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lunedì 23 giugno 2014

4.049 giovani negli ultimi 3 anni hanno perso la vita in incidenti stradali


Arriva l'agognata estate, e con essa aumentano gli incidenti stradali: che negli ultimi 3 anni sono costati la vita a più di 4.000 giovani: una cifra spaventosa, paragonabile agli abitanti di una città di modeste dimensioni. Vi proponiamo un video, caricato dalla pagina Facebook diInformatitalia, di una "pubblicità progresso" realizzata con una sceneggiatura breve, ma accattivante e giovanile, ideale per la condivisione sui social network, ideata per sensibilizzare in particolare i giovani automobilisti. Una produzione Lotus Production con il contributo del Dipartimento della gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, scritto e diretto da Gianluca Ansanelli, interpretato da Nicolas Vaporidis, Eros Galbiati, Antonio De Razza e altri.
  

 
Aggiungiamo una riflessione che lo spot non propone: troppo spesso le strade italiane sono insicure: buche, asfalto sdrucciolevole, condizioni di scarsa visibilità dovuta ad alberi fuori sagoma o erbacce alte ai margini della carreggiata, e altro. Anziché mettere in sicurezza le strade, troppo spesso i gestori intervengono imponendo limiti di velocità molto bassi, che spesso non vengono rispettati. Per non parlare degli autovelox, fissi e mobili, e dei dispositivi installati ai semafori, che sono impiegati per fare cassa, e non per fare "prevenzione", anzi in certi casi questi apparecchi costituiscono elemento di ulteriore pericolo, inducendo gli automobilisti a brusche frenate per evitare le multe... la Presidenza del Consiglio dovrebbe realizzare uno spot per "educare" gli amministratori locali e gli enti preposti allacorretta manutenzione delle strade...  

martedì 24 settembre 2013

Doni il sangue? Vai in pensione più tardi! Grazie alla Fornero


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SCANDALOSO: chi ha donato il sangue dovrà andare in pensione più tardi: grazie alla Fornero i giorni di permesso per il prelievo non saranno calcolati ai fini pensionistici! I donatori più generosi subiranno ritardi fino a 10 mesi!

Pensione ritardata ai donatori - I giorni di permesso per il prelievo non vengono calcolati, quindi c’è chi dovrà lavorare ancora per dieci mesi  

CREMONA - Dopo gli esodati, l'ex ministro Elsa Fornero ha un altro nemico: i donatori di sangue. I più anziani di loro stavano già pregustando la pensione, ma dovranno aspettare ancora perché costretti a recuperare i giorni in cui, con regolare permeEsplora il significato del termine: sso, sono rimasti a casa per il prelievo. Per alcuni si parla di dieci mesi in più. L’alternativa è smettere di lavorare alla data fissata, ma con un assegno diminuito di circa il 2%. L’allarme sugli effetti della riforma previdenziale era già stato lanciato, cadendo però nel vuoto.

Ora il caso è deflagrato a Cremona forse perché, in proporzione agli abitanti, è la città con più iscritti (6.000 che diventano 17.000 con la provincia) all’Avis. Il presidente comunale, Ferruccio Giovetti, 52 anni, medico, spiega com’è scoppiato il bubbone. «I nostri associati si sono recati ai patronati per i conteggi e hanno scoperto la sorpresa: i giorni utilizzati per dare il sangue non vengono calcolati ai fini pensionistici». È subito è partito il tam tam. «La nostra sede è presa d’assalto. Una persona in buona salute può fare sino a quattro donazioni all’anno per vari anni. Questo significa altri mesi di lavoro. Ci sono situazioni che stringono il cuore».

La battaglia per riscrivere la riforma è già scattata. I quaranta parlamentari «avisini» sono stati mobilitati, la deputata cremonese Cinzia Fontana (Pd) ha presentato un’interrogazione alla Camera. «Questo paradosso - dice - è forse il più clamoroso, ma la stessa cosa vale per le assenze per assistere un parente malato, la maternità facoltativa e, addirittura, lo sciopero». Anche l’Inps sta seguendo la vicenda. E mercoledì il presidente nazionale dell’Avis, Vincenzo Saturni, incontrerà il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin. «C’è il rischio - avverte Giovetti - che la gente smetta di donare sangue». Potenza della beffa a chi vorrebbe fare qualcosa per gli altri.sso, sono rimasti a casa per il prelievo. Per alcuni si parla di dieci mesi in più. L'alternativa è smettere di lavorare alla data fissata, ma con un assegno diminuito di circa il 2%. L'allarme sugli effetti della riforma previdenziale era già stato lanciato, cadendo però nel vuoto.

Ora il caso è deflagrato a Cremona forse perché, in proporzione agli abitanti, è la città con più iscritti (6.000 che diventano 17.000 con la provincia) all'Avis. Il presidente comunale, Ferruccio Giovetti, 52 anni, medico, spiega com'è scoppiato il bubbone. «I nostri associati si sono recati ai patronati per i conteggi e hanno scoperto la sorpresa: i giorni utilizzati per dare il sangue non vengono calcolati ai fini pensionistici». È subito è partito il tam tam. «La nostra sede è presa d'assalto. Una persona in buona salute può fare sino a quattro donazioni all'anno per vari anni. Questo significa altri mesi di lavoro. Ci sono situazioni che stringono il cuore».

La battaglia per riscrivere la riforma è già scattata. I quaranta parlamentari «avisini» sono stati mobilitati, la deputata cremonese Cinzia Fontana (Pd) ha presentato un'interrogazione alla Camera. «Questo paradosso - dice - è forse il più clamoroso, ma la stessa cosa vale per le assenze per assistere un parente malato, la maternità facoltativa e, addirittura, lo sciopero». Anche l'Inps sta seguendo la vicenda. E mercoledì il presidente nazionale dell'Avis, Vincenzo Saturni, incontrerà il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin. «C'è il rischio - avverte Giovetti - che la gente smetta di donare sangue». Potenza della beffa a chi vorrebbe fare qualcosa per gli altri.


Fonte: milano.corriere.it 

martedì 24 luglio 2012

Allarme per la sanità lombarda A rischio 4mila posti letto La salute in tempi di crisi potrebbero andarsene in 12mila fra medici e infermieri


Due infermiere portano un letto nella corsia di un ospedale (Newpress)
Due infermiere portano un letto nella corsia di un ospedale (Newpress)

Milano, 24 luglio 2012 -Quattromila posti letto a rischio (quelli garantiti in Lombardia sono 40mila)oltre a tagli «non ancora quantificati» con certezza (ma ipotizzabili) al personale che «già oggi con 105 mila impiegati nel pubblico e 35 mila nel privato non sono sufficienti». La Cgil Lombardia lancia la sua campagna d’autunno e prospetta alcune delle conseguenze dei tagli del governo alla sanità regionale, già nel mirino delle inchieste della magistratura. «Vogliamo lanciare un vero e proprio allarme - ha spiegato Giacinto Botti, segretario Cgil Lombardia durante il sit in sotto Palazzo Lombardia - una lotta agli sprechi è necessaria ma tagli di questo genere non sono sostenibili». Anche perchè, come spiega Florindo Oliverio, segretario generale funzione pubblica Cgil Lombardia, «le ricadute occupazionali rischiano di pesare non poco. Naturalmente sono ancora stime ma se dovessero essere confermati i tagli del 10% su personale infermieristico e 20% sui medici in Lombardia potremmo avere 12 mila persone in meno».


Da qui la necessità, auspica Oliverio, «di sedersi presto attorno ad un tavolo, con l’assessore regionale alla sanità, per discutere della riorganizzazione dei servizi ospedalieri». Nemmeno per il sindacato i «tagli sono un tabù», «a patto che si provi a tradurre i numeri in servizi partendo dal fabbisogno del territorio». Difficile? «Complicato, ci vuole una nuova politica sanitaria che punti più alla prevenzione che alla prestazione e quindi favorisca il pubblico e meno il privato.
Rivedendo quindi il sistema di accreditamento delle strutture private. E se il governatore, su pressione della Lega, sembra disponibile a discutere di posti letto e a «darci un taglio ai fondi per i privati», di fatto sinora nulla di concreto è stato fatto. Certo è che nei grandi ospedali pubblici gli organici sono già ridotti all’osso,con un blocco contrattuale che è già in atto dal 2009. «In questo momento di forte crisi - interviene Alberto Villa, segretario Funzione Pubblica Cgil - la Regione Lombardia dovrebbe mettere nero su bianco le risorse e spiegarci come intende spenderle».
di Stefania Consenti

martedì 19 giugno 2012

E meno male che sono quelli "evoluti"...



"Quando fa goal la nazionale di calcio urlano, se vince qualcosa scendono in strada... poi gli tolgono i diritti, li spremono come agrumi, cancellano il futuro ai loro figli e tutto tace...


Sprecano più soldi in tecnologie per uccidere i loro simili che per salvare le loro vite...


Si rovinano la salute per fare soldi, e poi spendono i soldi per recuperare la salute (cit. Dalai Lama)


Una parte di loro soffre di obesità, mentre l'altra parte di denutrizione...

E MENO MALE CHE SONO QUELLI ''EVOLUTI''..