corsa appena prima dello scoppio, e poi scappare via. Pare che i due ordigni, artigianali, pieni di cuscinetti a sfera, siano stati posti dentro alcuni cestini della spazzatura lungo il marciapiede e siano stati fatti esplodere con un telecomando a distanza. "Non c’è alcun sospettato e nessuno è stato preso in custodia", ha tenuto a precisare l'Fbi, aggiungendo che sono state trovate solo due bombe ieri.
Intanto, un rapporto della polizia del Massachusetts nel 2003 aveva indicato la maratona come un possibile bersaglio di terroristi per l’importanza dell’evento e la coincidenza con alcune date chiave: la ricorrenza del Patriot’s Day, festa statale che celebra l’inizio della rivoluzione americana, e gli anniversari, a pochi giorni di distanza, delle stragi di Oklahoma City, il 19 aprile, e l’indomani di Columbine.
A scriverlo è il Boston Globesecondo cui i primi
indizi portano a puntare sul terrorismo interno.