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lunedì 3 febbraio 2014

La giornata del ricordo Cristicchi contestato a teatro per negare l'orrore delle foibe

La giornata del ricordo

Cristicchi contestato a teatro per negare l'orrore delle foibe

Va in scena la violenza antifascista. I centri sociali processano «Magazzino 18» che ricorda a teatro la tragedia degli esuli istriani e giuliano-dalmati nel 1947

 
 
Cristicchi canta delle foibe e 
l'ultra-sinistra lo contesta a teatro
Riconciliazione e utopia percorrono strade diverse, anche a teatro. Così «Magazzino 18», pacifica ricostruzione per la scena del dramma degli esuli e della tragedia degli infoibati, torna a scatenare l’odio che il Giorno del Ricordo vorrebbe superare. I gruppi «Firenze antifascista» e «Noi saremo tutto» lanciano l’anatema a Scandicci, tentando di impedirne la rappresentazione al Teatro Aurora. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, non ha nemmeno accennato a una reazione, forse affaccendato in alchimie elettorali.
Ma l’autore e interprete dell’opera, Simone Cristicchi, non si arrende alla censura dei centri sociali e risponde, dal suo profilo Facebook: «Nessuno dei manifestanti ha ritenuto fosse importante assistere in prima persona a ciò che erano venuti a contestare per scoprire se stavano dicendo o no la verità». Eppure, «chi ha visto lo spettacolo sa che c’è un capitolo dove racconto anche dei crimini fascisti. Ma questo non giustifica le foibe, come dite voi. Sono punti di vista».
Jan Bernas, il giornalista che ha contribuito con Antonio Calenda a scrivere i testi insieme a Cristicchi, non è sorpreso perché «gli attacchi erano arrivati già quest’estate, quando ancora non avevamo finito di scrivere la sceneggiatura». C’è un po’ di delusione nelle sue parole, magari, perché il loro sforzo viene travisato sebbene gli autori siano stati «molto attenti a riportare gli eventi, a essere equilibrati. Ci sono stati crimini da una parte e anche dall’altra. I campi di concentramento di Arbe, ad esempio», ricorda a Libero. Massima prudenza, anche se «gli spettacoli in ambito storico spesso danno per scontati molti aspetti. Ma qui non potevamo. Così abbiamo scelto di far ricorso a un personaggio narratore, l’archivista romano, che guarda. E attraverso di lui, le cose abbandonate iniziano a parlare e a raccontare una storia. E la storia non è mai bianca o nera. Non appartiene a nessuno, ma la verità è di tutti».
Lui lo aveva già capito a scuola. «Chiesi alla mia professoressa perché tutte quelle persone scappavano dalla propria terra. Mi rispose che erano “tutti fascisti in fuga”. Da qui la mia curiosità, che mi ha portato in seguito agli incontri con le persone, sia con gli esuli sia con i connazionali rimasti a Istria e a Fiume». E poi alla pubblicazione presso Mursia di Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani. Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti, con una prefazione di Walter Veltroni. Un contributo importante per testimoniare che non tutti gli ex comunisti avevano voluto tacere, ma che «Veltroni e Luciano Violante, fra i primi, così come l’onorevole Walter Verini del Pd, hanno riconosciuto la tragedia e anche le responsabilità della sinistra che non era riuscita a fare i conti con la propria storia né a fare il mea culpa, per colpa di un’impostazione ideologica». Nel ricordo del sangue versato da entrambe le parti tuttavia, «bisogna dire che, d’altra parte, questa storia è stata strumentalizzata da destra e da sinistra. C’è chi ne ha fatto una bandiera, e chi non ne ha parlato neppure. E questo ha impedito che emergessero la desolazione e la tristezza patite da quelle popolazioni». Non rinuncia alla riconciliazione, tanto meno in nome della cancellazione del passato. Non è quella la strada da percorrere, secondo Bernas. Al contrario, «nel privato e nella società, l’unico modo è riconoscere le ragioni dell’altro e i torti subiti dall’altro. E ricordare. Il nostro voleva essere anche uno sforzo di educazione alla memoria. Ma se si continua a pensare che tutte le ragioni siano solo da una o dall’altra parte, non si arriva a nulla». 
Rimarrà chi accusa, in nome di un mito resistenziale a sua volta strumentalizzato per la costruzione di un’utopia rivoluzionaria. E in nome di quell’ideologia, «tutto quello che per loro intacca le loro verità dogmatiche, dove tutto è bianco o nero, finisce per essere trattato come un’opera revisionistica e degna del peggior trattamento. Il nostro spettacolo è considerato a questa stregua. Se ci accusano di essere revisionisti in questo senso, allora lo siamo».
Senza lasciarsi coinvolgere però, precisa Cristicchi, sommerso suo malgrado dalle polemiche sui social network: «Non ho nulla a che fare con gente che si professa di destra e i miei spettacoli precedenti ne sono la prova: da “Li romani in Russia” ai canti dei minatori dell’Amiata. Prendo quindi le distanze da entrambe le fazioni e vi chiedo gentilmente di andare a litigare da qualche altra parte, anche nel rispetto di chi frequenta questa pagina e non è accecato da  alcuna ideologia».
Gli rimane appena lo spazio per un appello: «Chiedo solo il rispetto doveroso nei confronti degli esuli, delle loro   famiglie e del dolore di una umanità trafitta dalla Storia».
di Andrea Morigi
fonte Libero

lunedì 10 giugno 2013

Un'estate di cultura e divertimento con "A qualcuno piace Sesto"



Corsi e laboratori, teatro, cinema e musica, aperitivi, esposizioni d'arte e presentazione di libri, senza dimenticare la solidarietà e la partecipazione attiva dei cittadini. E' il programma di "A qualcuno piace Sesto", la stagione culturale estiva del Comune nel cortile di villa Visconti d'Aragona (con divagazioni al cineteatro Rondinella, a villa Zorn, al Parco Nord e al Carroponte) dal 17 giugno, serata di inaugurazione con il Premio Selezione Bancarella, al 28 luglio 2013.

Una stagione nata dalla collaborazione tra l'Amministrazione comunale e le molte realtà associative e culturali della città per offrire ai sestesi (e non solo) un calendario ricco di appuntamenti ed occasioni per un'estate di cose da fare, vedere, ascoltare, pensare, assaporare, ridere e sorridere, insieme.

La programmazione, da martedì a sabato, prevede un tema per ogni giorno della settimana. Tutti i martedì, "Una città per donne e uomini", incontri per pensare insieme una città più bella, vivibile e inclusiva; mercoledì è la serata dedicata a "Body and Soul", corsi, laboratori e attività per il benessere psicofisico; giovedì "Un cortile di parole, immagini e forme", presentazione di libri, reading ed esposizioni d'arte; venerdì spazio a teatro e musica per tutti i gusti con "Su e giù dal palco", mentre sabato è di scena "Sesto senza frontiere", appuntamenti dedicati alla nostra città aperta al mondo. Per tutta la durata dell'iniziativa, sarà possibile visitare le numerose mostre di artisti italiani e stranieri allestite presso lo spazio contemporaneo Carlo Talamucci.

Inoltre tutti i giovedì e venerdì – a partire dalle ore 19.00 – aperitivo con buffet nel cortile di Villa Visconti d'Aragona, un momento di relax e socialità tutto da gustare. 

All'interno di "A qualcuno piace Sesto" trova collocazione anche la festa di San Giovanni, dal 21 al 24 giugno, quest'anno intitolata "Sestiamo insieme". A questa ricca programmazione si affianca il Cinefestival del Rondinella: ogni lunedì sera, fino al 15 luglio e poi ancora dal 26 agosto, spazio ai migliori film della stagione appena conclusa. Senza scordare l'ormai consolidato appuntamento del Pino Argentato di Villa Zorn con "Estate insieme" e quello del Carroponte 2013, con concerti ed eventi fino a settembre.

"La stagione estiva di quest'anno – ha dichiarato l'Assessora alla Cultura Rita Innocenti – è stata pensata per offrire alla città un programma culturale e ricreativo ricco e di qualità. Nelle nostra idea, il cortile di Villa Visconti diventerà una vera e propria piazza, con sedie e tavolini dove gustare un aperitivo, incontrarsi, parlarsi e confrontarsi, assistere a spettacoli, ascoltare musica, reading, presentazioni, partecipare a serate a carattere multietnico e molto altro ancora. Tutto questo non sarebbe stato possibile, in tempi di bilanci pubblici sempre più esigui, senza la partecipazione della vera ricchezza di Sesto, la rete delle associazioni e delle istituzioni culturali, come le Scuole civiche, che insieme all'Amministrazione hanno creduto in questo progetto. Progetto che ha ricevuto anche il prezioso contributo di Coop Lombardia Comitato Soci di Sesto San Giovanni, Ipercoop, Peduzzi e Sodexo".