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giovedì 1 novembre 2012

Toh, la fondazione della Melandri è piena di montiani

Ancora polemica sul caso del Maxxi di Roma. "Uman", appena inaugurata, schiera Riccardi, Amato e Dassù
di Paolo Bracalini

«Primo requisito la competenza e passione nell'arte contemporanea, secondo la capacità manageriale, terzo i rapporti internazionali» dice il ministro Ornaghi consegnando la presidenza del Maxxi alla deputata Pd Giovanna Melandri, che non è né uno storico dell'arte, né un manager, né un'esperta di relazioni internazionali, ma si è insediata lo stesso.
La Melandri è espertissima invece di altre relazioni, non internazionali ma politiche (con risvolti parentali), che forse spiegano meglio dei tre presunti requisiti la sua nomina (contestatissima da critici d'arte e curatori di mostre).Basta scorrere i nomi dell'advisory board della sua Fondazione Uman, inaugurata con tutti gli onori il 9 ottobre, cioè pochi giorni prima della decisione di non ricandidarsi e della successiva proposta di guidare il Maxxi (sesto senso?), all'Auditorium Enel di Roma, con la presenza del prof. Mario Monti, capo del governo che l'ha nominata. Nei vertici della Uman troviamo Andrea Riccardi, ministro come Ornaghi, cattolico come il ministro dei Beni culturali. Poi c'è Giuliano Amato, chiamato da Monti come commissario straordinario dell'esecutivo. Poi c'è Marta Dassù, altro esponente del governo Monti in qualità di sottosegretario agli Esteri. La Dassù è anche direttore generale di Aspen Institute (carica lasciata al momento della nomina a sottosegretario) del cui comitato esecutivo fa parte lo stesso Mario Monti, ma anche Giuliano Amato. Un comitato montiano che deve aver facilitato la nomina della Melandri da parte del governo Monti.
Oltre a queste relazioni ci sono, secondo i maligni, anche quelle famigliari ad aver spinto la Melandri su quella poltrona. Il nodo centrale è Salvatore Nastasi, già capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali, direttore generale per lo Spettacolo dal vivo sempre al ministero, considerato il vero dominus dei Beni culturali. Nastasi ha sposato Giulia Minoli, la figlia del giornalista Rai Giovanni Minoli, che a sua volta è stato nominato presidente del Museo d'Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. Il legame con la Melandri? Semplice, Minoli è suo cugino (e caso vuole che la Melandri sia figlia di ex dirigente proprio della Rai).
Poi ci sono le sponsorizzazioni da parte di imprese, e qui troviamo, oltre a BancaMediolanum di Doris, anche Sorgenia, la società green di Carlo De Benedetti proprietario del gruppo Espresso. Finanziatori della Melandri sono anche Enel, Generali, Deutsche Bank, Prysmian (cavi trasporto energia e telecomunicazioni), KME (prodotti in rame). Anche queste aiutano.
Ma come mai quest'improvvisa infatuazione della Melandri per l'arte contemporanea, subito ricompensata con una maxxi poltrona dopo la rinuncia a ricandidarsi? Giovanna Boursier di Report ha provato a dare una risposta confrontando le legislature passate della Melandri con le regole che impongono un limite alla permanenza tra gli scranni del Parlamento. Lo statuto del Pd prevede che non ci si possa ricandidare oltre la terza legislatura, ovvero oltre i 15 anni di Parlamento, salvo deroghe che però sono limitate. «Essendo alla 5ª legislatura e in parlamento da 18 anni, è legittimo chiedersi se la nomina della Melandri non sia uno strapuntino d'emergenza sulla porta d'uscita del Parlamento per trovarle un nuovo incarico». La tempistica brevissima tra annuncio e nomina sembra suggerire una risposta positiva. Insieme ad una grande passione per l'arte contemporanea, capacità manageriali e relazioni internazionali.

mercoledì 24 ottobre 2012

Quei figli dei ministri «poco schizzinosi» Il ministro Fornero ha definito i giovani "choosy". E i loro pupilli? Ricoprono tutti incarichi di rilievo

Paolo Bracalini

In un paese dove il 78% dei lavori si trova per «segnalazione» (dato Eurostat), i figli di banchieri, professori universitari, rettori, presidenti di Cda, prefetti, manager pubblici, tutti futuri (attuali) ministri, non hanno tempo per essere choosy, «schizzinosi»: il lavoro arriva e coi fiocchi.
Al di là dei loro sicuri meriti, non deve aver fatto la schizzinosa Maria Maddalena Gnudi quando il padre, il ministro Gnudi (ex presidente Enel, quota Udc) le ha proposto di diventare socio del prestigioso Studio Gnudi (commercialisti in quel di Bologna), il suo. Approdo sicuro anche per Eleonora Di Benedetto, avvocato 35enne, assunta da uno dei più importanti studi legali di Roma, lo studio Severino, quello della madre Paola, ministro della Giustizia.
Ma non tutti i brillanti figli si impiegano indoor, altri lo fanno outdoor, sempre ad altissimi livelli. Come Costanza Profumo, brillante architetto laureata al Politecnico di Torino, figlia del rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo (ora ministro dell'Istruzione), ha lavorato nello studio newyorkese dell'archistar Daniel Libeskind, ora pare sia a Rio de Janeiro. Carlo Clini, figlio del ministro dell'Ambiente Corrado, è rimasto invece in Europa, a Bruxelles, dove coordina progetti per la Regione Veneto.
Ricordate Carlo Malinconico, il sottosegretario tecnico che si è dimesso per una vacanza pagata da altri? Suo figlio, Stefano, avvocato, ha fatto pratica nello studio Malinconico (del padre), poi ha trovato lavoro al ministero dell'Ambiente dov'era direttore generale Corrado Clini (ex collega di governo del padre), e quindi all'Antitrust, quando il presidente era il sottosegretario Catricalà, (ex) collega del padre nei governo Monti. A sua volta il segretario Catricalà, che ha gestito l'Antitrust per sei anni, ha una figlia che è in una società, Terna, partecipata dal ministero dell'Economia, dove da sempre siede Vittorio Grilli, ministro dell'Economia, che però ha figli ancora in età scolare.

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Brillante carriera per un altro rampollo, Luigi Passera, figlio del ministro Passera. Passera jr., dopo la laurea in Bocconi (come il padre) si è occupato di marketing per la Piaggio, società di Colaninno, partner dell'ex ad di Intesa nella cordata di salvataggio Alitalia. Ora Passera jr ha un impiego di tutto rispetto presso la multinazionale Procter & Gamble.
Di Monti jr, invece, si sono perse le tracce. Dopo aver lavorato a Londra per Citigroup e Morgan Stanley, il figlio del premier era stato chiamato alla Parmalat da Enrico Bondi (a sua volta poi chiamato da Monti padre come commissario straordinario per la spending review). Dopo le polemiche sul posto fisso (il premier disse che era «noioso») il curriculum del figlio, che nel frattempo ha lasciato Parmalat, è sparito dal web. Si sa però che la seconda figlia di Monti, Federica, ha lavorato nel prestigioso studio Ambrosetti, quelli del Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove si riunisce la crème dell'economia italiana. E che poi ha sposato Antonio Ambrosetti, unico figlio maschio degli Ambrosetti.
Benissimo è andata a Giorgio Peluso, 42 anni, figlio del ministro Cancellieri. Già assunto trentenne come direttore di Unicredit, poi direttore generale di Fondiaria Sai a 500mila euro l'anno, l'ha in questi giorni lasciata con una buonuscita di 3,6 milioni, scoperta dal Fatto. Ma non è rimasto a spasso: assunto da Telecom Italia come Chief Financial Officer.
Poi c'è la Fornero. La figlia Silvia ha una cattedra all'Università di Torino (dove madre e padre sono professori ordinari), e lavora in una fondazione finanziata da Intesa (dove la madre era nel consiglio di Sorveglianza). L'altro figlio, Andrea Deaglio, invece, è uno stimato regista e produttore di film socialmente impegnati (emarginazione, minoranze etniche). Chissà cosa pensa dei choosy.