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lunedì 15 luglio 2013

Lealtà Azione Milano - COMUNICATO – Dalla strategia della tensione a quella della demonizzazione…

Questa notte la sede milanese dell’Associazione culturale Lealtà Azione è stata forzata e incendiata.
Non sappiamo i motivi che possono aver spinto dei giovani a compiere un gesto così assurdo e sconsiderato, ma temiamo abbia giocato un ruolo notevole il clima caldo. Non quello metereologico, però, bensì quello alimentato da certa stampa che ha sempre enfatizzato le dichiarazioni irresponsabili di alcuni esponenti politici, consiglieri di zona o comunali, persino assessori, che con le loro esternazioni sembrano sempre voler riportare Milano indietro nel tempo, agli anni ’70, alla “strategia della tensione”, all’antifascismo militante che tanti danni e vittime hanno generato. Anni in cui si gridava che le sedi degli avversari dovevano esser chiuse con il fuoco. Dopo più di quarant’anni, ancora oggi, i megafoni mediatici ripropongono lo stesso schema: quello della demonizzazione dell’avversario. Poco importa se oggi non è più un partito politico, ma una associazione impegnata nel sociale, nella lotta alla pedofilia, nella raccolta di aiuti per terremotati o per canili e gattili..
Quando entra in gioco la demonizzazione, il nemico viene dipinto come se fosse meno che umano, fuori dal consenso civile… brutto, cattivo e violento “a prescindere” da quello che fa.
E’ chiaro che, così facendo, si accende la miccia che poi qualche zelante interprete di questa folle strategia impugnare fisicamente, sentendosi legittimato a dar fuoco a un palazzo.
Sono quarant’anni che vediamo ripetersi questo schema: le grida del politico di turno, l’eco plaudente della stampa di sistema e l’azione violenta, l’aggressione, la devastazione da parte degli utili idioti di turno.
Cosa hanno colpito questi teppisti? Un covo di violenti? No, hanno distrutto “solo” giocattoli, vestiti, oggetti di quotidiana utilità, del valore di alcune migliaia di euro che erano stati raccolti per essere donati ai bambini, ancora in emergenza, delle zone terremotate lombarde ed emiliane. Davvero complimenti agli autori di questo gesto vile… e a chi li giustificherà.
L’associazione culturale Lealtà-Azione non può che appellarsi al senso di responsabilità dei cittadini onesti e delle autorità consapevoli auspicando un ritorno alle logiche del confronto e non dello scontro o della diffamazione che porta ad azioni di stampo terroristico.
Tuttavia, poiché non é nostro costume limitarci ad auspicare che le cose accadano “spontaneamente”, avanziamo delle proposte concrete:
1) chiediamo una immediata, netta e incondizionata condanna da parte del sindaco e della sua amministrazione e le immediate scuse da parte di quegli esponenti politici che, in passato, si sono resi responsabili di esternazioni demonizzanti nei nostri confronti.
2) chiediamo anche un immediato incontro con la Giunta comunale al fine d’instaurare un dialogo che permetta di evitare, in futuro, malintesi e conseguenti dichiarazioni che possano, anche solo lontanamente, avallare eventi deliquenziali come quello di questa notte;
3) cosa più importante, chiediamo un “intervento riparatore” da parte delle istituzioni milanesi e degli organi di stampa che consenta di reintegrare il materiale che era stato raccolto per i terremotati, dimostrando così che un gesto scellerato non può avere ripercussioni su di una causa giusta e importante portata avanti con fermezza da persone oneste e leali, come noi siamo.
Lealta’ Azione

mercoledì 4 luglio 2012

Terremoto: i fondi non arrivano... e i sindaci si rivolgono alle... BANCHE! Evviva...


I soldi dopo un mese e mezzo, non sono ancora arrivati (ma guarda i casi della vita...) e i sindaci sono costretti a rivolgersi alle banche per ottenere "anticipazioni di cassa" ovvero soldi sulla quale pagheranno, ovviamente, gli interessi... ecco che il terremoto diventa business per le banche. 
Banche che - in Emilia come in Abruzzo in precedenza - hanno bloccato le carte di credito ai terremotati perché a rischio insolvenza. Banche che hanno imboscato i soldi delle donazioni via sms utilizzandoli non per beneficenza, come era NATURALE trattandosi di OFFERTE dei cittadini... ma per PRESTITI: dopo aver decurtato direttamente il 10% della somma per le spese di gestione. I cittadini regalano i propri soldi via SMS, e loro li prestano ai terremotati: che li restituiscono alla banca pagando un tasso di interesse... roba da ITALIA.
staff nocensura.com
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di seguito l'articolo di Annalisa Dall’Oca e Giulia Zaccariello per "Il Fatto Quotidiano"
Fino a oggi, 44 giorni dopo la prima scossa, sono arrivate soltanto carte da firmare. "I lavoratori vanno pagati, le fatture anche e non ci resta che chiedere anticipazioni di cassa". Milioni di euro tra solidarietà e fondo della Protezione civile bloccati dalla burocrazia
Finora ci sono solo fatture su fatture da saldare. E richieste di prestiti con i relativi interessi. Di soldi liquidi, a 44 giorni dalla prima scossa, i sindaci dei tanti paesi emiliani messi in ginocchio dal terremoto ne hanno visti ben pochi. Per toccare con mano le donazioni private infatti bisognerà aspettare mesi. Almeno due solo per quanto riguarda gli oltre 15 milioni di euro raccolti attraverso i messaggi sms solidali. Così come sarà necessario attendere ancora delle settimane per poter attingere ai 50 milioni del Fondo nazionale della protezione civile. Intanto però i fornitori battono cassa e così come i dipendenti comunali, che da più di un mese lavorano senza sosta, sabato e domenica compresi. Così ai comuni non resta altra soluzione che rivolgersi alle banche.

“I lavoratori vanno pagati – mette in chiaro il sindaco di Novi di Modena, Luisa Turci -. E senza entrate sono obbligata a chiedere anticipazioni di cassa. Certo, non sono a costo zero. Ma è l’unico modo per ottenere liquidità immediata”. Per ora, infatti, i paesi colpiti dal sisma hanno potuto usufruire solo delle donazioni spontanee versate sui singoli conti correnti, aperti ad hoc dalle amministrazioni comunali all’indomani del terremoto del 20 maggio. Come spiega Rudi Accorsi, amministratore del piccolo comune modenese di San Possidonio: “Fino a oggi abbiamo ricevuto solo i 52 mila euro versati sul nostro conto. Ma ne servirebbero molti altri per rimettere in piedi la città”. Per riavviare l’economia, ripristinare il tessuto abitativo e recuperare il patrimonio artistico “non bastano i 140 mila euro donati alla nostra città – aggiunge il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri – servono risposte dal governo. Le spese sono enormi, ci sono tutti gli interventi di messa in sicurezza, di puntellatura, di sgombero macerie. La lista è infinita”. Insomma, ritornare alla normalità ha un costo che i comuni da soli non riescono a sostenere.
Entro una settimana, fanno sapere dalla Protezione civile, la Regione dovrebbe ricevere la prima tranche, pari a 10 milioni, del Fondo nazionale del dipartimento, messo a disposizione subito dopo il primo terremoto. Briciole se si considera che solo il comune di Finale Emilia ha già investito circa 3,3 milioni di euro per i progetti di ricostruzione. “E ancora non sappiamo se ci verranno rimborsati completamente o solo in parte – sottolinea il sindaco Fernando Ferioli – Per pagare stiamo accumulando debiti”. Cavezzo, tra pasti, servizi igienici, interventi strutturali agli edifici e messa in sicurezza del centro storico ha già sborsato oltre 500 mila euro. Cifra simile a quella spesa da San Possidonio e da San Felice sul Panaro.
E mentre le fatture da saldare si moltiplicano, i soldi raccolti dalla macchina della solidarietà rischiano di rimanere intrappolati in un labirinto burocratico che diluisce i tempi di mesi. Prima di tradurre le migliaia di sms solidali in moneta sonante, per esempio, passeranno almeno 60 giorni. Il tempo necessario alle compagnie telefoniche per le verifiche sulla solvibilità degli abbonati. In altre parole, i gestori dovranno controllare le bollette dei clienti che hanno partecipato alla raccolta, assicurandosi, tra le altre cose, che i messaggi non siano stati inviati da telefoni aziendali. Solo una volta terminata questa operazione, gli operatori potranno trasferire la somma al Fondo per la protezione civile. Che a sua volta, facendo da intermediario, la farà arrivare alle regioni colpite dal sisma, ossia Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
Queste ultime non gestiranno solo le donazioni arrivate tramite il cellulare, ma l’intera somma raccolta dai diversi enti e associazioni. In assenza di una legge che obblighi a dichiarare preventivamente la destinazione specifica delle offerte, spetterà infatti ai presidenti delle tre regioni l’ultima parola sull’utilizzo di questi soldi.

martedì 22 maggio 2012

Usiamo i rimborsi elettorali dei partiti per ricostruire la casa dei terremotati La proposta: a luglio i movimenti incasseranno altri 92 milioni. Sufficienti per iniziare almeno i primi lavori in Emilia Romagna. E a ridare la faccia alla Casta

Usiamo i soldi dei partiti per salvare i terremotatiI partiti italiani il prossimo luglio intascheranno l’ennesima rata di rimborsi elettorali. Dovevano essere 182 milioni di euro, è probabile che saranno la metà, 92.  La Commissione Affari Costituzionali della Camera, infatti, ha deciso di dimezzarli in ossequio alla crisi, dopo la forte pressione dell’opinione pubblica. Con quella somma certamente si potrebbero almeno iniziare i lavori di ricostruzione, porre in opera i primi interventi nelle zone colpite in Emilia Romagna. Potrebbe non essere indispensabile l’aumento delle accise sulla benzina a livello nazionale. Sicuramente sarebbe percepito come un segnale positivo dai cittadini-elettori, non soltanto delle zone colpite. Qualche politico l’ha capito e chiede il beau geste agli altri, la Lega sta pensando di farlo sul serio. 
«La recente scelta in materia di risarcimento del danno da calamità naturali operata dal governo non può e non deve significare uno stop ai risarcimenti per il terremoto in Emilia», avverte Adolfo Urso. L’ex viceministro per il Commercio Estero, ora presidente di FareItalia, del quale fa parte anche l’ex ministro Andrea Ronchi, chiede ai partiti il grande sacrificio: «Si deve tenere adeguato conto che questo evento drammatico è intervenuto molto prima che chiunque potesse adeguarsi al nuovo corso con un’opportuna assicurazione privata», dice. Il terremoto, infatti, è avvenuto dopo l’approvazione delle norme che sollevano lo Stato dalle sue responsabilità risarcitorie, ma prima che venisse scritto il regolamento che renderà obbligatoria l’assicurazione privata sugli immobili. 
«Per intervenire rapidamente sul problema e dare un primo segnale concreto di solidarietà nazionale, come Fareitalia proponiamo al governo e al parlamento di assegnare l’intero ammontare della prossima tranche del rimborso elettorale, circa 180 milioni di euro, al sollievo dai gravissimi danni materiali subiti delle popolazioni colpite», aggiunge. Un gesto tecnicamente fattibile perché, sottolinea l’ex viceministro, «proprio in questi giorni in Parlamento stiamo lavorando contemporaneamente sia alla riforma dei partiti che a quella della Protezione civile». Difficile, però, che Pd, Pdl, Udc decidano di accontentare Urso e il buonsenso: si sono sempre opposti a qualunque ipotesi di cancellazione dei rimborsi. 
Potrebbe decidere di destinare i fondi ai terremotati, autonomamente, la Lega Nord. «Incassare la quota dei rimborsi elettorali per devolverla ai territori padani piegati dal sisma è un’ottima idea», conferma  Gianluca Pini, segretario della Lega Romagna. «È un’idea partita dalla base, dai nostri militanti, e la stiamo prendendo seriamente in considerazione», conferma.