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lunedì 5 novembre 2012
venerdì 6 luglio 2012
Governo, le pensioni d'oro? "non si può toccare diritti acquisiti". E gli esodati?
Il governo: “Un tetto per le pensioni d’oro? Non possiamo toccare i diritti acquisiti”. E quelli degli esodati? E dei poveri pensionati?

Camera dei deputati, mercoledì 4 luglio 2012. Sono in corso le interrogazioni al governo, una in particolare viene illustrata dal deputato leghista Fulvio Follegot. Chiede chiarimenti in merito “alla proposta di introdurre un tetto di 6000 euro netti al mese per le pensioni erogate in base al sistema retributivo”.
Si tratta delle “pensioni d’oro”. Si chiede al governo perché ha esercitato pressioni su un articolo aggiuntivo al disegno di legge della spending review che avrebbe imposto un tetto di 6mila euro al mese sulle pensioni d’oro. Secondo alcuni la norma non è passata perché molti membri del governo sarebbero stati colpiti proprio dal “taglio”.
E il Ministro per i rapporto con il Parlamento, Piero Giarda, ha risposto a nome del governo sul perché non è stato introdotto il tetto alle pensioni d’oro. Con questa motivazione:
…Per quanto concerne le pensioni liquidate con il sistema retributivo, non può non rilevarsi che l’ipotesi di riduzione delle prestazioni fino a un limite massimo, qualora fosse riferita alle pensioni attualmente in argomento, sembrerebbe non tenere conto dei diritti acquisiti in conseguenza del rapporto assicurativo obbligatorio che determina, nel corso della vita lavorativa, il versamento di contributi calcolati su una base imponibile non sottoposta ad alcun massimale, con conseguentipossibili profili di illegittimità costituzionale….
Capito? E’ clamoroso. Niente taglio perché toccherebbe i diritti “acquisiti”. E sarebbe addirittura incostituzionale.
E’ una risposta indecente, che grida vergogna. Perché i diritti acquisiti valgono solo per i pensionati d’oro? E per gli esodati? E perché quando è stato deciso di fare la riforma delle pensioni questa è stata fatta nel giro di una notte e senza pensare troppo ai diritti acquisiti? E poi si lamentano dell’antipolitica e delle polemiche sulla casta… che coraggio
fonte: daw-blog.com
martedì 1 maggio 2012
La triste festa del lavoro

di Emanuele Di Nicola
La festa dei lavoratori 2012 arriva nell’Italia senza lavoro. A quasi sei mesi dalla nomina del governo Monti (16 novembre 2011), dopo le varie manovre anticrisi, le nuove tasse, la riforma delle pensioni e con il ddl lavoro all’esame in Parlamento, il Primo Maggio si celebra in piena recessione: nel paese la disoccupazione è pari al 9,3%, tasso più alto
dal 2004, le persone senza lavoro sono 2,3 milioni. La disoccupazione giovanile fa record: non trova lavoro il 31,9% dei ragazzi tra 15 e 24 anni. Non va meglio per le donne, dato che in un mese sono spariti 44mila posti di lavoro femminili e metà delle donne al Sud (49,2%) è senza occupazione.
Questi i dati diffusi dall’Istat, in riferimento al mese di febbraio. Ma la situazione è ancora più grave: l’esecutivo ha appena comunicato - nel Def, documento di economia e finanza - che nel 2012 non ci sarà crescita, anzi il Pil scenderà dell’1,2% per riprendersi solo nel 2013 (+0,5%). I sindacati hanno già previsto che la disoccupazione a fine anno può arrivare al 10%.
Poi c’è il problema degli inattivi, le persone che non cercano un impiego ma si dichiarano disponibili a lavorare. Nel 2011 sono 2,9 milioni, in aumento del 4,8% rispetto all’anno precedente (sempre dati Istat). La metà di questi sono scoraggiati: 1,2 milioni di persone dichiara di essersi arreso perché reputa impossibile trovare lavoro. In tutto (disoccupati e inattivi), le persone fuori dal circuito produttivo sono 5 milioni.
Per i lavoratori c’è poco da festeggiare. Senza contare che, di fronte alle difficoltà crescenti, la tragedia è sempre dietro l’angolo: 362 disoccupati si sono tolti la vita nel 2011, con la media di un suicidio al giorno. L’Eures ha diffuso il rapporto intitolato “Il suicidio in Italia al tempo della crisi”: nel triennio precedente alla recessione (2006-2008) i casi erano stati circa 270 quindi, secondo la ricerca, è evidente la correlazione tra rischio e integrazione nel tessuto sociale. Al di là delle cifre, basta leggere i giornali per trovare casi drammatici: come l’imprenditore suicida a Roma per il fallimento della sua azienda di alluminio o l’anziana che si è uccisa a Gela dopo il taglio di 200 euro della pensione.
L’altro buco nero sono i giovani precari. Negli ultimi mesi le loro proteste hanno riguardato tutta Italia e ogni settore produttivo: dal blitz dei precari Istat durante la presentazione del censimento agli scioperi su base locale (ultimi a Roma, Genova, Benevento) che hanno coinvolto la penisola. Nella riforma del lavoro si calcola che il 90% dei precari sia senza indennità: Fornero ha istituito l’una tantum per i collaboratori che perdono l’impiego, ma i requisiti sono troppo stretti e coprono appena il 10% della platea.
Nonostante le richieste della Cgil, le 46 tipologie di contratti atipici sono rimaste intatte. Per i precari il sindacato ha proclamato una mobilitazione nazionale giovedì 10 maggio. Nella riforma del lavoro non c’è niente per loro, ha detto il segretario generale Susanna Camusso, per questo “bisogna sostenere una politica di contrasto alla precarietà e le richieste di modifica al provvedimento. Ai giovani di questo paese vanno date risposte effettive”.
Infine, impossibile dimenticare il nodo degli esodati: le persone che si trovano senza lavoro né pensione dopo la riforma. Per i sindacati sono oltre 300mila, che avevano concordato l’uscita per la crisi della loro azienda ma hanno visto cambiare le regole in corsa, con l’aumento dell’età pensionabile. Un vero e proprio “limbo dei senza reddito”, come abbiamo raccontato dalla manifestazione nazionale del 13 aprile a Roma. Il governo riconosce solo 65mila di loro e sostiene che non servono risorse aggiuntive. Il ministro Fornero ha convocato i sindacati il 9 maggio per cercare di trovare una soluzione. Ma le posizioni - come detto - sono molto distanti, situazione complessa: sarà una festa amara anche per loro.
domenica 15 aprile 2012
Il mistero degli esodati: chi ha sbagliato i conti si dimetta. Fornero o Mastrapasqua?

Tipico del nostro Paese. Anche sugli esodati nessuno è in grado di proporre conti più o meno simili: per il governo sono 65.000, per l’Inps 130.000 e per i sindacati addirittura 350.000; ma quale è il numero esatto? E come è possibile che ci siano tre valutazioni così diverse? Stima del sindacato a parte, stupisce che Governo e Inps non riescano a fornire la stessa cifra: anzi, una è il doppio dell’altra.
Ieri la Fornero ha annunciato di aver concluso i suoi conti:
“Il numero degli esodati è di circa 65mila e pertanto l’importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni, attuata col decreto Salva Italia, è adeguato a corrispondere a tutte le esigenze senza dover ricorrere a risorse aggiuntive”
Che sarebbe, questa, una bella notizia. Ma i conti non tornano. Durante l’audizione alla Camera il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, ha parlato di 130mila lavoratori: 45mila quelli in mobilità, altri 13-15mila inseriti nel fondo di solidarietà del credito e 70mila quelli usciti dal lavoro sulla base di accordi volontari.
Per i sindacati, che oggi scendono in piazza, gli esodati sarebbero 350.000; chiaramente c’è qualcosa che non va. Intanto, vale la pena ricordarlo, si tratta di persone, di uomini e donne, che si trovano in una situazione disperata. Invece sembra si tratti solo di numeri. Di calcoli. Di matematica.

Una cosa dovrebbe essere certa: chi ha sbagliato i conti deve vergognarsi e andare a casa. Se la Fornero ha sbagliato si dimetta immediatamente, perchè se gli esodati saranno molti di più bisognerà trovare ulteriori risorse, e l’errore enorme è della sua riforma (che a questo punto diventerebbe completamente inutile). Se ha sbagliato l’Inps, il suo direttore Mastrapasqua se ne vada immediatamente: tanto non dovrebbe avere problemi di tempo libero. Stesso discorso per i sindacati.
Oppure, caso ancora più grave: c’è chi gioca con i numeri. Se il governo, con un trucchetto contabile, abbassa il numero degli esodati allora la situazione è preoccupante e intollerabile.
Ma scommettiamo che non sapremo mai quanto sono realmente gli esodati? E’ l’Italia.
CHI SONO GLI ESODATI?
Gli esodati sono tutti quei lavoratori che dopo la Riforma della pensione rischiano di restare di fatto senza lavoro e senza stipendio. Come mai? Perché con l’innalzamento dei requisiti per accedere alla pensione si trovano in una terra di nessuno: capita magari a chi ha lasciato, con incentivi, il posto di lavoro in attesa della pensione, che sarebbe arrivata in poco tempo. Ora, con la riforma, quel “poco” tempo diventa drammaticamente un periodo molto lungo: si tratta di due, tre anni, o forse più.
AGGIORNAMENTO 14-4-2012
Il Ministro Fornero scrive al Sole24Ore e ammette che i 65.000 sono soltanto “i primi”. Per gli altri? Cercheranno una soluzione…
fonteCaro direttore,
una questione di metodo e una di merito. Con riferimento all’articolo di Salvatore Padula, pubblicato ieri sul Sole 24 Ore, mi preme fornire alcuni elementi di chiarimento a proposito della vicenda dei cosiddetti ‘salvaguardati’.Anzitutto, il «balletto delle cifre». Non ritengo che si possa accusare il ministro, né il ministero, della varietà di stime e quantificazioni di diversa provenienza che ha caratterizzato le ultime settimane alimentando, oltre all’ansia, la legittima preoccupazione delle persone.Nè sarebbe stato appropriato, in attesa della valutazione ufficiale, correggere le cifre di volta in volta apparse sui giornali.Né sarebbe stato appropriato, in attesa della valutazione ufficiale, correggere le cifre di volta in volta apparse sui giornali. Ricordo anche che nessuno sarà toccato dagli effetti della riforma previdenziale nel corso del 2012 e che il «salva Italia» ha fissato al 30 giugno il termine entro il quale emanare il decreto interministeriale per la precisa individuazione delle persone portatrici del diritto soggettivo al pensionamento, secondo la normativa in vigore prima della riforma.Di tale individuazione, non immediata per la varietà delle situazioni coperte, è stato incaricato un tavolo tecnico, istituito presso il ministero, di cui lo stesso Inps era parte. Il tavolo giovedì ha fornito la cifra, sia nel suo complesso sia nella sua articolazione per categorie di ‘salvaguardati’. La cifra complessiva, 65mila, è apparsa sia in contraddizione con quanto dichiarato il giorno precedente dal direttore dell’Inps in commissione Lavoro della Camera, sia assurdamente inferiore proprio alle stime precedentemente divulgate dalla stampa. Rispetto a queste ultime, non conoscendone l’origine, non intervengo. Rispetto a quelle fornite dall’Inps posso invece affermare che non vi è necessariamente contraddizione, essendo differenti l’oggetto e le finalità delle stime.A quanto mi risulta, la risposta del direttore generale dell’Inps riguardava una platea potenziale riferita anche ad accordi che esplicheranno i loro effetti, con l’uscita effettiva dei lavoratori dall’impresa, nell’arco dei prossimi quattro anni, mentre l’individuazione del tavolo tecnico ne delimitava il numero, nonché la ripartizione nelle diverse tipologie, in base a quanto indicato dal decreto «salva Italia» e dai successivi emendamenti parlamentari in sede di conversione in legge del decreto milleproroghe.
Sul piano del merito, proprio la consapevolezza di una platea non coperta da un’interpretazione stretta dei criteri individuati nella riforma delle pensioni, mi ha indotta ad assumere un impegno ulteriore circa l’adozione di provvedimenti normativi che possano ricomprendere situazioni analoghe scaturenti da accordi collettivi, stipulati in sede governativa, entro il 2011, ma non ancora perfezionati quanto a interruzione del rapporto di lavoro.Il numero di questi ulteriori lavoratori, peraltro, non è al momento stimabile in modo preciso giacché il perfezionamento dell’accordo richiede, in molti casi, che il lavoratore aderisca all’intesa.
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