Matteo Renzi rottama tutto
tranne la pressione fiscale. Il premier ora mette nel mirino le seconde
case e si prepara a lanciare una maxi-tassa, la Tasi,
sugli immobili. A Milano su un’abitazione media di categoria catastale
A/2 l’aggravio di costo nel 2014 rispetto allo scorso anno potrebbe
essere di 200 euro, che scendono a 141 per un alloggio medio A/3. Le
cose non vanno meglio a Roma. Nella Capitale l'ncremento nelle due
categorie potrebbe essere rispettivamente di 157 e 119 euro. Ma la
stangata maggiore, almeno sulla carta, potrebbe arrivare in città medie:
A Pordenone nella categoria A/2 si potrebbero registrare aumenti fino a
518 euro e 440 a Bolzano; stessa graduatoria ma cifre più basse per la
categoria A/3, con il comune friulano che potrebbe applicare un aumento
fino a 358 euro, contro i 300 della città altoatesina. La stangata
arriverà grazie al decreto Salva Roma che ha cambiato le carte in tavola
dando l'opportunità ai Comuni la possibilità di alzare le aliquote
"complessivamente" dello 0,8 per mille al fine di finanziare le
detrazioni sull’abitazione principale. E così la mazzata sarà
inevitabile. Per comprendere quanto ci costerà l'aumento della Tasi
sulle seconde case basta qualche esempio.
I costi - A Milano nel 2011 l’immobile A/2 del nostro esempio pagava, tra Ici e Irpef, 1.611 euro,
nel 2014 rischia di pagarne 2.845 se è esente da Irpef, ma comunque con
un incremento del 76,5%; se invece deve pagare anche l’imposta sui
redditi il conto può salire nell’ipotesi qui considerata di un’aliquota
comprensiva di addizionali del 40% fino a 3,261 euro, con un aumento nel
triennio del 102,3%. Ma a pagare le conseguenze degli aumenti fiscali
saranno anche le attività commerciali. Se l’incremento dello 0,8 per
mille andrà tutto sugli immobili diversi dall’abitazione principale a
farne le spese saranno anche i proprietari di negozi, uffici, laboratori
e capannoni industriali, chi dà l’abitazione in affitto e in parte
anche gli inquilini: la Tasi infatti, a differenza dell’Imu, verrà
pagata, in misura variabile tra il 10 e il 30% a seconda della decisione
del Comune, anche da chi occupa l’alloggioA Milano nel 2011 l’immobile A/2 del nostro esempio pagava, tra Ici e
Irpef, 1.611 euro, nel 2014 rischia di pagarne 2.845 se è esente da
Irpef, ma comunque con un incremento del 76,5%; se invece deve pagare
anche l’imposta sui redditi il conto può salire nell’ipotesi qui
considerata di un’aliquota comprensiva di addizionali del 40% fino a
3,261 euro, con un aumento nel triennio del 102,3%.
fonte
Auguri,
auguri davvero. Già, tanti auguri. Che sia una straordinaria,
felicissima, festa della donna e delle donne. Ma, solo un favore, un
piccolo, innocente favore: signore e signorine liberateci dall'8 Marzo
delle Boldrini.
Non siate complici, nel giorno della vostra festa, di una serie di banalità.
Non
lanciate anche voi, sempre per favore, naturalmente, vetero inni al
vetero femminismo, non sparate anche voi, nel mucchio delle
conversazioni, luoghi comuni e incomprensibili arditezze lessicali come
quelle che ieri ci ha propinato, all'ora del cappuccino e brioche, dai
microfoni di Radio anch'io, la presidente della Camera.Otto-minuti-otto
da vera pasionaria delle libertà della donna.
Un intervento che ha raggiunto lo sconcertante apice quando Super
Laura ha parlato della, citiamo testualmente, «restituzione di genere».
Che cos'è? Lo sapete voi donne, in carriera o no, che oggi celebrate
giustamente, magari persino con compostezza, la vostra festa, che cos'è
la «restituzione di genere»? Se non lo sapete, se non sapete a quale
conquista sociale può realmente portare la «restituzione di genere» vi
forniamo, sempre testualmente, il pensiero della presidente della
Camera: «Il linguaggio è importante anche quando le donne sono al
vertice delle istituzioni o comunque hanno ruoli di primo piano e non
viene loro riconosciuto il genere femminile. Se una donna è in Polizia
ed è commissario allora è la commissaria di polizia e non il
commissario, perché altrimenti non le si concede neanche il genere. Così
come se è in Magistratura, è la giudice non è il giudice». Compreso? Ma
Laura Boldrini precisa ulteriormente: «Se io attribuissi ad un uomo una
connotazione femminile quell'uomo si ribellerebbe. Allora il rispetto
passa anche attraverso la restituzione del genere perché, visto che io
in aula non mi rivolgo ad un uomo chiamandolo signora deputato, mi
aspetterei che ci fosse lo stesso rispetto anche per me e che mi ci si
rivolgesse chiamandomi signora presidente o la presidente. Non è una
questione semantica è una questione di concetto forse perché le donne
sono delle meteore nei posti di vertice». Ci auguriamo che il concetto,
semantico o no, adesso sia più chiaro e passiamo al secondo punto
maggiormente evidenziato dalla presidente della Camera nella sua
conversazione radiofonica.
Nel mirino della Boldrini c'è ancora il linguaggio che, più volte
definisce sessista. Ascoltiamola: «Quando c'è un problema con una donna
non la si contrasta sui contenuti ma la si insulta con un linguaggio
sessista. Le responsabilità sono anche della stampa e dei mezzi di
informazione perché il linguaggio e la rappresentazione del femminile
che si dà anche a mezzo stampa condiziona moltissimo. Se una donna viene
rappresentata, specialmente nella pubblicità come un volano per vendere
qualsiasi cosa e il suo corpo viene esposto, la donna diventa come un
oggetto e allora uno di un oggetto fa ciò che vuole. Da qui alla
violenza il passo è breve».
Per completezza d'informazione va anche ricordato che, calata nel suo
ruolo istituzionale, la presidente della Camera ha voluto incontrare le
deputate più determinate a scardinare la legge elettorale per renderla
più «rosa» e più rispettosa del «genere». La presidente della Camera ha
voluto accoglierle così: «Sono qui per ascoltare le vostre precisazioni
ed eventualmente le vostre preoccupazioni, per capire in che direzione
stiamo andando. Io non sono direttamente coinvolta nelle votazioni, ma è
una questione che mi sta cuore». E a farle una sintesi del pensiero di
«genere» ha provveduto Titti Di Salvo, di Sinistra ecologia e libertà:
«L'attuale testo dell'Italicum, secondo le simulazioni, provocherebbe un
peggioramento della presenza delle donne in Parlamento».
ilgiornale.it
l calcolo l'ha fatto Pino Pisicchio, vecchio lupo di
mare delle aule parlamentari, ora vicepresidente del gruppo misto della
Camera dei deputati. La valanga di emendamenti inutili (perché tutti
sapevano sarebbero stati ritirati e molto asciugati) sulla legge
elettorale ha prodotto un fascicolo stampato di centinaia di pagine: "Ho
calcolato il costo dello stampato che ci hanno dato: 117 euro
e 40 centesimi". Prezzi della tipografia Carlo Colombo a cui la Camera
si rivolge per l'incombenza. Del fascicolone inutile sono state fatte 300 copie utili solo per 3 ore. Costo complessivo: 35.220 euro. Buttati via…
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