Visualizzazione post con etichetta Draghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Draghi. Mostra tutti i post

mercoledì 3 ottobre 2012

BCE Da Nonciclopedia, l'enciclopedia liberatoria


Quote rosso1.png Stampa e presta! Quote rosso2.png
~ Il motto di Mario Draghi
Quote rosso1.png Ma se la BCE stampa i soldi e ce li presta, gli interessi da dove cazzo li prendiamo? Quote rosso2.png
~ un tizio che ha quasi capito l'inculata

La BCE, è un organizzazione massonica di bankster a scopo di lucro dedita a schiavizzare il pianeta attraverso lo strozzinaggio legalizzato.
L'attuale leader indiscusso è il nemico numero 1 del popolo dei complottisti del web, Mario Draghi aka il Sig. Aggio.

Si ma cosa fa []

Conosciuta anche come "La tipografia più cara delle 4 dimensioni", la BCE inizia a stampare carta igenica nel 1998. Sull'orlo del fallimento, decide di colorarla e disegnarci dei numeri sopra, in modo da farla sembrare bella e preziosa, fu così che nacque l'Euro.
il prima stampa
Nel 2002 é diventata la stampante indiscussa di soldi dell'Europa, per un totale di 17365028464329NR7248FHJ2FQùsimbolodibatman!"£$%&345678,99€, di Debito Pubblico .
Quale è il segreto del suo successo? E' molto semplice, non dipende da quanta carta usa, o da quanto inchiostro spreca, bensì da quello che c'è scritto sopra, più gli interessi. Volete 100milioni di Euro? loro li stampano e te li prestano, poi tra qualche anno, con molta calma ti vengono gentilmente a portare il conto.
Senza la BCE tutti gli stati fallirebbero in una frazione di nanosecondo con una reazione domino pari e contraria alla forza della spinta che riceve il basso quando l'alto piove sul quadrato dell'ipoteca costruita sul cubo di rubik. Per questo elementare motivo, i politici difendono la BCE. E poi, senza BCE, la BCE non ci sarebbe.

Conseguenze dell'attività tipografica[]

Bicicletta BCE
Leccata di stronzo sulla banconota BCE
  • Perdita della verginità monetaria per ogni paese-Membro che usa la sua carta.
  • Incazzatura di Alfonso Luigi Marra, (l'amico di quella che non sa fare i film porno).
  • Crisi economica
  • Crisi mondiale
  • Crisi interplanetaria
  • Crisi interstellare
  • Crisi intergalattica
  • Crisi interdisciplinare
  • Crisi dell'Inter
  • Crisi del Milan
  • Crisi esistenziale
  • Crisi di nervi
  • Crisi di quello che cazzo ti viene in mente, tipo il seme del mandarino.
  • Complottismo
  • Panico
  • Rivoluzione

Curiosità 

La BICI-€, la bicicletta progettata dalla BCE alla fine degli anni 90,(prestata con gli interessi) progettata senza sellino, per far contenti i popoli europei particolarmente vogliosi e sadici.
L'ex leader BCE, forse per stanchezza, forse per vergogna, forse per rimanere anonimo, o forse semplicemente per rantolite seborroica, invece di firmare le nuove banconote pare ci si sia furbamente pulito il culo, dando vita alla sgommata più famosa del mondo.

lunedì 7 maggio 2012

Appello per rompere l’euro


di Maurizio Blondet
Il divertente e tragico grafico qui sotto misura il tasso di «dispersione» dei Paesi che fanno parte di unioni monetarie: ossia di quanto siano divergenti l’uno dall’altro, il che fornisce il grado di assurdità di una forzata unione monetaria.

Vi sono elencate unioni monetarie esistite in passato(Unione scandinava, ad esempio) ed anche alcune totalmente arbitrarie: notare la penultima colonna, che fornisce il grado di dispersione di una fantomatica unione monetaria che unisse «tutti i 13 Paesi che cominciano con la M», dal Messico al Madagascar. Ebbene: anche questa risulterebbe composta di Paesi meno divergenti di quelli da cui è composta la zona Euro.

tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt

(CLICCARE PER INGRANDIRE)
La tabella è stata elaborata da Michael Cembalest, un analista di JP Morgan. Benchè umoristica nei risultati, la ricerca dà una seria indicazione ai «mercati» che speculano sulla possibilità che l’eurozona si spacchi. La possibilità è alta, abbastanza da continuare a puntare contro l’euro.

Per valutare la «dispersione» (o divergenza) dei Paesi dell’Euro, Cembalest ha valutato un centinaio di fattori tratti dal Global Competitiveness Index, del World Economic Forum: dal PIL pro-capite alla indipendenza della magistratura, fino ai chilometri-passeggero delle linee aeree. Le massime divergenze, in Europa, si notano nel rapporto fra salari e produttività, nella efficienza del sistema legale nelle cause d’affari, nella qualità della ricerca scientifica, nel livello di spreco e corruzione pubblica (indovinate quale nazione ha questi primati). «E i risultati sono simili anche se si esclude la Grecia; la divergenza tra i Paesi europei va oltre la Grecia», commenta l’analista.

Ecco perchè il mantenimento della moneta unica che continua a perseguire ostinatamente l’eurocrazia (di cui Mario Monti e Mario Draghi sono augusti esponenti) non è solo un bagno di sangue per i popoli, ma un tentativo condannato comunque: l’euro si spaccherà, lo si voglia o no. Inutili sofferenze di massa, solo perchè gli eurocrati non vogliono ammettere di aver avuto torto (e non perdere il posto e gli emolumenti). (Making eurozonians, or not)

Ciò dà un altro argomento al gruppo di economisti francesi e tedeschi – sì, anche tedeschi – che si sono riuniti a Dusseldorf il 27 aprile scorso per chiedere pubblicamente ai governi di procedere a uno smantellamento concordato dell’euro.

Tredici anni dopo, scrivono gli esperti, è evidente che l’euro non ha tenuto nessuna delle sue promesse:

- «Invece della prosperità, un rallentamento della crescita in tutti i Paesi dell’eurozona».

- «Invece del rigore pubblico, dieci anni di irresponsabili aumenti della spesa pubblica e dell’indebitamento».

- Anzichè una migliore integrazione economica, «squilibri tra i Paesi che si aggravano ogni giorno. I Paesi del Sud, anche la Francia, vedono la loro competitività degradarsicontinuamente da dieci anni».

- Al posto di un avvicinamento dei popoli, «un’animosità crescente fra creditori e debitori».

- Anzichè un progresso della democrazia, «decisioni imposte dall’alto a popoli che le rifiutano».

Dopo questa diagnosi, gli economisti continuano: i successivi piani per «salvare l’euro» si riducono, in fondo, ad imporre una sola cosiddetta soluzione: «La deflazione dei prezzi (e dei salari) nei Paesi deficitari. Una tale operazione non è riuscita mai nella storia. Non è riuscita nella Germania del 1930 (austerità del cancelliere Brunswik, ndr) nè in Francia nel 1934».

«A forza di perseguire un obbiettivo che non sarà comunque raggiunto, l’Europa è trascinata in una spirale recessiva che allarma il pianeta intero». A cui si aggiunge «il rischio d’inflazione, in quanto la Banca Centrale Europea, violando i suoi stessi statuti, per prolungare la vita dell’euro non vede altra soluzione che una massiccia creazione monetaria, a beneficio delle banche».

A quelli che dicono: la soluzione è in «più Europa», non meno, ossia a un’Europa federale come gli Stati Uniti, gli esperti rispondono: «È illusorio sperare in una Europa dei trasferimenti», dove cioè la Germania e i suoi satelliti dovrebbero trasferire durevolmente centinaia di miliardi di euro ai Paesi in difficoltà. Ciò «configurerebbe una collettivizzazione dei deficit pubblici: soluzione rigettata dai popoli che si vorrebbe obbligare a contribuire (i tedeschi, poco contenti di pagare i costi del Quirinale italiano, quattro volte superiori a quelli della monarchia britannica, ndr) e senza dare alcuna speranza di risanamento dei Paesi in cattive condizioni». E intanto «l’Unione Europea resta il fantoccio delle oligarchie finanziarie che mirano alla distruzione delle basi stesse della nostra esistenza»: è «vergognoso vedere tali oligarchie sottomettere il potere politico ai loro interessi».

Bisogna mettere fine a «questo accanimento terapeutico», altrimenti «l’esperienza della moneta unica finirà nel caos»... «esplosione della disoccupazione, disordini sociali, distruzione dello Stato di diritto, salita degli estremismi... i Paesi d’Europa diverranno ingovernabili».

I firmatari propongono dunque una gestione ordinata della rottura monetaria: molte ne sono già avvenute in passato, «dimostrando non solo che la rottura ordinata è possibile, ma che s’è rivelata benefica in pochi mesi».

Detto ciò, gli esperti precisano le fasi della «rottura ordinata» della moneta unica: in succo, consiste nel tornare alle monete nazionali unite da un sistema monetario europeo con una unità di conto europea, entro cui e monete possano fluttuare (ossia svalutarsi o rivalutarsi) entro un margine determinato. Abbiamo già avuto questo sistema, si chiamava SME, il «Serpente» Monetario Europeo.

I nomi dei firmatari dell’appello: Bruno Bandulet, Rolf Hasse, Wilhelm Nölling, Karl Albrecht Schachtschneider, Wolf Schäfer, Dieter Spethmann, Joachim Starbatty, Alain Cotta, Jean-Pierre Gérard, Roland Hureaux, Gérard Lafay, Philippe Murer, Michel Robatel, Jean-Jacques Rosa.

Ne ha dato notizia l’ Economist, ma naturalmente non il CorriereRepubblica,24 Ore, eccetera. (Currency disunion)

Ora si spera che Hollande abbia il coraggio di afferrare questa bandiera; sarebbe seguito dall’intero Club Med tranne, forse, l’Italia del governo Goldman Sachs Monti. Ma è autorizzata la speranza?

RPanicos Demetriades
  Panicos Demetriades
Vediamo: è stato messo a capo della Banca Centrale di Cipro (zona euro) un nuovo governatore, Panicos Demetriades, a cui vanno i nostri auguri sinceri: è stato uno dei pochi economisti ufficiali (è laureato a Cambridge) che mesi fa ebbe il coraggio di dire: dall’euro deve uscire la Germania, non la Grecia. Per avere la poltrona di governatore, Demetriadis ha dovuto abiurare questa verità evidente. Altrimenti i banchieri tedeschi (ma non solo loro) non l’avrebbero accettato nel loro consesso, dove si è cooptati per omogeneità ideologica. Comunque, un tipo simile con idee simili, in un posto simile, è uno spiraglio di luce. (Cyprus' Central Bank new governor appointed)

Buon Panicòs a tutti.

lunedì 16 aprile 2012

E' UFFICIALE: STANNO DEPREDANDO LA NOSTRA RISERVA AUREA

Ricordate il video "ALLUCINANTE: ORA LA GERMANIA VUOLE IL NOSTRO ORO!" (che vi proponiamo di seguito) che abbiamo pubblicato Su Facebook il 31 Gennaio, condividendolo anche di recente con l'invito a "fissarlo bene nella memoria, perché quanto illustrato è ciò che succederà nei prossimi mesi" ?

EBBENE, IL MOMENTO "ATTESO" SEMBRA PROPRIO ESSERE ARRIVATO! 

Lo aveva previsto anche Nigel Farage, nell'ambito dell'intervista che ci aveva rilasciato in eslusiva il 14 FebbraioRiportiamo le testuali parole: 

"l'Italia, nonostante le sue immense riserve auree, (o forse per preservare la riserva aurea) diventerà certamente l'obbiettivo di un "attacco" della Troika. Questo se non succederà "molto presto", succederà "abbastanza presto".[fonte]

Le riserve auree italiane sono diminuite (in valore) di 5,669 miliardi SENZA DIRE NIENTE AI CITTADINI! Tutto è andato secondo le (peggiori) previsioni. E' una cosa sconcertante, ma che ormai non ci stupisce. E ci conferma come il "disegno" dei banchieri e delle lobby dell'alta finanza, nonostante i loro giochetti mediatici, sia più prevedibile di quanto vorrebbero. A patto di analizzare le vicende con obiettività e lungimiranza, senza dare ascolto alle TV.

- - - - -
Di seguito l'articolo di "Rischio Calcolato- tratto da "frontediliberazionedaibanchieri"

L'ITALIA STA VENDENDO LE RISERVE D'ORO, SIAMO SEMPRE PIU' VICINI ALLA GRECIA !
download--14-.jpg

di Mauro Bottarelli

Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2? Una cosa è certa, l’operazione non nasce dall’emergenza. Lo scorso novembre, infatti, fecero scalpore per qualche ora le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare per l’Europa del Parlamento tedesco, Gunther Krichbaum, in un’intervista al quotidiano “Rheinischen Post”: per ridurre il debito pubblico, l’Italia deve mettere in vendita una parte delle riserve auree.

La singolare proposta giunse dopo il netto no della Germania alla richiesta di vari Stati europei di un utilizzare le riserve auree della Banca centrale tedesca a ulteriore garanzia del cosiddetto Fondo salva Stati (Efsf) nel caso in cui la situazione economico-finanziaria peggiorasse. Pochi giorni dopo, si unì a questo coro anche Michael Fuchs, vicecapogruppo della Cdu, il partito di Angela Merkel, che al Bundestag tuonò: «Gli italiani devono mettere a posto i conti, quindi o portano a termine le privatizzazioni oppure vendono le loro riserve di oro». Un’opinione sottoscritta anche da Frank Schaeffler, dell’Fdp, che considerava «necessario» che gli Stati indebitati «vendano parte del loro oro o lo depositino a garanzia presso la Banca centrale europea». E l’Italia può in effetti contare su quasi 2.500 tonnellate di oro, la quarta riserva al mondo dopo Usa, Germania e il Fondo monetario internazionale, per un valore stimato intorno ai 102 miliardi di euro. In questo senso, la vendita del 20% del totale detenuto coprirebbe l’esborso richiesto dagli accordi internazionali.

Peccato che questo sarebbe un segnale di decadenza che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia, sugli equilibri dei mercati e sulle valutazioni delle agenzie di rating: insomma, il governo dei tecnici bocconiani pare che abbia fatto come le famiglie indebite che portano catenine e fedi nuziali ai “Compro oro” per pagare le bollette scadute! E senza dire nulla a nessuno, ma soltanto seguendo pedissequamente le richieste tedesche. Il fatto è che quell’oro non è proprietà dello Stato italiano ma del popolo italiano, tanto che lo stesso Giulio Tremonti, quando nel 2009 voleva tassare le plusvalenze generate dalle riserve di Bankitalia, fu bloccato dal governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che disse in Parlamento «Siamo sicuri che l’oro sia della Banca d’Italia e non del popolo italiano?» e dallo stesso Mario Draghi, all’epoca a capo di Palazzo Koch, secondo cui «le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale».

E queste pratiche non sono una novità nel nostro Paese. Nella primavera del 1976 a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro e il Tesoro era nelle mani di Emilio Colombo. La crisi valutaria imperversava e fu inevitabile ricorrere all’aiuto del governo tedesco di Helmut Schmidt che concesse un prestito di due miliardi di dollari, chiedendo però in garanzia 540 tonnellate d’oro, che traslocarono contabilmente dai libri della Banca d’Italia di Paolo Baffi a quelli dell’Ufficio italiano cambi. Fino al 1997, quando il passaggio inverso determinò una gigantesca plusvalenza sulla quale Palazzo Koch pagò 3.400 miliardi di lire di imposte: una manna per il governo di Romano Prodi, impegnato nel tentativo di riportare il disavanzo pubblico sotto il 3% del Pil per poter agganciare l’ euro, visto che l’incasso imprevisto avrebbe contribuito ad abbattere di un altro 0,18% il rapporto fra deficit e Pil. Peccato che Bruxelles, dove già avevano detto no alla rivalutazione delle riserve auree tedesche e alla vendita dell’oro della Banca centrale del Belgio, non diede il proprio consenso. Come siamo entrati nell’euro, poi, è cosa nota a tutti.

Com’è, come non è, a febbraio di quest’anno il quotidiano britannico “The Independent” rilanciava la conferma di una forte pressione tedesca fin dall’inizio del 2012 affinché Roma mettesse mano alle sue riserve per incidere sullo stock di debito: insomma, dove non arrivò il governo Prodi – che propose inoltre la vendita di piccole quantità delle nostre riserve per incentivare lo sviluppo dell’economia nazionale – potrebbero essere arrivati i professori, i tecnici. Tanto che il 19 gennaio scorso i deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio presentarono un’interrogazione parlamentare (con richiesta di risposta scritta) indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze – leggi Mario Monti – per chiedere lumi al riguardo. A tutt’oggi, che io sappia, si attende risposta.

Signore e signori, questi si vendono l’oro (può essere un’alternativa, ma è sempre l’ultima e comunque andrebbe quantomeno annunciata e discussa in Parlamento) mentre le banche incassano e gioiscono (e non pagano nemmeno l’Imu per le sedi delle Fondazioni, il vero cancro politico-economico del sistema): attenzione, la strada che abbiamo intrapreso è decisamente greca. E con la Spagna destinata a ristrutturare in parte il debito entro l’autunno, rischiamo davvero grosso.