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mercoledì 24 ottobre 2012

Quei figli dei ministri «poco schizzinosi» Il ministro Fornero ha definito i giovani "choosy". E i loro pupilli? Ricoprono tutti incarichi di rilievo

Paolo Bracalini

In un paese dove il 78% dei lavori si trova per «segnalazione» (dato Eurostat), i figli di banchieri, professori universitari, rettori, presidenti di Cda, prefetti, manager pubblici, tutti futuri (attuali) ministri, non hanno tempo per essere choosy, «schizzinosi»: il lavoro arriva e coi fiocchi.
Al di là dei loro sicuri meriti, non deve aver fatto la schizzinosa Maria Maddalena Gnudi quando il padre, il ministro Gnudi (ex presidente Enel, quota Udc) le ha proposto di diventare socio del prestigioso Studio Gnudi (commercialisti in quel di Bologna), il suo. Approdo sicuro anche per Eleonora Di Benedetto, avvocato 35enne, assunta da uno dei più importanti studi legali di Roma, lo studio Severino, quello della madre Paola, ministro della Giustizia.
Ma non tutti i brillanti figli si impiegano indoor, altri lo fanno outdoor, sempre ad altissimi livelli. Come Costanza Profumo, brillante architetto laureata al Politecnico di Torino, figlia del rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo (ora ministro dell'Istruzione), ha lavorato nello studio newyorkese dell'archistar Daniel Libeskind, ora pare sia a Rio de Janeiro. Carlo Clini, figlio del ministro dell'Ambiente Corrado, è rimasto invece in Europa, a Bruxelles, dove coordina progetti per la Regione Veneto.
Ricordate Carlo Malinconico, il sottosegretario tecnico che si è dimesso per una vacanza pagata da altri? Suo figlio, Stefano, avvocato, ha fatto pratica nello studio Malinconico (del padre), poi ha trovato lavoro al ministero dell'Ambiente dov'era direttore generale Corrado Clini (ex collega di governo del padre), e quindi all'Antitrust, quando il presidente era il sottosegretario Catricalà, (ex) collega del padre nei governo Monti. A sua volta il segretario Catricalà, che ha gestito l'Antitrust per sei anni, ha una figlia che è in una società, Terna, partecipata dal ministero dell'Economia, dove da sempre siede Vittorio Grilli, ministro dell'Economia, che però ha figli ancora in età scolare.

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Brillante carriera per un altro rampollo, Luigi Passera, figlio del ministro Passera. Passera jr., dopo la laurea in Bocconi (come il padre) si è occupato di marketing per la Piaggio, società di Colaninno, partner dell'ex ad di Intesa nella cordata di salvataggio Alitalia. Ora Passera jr ha un impiego di tutto rispetto presso la multinazionale Procter & Gamble.
Di Monti jr, invece, si sono perse le tracce. Dopo aver lavorato a Londra per Citigroup e Morgan Stanley, il figlio del premier era stato chiamato alla Parmalat da Enrico Bondi (a sua volta poi chiamato da Monti padre come commissario straordinario per la spending review). Dopo le polemiche sul posto fisso (il premier disse che era «noioso») il curriculum del figlio, che nel frattempo ha lasciato Parmalat, è sparito dal web. Si sa però che la seconda figlia di Monti, Federica, ha lavorato nel prestigioso studio Ambrosetti, quelli del Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove si riunisce la crème dell'economia italiana. E che poi ha sposato Antonio Ambrosetti, unico figlio maschio degli Ambrosetti.
Benissimo è andata a Giorgio Peluso, 42 anni, figlio del ministro Cancellieri. Già assunto trentenne come direttore di Unicredit, poi direttore generale di Fondiaria Sai a 500mila euro l'anno, l'ha in questi giorni lasciata con una buonuscita di 3,6 milioni, scoperta dal Fatto. Ma non è rimasto a spasso: assunto da Telecom Italia come Chief Financial Officer.
Poi c'è la Fornero. La figlia Silvia ha una cattedra all'Università di Torino (dove madre e padre sono professori ordinari), e lavora in una fondazione finanziata da Intesa (dove la madre era nel consiglio di Sorveglianza). L'altro figlio, Andrea Deaglio, invece, è uno stimato regista e produttore di film socialmente impegnati (emarginazione, minoranze etniche). Chissà cosa pensa dei choosy.

giovedì 8 marzo 2012

Grecia: bufera su Goldman Sachs. Prestito-truffa alla Grecia nel 2001.

Grecia: bufera su Goldman Sachs. Prestito-truffa alla Grecia nel 2001.
Il prestito segreto alla Grecia da parte di Goldman Sachs Group Inc. (GS) è stato un costoso errore fin dall’inizio.
Il giorno in cui fu siglato l’accordo nel 2001, il governo ha dovuto alla banca circa 600 milioni di euro in più rispetto ai 2,8 miliardi di euro presi in prestito, ha dichiarato Spyros Papanicolaou, arrivato all’agenzia di management del debito nel 2005. Da allora, il prezzo della transazione, un derivato che mascherava il prestito e che Goldman Sachs ha convinto la Grecia a non testare con i concorrenti, era quasi raddoppiato a 5,1 miliardi di euro, ha dichiarato.
Alcuni dettagli rivelati da Papanicolaou e dal suo predecessore, Christoforos Sardelis, parlano per la prima volta di un contratto che ha aiutò la Grecia a mascherare il suo debito crescente al fine di soddisfare i requisiti richiesti dall’Unione Europea. Papanicolau ha dichiarato che il paese non capiva che cosa stesse comprando ed era mal equipaggiato per giudicare i rischi o i costi.
Un guadagno da 600 milioni di euro rappresenta circa il 12% dei 6,35 miliardi di dollari di fatturato che Goldman Sachs ha dichiarato per operazioni finanziarie e per i principali investimenti nel 2001, un segmento, che include il reddito fisso della banca e divisioni di valute e merci, che organizzò le transazioni e posizionò vendite record per quell’anno. L’unità, guidata allora da Lloyd C. Blankfein, oggi direttore della banca con sede a New York, ha inoltre registrato un fatturato trimestrale record per l’anno successivo.
L’operazione di Goldman Sachs ha scambiato titoli di debito emessi dalla Grecia in dollari e yen con euro a un tasso di cambio storico: si tratta di un meccanismo che implica una riduzione del debito, ha dichiarato Sardelis. Ha inoltre utilizzato un cambio di tasso d’interesse fuori mercato per rimborsare il prestito. Tali cambi consentono alle controparti di scambiare due forme di pagamento di interessi, ad esempio tasso fisso o variabile, riferito a un importo nozionale di debito.
I costi di negoziazione sullo swap sono saliti, perché l’affare aveva un valore nozionale di oltre 15 miliardi di euro, oltre all’importo del prestito stesso, secondo quanto ha dichiarato un ex funzionario greco che conosce la transazione e che ha chiesto rimanere nell’anonimato perché il prezzo era privato. La dimensione e la complessità dell’operazione ha fatto sì che Goldman Sachs pagasse commissioni di negoziazione proporzionalmente superiori rispetto a quelle per dimensioni e strutture più standard, ha aggiunto.
Goldman Sachs ha rifiutato di commentare. Fiona Laffan, portavoce a Londra dell’azienda, ha detto che gli accordi sono stati eseguiti in conformità alle linee guida fornite da Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione Europea. "La Grecia ha effettivamente eseguito operazioni di swap per ridurre il suo debito pubblico in relazione al PIL, perché tutti gli Stati membri erano tenuti, a causa dal Trattato di Maastricht, a dimostrare un miglioramento delle finanze pubbliche", ha dichiarato la Laffan in una e-mail. "Gli swap sono una delle numerose tecniche che molti governi europei hanno utilizzato per soddisfare i termini del trattato."
Per ora, Bloomberg News ha intentato una causa al Tribunale dell’Unione Europea al fine di ottenere l’accesso ai documenti della Banca Centrale Europea sull’uso dei derivati da parte ​​della Grecia per nascondere i prestiti. Il rilascio di tali informazioni potrebbe danneggiare gli interessi commerciali delle controparti della BCE, potrebbe colpire banche e mercati, e minare la politica economica della Grecia e dell’UE, secondo quanto ha dichirato la banca centrale lo scorso maggio in una risposta alla causa. Per adesso, il giudizio è in sospeso, ma non mancheranno altri colpi di scena nell’affare del debito europeo.
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