Articolo 53
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Nei giorni dei Giochi, Sochi dovrà essere priva dei cani randagi che la attraversano quotidianamente.
Nessuna adozione prevista, ma un vero e proprio sterminio di massa.
Le autorità locali hanno già incaricato una società che si occupa di uccidere gli animali di intensificare il suo lavoro a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi.
Il responsabile della stessa ha confermato di aver firmato un contratto speciale per l’occasione, rifiutandosi però di specificare il modo in cui saranno uccisi i cani e il numero di carcasse previste.
Le associazioni animaliste sono sul piede di guerra.
fonte
La giornata del ricordo
Cristicchi contestato a teatro
per negare l'orrore delle foibe
Va in scena la violenza antifascista. I centri sociali processano «Magazzino 18»
che ricorda a teatro la tragedia degli esuli istriani e giuliano-dalmati nel 1947
Riconciliazione e utopia percorrono strade diverse, anche a
teatro. Così «Magazzino 18», pacifica ricostruzione per la scena del
dramma degli esuli e della tragedia degli infoibati, torna a scatenare
l’odio che il Giorno del Ricordo vorrebbe superare. I gruppi «Firenze
antifascista» e «Noi saremo tutto» lanciano l’anatema a Scandicci,
tentando di impedirne la rappresentazione al Teatro Aurora. Il sindaco
di Firenze, Matteo Renzi, non ha nemmeno accennato a una reazione, forse
affaccendato in alchimie elettorali.
Ma l’autore e interprete dell’opera, Simone Cristicchi, non si
arrende alla censura dei centri sociali e risponde, dal suo profilo
Facebook: «Nessuno dei manifestanti ha ritenuto fosse importante
assistere in prima persona a ciò che erano venuti a contestare per
scoprire se stavano dicendo o no la verità». Eppure, «chi ha visto lo
spettacolo sa che c’è un capitolo dove racconto anche dei crimini
fascisti. Ma questo non giustifica le foibe, come dite voi. Sono punti
di vista».
Jan Bernas, il giornalista che ha contribuito con Antonio Calenda a
scrivere i testi insieme a Cristicchi, non è sorpreso perché «gli
attacchi erano arrivati già quest’estate, quando ancora non avevamo
finito di scrivere la sceneggiatura». C’è un po’ di delusione nelle sue
parole, magari, perché il loro sforzo viene travisato sebbene gli autori
siano stati «molto attenti a riportare gli eventi, a essere
equilibrati. Ci sono stati crimini da una parte e anche dall’altra. I
campi di concentramento di Arbe, ad esempio», ricorda a Libero. Massima
prudenza, anche se «gli spettacoli in ambito storico spesso danno per
scontati molti aspetti. Ma qui non potevamo. Così abbiamo scelto di far
ricorso a un personaggio narratore, l’archivista romano, che guarda. E
attraverso di lui, le cose abbandonate iniziano a parlare e a raccontare
una storia. E la storia non è mai bianca o nera. Non appartiene a
nessuno, ma la verità è di tutti».
Lui lo aveva già capito a scuola. «Chiesi alla mia professoressa
perché tutte quelle persone scappavano dalla propria terra. Mi rispose
che erano “tutti fascisti in fuga”. Da qui la mia curiosità, che mi ha
portato in seguito agli incontri con le persone, sia con gli esuli sia
con i connazionali rimasti a Istria e a Fiume». E poi alla pubblicazione
presso Mursia di Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani. Istriani,
fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti, con una prefazione di
Walter Veltroni. Un contributo importante per testimoniare che non tutti
gli ex comunisti avevano voluto tacere, ma che «Veltroni e Luciano
Violante, fra i primi, così come l’onorevole Walter Verini del Pd, hanno
riconosciuto la tragedia e anche le responsabilità della sinistra che
non era riuscita a fare i conti con la propria storia né a fare il mea
culpa, per colpa di un’impostazione ideologica». Nel ricordo del sangue
versato da entrambe le parti tuttavia, «bisogna dire che, d’altra parte,
questa storia è stata strumentalizzata da destra e da sinistra. C’è chi
ne ha fatto una bandiera, e chi non ne ha parlato neppure. E questo ha
impedito che emergessero la desolazione e la tristezza patite da quelle
popolazioni». Non rinuncia alla riconciliazione, tanto meno in nome
della cancellazione del passato. Non è quella la strada da percorrere,
secondo Bernas. Al contrario, «nel privato e nella società, l’unico modo
è riconoscere le ragioni dell’altro e i torti subiti dall’altro. E
ricordare. Il nostro voleva essere anche uno sforzo di educazione alla
memoria. Ma se si continua a pensare che tutte le ragioni siano solo da
una o dall’altra parte, non si arriva a nulla».
Rimarrà chi accusa, in nome di un mito resistenziale a sua volta
strumentalizzato per la costruzione di un’utopia rivoluzionaria. E in
nome di quell’ideologia, «tutto quello che per loro intacca le loro
verità dogmatiche, dove tutto è bianco o nero, finisce per essere
trattato come un’opera revisionistica e degna del peggior trattamento.
Il nostro spettacolo è considerato a questa stregua. Se ci accusano di
essere revisionisti in questo senso, allora lo siamo».
Senza lasciarsi coinvolgere però, precisa Cristicchi, sommerso suo
malgrado dalle polemiche sui social network: «Non ho nulla a che fare
con gente che si professa di destra e i miei spettacoli precedenti ne
sono la prova: da “Li romani in Russia” ai canti dei minatori
dell’Amiata. Prendo quindi le distanze da entrambe le fazioni e vi
chiedo gentilmente di andare a litigare da qualche altra parte, anche
nel rispetto di chi frequenta questa pagina e non è accecato da alcuna
ideologia».
Gli rimane appena lo spazio per un appello: «Chiedo solo il rispetto
doveroso nei confronti degli esuli, delle loro famiglie e del dolore
di una umanità trafitta dalla Storia».
di Andrea Morigi
fonte Libero
E’ ormai da troppo tempo che il nostro Paese, al di là della crisi da cui è soffocato, soffre di un male quasi incurabile: la sindrome del politicamente corretto …
Eh già, il nostro è un popolo di artisti, di naviganti, di poeti … di brave persone, insomma. Talmente brave che non sono capaci di dire no a niente e a nessuno. Così capita che, per dimostrare di non essere omofobi rinunciamo ai valori della famiglia tradizionale, consentendoci di essere definiti imparzialmente genitore uno o due, al posto di padre e madre, per non essere definiti razzisti accogliamo tutti quelli che arrivano, ma non solo quelli, anche le loro tradizioni, anche tribali, a volte, valorizzandoli a scapito delle nostre …
Abbiamo un ministro congolese, che si copre di una presunta italianità per distruggere la stessa in tutti noi. Ma non solo: abbiamo magistrati che stabiliscono che ogni città più o meno piccola debba avere la sua moschea, in quanto da noi c’è libertà di religione e soprattutto non ne esiste più una ufficiale …
Abbiamo leggi che consentono allo straniero di accoppare italiani, servendosi di picconi e poi di cavarsela con poco o niente … Evidentemente le stesse leggi consentono agli stessi di essere favoriti su noi nativi su ogni cosa: prima vengono loro, per le case, per i sussidi, per i trattamenti di favore, e poco importa se poi, nella maggior parte dei casi lasciano immondizia e distruzione – tanto sono gli italiani che pagano -.
Certamente questi piccoli disagi vengono sopportati con “non chalance”, visto che abbiamo una democrazia invidiata dal resto del mondo … … … Lo so, non sono molto bravo a raccontare barzellette!!!
Vediamola un po’ la nostra democrazia: il 30% (tenendoci bassi) degli aventi diritto … non va a votare. Altro 6-7% vota scheda bianca e nulla. Per tutti questi si potrebbe sentenziare che, chi è causa del suo male, pianga se stesso, se a volte la voglia di non recarsi alle urne non fosse dettata dal disgusto dei partiti che presenziano, o dal fatto che i cittadini rappresentati siano ai più emeriti sconosciuti e con scarse attitudini …
Ma continuiamo … Grazie alle varie soglie di sbarramento chi vota le formazioni che non raggiungono il quorum è come se non avesse votato .. Dalla destra alla sinistra cinque partiti che rasentano (ma non raggiungono) il 4% cad. , se non sbaglio costituiscono quasi un altro bel 20% di voti buttati nella spazzatura.
Facciamo un po’ di conti? Più della metà degli aventi diritto, per un motivo o per l’altro non sono rappresentati in Parlamento. Chi rimane però rimette a nuovo la torta e si spartisce il potere: chi vince governa e chi perde controlla l’operato del governo. Sicuro che sia proprio così? Recentemente abbiamo verificato che perfino i regolamenti possono essere cambiati senza motivo e preavviso, così da imbavagliare l’opposizione … quella poca che rimane, visto che i maggiori contendenti che in campagna elettorale mostravano i denti ora convengono che è meglio mettersi d’accordo, onde evitare spiacevoli inconvenienti …
Ed una vocina mi sussurra che d’ora in poi sarà sempre così.
Coraggio: rimaniamo pur sempre un popolo di artisti, di poeti, di navigatori …
FINO A QUANDO??????
A cura di Alessandro Raffa per nocensura.com
La
Germania predica austerity, propone alle altre nazioni prelievi forzosi
dai conti correnti, nuove tasse, etc. ma intanto abbassa l'età
pensionabile, questione di importanza CRUCIALE perché incide
notevolmente sia sulla qualità della vita dei cittadini - sopratutto
quelli che svolgono mansioni usuranti - sia perché facilita il "turn
over", ovvero l'occupazione giovanile.
Alla
banca centrale tedesca inoltre è consentito ciò che è proibitissimo
agli altri: investire nei titoli di Stato tedeschi invenduti, abbassando
di conseguenza il tasso di interessi corrisposto su di essi. I titoli
tedeschi hanno un rendimento molto basso, poco superiore all'1% contro
il 4% di quelli italiani (lo 'spread') soglia che per il nostro paese
arrivò a quota 6% (spread a 500).
Se i titoli di Stato italiani rimanessero invenduti (non succede, in quanto hanno un
rendimento molto alto e rischi reali bassissimi: il governo italiano pur
di pagare gli investitori sarebbe disposto a rendere obbligatorio un
prelievo forzoso di sangue dei cittadini...) noi saremmo in grave difficoltà, perché
la Banca d'Italia non può intervenire; invece quando i titoli di stato
tedeschi non vengono collocati nel mercato (pagando un tasso di
interesse basso per le banche è più conveniente investire nei titoli di
altri paesi, tra cui quelli italiani) la banca centrale tedesca
interviene, accollandosi i titoli invenduti. Senza l'intervento della
banca centrale tedesca, i tedeschi dovrebbero aumentare il tasso di
interessi corrisposto, con tutte le conseguenze del caso (aumento della
spesa per gli interessi, e cioè del debito pubblico; aumento del costo
del denaro per le aziende tedesche, etc.)
Nessuno si ribella a questo strapotere tedesco, che avviene in VIOLAZIONE dei trattati! Anziché "battere il
pugno sul tavolo", i nostri governanti (come quelli delle altre nazioni
europee) si genuflettono alla Germania: e anzi, FANNO I LORO INTERESSI
!!! Come ha ammesso candidamente l'ex Ministro montiano Riccardi, che
dichiarò che "Più Monti bastonava l'Italia, più la Merkel si compiaceva e lui era contento"... una
dichiarazione SCANDALOSA che avrebbe dovuto essere approfondita
nell'ambito di un PROCESSO per ALTO TRADIMENTO, e che invece, ahimè, è
passata INOSSERVATA!!!
Italiani,
svegliatevi, vi prego! E se invece avete compreso qual è la situazione,
cercate di svegliare gli altri, che la situazione è gravissima!
Informatevi
sui dati relativi alla produzione industriale e alla bilancia
commerciale italiana e tedesca, prima e dopo l'entrate nell'euro; il
nostro declino è stata la loro fortuna!
Alessandro Raffa per nocensura.com
-