mercoledì 5 febbraio 2014

articolo 53 della Costituzione Italiana

Articolo 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

martedì 4 febbraio 2014

Sochi: iniziato lo sterminio dei cani randagi

Nei giorni dei Giochi, Sochi dovrà essere priva dei cani randagi che la attraversano quotidianamente.
cani-randagi-83f2deb2-2af3-4fab-b3fe-c9be58634b40Nessuna adozione prevista, ma un vero e proprio sterminio di massa.
Le autorità locali hanno già incaricato una società che si occupa di uccidere gli animali di intensificare il suo lavoro a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi.

Il responsabile della stessa ha confermato di aver firmato un contratto speciale per l’occasione, rifiutandosi però di specificare il modo in cui saranno uccisi i cani e il numero di carcasse previste.
Le associazioni animaliste sono sul piede di guerra. 
fonte

lunedì 3 febbraio 2014

La giornata del ricordo Cristicchi contestato a teatro per negare l'orrore delle foibe

La giornata del ricordo

Cristicchi contestato a teatro per negare l'orrore delle foibe

Va in scena la violenza antifascista. I centri sociali processano «Magazzino 18» che ricorda a teatro la tragedia degli esuli istriani e giuliano-dalmati nel 1947

 
 
Cristicchi canta delle foibe e 
l'ultra-sinistra lo contesta a teatro
Riconciliazione e utopia percorrono strade diverse, anche a teatro. Così «Magazzino 18», pacifica ricostruzione per la scena del dramma degli esuli e della tragedia degli infoibati, torna a scatenare l’odio che il Giorno del Ricordo vorrebbe superare. I gruppi «Firenze antifascista» e «Noi saremo tutto» lanciano l’anatema a Scandicci, tentando di impedirne la rappresentazione al Teatro Aurora. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, non ha nemmeno accennato a una reazione, forse affaccendato in alchimie elettorali.
Ma l’autore e interprete dell’opera, Simone Cristicchi, non si arrende alla censura dei centri sociali e risponde, dal suo profilo Facebook: «Nessuno dei manifestanti ha ritenuto fosse importante assistere in prima persona a ciò che erano venuti a contestare per scoprire se stavano dicendo o no la verità». Eppure, «chi ha visto lo spettacolo sa che c’è un capitolo dove racconto anche dei crimini fascisti. Ma questo non giustifica le foibe, come dite voi. Sono punti di vista».
Jan Bernas, il giornalista che ha contribuito con Antonio Calenda a scrivere i testi insieme a Cristicchi, non è sorpreso perché «gli attacchi erano arrivati già quest’estate, quando ancora non avevamo finito di scrivere la sceneggiatura». C’è un po’ di delusione nelle sue parole, magari, perché il loro sforzo viene travisato sebbene gli autori siano stati «molto attenti a riportare gli eventi, a essere equilibrati. Ci sono stati crimini da una parte e anche dall’altra. I campi di concentramento di Arbe, ad esempio», ricorda a Libero. Massima prudenza, anche se «gli spettacoli in ambito storico spesso danno per scontati molti aspetti. Ma qui non potevamo. Così abbiamo scelto di far ricorso a un personaggio narratore, l’archivista romano, che guarda. E attraverso di lui, le cose abbandonate iniziano a parlare e a raccontare una storia. E la storia non è mai bianca o nera. Non appartiene a nessuno, ma la verità è di tutti».
Lui lo aveva già capito a scuola. «Chiesi alla mia professoressa perché tutte quelle persone scappavano dalla propria terra. Mi rispose che erano “tutti fascisti in fuga”. Da qui la mia curiosità, che mi ha portato in seguito agli incontri con le persone, sia con gli esuli sia con i connazionali rimasti a Istria e a Fiume». E poi alla pubblicazione presso Mursia di Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani. Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti, con una prefazione di Walter Veltroni. Un contributo importante per testimoniare che non tutti gli ex comunisti avevano voluto tacere, ma che «Veltroni e Luciano Violante, fra i primi, così come l’onorevole Walter Verini del Pd, hanno riconosciuto la tragedia e anche le responsabilità della sinistra che non era riuscita a fare i conti con la propria storia né a fare il mea culpa, per colpa di un’impostazione ideologica». Nel ricordo del sangue versato da entrambe le parti tuttavia, «bisogna dire che, d’altra parte, questa storia è stata strumentalizzata da destra e da sinistra. C’è chi ne ha fatto una bandiera, e chi non ne ha parlato neppure. E questo ha impedito che emergessero la desolazione e la tristezza patite da quelle popolazioni». Non rinuncia alla riconciliazione, tanto meno in nome della cancellazione del passato. Non è quella la strada da percorrere, secondo Bernas. Al contrario, «nel privato e nella società, l’unico modo è riconoscere le ragioni dell’altro e i torti subiti dall’altro. E ricordare. Il nostro voleva essere anche uno sforzo di educazione alla memoria. Ma se si continua a pensare che tutte le ragioni siano solo da una o dall’altra parte, non si arriva a nulla». 
Rimarrà chi accusa, in nome di un mito resistenziale a sua volta strumentalizzato per la costruzione di un’utopia rivoluzionaria. E in nome di quell’ideologia, «tutto quello che per loro intacca le loro verità dogmatiche, dove tutto è bianco o nero, finisce per essere trattato come un’opera revisionistica e degna del peggior trattamento. Il nostro spettacolo è considerato a questa stregua. Se ci accusano di essere revisionisti in questo senso, allora lo siamo».
Senza lasciarsi coinvolgere però, precisa Cristicchi, sommerso suo malgrado dalle polemiche sui social network: «Non ho nulla a che fare con gente che si professa di destra e i miei spettacoli precedenti ne sono la prova: da “Li romani in Russia” ai canti dei minatori dell’Amiata. Prendo quindi le distanze da entrambe le fazioni e vi chiedo gentilmente di andare a litigare da qualche altra parte, anche nel rispetto di chi frequenta questa pagina e non è accecato da  alcuna ideologia».
Gli rimane appena lo spazio per un appello: «Chiedo solo il rispetto doveroso nei confronti degli esuli, delle loro   famiglie e del dolore di una umanità trafitta dalla Storia».
di Andrea Morigi
fonte Libero

domenica 2 febbraio 2014

DEMOCRAZIA … SPICCIOLA

E’ ormai da troppo tempo che il nostro Paese, al di là della crisi da cui è soffocato, soffre di un male quasi incurabile: la sindrome del politicamente corretto …
Eh già, il nostro è un popolo di artisti, di naviganti, di poeti … di brave persone, insomma. Talmente brave che non sono capaci di dire no a niente e a nessuno. Così capita che, per dimostrare di non essere omofobi rinunciamo ai valori della famiglia tradizionale, consentendoci di essere definiti imparzialmente genitore uno o due, al posto di padre e madre, per non essere definiti razzisti accogliamo tutti quelli che arrivano, ma non solo quelli, anche le loro tradizioni, anche tribali, a volte, valorizzandoli a scapito delle nostre …
Abbiamo un ministro congolese, che si copre di una presunta italianità per distruggere la stessa in tutti noi. Ma non solo: abbiamo magistrati che stabiliscono che ogni città più o meno piccola debba avere la sua moschea, in quanto da noi c’è libertà di religione e soprattutto non ne esiste più una ufficiale …
Abbiamo leggi che consentono allo straniero di accoppare italiani, servendosi di picconi e poi di cavarsela con poco o niente … Evidentemente le stesse leggi consentono agli stessi di essere favoriti su noi nativi su ogni cosa: prima vengono loro, per le case, per i sussidi, per i trattamenti di favore, e poco importa se poi, nella maggior parte dei casi lasciano immondizia e distruzione – tanto sono gli italiani che pagano -.

Certamente questi piccoli disagi vengono sopportati con “non chalance”, visto che abbiamo una democrazia invidiata dal resto del mondo … … … Lo so, non sono molto bravo a raccontare barzellette!!!
Vediamola un po’ la nostra democrazia: il 30% (tenendoci bassi) degli aventi diritto … non va a votare. Altro 6-7% vota scheda bianca e nulla. Per tutti questi si potrebbe sentenziare che, chi è causa del suo male, pianga se stesso, se a volte la voglia di non recarsi alle urne non fosse dettata dal disgusto dei partiti che presenziano, o dal fatto che i cittadini rappresentati siano ai più emeriti sconosciuti e con scarse attitudini …
Ma continuiamo … Grazie alle varie soglie di sbarramento chi vota le formazioni che non raggiungono il quorum è come se non avesse votato .. Dalla destra alla sinistra cinque partiti che rasentano (ma non raggiungono) il 4% cad. , se non sbaglio costituiscono quasi un altro bel 20% di voti buttati nella spazzatura.
Facciamo un po’ di conti? Più della metà degli aventi diritto, per un motivo o per l’altro non sono rappresentati in Parlamento. Chi rimane però rimette a nuovo la torta e si spartisce il potere: chi vince governa e chi perde controlla l’operato del governo. Sicuro che sia proprio così? Recentemente abbiamo verificato che perfino i regolamenti possono essere cambiati senza motivo e preavviso, così da imbavagliare l’opposizione … quella poca che rimane, visto che i maggiori contendenti che in campagna elettorale mostravano i denti ora convengono che è meglio mettersi d’accordo, onde evitare spiacevoli inconvenienti …
Ed una vocina mi sussurra che d’ora in poi sarà sempre così.

Coraggio: rimaniamo pur sempre un popolo di artisti, di poeti, di navigatori …

FINO A QUANDO??????



sabato 1 febbraio 2014

La Germania, ovvero i padroni d'Europa

A cura di Alessandro Raffa per nocensura.com 
La Germania predica austerity, propone alle altre nazioni prelievi forzosi dai conti correnti, nuove tasse, etc. ma intanto abbassa l'età pensionabile, questione di importanza CRUCIALE perché incide notevolmente sia sulla qualità della vita dei cittadini - sopratutto quelli che svolgono mansioni usuranti - sia perché facilita il "turn over", ovvero l'occupazione giovanile.
Alla banca centrale tedesca inoltre è consentito ciò che è proibitissimo agli altri: investire nei titoli di Stato tedeschi invenduti, abbassando di conseguenza il tasso di interessi corrisposto su di essi. I titoli tedeschi hanno un rendimento molto basso, poco superiore all'1% contro il 4% di quelli italiani (lo 'spread') soglia che per il nostro paese arrivò a quota 6% (spread a 500).
Se i titoli di Stato italiani rimanessero invenduti  (non succede, in quanto hanno un rendimento molto alto e rischi reali bassissimi: il governo italiano pur di pagare gli investitori sarebbe disposto a rendere obbligatorio un prelievo forzoso di sangue dei cittadini...) noi saremmo in grave difficoltà, perché la Banca d'Italia non può intervenire; invece quando i titoli di stato tedeschi non vengono collocati nel mercato (pagando un tasso di interesse basso per le banche è più conveniente investire nei titoli di altri paesi, tra cui quelli italiani) la banca centrale tedesca interviene, accollandosi i titoli invenduti. Senza l'intervento della banca centrale tedesca, i tedeschi dovrebbero aumentare il tasso di interessi corrisposto, con tutte le conseguenze del caso (aumento della spesa per gli interessi, e cioè del debito pubblico; aumento del costo del denaro per le aziende tedesche, etc.)

Nessuno si ribella a questo strapotere tedesco, che avviene in VIOLAZIONE dei trattati! Anziché "battere il pugno sul tavolo", i nostri governanti (come quelli delle altre nazioni europee) si genuflettono alla Germania: e anzi, FANNO I LORO INTERESSI !!! Come ha ammesso candidamente l'ex Ministro montiano Riccardi, che dichiarò che "Più Monti bastonava l'Italia, più la Merkel si compiaceva e lui era contento"... una dichiarazione SCANDALOSA che avrebbe dovuto essere approfondita nell'ambito di un PROCESSO per ALTO TRADIMENTO, e che invece, ahimè, è passata INOSSERVATA!!!
Italiani, svegliatevi, vi prego! E se invece avete compreso qual è la situazione, cercate di svegliare gli altri, che la situazione è gravissima!
Informatevi sui dati relativi alla produzione industriale e alla bilancia commerciale italiana e tedesca, prima e dopo l'entrate nell'euro; il nostro declino è stata la loro fortuna!
 


Alessandro Raffa per nocensura.com
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